martedì 15 febbraio 2022

Dragon Quest Dai No Daiboken: una panoramica sul manga e su ciò che è stato... (1 di 2)

Dal 2020 sta venendo trasmesso in Giappone, e su Crunchyroll con sottotitoli in italiano, una nuova versione animata di Dragon Quest: Dai no Daiboken, ossia Dai: La Grande Avventura. Scopriamo qualcosa circa le origini di questa serie, partendo dal manga.




Se c’è una cosa che in Giappone sanno fare bene, scrivevo nel lontano 2014, nell’ambito delle opere cartacee, è che sanno mescolare in modo assai validoi contenuti più leggeri, se non demenziali, con quelli più seri propri della tradizione avventurosa e dell'epos tipica del viaggio dell'eroe, dando il giusto bilanciamento a cose come la sfida, la crescita personale nonchè approfondimento psicologico dei vari personaggi: a quei personaggi, persino a quei villain, ci si finisce per affezionare.
La
 seconda cosa che gli autori dei manga conoscono bene, poi, è “lavorare con delle scadenze”: per quanto non manchino casi eclatanti ed oramai noti di opere che non conoscono ancora la fine dopo vent’anni che sono state pubblicate – vuoi perché si cerca di spremere tutto il possibile, vuoi perchè gli autori stessi non sanno più come andare avanti e ci presentano “nuovi albi” di cui almeno il 15% è occupato da riassunto di cose che già conosciamo e spiegazioni superflue (potrei citare i ben noti casi di Guyver- The Bioboosted Armour e di Bastard!!, dei quali probabilmente solo i miei nipoti potranno leggerne la conclusione) – in linea di massima la cosa che ho sempre apprezzato dei manga è che hanno un inizio e una conclusione che permette di scrivere la parola “fine” su una storia che appassiona, conquista e lascia un segno, nel bene o nel male, nel lettore.
Certo, poi si assiste anche a degli eccessi in cui i mangaka per poco non subiscono un tracollo nervoso per dover lavorare con ritmi forsennati e disumani, ma di questo semmai si parlerà in altra sede.
Non mancano certo casi poi di autori nel frattempo deceduti che non sono riusciti a completare le proprie opere (un Berserk a caso...).

Ora, in Italia a questo non siamo particolarmente abituati (vedere Tex, Martin Mystere, Dylan Dog…), dato che solo raramente i fumetti vengono concepiti dai loro autori come destinati ad una conclusione effettiva o chiamati a mostrare una certa crescita ed evoluzione dei personaggi che sono e restano eroi o comunque abili in qualcosa, senza peraltro miglioramenti di sorta (nei casi già citati, Tex Willer ed i suoi pards, oppure l’Indagatore dell’incubo restano come “congelati” in un contesto atemporale che non ne esalta la crescita fisica, intellettuale o di “potere”, diciamo così, ma del resto li preserva dall’invecchiamento e dalla morte, dopo decenni di pubblicazioni a cadenza mensile); ad oggi, solo casi come Gea, Lilith (entrambi di Luca Enoch, autore anche del bellissimo Sprayliz; di Enoch ci siamo occupati quest'estate proprio a proposito del romanzo prequel Gea, che potete recuperare qui), Brandon e Magico Vento si sono proposti alla nostra attenzione in tal senso, mostrando uno sviluppo dei protagonisti ed una conclusione delle loro vicende: lo stesso Dragonero (anche qui c’è la zampina del buon Enoch),  era inizialmente concepito come un’opera a sé stante, destinata ad essere “di prova” ed ad un volume unico.
Dylan Dog è peraltro un caso strano, conoscendo ad oggi un duplice corso, la serie "classica" che è andata avanti ad un certo punto con dei cambi e modifiche importanti e una sorta di serie parallela, "Old Boy" in cui si presenta ancora il vecchio Dyd.

Laddove molti, se non tutti, i fumetti del panorama nostrano non obbediscono a queste “leggi naturali”, ecco che i manga abbracciano la tradizione di un inizio, una crescita ed una fine: di certo ne è un esempio una delle opere ispirate alla serie videoludica Dragon Quest, intitolato Dai No Daibouken, in Italia “Dai – La Grande Avventura” (54 albi, Star Comics), un fantasy di tipo eroico, distante da quello classico, improntato sul genere shonen, ossia destinato ad un pubblico maschile che apprezza la lotta, i combattimenti e le varie prove cui vengono sottoposti i protagonisti, in cui si mescolano le componenti classiche dei giochi di ruolo come le classi di personaggi (guerriero, mago, prode guerriero, chierico, saggio, eccetera) e l’esistenza di incantesimi che consumano lo “spirito” dell’incantatore di turno (mana o magic points, che dir si voglia), a quelle più tipiche dei manga d’azione alla Dragon Ball, ossia colpi d’energia, tecniche segrete e allenamenti per migliorare se stessi e le proprie capacità.

smlart_389_13640023242895

L’accenno al manga di Goku è, peraltro, affatto casuale: i disegni dell’opera sono stati affidati ai disegnatori che compongono il famoso Bird Studio, ossia il team creato da Akira Toriyama, l’autore di Dottor Slump & Arale e, appunto, Dragon Ball; Toriyama, inoltre, ha anche partecipato al progetto, sebbene si sia focalizzato maggiormente sulla resa grafica dei mostri e delle creature che appaiono negli albi, cosa che del resto si sposava perfettamente col suo lavoro di concept artist della saga videoludica Dragon Quest, come già ricordato la scorsa settimana.
Parlando proprio di disegni, possiamo dire che il tratto pulito della linea, un segno preciso che però non va a detrimento della qualità grafica e dei particolari (lo stesso principio del compianto Charles Shultz e dei suoi Peanuts), accresce molto il senso di efficacia e immediatezza dell’immagine, e lascia parecchio spazio alle personalizzazioni dell’Autore, che si tratti dei personaggi oppure solo degli sfondi; non va nemmeno dimenticato l’impegno profuso nel rendere esplosioni, battaglie concitate e scambi di colpi credibili e visivamente d’impatto, cosa che richiede non poca esperienza nell’anatomia del corpo umano e nella trasposizione su carte delle movenze, quando si usa un tratto così tanto “semplice”; né si deve mancare di riscontrare quanto, con il prosieguo della pubblicazione, i disegni migliorino sensibilmente e qualitativamente, arricchendosi di dettagli e particolari, come testimoniato dalle immagini che trovate in questa pagina.

Gallery_Dai01b

 

-La Storia di Dai-

Di che cosa tratta, precisamente, questo manga di stampo fantasy? È presto detto.
Nell’isola sperduta di Delmulin, abitata soltanto da mostri e creature tradizionalmente malvagie (spiritelli, golem, slime, kimendoshi, animali crudeli, chimere, e simili), vive un bambino, rimasto orfano, cresciuto da suo nonno Brass, anch’egli un mostro (un kimendoshi per essere preciso, creature con una spiccata abilità magica) che però dona al bambino tutto il calore e l’affetto di una famiglia, intervallando ciò a cocenti rimproveri (e bastonate) per l’assenza di impegno nell’apprendere gli incantesimi da parte del ragazzo che, invece, desidera diventare un Prode Guerriero, ossia una sorta di mago guerriero dal carattere eroico (avete presente un Duskblade/Lama del Crepuscolo di D&D, presentata sul Player Handbook II? Ecco, siamo lì).
Ma come può un bambino umano vivere su un’isola abitata da mostri spietati? È semplice: molti anni prima della nostra storia, il Prode Guerriero sconfisse il capo dei mostri, il sovrano del mondo demoniaco, Satana Hadler, con l’aiuto della sua squadra di eroi; nel momento in cui Satana spirò, i mostri persero la loro indole malvagia e rimasero quali creature magari spaventose, ma libere di scegliere tra il bene ed il male: una parte di esse, che scelsero la via del bene e di una vita tranquilla lontana dalle guerre, si recò sull’isola di Delmulin, appunto; e fu lì che, un giorno, Brass trovò una cesta sulla spiaggia, al cui interno giaceva un infante avvolto da una coperta: Dai.
Il bambino venne cresciuto quindi lontano da ogni contatto con altri esseri umani, sviluppando un’innocenza e una purezza notevoli che, sommate al suo buon cuore e al carattere spontaneo ed allegro, lo hanno accompagnato per tutta la sua vita: sì, ricorda molto il Goku bambino cresciuto da Nonno Gohan tra le montagne, prima dell’incontro con Bulma, ed anche in questo caso c’è un parallelo evidente tra le storie, perchè un giorno, sull’isola Delmulin, sbarcherà la principessa Leona per poter compiere un rituale pericoloso in una grotta che, si dice, essere permeata da antiche forze spirituali. I pericoli cui ella verrà esposta saranno però tali da spingere Dai ad una lotta sanguinaria nel luogo che sentiva come una casa, e a dimostrare di possedere una virtù guerriera insospettabile allorchè uno strano marchio magico appare sulla sua fronte.

Sarà questa la prova che Dai non è un ragazzo come gli altri e che spingerà proprio la principessa ad inviargli un precettore perché lo addestri per diventare il Prode Guerriero che ha sempre sognato d’essere, perché il mondo non è al sicuro come si potrebbe pensare e presto accade quello che i più temevano: Satana Hadler non è morto veramente e sta per tornare con le sue legioni a conquistare il mondo stesso.

Riuscirà Dai ad apprendere dal suo maestro il più possibile prima che sia troppo tardi?
Inizia così la sua Grande Avventura che lo porterà a trovare nuovi alleati, stringere amicizie importanti, lottare per il futuro proprio e del mondo che ama… nonché, quasi superfluo dirlo, a fare i conti col proprio passato e con chi egli sia davvero.

dragon-quest-dai-no-daiboken-359988

-Il gruppo di eroi (da gdr) di Dai-

Come in ogni gruppo di gioco di ruolo che si rispetti, Dai è un prode guerriero: sa usare bene la spada e imparerà anche ad utilizzare la magia, ma la sua forza marziale è destinata ad essere inferiore rispetto ad un guerriero “puro”, così come i suoi incantesimi non saranno potenti quanto quelli di un mago vero e proprio. Ecco perché ad accompagnarlo ci saranno ben presto altri personaggi, come Pop, un giovane e codardo mago (nella serie televisiva italiana, doppiato da Ivo de Palma – ossia Pegasus/Seiya de I Cavalieri dello Zodiaco), Maam, una guerriera chierica figlia d’arte (i suoi genitori erano compagni d’arme del Prode Guerriero che sconfisse Hadler) e via via altri personaggi, molti dei quali assolutamente inaspettati.
Così come accadeva nei giochi della serie Dragon Quest, si arriverà al punto in cui il team di personaggi sarà notevolmente vasto, e quindi così come nel gioco, anche nel manga molti personaggi si avvicenderanno nella storyline principale, alcuni scomparendo, altri tornando dopo diverso tempo sulla scena.
Non mancheranno occasioni di aggiornare il proprio equipaggiamento, apprendere nuovi incantesimi e compiere allenamenti che permettano un miglioramento delle proprie doti, nella più pura tradizione gdristica: acquistare armi ed armature, partire in cerca di un mitico fabbro, riparare un oggetto magico danneggiato, sono tutte cose all’ordine del giorno nell’avventura di Dai, il quale si attesta a protagonista vero e proprio, senza dubbio, dovendo però spartire la scena con un comprimario di tutto rispetto come il mago Pop, il cui carattere, il cui modo di fare, il cui essere stesso, saranno forse quelli che maggiormente si evolveranno e conquisteranno il cuore dei lettori.
I rimandi ai giochi di ruolo, anche solo videoludici, saranno ancora più evidenti a mano a mano che, negli albi, spesso ci si imbatterà in vere e proprie schede dei personaggi con statistiche, valori di attacco fisico e magico, valori di difesa, punti magia e punti ferita, nonché riassunto delle tecniche conosciute, degli incantesimi appresi e così via.

poppp

 

– Il Fantasy di Dai- 

La componente fantastica e di roleplay di Dragon Quest Dai è parecchio evidente: non solo passiamo da atmosfere da cappa e spada a scontri magici violenti, ma ci confrontiamo con la classica storia, propria delle avventure fantasy, che vede il protagonista sviluppare le proprie abilità “a tappe”, per così dire, migliorando di volta in volta perché supera avversari apparentemente imbattibili; in questo, anche il potenziare il proprio equipaggiamento di cui diceva più in alto è una importante componente, senza dimenticare la cosa più importante di tutte: credere nelle proprie capacità, spingersi al limite e cercare la vittoria, per se stessi, per coloro che si vuole proteggere e che si ama.
Non mancano anche un paio di sottotrame amorose tutto sommato godibili e mai ingombranti, che manterranno le aspettative fino all’ultima pagina e che riusciranno, probabilmente, a non scontentare nessuno: come si diceva, i personaggi hanno una propria identità ben precisa, molteplici sfumature e persino gli avversari, quelli che è possibile detestare con facilità, otterranno un posto importante nel cuore dei lettori fino a saper commuovere al momento della loro dipartita (non tutti, ovvio!).
A tutto questo si vanno a sommare i soliti clichè come la principessa in pericolo, il mondo da salvare, una spada mitica, incantesimi o tecniche (di spada o di lotta) proibite: scrivo "clichè" in senso buono, dato che sono pur sempre dei luoghi comuni che chi ama il fantasy non può detestare.
Riguardo ciò, una doverosa precisazione: gli incantesimi vengono presentati con nomi all’apparenza strani e che, stando a quanto ci risulta, non hanno alcun significato preciso nemmeno in giapponese:  vengono ordinati per “generi”, quali quello del fuoco (Mera, Merami, Merazoma), ghiaccio (Hyado, Hyadain, Hyadarko, Mahyado), raggio termico (Gira, Vegirama, Vegiragon), elettricità (Raiden, Gigadein, Minadin) e tanti altri, sempre in ordine di potenza (non mancano incantesimi di resurrezione, cura, disintossicazione dai veleni, esplosione eccetera) ma per fortuna ci sono numerosi “prontuari” che spiegano e riassumono tali formule magiche, così da permettere al lettore di familiarizzare con le stesse ed avere, una volta di più, il riscontro effettivo del potere raggiunto dai personaggi quando essi giungono a cimentarsi con formule, in precedenza, di livello “troppo alto” fino a quel momento.

Va detto che la conoscenza di queste formule da parte del lettore è una componente imprescindibile per chiunque giunga a confrontarsi con un'altra opera della serie Dragon Quest (L’Emblema di Roto) che sta vivendo una nuova giovinezza grazie ad una nuova edizione.

Gallery_Colours04bbf

-Trasposizione italiana-

In Italia, il manga è stato pubblicato tra il 1997 ed il 2002 ad opera della già citata Star Comics, ottenendo un buon successo tra il pubblico da pochissimo orfano di Dragon Ball, che si era concluso il mese precedente.
La trasposizione è stata ben curata, a parte alcuni refusi da parte dei traduttori che solo talvolta hanno fatto qualche piccolo errore di traslitterazione oppure hanno tradotto con leggera approssimazione tre o quattro frasi in tutta l’opera, il che è in effetti una cosa di poco conto, tenendo conto che comunque non c’era nulla di particolarmente incomprensibile; allo stesso modo è accaduto che alcuni nomi vedessero in un albo o due una variazione dalla “R” alla “L” e dalla “G” alla “K”, anche se non è dato sapere se ciò sia dovuto ad un errore da parte dei traduttori ricorrente fin dall’inizio oppure verificatosi soltanto dopo. L’opera mantiene un ottimo livello e i dialoghi aggiungono completezza alla mimica ed alla espressività dei personaggi.
Molto più severo deve essere il giudizio circa la prima trasposizione animata dei lontani anni 2000: in primis, Dragon Quest Dai è stato trasposto sullo schermo in soli 46 episodi anche in patria, i quali sì e no coprono un terzo dell’opera cartacea; non è noto come mai non siano stati realizzati altri episodi, specie perché proprio a partire da quel momento la trama acquistava mordente, gli scontri diventavano appassionanti e i personaggi si avvicendavano con nuovi potenti avversari. In questo, siamo gemellati con Francia e Spagna, le nazioni dove gli anime ottengono maggiore successo, insieme al Brasile.
Le note stonate giungono invece con gli adattamenti , curati da Mediaset ad minchiam, a dire poco: a parte aver stravolto quasi tutti i nomi (Dai= Tom, Pop= Daniel, Maam=Mara, Leona= Lylibeth e moltissimi altri), il nome dei colpi segreti, degli incantesimi e, più in generale, di tutte le componenti fantasy è stato parecchio stravolto.
Era lecito aspettarsi che l’epoca delle italianizzazioni fosse finita, ma evidentemente la nostra era una pia illusione.

-Giudizio Complessivo-

Si tratta di una bellissima opera, non si fosse inteso: nonostante i primi albi vantassero un ritmo alto, non riuscivano del tutto a catturare l’attenzione e permaneva un senso di scarno attaccamento alle vicende ed ai personaggi raccontati visto che lo stile grafico e l'umorismo tipico di certe soluzioni mitigavano un po' il pathos.

Tuttavia, a partire dal 10°, 12° volumetto le cose cambiano sensibilmente e il tutto migliora parecchio, al punto da diventare un appuntamento imperdibile in edicola.
La Grande Avventura di Dai rappresenta decisamente un'opera meritevole ed interessante e, cosa più importante, facilmente in grado ad oggi di essere recuperata.

La prossima settimana ci occuperemo dell'anime e, cosa più importante, del nuovo gioco rilasciato per smartphone:  Dragon Quest The Adventure of Dai: A Hero’s Bond per Android e IoS

#dragonquestdai
#dainodaiboken 
#manga
#star comics
#shonen
#fantasy
#studiobird
#crunchyroll
#smartphone
#enix
#squaresoft
#squareenix

mercoledì 15 dicembre 2021

[Recensione] Spider-Man: No Way Home: spoiler a nastro per chi lo desidera ma l'obbligo di vederlo comunque

E ci siamo.

Dopo aver commentato come tutti gli affamati di clickbait, sebbene ere geologiche dopo, in scala di internet, il primo trailer uscito ad agosto (commenti sono qui, se cliccate su questo bellissimo link) e dopo aver commentato anche il secondo trailer che però era il primo dato il precedente era un teaser con tanto di teorie e idee nonchè un po' di polemica sull'iperesposizione molesta di tutti gli internauti al prodotto Spider-Man, No Way Home (che potete leggere qui, così da capire se e quante teorie ho azzeccato) ecco finalmente la recensione a tempo di record sul film più atteso dell'anno che sta chiudendosi, SPIDER-MAN NO WAY HOME.

Lascio un po' di spazio qui così nessuno può dire che non è stato avvisato, e si va con la recensione e, ovviamente, gli spoiler a nastro. E immagini nulla, perchè tanto quello che c'era leakato resta leakato in giro.

SPOILER

SPOILER

SPOILER

SPOILER

SPOILER

SPOILER

SPOILER

SPOILER

VI HO AVVISATO EH

SPOILER

OH COLPA VOSTRA SE VOLETE PROSEGUIRE

and heeeeere we go!!!

Spider-man No Way Home: la recensione con gli SPOILER SE NON è CHIARO

Oh si va, dai.
C'è tutto.
E' un paradiso nerdico per quanto non sia un film perfetto, diciamolo subito, visto che alcune piccole cose sono forse state lasciate a loro stesse. 
Visto in anteprima il film, e non c'è tono giornalistico o da recensore serio.
Togliamoci il dente, dai.


Ci sono i tre Spider-man di Minchiettholland, di Garfield e di Maguire!

Ci sono, ed è una assoluta figata. Non perchè ci sono - anche, perchè negarlo, pur se era il segreto di Pulcinella - ma per il modo in cui intervengono, per come interagiscono e per l'approfondimento che hanno dato a ciascuno di loro, Maguire compreso che ho rivalutato in maniera incredibile. 
C'è fan service a mille, e la Marvel/Disney/Sony sapevano che si giocavano tutto con questo film e hanno fatto le cose per bene: per quanto alcune cose siano davvero fan service inutile - Ganke nello specifico, ma ci torniamo dopo - è palese che Quelli dei Piani Alti ascoltino i meme, le prese in giro bonarie, critiche feroci e in generale i fan.
Perchè, onestamente, non c'è da crederci.
Qualsiasi cosa pensiate, c'è (salvo un paio di cose).
"Ma sarebbe carino se ora dicessero..." e li, voilà, eccoti la frase aggiusta buco/pezza per tamponare qualcosa lasciato in sospeso dai tempi della trilogia di Raimi.
"Oh, ma sai che sarebbe bello se ora ci fosse una immagine..." e li, voilà, eccoti servito di immagini che non fotografi per rispetto alla pellicola ma che appena usciranno ufficialmente diverranno screensever e salvaschermo dello smart-phone.
"Dai, a questo punto manca solo..." e ti danno anche quello. E li non chiedi altro, perchè sei in un Nirvana orgasmico ripetuto all'infinito e non ne puoi più ed invece li Feige, Papà Marvel e Mamma Disney ti dicono "No, si mangia tutto, non puoi lasciare nel piatto qualcosa" e dagli di ingozzata e abbuffata di altre cose appetitose. Anche se alcune giungono fuori tempo massimo.
Chè magari sotto Natale è anche azzeccato.


C'è il doctor Strange che non è Mephisto, per fortuna, così la gente torna apposto a sedersi con quelle dita alzate per correggere chi non aveva letto il fumetto 50ordici comma ventiaprili paragrafo duecentoperiodico e quindi già sapeva che sicuramente ci sarebbe stato, salvo cambiare idea in corsa.
C'è una dipartita straziante, onestamente, anche se ammetto l'avevo beccata e risultava abbastanza telefonata, ossia quella di Zia May (ed una, presa!), interpretata da una Marisa Tomei un po' scarica, devo ammettere, che sicuramente ti fa dispiacere per la propria dipartita ma che... non so, sarà quando avviene, sarà il come avviene - si accorge dopo mezz'ora di essere ferita a morte, che ok, può essere reazione alla insensibilità per ferite molto gravi - tuttavia mi ha trasmesso molto meno di quanto avrebbe dovuto.
Non muore MJ che dà anzi la possibilità allo Spider-Garfield di salvarla riscattandosi (presa anche questa) dando anche un momento importante, molto commovente, a Garfield - che resta il migliore.
C'è il Matt Murdock di Charlie Cox che però, come già sostenevo , viene solo introdotto
Non c'è l'Avvoltoio di Keaton nè il Morbius di Leto: su queste avevo torto marcio ma, a mia discolpa, avevo prestato fede a rumors di persone, sedicenti "bene informati" che lo sostenevano a spada tratta e che, come per la "grande presenza" di Daredevil non ne hanno imbroccata mezza.
Ci sono dozzine di rimandi ai film precedenti, compresa la trilogia originale di Raimi, persino circa le cose più innocue: la stanza in cui Spider Holland andrà ad abitare, con il padrone di casa dell'Est Europeo che avvisa del pagamento in anticipo è la stessa dove andava a vivere Maguire.
Ci sono le battute tra i tre Spider-Men circa le loro vite, i loro casini, il fluido organico di Maguire, le loro avventure più strane.
Ci sono i cattivi stessi che scherzano sul come si sono trasformati spesso ad mentulam canis in supercattivi - il dialogo tra l'Electro di Jamie Foxx e il Flint Marko di Haden Church è davvero uno spettacolo - o di come fossero bizzarri prima.
Non ci sono gli altri Spider-men, il che è un peccato vista la ghiotta occasione che si prestava per introdurre almeno Miles Morales, anche se ci si scherza sopra e la bottarella la si dà al franchise.
Non c'è per niente Venom, se non nella prima delle due scene post credit: e dico "ben fatto" dato che la Sony ha trollato alla grande tutti quanti circa la sua effettiva presenza, anche se non senza conseguenze per l'MCU , visto che un frammento del simbionte ora rimane nell'universo della Marvel.
C'è un richiamo enorme a What If...? ed al Supreme Strange che appariva li, uno dei personaggi più tragici e carismatici che sono apparsi in quella antologica serie animata.
C'è un Doc Ock non villain o non del tutto villain, che assorbe i naniti dell'armatura di Peter (presa!) ma non viene "curato" per questo.
C'è che la famosa scena leakata dal trailer brasiliano con i tre villain e qualcuno che colpiva con un calcio in faccia Lizard aveva involontariamente spoilerato in effetti la presenza dei tre Spider-men.

Per tutti quelli che devono per forza trovare pecche e nodi che non tornano al pettine, non ci sono sensibili collegamenti a Loki o What if per un semplice motivo, amici idioti ma con canali che macinano migliaia di views: un film lo vedono tutti, e può essere citato/riportato/richiamato nella serie televisiva, il contrario NO.
Presentare un Supreme Strange ci sta nel momento in cui diverrà un fulcro anche in Doctor Strange 2: Multiverse of Madness, perchè li si affronterà il chi sia e cosa abbia fatto per divergere così tanto dalla versione "canonica", ma parlare in Spider-man No Way Home di ciò che è accaduto in Loki o di quel benedetto problema che alcuni si fanno circa l' "Evento Nexus" non avrebbe avuto senso dato che è meno facile che chi segua il film come casual watcher possa coglierne il nesso, mentre una serie tv su Loki o What if il casual watcher non la guarda.


Quindi si, è possibile che ci sia chi si lamenterà perchè Matt Murdock è stato presente il tempo di dire cinque volte Missisipi (cit) o, meglio, tipo cinque minuti o forse poco meno; ci sarà sicuramente chi romperà l'ombrello perchè non ci sono collegamenti con Loki (e dagli...); sicuramente qualcuno spaccherà il capello - e non solo - perchè non sono apparse altre versioni dei villain e altri Spider-men; e non mancherà anche chi troverà un zinzino troppo veloce la battaglia finale o, almeno, non così tanto epica come avrebbe potuto essere.
Ok, intendiamoci: è figa, vedere i tre Spider-men interagire è qualcosa che da sola vale il prezzo del biglietto e di una visione comunque lunga di un film che però scorre abbastanza velocemente; tuttavia è come se si fossero accorti che il film stesse durando un po' troppo o che alla fine il pubblico più che le mazzate volesse vedere i tre interagire e abbia scelto di accorciare un po' lo scontro, alla fine; inoltre ammetto che alcune scene, proprio a voler trovare il pelo nell'uovo, sul finire sono non chiarissime, anche perchè si svolgono la notte. 


Tutto questo però non inficia minimamente la visione del film che, sicuramente, verrà visto almeno altre due volte, ammesso e non concesso che le condizioni lo permettano.
Non so cosa dicano o pensino altre persone, nè mi interessa se non per dimostrare la loro scarsa capacità di vedere le cose nella giusta ottica (leggasi: buon senso).

Per me, questo Spider-man No Way Home è un capitolo conclusivo davvero ottimo: sicuramente quando passerà un po' l'hype potrò riguardarlo in maniera un po' più oggettiva e magari evidenziarne qualche altro difetto.
Ma, già che questo film mi ha riconciliato con lo Spider Minchietto di Tom Holland, posso considerare questo traguardo estremamente positivo, se non storico.

#recensione
#spoiler
#spiderman
#spidermannowayhome
#nowayhome
#holland
#garfield
#maguire

giovedì 18 novembre 2021

Spider- man No Way Home: la NON reaction al secondo (e speriamo ultimo) trailer e due o tre teorie quasi certe.


NB: si ringrazia blogger.com per aver cannato l'orario di pubblicazione automatica del post. Bastardo.


Oscurità.
Tenebre.
Il tema di Ken il Guerriero in sottofondo.

Oggi, strano a dirsi, il sole sorge ancora una volta: su un mondo distrutto, su apocalittiche rivelazioni, su un inverno nucleare, su cumuli di macerie di teorie in frantumi e cellule cerebrali sprecate.
In una realtà squassata dai venti atomici provocati dal pigiare frenetico sui tasti per refreshare una pagina web, in una folle corsa contro il tempo per battere altri ventimila che stanno facendo la stessa reaction ad un trailer e mostrare lieti le proprie facce sorprese, inebetite e fingere entusiasmo, perplessità o solo comprensione naif e snob pipa alla bocca di quanto mostrato in poco più di due minuti, ecco, dunque, in questo monde perduto e dannato, giungere l'Anticristo: il film finale del prossimo trailer di Spider-Man: No Way Home.
Come dite? Non è il film, ma un trailer? Ah. Ok, a me se mbrava la seconda parte del film già spoilerato dal precedente trailer, ma facciamocela andare buona.
E, suvvia, non ditemi che questa introduzione non sia molto più figa di quanto non abbiate visto in questo bene/maledetto trailer che, per chi non l'abbia vis....ahahahhahahaha see, vabbè, lo linko di seguito.

Vai col filmato e come al solito tutti i diritti riservati, vita e anima comprese di tutti noi:



Dunque, una volta visto quelle sette, otto, dieci volte, che cosa possiamo dire al riguardo?
E che non siano insulti a chi fa video continui o articoli superflui sulla muffa che cresce sul frigorifero di Zendaya? 

Ok, lo so che c'è chi campa su questo, per me è un passatempo ed uno sfogo scrivere due righe di opinione su di una certa cosa e che queste cose non mi fanno vivere, nè lo faranno mai: però credo ci sia anche un limite dato dal buon senso (#credicisuinternet) e dal buon gusto (#evabbèallora) nel non postare video che sfruttano l'hype che a loro volta alimentano in una perversa spirale in cui anche in pochi minuti ti piazzano un product placement di un certo tipo - video sponsorizzati a manetta, in sostanza - e discorrono del nulla cosmico: "Anticipazioni e teorie"... su una immagine di un poster, un cartellone, un fotogramma leakato dal set che poi non si sa nemmeno se sia vero, photoshoppato o chissà che altro.

Che.
Schifo.
Che.
Pena.


L'hype è qualcosa che va caldeggiato e curato, un po' come il proprio bambino interiore.
L'internet era uno strumento potente con ottime premesse... che però si è trasformato da un punto di raccordo e contatto per gente con idee o passioni simili, ad un mezzo con cui ciascuno deve mostrare quanto ce l'abbia grosso (l'hype) snocciolando il proprio curriculum di sfigato conoscitore di album a fumetti, film, cinema o altro con cui erudire le masse che forse non sono altrettanto acculturate o, forse, hanno una vita vera fuori da qui.
Sapendo quanto sia borderline che un nerd (anzi, un King of Nerds) come me dia dei nerd ai nerd in senso negativo, chiudo la parentesi ed andiamo avanti, anche se la psicosi per questo cacchio di trailer ha davvero sfiorato il ridicolo.

.::Spider-man: No Way Home, il secondo (o forse no) trailer::.

In questo secondo trailer, che in realtà dovrebbe essere il primo dato che il precedente era un teaser (di quasi tre minuti, ma vabbè) dal taglio meno legato a spiegazioni di contorno, non a caso affidate al precedente, di cui si parlava qui se ci si clicca sopra, si riesce a comprendere meglio la storia e le motivazioni che portano, come appariva possibile ma non certo, Spider-man ad opporsi, in una certa sia pur ridotta misura, allo stesso Stephen Strange.

La magia con la quale lo Stregone Supremo cercava di cancellare dalla memoria del mondo intero l'identità di Peter Parker, il quale da bravo minchietto la faceva fallire sparando le solite sciocchezze, ha interferito con la realtà portando dunque gli universi a collidere: se e quanto questo dipenda anche da quanto accaduto in Loki non è dato saperlo, il che va per adesso bene come soluzione di comodo, dato che non è detto tutti abbiano recuperato la serie televisiva in cui appariva anche Kang o, semplicemente, vogliano doverlo fare per rimettersi in pari con la macrotrama della nuova fase Marvel.
Di base, tuttavia, la cosa a me continua a non garbare, dato che l'idea stessa che un incantesimo così pericoloso, lanciato per così futili motivi che fallisce per altrettanto futili motivi mi sembra un po' una cacchiata. 

Fatto sta che arrivano/appaiono (musica di Ok Il prezzo è Giusto)

Octavius/Doc Ock di Molina


Goblin (di Willem Dafoe)

un Sandman versione Viggo di Ghostbuster 2


Lizard 


Electro di Jamie Foxx con costume classico e maschera elettrica 

e, forse forse

l'Hobgoblin di Harry Hosborn di Spiderman 3 di Sam Raimi


anche se sembrerebbe un po' strano che James Franco, che lo interpretava, sia stato castato dalla Disney: per quanto lo apprezzi tantissimo professionalmente, dubito che ciò sia accaduto sia perchè nessuno ne sapeva nulla sia perchè l'attore è al centro di presunte accuse per molestie a danno di minorenni, ed è noto quanto questa major su certi temi sia paranoica - ricordiamo il licenziamento di James Gunn per dei tweet vecchi di almeno dieci anni.
Ora, l'apparizione di tutti questi nemici  parrebbe dipendere dal fatto che, riferisce il Doctor Strange, tutti costoro sono legati, nella morte, a Spider-Man ed è possibile che debba essere proprio lo Spider-Holland a doversi scontrare contro questi villain per ucciderli e rimettere le cose nel giusto flusso temporale.
Una sorta di punto assoluto nel cosmo, come ha detto qualcuno, non fosse che questo dovrebbe valere, stando a What If...? per ciò che accade in UNO specifico universo, non in tutti: difatti, in quello cinematografico Christine, la dottoressa di cui Strange è innamorato, è viva e vegeta, mentre in quello animato di What If è lei a morire. Ed è QUELLO il punto assoluto che QUELLO Strange, che diventa Supreme Strange, cerca di forzare a cambiare: inoltre, Lizard e Sandman non morivano, e si può supporre che lo stesso Electro si disperdesse, si, ma forse, essendo fatto di energia, ritornasse come nei comics relativamente illeso.
Questo problema, comunque, porta Peter a cozzare con Strange e a combattere per recuperare un certo oggetto, una Scatola Mistica, già apparsa in qualche saga precedente con la quale è possibile azzerare una realtà/linea temporale o custodire al suo interno intrusi di altri Piani.

Il più potente Hadouken della storia, con cui ti leva l'anima.


Ora, dato che già nel trailer si pone il dubbio che l'Ock di Alfred Molina non sia malvagio o un vero avversario (tra l'altro il suo Doc Ock non riconosce "questo" Spider-Man e glielo dice espressamente, cosa che avvalora l'ipotesi di altri intrusi ragneschi, questa volta) e che Peter Parker empatizzi con lui come il suo predecessore Spider Man/Maguire, si può intuire che sia questo il punto di rottura tra i due Eroi: Strange difatti dice specificamente al personaggio di Tom Holland: "Mi dispiace ragazzo" e "Non c'è un altro modo", il che lascia presagire che il conflitto tra di loro nasca proprio dal come risolvere il problema dei visitatori da altri universi.
E rimane sempre l'ipotesi che Strange sia un po' troppo strange e si continua a tirare fuori l'ipotesi Mephisto ogni tre x due, ma la ricordo solo per chi non l'abbia sentita tipo ottanta volte negli ultimi mesi.

Si è rumoreggiato che, inoltre, possano apparire svariate varianti di villain il che porterebbe a pensare che quello mostrato in precedenza non sia l'Hobgoblin di James Franco ma un diverso Goblin dal design però fin troppo simile, e che ci potrebbero essere quindi molti scontri con molti, diversi, avversari, trasformando il tutto in una baracconata però adesso almeno godibile perchè avrebbe un senso, che era se vogliamo proprio la mia domanda al trailer precedente: "ci sarà una trama solida che sostenga il film?"
A quanto pare, e se con queste premesse, anche se cafone in senso buono, la risposta sarebbe "si".
Del resto, come giustamente fatto notare, Into the Spiderverse / Un nuovo Universo è sempre stato un azzardo di Sony, premiato con un oscar e con l'aver reso, unanimamente, giustizia al personaggio di Spiderman con, semplicemente, la storia più bella di tutte narrata al cinema, film MCU compresi.
E li c'erano villain differenti come Lady Ock, un mecha-Scorpion e, ovviamente, anche Miles Morales, Spider-Gwen e.... va bene, basta teorie.

Nel trailer seguono varie scene spettacolari e, ovviamente, alla fine l'elefante nella stanza e la possibile bomba: durante lo scontro presso la Statua della Libertà - od una sua versione alternativa - Spider-Holland si scaglia contro Electro, Sandman e Lizard, ma i più attenti come il sottoscritto hanno notato che i villain sembrano ciascuno rivolto, per altezza e direzione, a combattere contro qualcun anltro, il che ha portato a supporre che ci fossero anche gli altri due Spider-man, quello di Andrew Garfield (aleee) e quello di Tobey Maguire che, semplicemente, sono stati cancellati digitalmente dalla scena per non spoilerare quello che tutti quanti sanno, ossia la presenza dei tre Spider-man cinematografici fino a questo momento apparsi.



Tra l'altro, nel trailer brasiliano c'era una scena, anch'essa cancellata e che ora non si trova facilmente in giro, in cui proprio Lizard, l'avversario dello Spider- Garfield, risultava colpito da qualcosa, forse un calcio, senza che si vedesse chi l'avesse portato: e qui io mi gioco anche la carta Miles Morales, che è notorio abbia poteri di mimetismo e possa diventare invisibile OPPURE la cosa più banale, ossia che uno degli Spider-man che non si voleva mostrare specificamente in questo trailer sia stato cancellato in digitale. 


Se notate, la testa ed il collo di Lizard scattano come se venisse colpito.


Nel trailer appare anche il J. Jonah Jameson interpretato dallo storico J.K. Simmons negli Spider-Man di Sam Raimi nonchè un omaggio/citazione alla scena "storica" della caduta di Mary Jane nel primo Spider-Man di Raimi, dove Maguire riusciva a salvare la propria amata sia quella di Gwen Stacy in Amazing Spider-Man 2 di Marc Webb dove al contrario, ricalcando il plot dei fumetti, Andrew Garfield falliva, assistendo così alla morte di quella che, tra l'altro, si può senza dubbio definire il personaggio più interessante e meglio costruito tra tutte le "compagne" dell'Arrampicamuri.





Nella scena in questione, tra l'altro, la mano che si protende per afferrare M.J./Zendaya sembrerebbe essere quella di un qualcun altro, salvo si tratti solo di un differente costume: alcuni ipotizzano sia quella di Spider-Garfield, il quale riuscirà così a salvare almeno in questo universo la vita della compagna di un altro Spider-man, riscattandosi dal proprio fallimento personale. La mia opinione? Bho. Ok speculare su tutto, ma è possibile che questi abbiano persino cambiato i volti di alcuni personaggi per trollarci, quindi ad un certo punto inutile lambiccarsi troppo.




Il trailer si conclude sulla Statua della Libertà sulla quale ci sono ponteggi per i lavori di ammodernamento che la doteranno di uno scudo per omaggiare Captain America e uno Stephen Strange preoccupato che riferisce che "Stanno arrivando.... non riesco a trattenerli".
A cosa si riferisce?

.::Un breve sunto di teorie (alcune molto attendibili, altre meh)::.

In ordine sparso:
- è possibile che uno o due personaggi muoiano durante questo film: i più papabili sono Ned, che ricalca Ganke di Spider-man Ultimate Miles Morales, Peter Parker stesso, dato il futuro del personaggio non è chiarissimo nel tira e molla Marvel/Disney e Sony, la Mary Jane di Zendaya, Happy Hogan o Zia May. Personalmente credo che i più probabili siano proprio MJ e Zia May, anche se ammazzare pure quest'ultima oltre a Zio Ben, seppur con una morte mai mostrata in questa versione di Spider-Holland, sembrerebbe un po' troppo;
- è invece molto probabile, per non dire sicuro all'85% che ci saranno i vari SpiderMan di Garfield e Maguire: a prescindere dai leak, è certo che Sony voglia fare il botto e si sa che il personaggio dell'Arrampicamuri è uno dei più amati ed iconici, tant'è che nel 2008 l'MCU è dovuta partire da Iron Man come personaggio da rendere amato ed iconico non potendo esercitare i diritti sul Ragno, in mano invece alla Sony;
- è possibile che appaiano vari villain o versioni dei villain noti come Varianti di Goblin, Electro, Octopus e così via, così come, in misura molto minore, di altri Spider-Man da introdurre successivamente come Spider - Gwen, Miles Morales e così via;
- è abbastanza certo che il motivo di contendere tra Spider-Man e Doctor Strange sia il come dovert "trattare" i villain intrusi della realtà, e che Peter, ancora traumatizzato dall'aver cagionato la morte di Mysterio e da tutto ciò che ne è venuto, non voglia ucciderli ma solo rispedirli a casa;
- il Doctor Octopus pare assorbire i naniti della corazza Iron Spider di Holland: che sia questo a "riparare" il danno alla AI dei suoi bracci meccanici restituendo la lucidità ad Octavius?
- è sicuro che vedremo una fracca di costumi e tute di questo Spider-Man nel film, compresa una versione mistica con cui Peter potrà provare a fare alcuni incantesimi: del resto, molti mesi fa già c'era stato uno spoiler notevole quando nella linea Funko Pop era uscito un Mystic Spider-man;
- il titolo stesso, "No Way Home", lo si può interpretare come un punto di non ritorno, una impossibilità di tornare indietro dai toni più o meno nefasti;
- è possibile che appaiano anche l'Avvoltoio di Michael Keaton che faceva una comparsata anche nel trailer di Morbius, un possibile Scorpion e il Venom di Tom Hardy, quest'ultimo inserito nell'Universo di Holland al termine di Carnage nella scena post credit. 



Su questo ci sono molte speculazioni anche grazie alle linee di giocattoli che sono sempre li pronte a fare spoiler su tutto:




La cosa in effetti più triste, se non preoccupante, è che si arrivi a questi livelli di paranoia, più che hype: è vero che viviamo in un periodo storico in cui il merchandise è praticamente ovunque e di qualunque cosa, e che spesso le major realizzano guadagni straordinariamente alti, in proporzione, rispetto agli stessi film che producono grazie a gadget, pupazzi, action figures, costruzioni, eccetera, senza contare il mercato parallelo legato ad eventuali prodotti animati, soundtrack dei film e così via; ma che noi utenti si sia arrivati al punto di chiedere o ricevere indiscrezioni da un poster, nemmeno da un trailer completo come è stato nei giorni e nelle settimane scorse, o da singole immagini o foto leakate dal set è davvero assurdo se non, come scrivevo, preoccupante.
Lo so che in apertura posso essere sembrato offensivo, come se io non fossi tutto ciò che sto criticando: ma il punto è che personalmente a tante informazioni ed indiscrezioni non mi sarei nemmeno avvicinato non fossi stato bombardato da video anche di youtuber che stimo e dei quali comunque apprezzo opinioni e idee che hanno a volte fatto uno o due video al giorno sul NIENTE.
Teorie sul poster.
Analisi della foto.
Le immagini di Empire che leakano altre cose che qui non ho voluto scrivere.

Ragazzi, ma state bene? Avete bisogno di aiuto?
Dove cessa il bisogno di informare e informarsi e inizia il dover a tutti i costi dire tutto a tutti, anche cose infondate solo per fare tendenza (anzi, finire in #tendenze) e vivere di like, views e altro alimentando però il malcostume che tante volte si critica?
E' facile lamentarsi della psicosi o trincerarsi dietro il "eh, ma è il mio lavoro".
Diciamo invece che si batte il ferro finchè è caldo e finchè la gente, me compresa, come tanti pecoroni continua ad aprire video dove si discorre del vuoto cosmico per un cacchio di immagine, poster, trailer di un film di supereroi, tutto va bene, vai, facciamo uscire venti video al giorno pure da due minuti scarsi di cui uno è di placement o sponsor e l'altro è per avvisare di qualche inezia.

Ok tutto, ma anche basta, ad un certo punto.
Il "No Way Home" io lo interpreto anche come questo, come una sorta di punto di non ritorno, un "non puoi tornare indietro" dato da un modo di fare intrattenimento, più che diffondere notizie, che alla lunga potrebbe stufare. 
Molti non sono giornalisti, e va bene: ma nemmeno fare i giornalai va bene, gli strilloni che al grido di "udite, udite" non dite niente.
E' un malcostume diffuso tirare fuori cinquanta video di analisi, complotti, idee, pensieri e chissà che altro solo per fare un po' di visibilità quindi click/like/views quindi soldi, senza contare siti che pubblicano notizie vuote, usando titoli clickbate solo per... avete capito.

Si dirà, non è lo stesso che fai tu? No, perchè su Spider-Man ho fatto solo un post precedente a questo, non lucro sopra un hobby e soprattutto credo si possa anche evitare di forzare la gente a doversi occupare o interessare di qualcosa a tutti i costi perchè, come ho scritto, tutti si incuriosiscono leggendo un titolo, ma se non si venisse bombardati da titoli e notizie di poco conto, magari tutto tornerebbe a riguardare il fulcro di un accidente di semplice film.

Ora che avete avuto questo trailer e nuove centinaia di video complottistici, ora che vi stanno praticamente spoilerando l'intero film, dite che lo vedrete ancora con un certo gusto? 
Avrete ancora quel sense of wonder in grado di farvi sperimentare emozioni quando andrete a vedere il film al cinema?
Oppure, semplicemente, vi sarete tolti ogni altro hype perchè drogati da tante notizie e informazioni che guardare il film, ammesso lo facciate, sarà solo un passatempo una volta che praticamente saprete già tutto anche prima della visione?

Come sempre, Lordgirsa chiude.
Ah, ed il "buongiorno, buon pomeriggio e buonasera a seconda dell'ora in cui guarderete questo video" l'ho usata io come frase per anni, non rubate per favore.

#Spiderman
#Spider Man
#Nowayhome
#TomHolland 
#Marvel
#TreSpiderman
#minchiettholland
#Goblin
#Electro
#Parker
#DoctorStrange
#mephisto
#Strange
#Aldred Molina
#Multiverso
#DocOck
#Teorie
#funkopop




mercoledì 8 settembre 2021

VistoIeri: Evangelion 3.0+1.0: Thrice Upon a time, l'ultimo capitolo della tetralogia Rebuild di Hideaki Anno

tutti i diritti riservati, non si intende ledere alcun copyright
e quanto segue viene estrapolato per diritto di citazione
.


Se c'è una cosa che ho imparato, anche da casual watcher di Evangelion è che la cosiddetta prima non è mai quella buona: che si tratti del numero di volte in cui si deve riguardare l'intera serie, episodio per episodio dei 26 trasmessi tra il 1995 ed il1996, o che sia il rigirare per TRE volte la saga (serie "classica", i due film Death & Rebirth e End of Evangelion e, infine, questa tetralogia intitolata Rebuild), di solito serve un numero, il tre appunto, che non può essere casuale.
Anzi, il 3 volte +2 (il 3 sta nel 26 sette volte con avanzo di 2). 
Od adesso il 3+1, dato il numero 4 in Giappone non viene usato dato porta male e il kanji richiama la parola "morte", ragion per cui persino negli ospedali il quarto piano non esiste.
Cosa? Dite che è uno sparare numeri a caso?
Bè, non è che questa serie sia tanto più coerente, eh.




E speriamo non arrivino a rompere per il copyright


Dopo aver visto circa due/tre volte Evangelion 3.0+1.0 Thrice Upon a Time, nonchè averne riviste alcune scene, qua e la, come passatempo/riempitivo, resto ancora oggi perplesso circa questo quarto e, si spera, ultimo capitolo di Evangelion: esattamente come la prima volta che l'ho visto e, se possibile, con qualche domanda in più.

Per me, che pure ne sono stato un usufruitore casuale, non avendo mai avuto la fissa di seguire gli anime su MTV ma recuperandoli sempre in seguito, questa di Hideaki Anno è stata una bella opera: non posso definirmi una persona in fissa con NGE pur avendone apprezzato tantissimo le tematiche, le idee, gli spunti e, in generale, l'opera in sè. E si, ho apprezzato anche i fin troppo ermetici episodi incriminati, 25 e 26, che il mondo ha amato odiare e odiato amare; ma dato sono uno dei pochi sulla Terra che non ha trovato orrendo l'epilogo di Game of Throne immagino di non fare esattamente testo, a questo punto. 

Dopo un primo lungometraggio, 1.0 You are (not) alone con molta azione e poche seg riflessioni escatologiche, filosofiche, antropologiche ed altre parole "-iche", ed un secondo, intitolato 2.0 You can (not) advance, in cui idealmente c'erano ottime battaglie, moltissima introspezione, ed altre battaglie con epilogo strafigo ma anche in quel caso da capire visto che nessuno spiegava nulla in maniera espressa, come tanti sono rimasto investito, sconvolto e turbato dal capitolo 3.0 You can (not) redo in cui le tante premesse venivano disattese: d'accordo, Rebuild non è un remake puro e semplice di Evangelion, ma tutta una sua rilettura in modo da far scoprire ai nuovi potenziali appassionati questo mondo fatto di mecha che non sono mecha, di angeli che non sono angeli, di genitori che ...no, niente, sono disgraziati e basta.
Un rifacimento, dunque, per quanto per molti l'errore comune in cui si è caduti - io stesso, agli inizi di questa tetralogia- è stato che Hideaki Anno volesse provare a spiegare, in modo diverso, come la storia di Evangelion si fosse in effetti conclusa.
Ma così non era, e difatti così non e' stato.
Rebuild è un progetto che, in sostanza, parla una lingua nuova per veicolare messaggi, personaggi, storie e idee vecchie: vecchie nel senso di già note, diffuse, presentate.
E, personalmente, è proprio questo un punto debole, ma non nel senso che si potrebbe immaginare.
Contrassegniamo questa debolezza come "Umbelical Cable Problem", problema del cordone ombelicale, che non a caso oltre a prestarsi bene a esprimere il mio punto di vista, richiama anche la modalità di alimentazione di questi robottoni così iperrealistici da avere bisogno pure di una batteria ausiliaria per agire, e non sono come Getter, Mazinga, Gundam ed altri che funzionano ad energia infinita o, meglio, ad energia .


Un sempre eccellente mecha design ed un notevole comparto visivo


Tornando alla recensione, dunque, questo quarto capitolo mi ha lasciato perplesso ed in pari maniera, forse, deluso: glisserò sulla CGI che spesso era brutta - non solo mal fatta o "si poteva fare meglio", come qualcuno ha detto su Youtube o scritto in rete perchè, no, era semplicemente brutta, armonizzandosi malissimo con l'animazione tradizionale 2D - perchè è il problema minore, oserei dire insignificante. La grafica in sè era anche molto piacevole, a tratti notevole ma le stesse battaglie sono caotiche e confusionarie e per quanto possa capire chi apprezza anche i "dipinti" della vita quotidiana che vengono mostrati a richiamare una sorta di Giappone del Dopoguerra, pure si nota troppo la differenza tra le scene nel villaggio, in cui il trio si ricostruisce una vita - o perde la testa, morendo Rei per la trentesima volta - e quelle a bordo della Wunder, degli Eva e, in generale, quando c'è da combattere.

Questo pensiero, però, riguarda l'estetica dell'opera , e su quella posso essere indulgente, finanche colpito positivamente, a voler essere generosi - tranne per la CGI, li non sento ragioni.

Ma la storia narrata? Si chiudono, o almeno chiariscono, senza simbologie astruse, voli pindarici, conoscenze umanistiche, filosofiche, metafisiche eccetera le porte (del GUF) aperte dal capitolo precedente?
La risposta, purtroppo, è negativa: non perchè non ci siano risposte gettate in faccia, altre sventolate davanti agli occhi e alcune pure solo lasciate all'intuizione dello spettatore alla decima pera di Voltaren, ma perchè serve anche la coerenza e le motivazioni alla base di una spiegazione.
Va "giustificato" il tutto: se al termine di Captain America anzichè trovare Steve Rogers nel ghiaccio dove ho visto schiantarsi il suo aereo, mi venisse detto o mostrato che l'eroe è stato ripescato mentre era in orbita, attorno alla Terra, potrei ANCHE accettarlo, pur non essendo detto io debba farlo, ma andrebbe spiegato come mai sia accaduto.
Qui è lo stesso: accadono cose A, ci sono epiloghi D, E ed F ma manca in toto il passaggio attraverso B e C, e questo già rispetto ai capitoli precedenti: Shinji per esempio, all'inizio del terzo capitolo, veniva ritrovato nello spazio, dopo 14 anni di sonno o ibernazione, preservato il suo sepolcro persino da un Angelo con Asuka chiamata invece ad affrontare altri Evangelion "artificiali" simili a quelli che la uccidono in The End of Evangelion.




Perchè? Come ci è finito li?
Perchè gli Eva smettono di aver bisogno di assecondare la loro stessa logica di base, ossia cavo dell'energia, feedback di dolore dato ai propri piloti che si, soffrono, ma pare ricevano più fastidio vero che dolore reale e molti altri dettagli?
Perchè e come Misato si mette in urto con Gendo/Genzo/Gianni?
Come e perchè si riesce a creare una simile squadra di Evangelion della Nerv che richiamano a Death & Rebirth e a End of, d'accordo, ma qui andrebbero di nuovo contestualizzati? E una nave volante come la Wunder e le altre contro cui si scontra? Da dove escono le risorse per farlo, banalmente, quando nella serie classica si vedeva che pure riparare un Eva costava quanto il PIL di un paio di stati?
Qualcuno spiega qualcosa sulla luna nera, le lance, il ruolo di Kaworu ed il loop che lo porta a tornare e ritornare e tutto il resto gettatoci in faccia in precedenza?
La risposta a tutte queste cose, checchè si dica, è rispettivamente "no", "perchè si", "no", "perchè si" (x2) e "no". Deve esserci una specifica ciclicità anche qui, nelle mie domande: oddio, sono finito anche io in un loop.

Per cui, ricollegandomi a quello che scrisse il Dottor Manhattan nel suo blog, l'Antro Atomico, a proposito del 3.33, debbo tornare a chiedermi il "fin dove" sia lecito spingersi per cercare una intuizione ed una comprensione di una storia ermetica e dove sia masochismo invece spingersi per cercarne a tutti i costi una. Dove sia lecito che lo spettatore debba farsi il proprio film perchè il regista e lo sceneggiatore lasciano alla nostra intuizione e comprensione le chiavi di lettura adatte a comprendere l'opera o almeno coglierne il messaggio e dove sia, invece, mera pigrizia, esercizio di stile, gusto di fare le cose strane per farle strane e, peggio ancora, dire cose strane pensando che così suoni figo e non invece frustrante da matti.

Ah, è l'addictional impact.
Ah, è l'Eva Imaginary.
Ah, Maria Iscariota.
Ah, possiamo usare i materiali della luna nera per creare una terza lancia (?!?).
Ah, ma va*******o!


Oltre ai tre childern classici, ecco Mari 

Al netto della protolingua cannarsiana, che qui per fortuna non c'è, ammetto che pur non definendomi stupido - pur restando ancorato al principio di non aver capito quasi nulla di Donnie Darko, per dire - e amando anzi le storie complicate in cui devi ragionare e fantasticare assieme, spingendoti molto in la per capire o anticipare le scelte di un regista o di uno sceneggiatore, in questo ultimo capitolo della tetralogia tante volte non ho capito davvero un'acca di che cosa stessero dicendo i personaggi o, meglio, DI COSA stessero parlando, tant'è che ho dovuto tenere sempre i sottotitoli attivi pur con l'audio in italiano per essere sicuro di capire, leggendo, almeno le parole che pronunciavano.

Per quanto abbia apprezzato la serie classica del '96 compresi i famigerati episodi 25 e 26, credo che NGE nel format Rebuild sia fruibile solo da chi ha avuto pure per caso o occasionalmente modo di leggere qualche teoria, speculazione, documentarsi insomma e sappia che cavolo possa essere "la camera del Guf" o a cosa miri il Progetto di Perfezionamento dell'Uomo o cosa sia anche spiritualmente e filosoficamente l'AT Field pur senza un master in filosofia e antropologia.

Se io, o noi, riusciamo anche solo ad intuire tuttavia le cose che accadono perchè accadano, è solo perchè, che lo si accetti o meno coscientemente nessuno è davvero un "vergine" di NGE: tutti veniamo da decenni di speculazioni, pure occasionali articoli, approfondimenti, letture, in cui qualcuno ci ha enunciato i fondamentali e qualcun'altro è andato piu a fondo spiegando altri concetti.

Se mostrassi Thrice upon a time a mio figlio anche tra tre anni (ne avrebbe dieci in quel caso), e trascurando i contenuti o le scene forti presenti, sono abbastanza sicuro che non capirebbe un accidente di nulla: e questo perchè se tutti noi ci spogliassimo di quello che sappiamo od intuiamo seguendo quest'opera da quasi un quarto di secolo, se facessimo per davvero tabula rasa di tutto quello che in questi venticinque anni abbiamo appreso e cercato di capire teorizzando o trovando conferme, se restassimo insomma al mero testo italiano che i doppiatori recitano -secondo me anche loro capendo poco, dato la doppiatrice di Mari spesso sembrava davvero stesse leggendo le battute a causa della poca enfasi che ci metteva- ebbene, anche in lingua italiana molte di quelle rivelazioni o frasi significano poco o nulla perchè manca il contesto.

A parte i "miao" irritanti ed inutili di Mari - povera Monica Ward - perchè è un personaggio oggettivamente oggettivizzato e gettato via, anche al netto dei tentativi di chi vorrebbe giustificarne il ruolo,  una cosa che ho sempre odiato di certi anime, specie dei film che in poche ore condensavano una serie anime di svariate, tipo Shin getter Robot the last day - è quando i personaggi capiscono, o sanno, senza contestualizzare e spiegare allo spettatore.
LORO comprendono e hanno epifanie, tu no. 

"Si, ho capito!"
"Oh, non pensavo capitasse quello"
"Ma che cos'è?" "é l'addictional impact o, meglio, l'eva imaginary"
"Finalmente ha inizio"
"Creeremo una terza lancia"
"Dio ci ha donato la Lancia della speranza, Cassius, e la Lancia della Disperazione chiamata Longinus. Sono andate perdute ma la volontà del mondo di tornare a com'era ha creato un'altra Lancia, Gaius. Anzi, la lancia della Wille. L'umanità con la propria volontà e saggezza è arrivata a tanto, e senza l'aiuto di Dio."

Queste non sono, a mio giudizio, rivelazioni o concetti esposti in modo coerente e contestualizzato, bensì sono solo frasi buttate a casaccio per sembrare fighi ed intelligenti quando è solo un fare strano per il gusto di farlo strano.

Non è narrativa, è gusto di stupire, è tentare a tutti i costi di sembrare ricercati quando c'è povertà assoluta di contenuti.


E' la mia espressione cercando di seguire la storia: solo,
con lacrime di sangue. Shinji-baka...

Gli incriminati episodi 25 e 26 della serie "classica" erano sicuramente un casino, nati per compensare anche la povertà del residuo budget per concluderla,  non erano per nulla quello che qualsiasi spettatore si aspettava ma, messi assieme al percorso di Shinji potevano trovare un significato anche per chi, in quel lontano 1996, primi anni 2000, non aveva una rete internet a cui sacrificare un capretto a 56k per avere risposte dalla rete perchè i forum, i fan e le speculazioni erano quello che erano, nascenti, gestiti da appassionati senza nozioni e mancava ancora la Grande Mente Collettiva. Erano un azzardo, quegli episodi, giocavano troppo con le aspettative (tradite) dello spettatore medio ed erano un palese calcio nei testicoli proprio per il pubblico a cui sembrava essere invece diretta quest'opera: volete la risoluzione con esplosioni badabum, il lieto fine, il finale col tramonto e i piloti ai piedi dei loro Eva fighi e i capelli scompigliati dal vento, la classica frase "saremo sempre qui se gli Invasori dovessero tornare", ed invece vi viene dato l'epilogo morale, umano e spirituale, l'atto di crescita del protagonista che incarna anche l'autore stesso.

Di come Shinji e Gendo Ikari siano in sostanza lo stesso Hideaki Anno ci sono tonnellate di forum e video che ne parlano, quindi non indugerò su questo punto.

Tornando però a quelle rivelazioni di cui sopra, oggi noi  le diamo per buone solo perchè siamo assuefatti ad esse, perchè, di nuovo, ci hanno detto che il piano di Gendo fosse uniformare tutte le coscienze in una sola per creare di nuovo un Uno che accostasse l'umano al divino, o che gli Eva siano cloni del primo Angelo o che il piano di Kaworu fosse... bho, immolarsi dopo che ha capito che l'hanno trollato e li non c'era Adam ma Lilith.

Ma tutte queste cose siamo certi sia stata la serie o, adesso, questi film a dircele oppure sono cose che ci portiamo dentro perchè sono tipo 25 anni che parliamo di questa serie e oramai persino i gatti conoscono termini, storie, personaggi di NGE?

Ed ecco quindi il problema di cui scrivevo in apertura, l'Umbelical Cable Problem di Hideaki Anno: nessuno si accosta ad Evangelion non sapendo per nulla di cosa si parli.
Chi lo fa consapevolmente, ossia cercando di vedere Evangelion perchè incuriosito anche solo dal passaparola, ha già un piccolo ma significativo bagaglio di nozioni che ne inficiano la purezza della visione; chi non ha nulla di questo e funge da casual watcher totale, chi è davvero un'anima pura usando terminologia di NGE, difficilmente capirà qualcosa di quest'opera, concludendola per curiosità o mollandola perchè si annoierà a metà del terzo capitolo durante il quale non si spiega un accidente di ciò che è accaduto, in raccordo, tra questo ed il capitolo precedente, il secondo.

E, da ultimo, il Umbelical Cable Problem è anche la consapevolezza che Evangelion è finito, bene o male o benemale nel 1996: narrare, o rinarrare non può cancellare quello che c'è stato e chi ha visto quella serie non potrà non storcere il naso davanti a questa rilettura che è si un esercizio di stile e estetica notevoli ed interessanti, o un discreto fan service tra Rei, Asuka e sua maestà dei feticismi, Mari, anzi, Maria Iscariota - perchè si sentiva la mancanza di altri dettagli con cui incasinare la testa dello spettatore a venti minuti dalla conclusione dell'opera - ma è terribilmente povero di tutto il resto.
E' pur vero che quattro film non sono una serie tv perchè 26 episodi a 24 minuti circa l'uno sono  più di dieci ore di proiezione contro le sette complessive della tetralogia, ma è anche vero che si è spostato il focus su molta più azione tagliabile mentre le paturnie psicologiche sono solo accennate a favore di spiegoni occasionali e cose eccessivamente visionarie.


Fan service a costo zero: già immagino le fan art...


La bellezza di NGE era proprio che ci fosse un realismo assurdo, e che SI, magari l'Eva 01 andava in berserk ("stato di furia", cit) e si autoalimentasse ad un certo punto,  ma tutto questo per motivi unici nel loro genere, o che gli Eva fossero bambolotti senz'anima a corrente e batterie, alla fine, o che i mitra ed i coltellazzi fossero cose vere, tangibili, o i proiettili pesassero abbastanza da sfondare strada e auto quando cadevano o che servissero dozzine di elicotteri per trasportare questi colossi organicimetallici dato che non c'era la fantascienza dei robottoni di Nagai e qui non si volava con un Jet Scrander alimentato a #credici.

C'erano cavi di cui si percepiva la pesantezza, c'erano movimenti misurati e a volte goffi alla Pacific Rim (il primo film, almeno), c'era la sensazione di muovere macchine biologiche guidate in base alla sincronia cerebrale, e tante altre cose che non ti facevano dubitare che quelle cose fossero vere e che non fosse possibile, al contrario, aspettarsi un Mazinga o un raggio laser dagli occhi perchè, appunto, "poco verosimile"e cartoonesco.

Tutto quello che ho visto in questo "3.0+1.0" - chiamato così per il discorso del "quattro" che in Giappone porta male, per quanto suoni  da schifo come titolo; è molto meglio e rivelatore il sottotitolo thrice upon a time, "c'era tre volte" visto che sono tre volte esatte che si rinarra tutto - è una specie di anime con robottoni con l'inserimento a viva forza di spiritualità e messaggi religiosi e umanistici confusi lasciati in giro qui e li, che ha perduto la sua raison d'être a favore di una spettacolarizzazione ostentata in cui ti mostrano che hanno fatto questo ultimo "rebuilding", una ricostruzione, perchè si, potevano farlo e volevano stupirti con effetti speciali, un po' come Frozen 2 con l'unica differenza che anche li la storia aveva poco senso ma almeno la grafica era incredibile sul serio.

Non so, sinceramente, cosa pensare a questo punto di questo ultimo capitolo e, più in generale, di questa tetralogia.


Non si può negare lo stile visionario e la bellezza artistica 


Chiunque in rete potrebbe dire, accodandosi al trend dell'essere snob, che si tratti di opera pregevole e che la saga meriti perchè condensa il meglio di NGE; così come in rete c'è una percentuale probabilmente altrettanto alta di persone che le demoliscono perchè, ironia, sostengono che Rebuild condensa il peggio di Eva.
Personalmente io, come credo altri, mi colloco nel mezzo: questa tetralogia condensa il meglio ed il peggio di NGE, estremizzando però troppo le cose positive, che diventano stucchevoli quasi, e le cose negative, che in parte divengono tollerabili o passabili.

Personalmente non so nemmeno se sia contento o meno di aver seguito i vari capitoli: probabilmente, se dovessi scegliere, direi che solo i primi due valgono appieno la visione e offrono decisamente il meglio di tutta la serie classica pur con qualche sbavatura, mentre gli ultimi due rappresentano, a mio giudizio, il peggio della stessa pur con qualche inserimento piacevole qua e la.

Tuttavia, la domanda rimane:
vale la pena cimentarsi e spolparsi daccapo tutti gli episodi della tetralogia? Ha senso dare tanto credito ad un'opera che adesso come adesso a me sembra un po' fuori tempo massimo e che SE aveva qualcosa da dire, giusta o sbagliata, ciò è accaduto più di vent'anni fa mentre ora sembra solo un pupazzo senz'anima (del commercio)?
Il che è ironico, parlando degli Eva.

Come sempre, Lordgirsa chiude.


#Rebuild
#Rebuild of Evangelion
#3.0+1.0
#Thrice Upon a time
#Hideaki Anno
#Shinji
#Ikari
#Rei
#Asuka
#Angeli
#Cannarsi
#Evangelion
#recensione
#antroatomico
#vistoieri