"Ho creduto di conoscere il desiderio. Poi ho conosciuto il potere. E per un tempo… ho pensato che fossero la stessa cosa.”
(pausa breve)
“Ho servito una dea che rideva tra i velluti e i sussurri.Ho servito un dio che parlava solo con catene e paura. E in entrambi… cercavo qualcosa che non sapevo nominare.”
(respiro più lento)
“Non era piacere. Non era dominio. Era… pace.”
(leggero sorriso nella voce)
“La luce non mi ha trovata innocente. Mi ha trovata stanca.”
(una pausa, misurata quanto spontanea)
“E io ho scelto.”
(tono più morbido)
“Ho scelto di amare senza possedere. Ho scelto di proteggere senza controllare. Ho scelto di restare… anche quando sarebbe stato più semplice bruciare tutto.”
(qui la voce si fa più intima)
“Sai qual è la verità, Kaalia? Non temo più ciò che sono stata. Temo solo di smettere di essere degna dell’alba.”
(quasi un sussurro)
"Ma finchè il sole sorgerà..."
![]() |
| ... Io sarò qui. |
Al collo, a parte il sonaglino che la contraddistingue e caratterizza, ella porta un simbolo sacro un po' particolare: in parte ricorda quello di Lathander, ma è composto da quattro lettere "F" incastrate tra di loro: un motto, che indica Forza, Fede, Fermezza e Fiducia.
![]() |
| il simbolo sacro di Clio. |
La cosa che più ha costituito una sfida, al di là delle occasionali goliardate al tavolo da gioco o in play-by-chat, è stata la sfida tra il suo essere una "diversa", un personaggio saffico, legata alla compagna di turno- Jarelle, Alexein, Irika ir'Tain ricordando le uniche fidanzate ufficiali che ella abbia avuto- fino a diventare sposa della sua ultima e definitiva consorte, Kaalia, ed il sistema di briglie e legami che vengono dall'essere una paladina, Legale Buona e, come tale, poter costituire una apparente dicotomia tra osservare e rispettare la Legge da una parte, rispettare la tradizione di costituire una famiglia e vivere in maniera onesta e sincera le proprie emozioni, i propri desideri, il proprio essere una diversa che deve tuttavia onorare e rispettare il Credo.
![]() |
| Clio, Ancella di Lathander e Kaalia, il Sorriso di Lathander |
Kaalia è stata, e resta ancora, una figura fondamentale per la crescita e la maturazione di Clio: più pacata e meno chiassosa, a tratti insicura e bisognosa di conferme per la propria, rinnovata fede in Lathander, l'Ancella del Mattino ha trovato nella compagna e futura sposa un sostegno inesauribile.
Unendo la spada alla magia divina, inoltre, Clio aveva il conforto di una grande sacerdotessa che poteva prendersi cura delle sue ferite in battaglia, mentre Kaalia poteva contare sulla protezione non solo di una grande combattente, ma di una persona che la amava con tutta sè stessa e che avrebbe dato la vita in qualsiasi momento per difendere ella, gli innocenti, la causa del Bene: e quando si è pronti a dare la vita per qualcosa, specie se si tratta di un nobile ideale, ne scaturisce una forza infinita.
Tutto questo, dopo gli articoli in cui ho scritto di lei, fermandomi ad un momento particolarmente importante e significativo, ossia il duello con Sir Alfric di Torm, dovrò ancora narrarlo compiutamente: nel frattempo, chi avesse voglia di rispolverare ciò che ho scritto fino ad adesso sul tema può trovare nei seguenti link un collegamento diretto a quegli articoli.
Ed infine eccoci, dopo la premessa più lunga della storia, a descrivere, immaginandola, questa serata, una in cui le due innamorate si concedono, finalmente, un po' di quiete e tempo per loro stesse, nel costante dover vigilare, tra Mirabar e Silverymoon, su oscuri piani e trame che dipanano, tra l'oscurità che affligge gli innocenti ed il Male che non dorme mai.
"L’aria è ... tiepida, in quel di Mirabar: l'estate, li nella regione nota come Il Nord era breve, e con temperature che raramente superavano i venti gradi.
Le pietre dei selciati, delle case e dei balconi, di splendida foggia mista umano-nanica, trattengono ancora il calore del giorno. Il cielo è blu profondo, trapunto di stelle. Il simbolo del sole di Lathander, indossato dalle due donne, riposa discreto al loro petto, riflettendo appena la luce delle candele che donavano un'atmosfera soffusa a quella serata improvvisata ma a lungo desiderata: una piccola pausa tra un'avventura e l'altra, tra una crociata contro il male ed un viaggio per portare cure e soccorsi ai bisognosi.
Clio è li, leggermente di lato rispetto al parapetto. Una mano è intrecciata a quella di Kaalia. L’altra, invece, pur rilassata, indugia nei pressi della propria cintura dove, in tempo di guerra, pendeva la pesante mazza da guerra — come se anche nel riposo non dimenticasse del tutto chi fosse. Il nastrino di seta le sfiorava la pelle del collo, e il piccolo campanellino emetteva un suono delicato quando ella inspirava.
Kaalia, in tutto questo, è li, ed osserva. Non la città, tuttavia: guarda lei.
Il vento si è alzato un poco.
Le candele tremano.
La città di Mirabar, sottostante la veranda del grande palazzo che ospitava Alba Nascente, l'ordine costruito dalle due lathanderite, appare più lontana adesso — o forse sono loro ad essersi fatte più vicine.
Clio è appoggiata al parapetto, ma lo sguardo lentamente ritrova lucidità, abbandonando le strade mentali che l'avevano condotta molto lontana da li. Ed è quando cessa di guardare l’orizzonte, che riporta la sua attenzione verso Kaalia.
Non con solennità.
Con lentezza e naturalezza.
Il simbolo del sole brilla appena sul suo petto, ma la luce più viva è nei suoi occhi.
Kaalia, per tutta risposta, incrocia e sostiene il suo sguardo.
Kaalia (fingendo innocenza)
“Stai pensando.”
Clio inclina il capo. Un sorriso lieve.
Clio
“A dire il vero...Sto valutando, mela'a.”
dice, usando la parola contratta per appellarla "amore", nella lingua degli elfi, a lei così cara.
Kaalia
“Valutando cosa?” replica ella, con curiosità viva e attenta.
Clio si sposta di un passo, bilanciando il peso da un piede all'altro, accostandosi ancora di più. Non invade. Riduce la distanza.
Il campanellino vibra piano.
Clio
“Se sia prudente lasciarti qui… senza supervisione.”
Kaalia trattiene un sorriso.
Kaalia
“Ah. E quale sarebbe il pericolo? E per chi, per me...o gli altri da me?” chiede, divertita.
Clio abbassa appena la voce. Non più solenne. Più vellutata.
Clio
“Tu.” Una pausa. “Sei sempre in grado di costituire… una distrazione.”
Kaalia alza un sopracciglio, stando al gioco o, forse, solo cercando di capire meglio.
Kaalia
“Una paladina che si lascia distrarre? Che scandalo sarebbe....”
Clio sorride. Non si difende. Non si giustifica.
Si avvicina ancora. Le loro mani non si intrecciano subito. Restano sospese.
Clio (quasi sussurrando)
“Non ho detto che io mi lasci distrarre.
Ho detto che però costituisci fonte di distrazione.”
Le dita di Kaalia sfiorano il nastro di seta al collo di Clio. Il campanellino , retaggio della ex sharessita, vibra a quel tocco, come le delicate corde dell'anima dell'Ancella del Mattino.
Kaalia
“E questo? Continui ad indossarlo, nonostante tutto. È un avvertimento… o una promessa?”
Gli occhi azzurri di Clio, come profonde distese del Mare del Nord, e screziati d'oro come la luce del sole più pura, si scuriscono appena. Non v'è ombra — solo profondità- in quello sguardo.
Clio
“Dipende da quanto desideri provocarmi.”
Kaalia si avvicina ancora. Le loro fronti quasi si sfiorano, delicatamente: i grilli friniscono appena, il vento scuote leggermente i capelli, facendo loro il solletico sul viso.
Kaalia
“Oh, figurati. E se dicessi che lo desidero molto?” Un'eterna fanciulla, donna e ragazza, una tra le più potenti sacerdotesse di Lathander in quell'angolo di mondo, non per caso chiamata anche Il Sorriso del Mattino.
Clio non arretra. Non avanza. Sospende, in quel gioco che è solo loro, mentre il sonaglino trilla ancora.
Mantenere il controllo, ESSERE quel controllo è la sua vera arma.
Clio
“Kaalia…”
Il tono è morbido, ma saldo. Sta pensando. Ricordando.
“Ho conosciuto il desiderio, quando però esso era una catena. Ora è una scelta.”
Una pausa. Un respiro condiviso, dalle labbra delle donne, che per una volta potevano essere solo due creature lontane da pericoli, dalle mostruosità, dalla sofferenza e dal Male.
Poi, più piano: “E io scelgo… sempre, continuamente, con molta attenzione...ma scelgo.”
Kaalia sorride, ma non è una resa. È complicità e comprensione assieme.
Kaalia
“Allora... scegli, dunque.”
Clio le prende la mano, con tutta la delicatezza di cui è in grado. Lenta. Sicura.
Clio
“Stanotte scelgo di farti arrossire. E domani… di proteggerti dal mondo, per quanto sappia bene che tu, forse, hai meno bisogno di protezione di quanto ne abbia, invece, io.”
Il vento si alza. Le lanterne oscillano, delicatamente.
La notte è più silenziosa ora. La città sotto sembra lontanissima.
Kaalia ha ancora la mano sul nastrino di seta. Il campanellino vibra appena tra le dita.
Clio la guarda.
E per un istante… cambia.
Non perde la luce.
Ma sotto la luce, qualcosa antico si muove.
Kaalia si avvicina, le labbra sfiorano quelle dell'amata, un tocco dolce, gentile, che suona di dolce promessa e tentazione.
Clio (voce più bassa, più lenta)
“Non giocare con ciò che conosci solo a metà.”
Kaalia non ritrae la mano.
Kaalia
“Non ti temo.” Un sorriso attraversa il volto di Clio. Non è il sorriso solare della paladina. È più sottile. Più affilato.
Clio
“Non dovresti essere sempre così sicura.”
Un passo avanti.
Ora la distanza è quasi nulla.
Il vento muove i capelli biondi di Clio. I suoi occhi azzurri non sono più solo Mare del Ghiaccio Mobile. Sono profondità. Ricordi.
Clio
“Ho sedotto uomini, o talvolta donne, che volevano dominarmi o agognavano d'essere soggiogati.
Ho sorriso a chi pensava di possedermi.
Ho fatto impazzire coloro ai quali mi sono negata.
Ho sussurrato promesse che avrebbero fatto crollare regni.”
La voce non è vanto. È memoria, mentre la voce trema al ricordo di oscure brame e desideri che non le appartenevano... non più, almeno.
Kaalia non distoglie lo sguardo.
Kaalia
“E ora?”
Una pausa. Il campanellino vibra ancora.
Clio solleva una mano, lentamente, e sfiora delicatamente, con rispetto, la linea della mascella di Kaalia. Un gesto leggerissimo. Quasi casto. Ma deliberato.
Clio
“Ora non ho bisogno di sedurre.”
Il tono si fa più morbido. Più caldo.
“Perché tu resti.”
Un respiro condiviso.
Poi, un’ombra attraversa lo sguardo di Clio — non per perdersi, ma per ricordare.
Clio
“La differenza, Kaalia…
è che un tempo usavo il desiderio per distruggere.”
Le dita scivolano via. Non insistono.
“Ora lo uso per costruire.”
Kaalia finalmente si muove. È lei a chiudere la distanza. La fronte contro quella di Clio.
Kaalia (quasi un sussurro)
“Mostrami.”
Clio chiude gli occhi un istante.
La vecchia Clio potrebbe prendere il controllo. Potrebbe guidare. Potrebbe travolgere.
Invece…
Quando riapre gli occhi, la luce è tornata piena.
Clio
“No.” Un sorriso, caldo e gentile.“Stanotte ti lascio desiderare.”
La tensione non si spezza. Si trasforma.
Non è dominio.
Non è manipolazione.
È scelta.
È potere trattenuto.
La vecchia Clio non è scomparsa.
È integrata. Addomesticata.
E proprio per questo… infinitamente più intrigante.
La notte scorre, mentre sulla terrazza è diventata più densa. Le lanterne tremano appena, come se percepissero la tensione tra loro.
Kaalia questa volta non si ferma al gioco verbale.
È lei a fare il primo passo vero.
Le sue dita, che prima accarezzavano il nastrino, scendono lentamente lungo il profilo del collo di Clio, seguendo la linea che conosce bene. Non è un gesto incerto. È deliberato.
Clio inspira.
Il campanellino vibra.
Kaalia si avvicina ancora, le labbra a un soffio dall’orecchio di Clio.
Kaalia (sottovoce)
“Non stai trattenendo nulla, vero?”
Clio non risponde subito.
Per un istante, la vecchia sè stessa si affaccia davvero, un'ombra di colei che veniva appellata Angelo Oscuro.
Le sue mani salgono ai fianchi di Kaalia. Non stringono ancora. Si posano. Valutano.
Clio (voce più scura, più profonda, calda e intensa)
“Mi stai mettendo alla prova.”
Kaalia sorride contro la sua pelle.
“Sto solo ricordandoti che non sei fatta solo di luce.”
È lì che qualcosa cambia.
Le mani di Clio si muovono. Non frettolose. Sicure. Tracciano linee lente lungo la schiena di Kaalia, fermandosi dove sanno che il respiro cambia.
Clio conosce ogni reazione.
Conosce il punto esatto in cui la voce di Kaalia si incrina.
Conosce la distanza giusta tra attesa e contatto.
Le loro labbra si incontrano — non con impeto, ma con una precisione quasi studiata.
È un bacio che inizia controllato… e si approfondisce.
Non c’è fretta.
Clio non divora.
Guida.
Kaalia si aggrappa appena al tessuto dell’abito dell'amata come se per un istante fosse lei, adesso, a perdere l’equilibrio.
Quando le dita di Kaalia scendono lungo il fianco di Clio, cercando, esplorando con più audacia, Clio reagisce.
Non arretra.
Ma prende il controllo.
Le sue mani catturano i polsi di Kaalia — dolcemente, ma con fermezza — e li sollevano contro il parapetto di pietra, intrappolandoli senza dolore.
Il simbolo del sole brilla tra loro.
Clio (un filo di voce)
“Non dimenticare… so esattamente cosa sto facendo.”
Un’altra pausa. Più breve.
“E so esattamente cosa stai cercando di fare tu.”
La vecchia Clio, quella che sapeva usare il desiderio come arma, è lì.
Ma ora non è distruzione. È padronanza.
Clio libera i polsi di Kaalia solo per far scorrere le dita lungo le sue braccia, giù, lentamente, fermandosi dove il respiro di Kaalia si spezza in un sussurro.
Non serve andare oltre.
La tensione è tutta lì.
Quando finalmente si staccano, è Kaalia ad avere lo sguardo più acceso.
Kaalia
“Oh, sul serio? Temevo invece che l’avessi dimenticato e che non fossi più che mere promesse e poca sostanza.”
Clio sorride. Non affannata. Non smarrita.
Solo viva.
Clio
“Non dimentico nulla.
Ho solo imparato a scegliere quando usare ciò che so.”
Il campanellino vibra un’ultima volta.
E la notte, intorno a loro, sembra trattenere il fiato.
La notte è ormai piena. La città sotto si è fatta silenziosa.
Clio si è appena ritirata di mezzo passo, dopo aver ripreso il controllo. Il suo respiro è stabile — troppo stabile per non essere deliberato.
Kaalia la osserva con quello sguardo che conosce bene. Non intimidita. Divertita.
E poi fa qualcosa di diverso.
Non va verso le sue labbra.
Non verso il collo.
Scende con lo sguardo.
Lentamente.
Un sorriso si disegna sulle sue labbra.
Kaalia
“È incredibile… come tu riesca a sembrare così composta.”
Clio inclina il capo. Sa dove sta andando.
Clio
“Composta non significa vulnerabile.”
Kaalia si avvicina di nuovo, ma questa volta non per essere guidata.
Le sue mani si posano sul busto di Clio, non con timidezza, ma con una sicurezza quasi studiata. Le dita seguono la linea dell’abito, fermandosi un istante sul seno con intenzione fin troppo chiara.
Clio inspira.
Il campanellino vibra.
Kaalia (mormorando)
“Eppure… alcune cose sono difficili da nascondere.” dice, con fare allusivo, osservando la fisicità generosa dell'amata.
Clio trattiene un sorriso. Gli occhi si socchiudono appena.
La vecchia Clio avrebbe usato quell’osservazione per ribaltare il gioco subito.
La nuova Clio… sceglie di lasciarlo crescere.
Clio
“Se stai cercando di distrarmi…”
Kaalia
“Cercando? Oh, no... non sto cercando. Sto riuscendo.”
Le mani di Kaalia restano dove sono, ma non stringono. Non invadono. È il modo in cui restano — consapevoli — a creare tensione.
Per la prima volta, il controllo di Clio vacilla di un soffio.
Non perché sia debole.
Perché è desiderio scelto.
Clio si avvicina ancora, riducendo lo spazio tra loro finché Kaalia deve sollevare appena il mento.
Le sue mani si posano sui fianchi di Kaalia, ferme, solide.
Clio (voce bassa, più profonda)
“Se continui… dovrò ricordarti che la forza non è solo nelle braccia.”
Kaalia sorride. Non arretra.
“Lo so.”
Le dita di Kaalia si muovono appena, con deliberata lentezza, come a sottolineare ogni parola non detta.
Il respiro di Clio cambia.
Non perde controllo.
Ma lo ridefinisce.
Con un movimento fluido — quasi impercettibile — Clio ruota le posizioni, portando Kaalia contro il parapetto, ma senza bruschezza. È un gesto naturale, quasi inevitabile.
Clio
“Gioca pure…
ma ricorda che conosco ogni trucco. Forse da prima che tu stessa nascessi.”
Le sue mani si muovono lungo le braccia di Kaalia, poi lungo la sua schiena, trovando con precisione quel punto che le fa chiudere gli occhi per un istante.
Non c’è fretta.
Non c’è bisogno di descrivere oltre.
Il potere tra loro non è conquista. È scambio.
Kaalia apre gli occhi di nuovo, lo sguardo acceso.
Kaalia
“Allora dimostralo.”
Clio si avvicina fino a sfiorarle le labbra senza baciarla.
Un sussurro.
“Con piacere.”
La notte non ha bisogno di sapere altro.
La stessa notte che, ora, sta volgendo alla fine ...e la città di Mirabar, lentamente, si inizia a ridestare.
La terrazza è ormai solo ombra e luce tremolante. Il mondo sotto di loro non esiste più.
Clio è ancora convinta di avere la situazione in mano.
È abituata a guidare. A decidere il ritmo. A dosare il respiro.
Kaalia lo sa.
E smette di giocare con forza.
Comincia con lentezza.
Non le mani — non subito.
Lo sguardo.
Kaalia non sfida. Non provoca apertamente.
Resta immobile… e lascia che sia il silenzio a fare il lavoro.
Clio avverte il cambiamento.
Clio
“Non mi stai più contrastando.”
Kaalia (calma, con il respiro colmo di promesse e desideri)
“No.”
Un passo avanti.
Non per essere guidata. Per restare.
Le dita di Kaalia tornano sul nastro di seta. Non lo tirano. Lo sfiorano appena, seguendo la linea del collo, poi scendendo con deliberata lentezza lungo il tessuto dell’abito.
Clio inspira.
Il campanellino vibra.
Kaalia non accelera.
È quello il punto.
Le sue mani non cercano di dominare.
Esplorano con la certezza di chi conosce ogni reazione.
Quando le sue dita si fermano — intenzionalmente — in un punto che fa cambiare il ritmo del respiro di Clio, non dice nulla.
Non sorride.
Non commenta.
E questo è nuovo.
Clio sente la differenza.
La vecchia Clio avrebbe reagito subito, ribaltando la scena.
Ma Kaalia non le offre appigli.
Si avvicina ancora, le labbra che sfiorano appena la linea della mandibola di Clio — non un bacio pieno. Solo un accenno.
Un sussurro.
Kaalia
“Non guidare.”
Non è una sfida. È un invito.
Le mani di Clio, che fino a un attimo prima controllavano, restano sospese. Per un istante — uno solo — esitano.
Ed è lì che perde il controllo.
Non perché Kaalia sia più forte.
Ma perché Clio… vuole.
Le sue dita si stringono istintivamente contro il tessuto dell’abito di Kaalia. Non per dominarla — per trattenersi.
Il respiro si spezza appena.
Gli occhi azzurri non sono più calmi. Sono vivi. Ardenti.
![]() |
| L'Alba è vicina. |
Kaalia continua. Lenta. Precisa.
Conosce ogni punto in cui Clio si irrigidisce… e ogni punto in cui si scioglie.
Quando finalmente le loro labbra si incontrano, non è un bacio guidato.
È fame trattenuta troppo a lungo.
Clio risponde — ma non orchestra. Non misura. Non dosa.
Per la prima volta, è lei a inseguire.
Le mani che prima erano calcolate ora cercano. Trovano. Ritornano.
Il campanellino vibra più forte.
Quando si separano per respirare, è Clio a parlare per prima — e la sua voce non è perfettamente stabile.
Clio
“Questo… non era nei miei piani.”
Kaalia sorride, appena.
Kaalia
“Lo so.” Clio la guarda. E ride piano.
Non è la risata della seduttrice.
È quella di una donna che ha scelto di fidarsi abbastanza da lasciarsi andare.
E la notte — finalmente — non vede più una paladina che controlla.
Vede una donna che ama teneramente, profondamente, in ogni suo verso, mortale, carnale, terreno e spirituale un'altra.
Ancella e Sorriso.
Paladina e Sacerdotessa.
Una notte di quiete, un'alba di promesse che si sarebbero consumate ora nel loro talamo nuziale, una giornata radiosa e tranquilla in un mare di avversità.
- Leo "Lordgirsa" d'Amato-
#clio
#kaalia #lathander #forgottenrealm
#sapphic
#saffico #amore #fantasy #lesbian
#mirabar #faerun
#romance
#love #rpg #gdr3.5
#dandd #dungeonsandragons
dungeons&dragons
fantasy
gioco di ruolo
roleplaying game

















