venerdì 20 settembre 2019

VistoIeri - Gods Of Egypt di Alex Proyas con Nikolaj Coster-Waldau, Courtney Eaton e Élodie Yung

[Disclaimer: tutti i nomi e le immagini coperte da copyright appartengono ai rispettivi proprietari: non si intende ledere alcun diritto. Tutto quanto citato, nomi, immagini e situazioni si intendono utilizzati per scopi puramente dimostrativi e di recensione]

Primo appuntamento con la prima e nuova rubrica del Buco. Si, scritta così non suona bene, ma alla fine siamo cresciuti, noi anni '80, con lo slogan della caramella Polo, " il buco con i gusti intorno ".
Perchè una rubrica intitolata "VistoIeri", ci si potrebbe chiedere?
E perchè parlare di un film che non è nemmeno recente e, a detta di molti, anche poco attraente come Gods of Egypt?
Andiamo ad incominciare

Da sinistra: Élodie Yung, Nikolaj Coster- Waldau, Gerard Butler e Courtney Eaton



Il motivo principale per intitolare così la rubrica è semplice: salvo che una persona abbia una giornata da 36 ore, come invece molti influencer e youtuber di fama fanno credere, è improbabile riuscire a stare dietro alle uscite sempre più serrate di film e, soprattutto, serie televisive; difatti, leggere nei blog o udire su YT gente che asserisce di conoscere bene per poter recensire, avendo visto - o rivisto per poterne "parlare con precisione" - intere stagioni di sei, otto, dieci o dodici puntate da quaranta minuti /un'ora l'una oramai mi fa sorridere. Quasi quanto mi fa sorridere notare che la gente ci creda.
Semplicemente, udite udite, youtuber, blogger, influencer e altri si fanno aiutare da altre persone di fiducia, si dividono la quota di serie o film da vedere e poi lavorano sulle relative recensioni: che, a tempo perso, portano via un sacco di ore.
Persino per un articolo come questo, senza pensieri e amichevole, il minimo saranno due o tre ore, per dire.
Quindi, "VistoIeri" perchè le persone normali, che hanno uno o due lavori e magari un paio di bambini a cui badare, hanno un monte ore di tempo libero pari a una, due al giorno, se pure: ergo, recuperano anche grandi successi - un #Avengers Endgame a caso - con notevole ritardo, magari comprandosi i film se beccano una offerta o se li passano in televisione: questo, ammettendo ovviamente e sempre per assurdo, che non ci siano bambini che monopolizzano la stessa con Peppa Pig, Sam il Pompiere, I Gormiti o la decimillesima serie delle WinX.

Il motivo, invece, per cui parlare di un film come Gods of Egypt, uscito alcuni anni fa, è più semplice.
E' un film piacevole, ingiustamente stroncato da quasi tutti, per quanto alcuni personaggi di mia stima come #Victorlaszlo88 l'abbiano anzi promosso, che ha diversi spunti interessanti ed elementi indiscutibilmente gradevoli: uno su tutti, il divertimento.

Il film di Alex Proyas, uscito nel 2016, ha molte delle caratteristiche tipiche del cinema di questo regista egiziano, nato da genitori greci e naturalizzato australiano: fotografia e (computer)grafica di alta qualità, ricerca di effetti visivi che possano stupire o lasciare concentrato lo spettatore su di essi più che sulla storia - lo stesso Il Corvo, con lo sfortunato Brandon Lee, offriva atmosfere, inquadrature, panoramiche o scenografie molto evocative, pur essendo la storia straordinariamente semplice - il tutto mescolato con personaggi di un certo carisma in cui il contesto è, quasi, un personaggio aggiunto.



SINOSSI
La trama, a grandi linee, vede l'Antico Egitto calato in un contesto fantasy nel quale le divinità, esseri quasi eterni ma non immortali vivono a stretto contatto con gli uomini: sono esseri alti quasi due volte una persona media, dotati di straordinarie capacità fisiche o mentali e in grado di assumere una forma combattiva che richiama un ibrido uomo-animale (per esempio, Horus assume una forma umanoide che richiama un falco, Seth quella di un cenobite umanoide e così via) che ovviamente dona ad essi una ancor più radicale potenza. Nel giorno in cui Osiride, figlio del dio sole Ra (un inatteso Geoffrey Rush) e re d'Egitto, sceglie di abdicare a favore del figlio Horus (Nikolaj Coster-Waldau, il Jamie Lannister di Game of Thrones) ecco che Seth, interpretato da Gerard Butler, si presenta per "un colpo di stato", assassina il proprio fratello Osiride e con uno stratagemma acceca Horus.
Da li, inizia un piano per il controllo assoluto del Creato che, all'apparenza senza guizzi o colpi di scena, rivela invece una o due idee sul perchè il cattivo faccia quello che fa che appaiono indovinati.
Dal canto suo, Horus/Nikolaj (che evidentemente se non perde pezzi del corpo non è a proprio agio) dovrà iniziare un "cammino dell'eroe", imparare la lezione di umiltà, fidarsi del prossimo, e così via.
E chi è "il prossimo"? Un ladro, un umano, di nome Bek, classico Caotico Buono di questi film che non si fida degli dei ma per amore della propria compagna, Zaya (interpretata dalla bellissima Courtney Eaton) decide di aiutare Horus, creando un improbabile connubio.

Geoffrey Rush è il Dio Ra, del Sole. O Ra Dio, della musica.

PENSIERI VARI
Il film si sviluppa secondo due vie: da un lato, quello dell'omaggio/citazione: sia a molti film fantasy classici, sia al cinema supereroistico di qualche anno fa sia, per musiche e ambientazioni, allo Stargate di Ronald Emmerich fino, strano a dirsi, Indiana Jones - Bek come il piccolo aiutante di Indy è parallelo meno azzardato di quanto si creda. Dall'altro, pur non temendo di saccheggiare questi illustri precedenti cerca di presentare qualcosa di nuovo.
Il nuovo è la mitologia egizia che pur calata in un contesto hollywoodiano da peplum in cui persone dai tratti occidentali si fanno passare per credibili egiziani quanto io posso sembrare esquimese, pure è uno spettacolo: la pesa dell'anima, che deve essere più leggera di una piuma, la Terra che, vista dall'alto, appare piatta secondo la concezione dell'epoca, il pantheon egiziano, le varie divinità e il loro "campo" di competenza, fino alla motivazione dell'alternanza giorno/notte sono tutte piccole e grandi chicche che dimostrano che il film, pur essendo una mezza tamarrata, è stato fatto con una certa cura e rispetto della materia originale o di ispirazione.



Ci sono creature mitiche, visioni dell'aldilà , demoni e molto altro da scoprire in questo cammino assieme ad Horus e Bek, ciascuno dei quali ha il proprio interesse romantico da difendere, il primo la dea dell'amore Hator (un'altrettanto bellissima Élodie Yung), il secondo Zaya.
Le scene d'azione sono curate, le battaglie in CGI coreografate con la giusta cura e non si abusa troppo del rallenty: una volta accettato che quasi tutto è in computer grafica e che i paesaggi e le ambientazioni  reali sono probabilmente una manciata, ci si abitua a colori, fotografia, luci e quant'altro che rendono il film una piacevole esperienza visiva.
I dialoghi non sono esattamente il punto di forza della pellicola e pur non abusando di frasi stereotipate si comprende che Gods of Egypt è un film d'azione semplice, per famiglie quasi, che se fosse uscito anche solo cinque anni prima sarebbe risultato molto più gradito ad una fetta di pubblico che l'ha, invece, demolito forse prima ancora di vederlo.

Horus nella sua forma combattiva


POLEMICHE
Ma perchè questo astio? All'uscita del film moltissimi, specie tra i critici, hanno criticato questa pellicola giudicandola insulsa, datata, poco affascinante; ed il pubblico in un certo senso si è accodato a questa tendenza, demolendo quello che alla fine è un semplice prodotto di intrattenimento, valido per quello che è, confezionato adeguatamente e che non si prende granchè sul serio. Per tanti il film è stato oggetto di critiche, tuttavia, solo in base alle cosiddette prime impressioni, ai trailer, a ciò che si pensa- attenzione - del film e non a ciò che il film invece costituisce quando e se si sceglie di dargli una possibilità andandolo a guardare.
Proyas dal canto suo ha sbottato in post su facebook affermando che i critici non comprendano il suo cinema, che effettivamente in passato  è stato sempre dapprima fortemente criticato e svilito, e solo in seguito rivalutato fino ad elargire ad alcune sue pellicole lo status di culto  (Il Corvo, Dark City - uno splendido film a cui la trilogia di Matrix deve probabilmente il 60-70% della sua esistenza - ma anche Io Robot che pur centrando poco con la materia originale risultava un divertente action). In soldoni, ha paragonato i critici a degli avvoltoi che banchettano sulle carcasse di animali morti, quasi godendo degli altrui fallimenti e chiamati a compiacere la massa dando ad essa ciò che vuole ascoltare, leggere, sapere, uniformando e massificando i giudizi, in base ai quali nella illogica logica di internet non ci sono vie di mezzo e un prodotto è o un capolavoro oppure una bruttura, spogliando nel caso di una pellicola il cinema dalla sua funzione primigenia, che è e resta l'intrattenimento, sia che si veda un film maiuscolo come la trilogia de Il Signore degli Anelli, sia un riconosciuto disastro come il famigerato Batman e Robin di Joel Schumacher .


"La bellezza del Nilo": dagli torto


Ora, per quanto GoE non sia sicuramente un film di cui molti si ricorderanno dopo la prima visione, personalmente l'ho trovato un ottimo passatempo: difatti, pur spogliando -ehm... termine non casuale - la pellicola della bellezza della Eaton o della Yung, della simpatia e presenza scenica di Nikolaj Coster-Waldau o di Gerard Butler, delle scenografie, paesaggi e la CGI, il film resta semplice e lineare, di intrattenimento e abbastanza scacciapensieri. Il classico film da 6 e mezzo, 7, che non ha pretese salvo quello di far passare un'ora e mezza serenamente.
Ma il voto, appunto, lascia il tempo che trova: si è così assuefatti a dover dare giudizi, numeri, voti, da dimenticare spesso che c'era una innocenza, fino a dieci anni fa, con cui si misurava il mondo cinematografico: oggi tutti si improvvisano recensori, sapienti, esperti, critici, blogger (in un certo senso anche io), "hovistotantifilmdaessereunochenesa" e così via.
Personalmente, credo che ogni cosa, film, libro, serie tv, quadro, melodia, scultura, vivano nel giudizio di ciascuno di impressioni, sensazioni, emozioni. E quelle sono, appunto, proprie, non generali o oggettive.
Certamente, ci sono delle regole di "grammatica" quando si scrive o dirige un film per le quali si può dire che ci siano guizzi di regia, errori come scene action confuse e scavalcamenti di campo...ma alla fine tutto si riduce ad un: "mi è piaciuto/non mi è piaciuto".
Questo obbligo di sezionare un prodotto come se si facesse l'analisi parola per parola di una frase -soggetto, verbo, complemento oggetto, avverbio eccetera - trovo che tolga la poesia e la capacità di empatizzare con esso, riducendo tutto ad una sorta di analisi chimica.
E' la stessa differenza che passa tra il godersi un tramonto o un dipinto e cercare di analizzarne in base alla tabella periodica da cosa sia composta ogni sfumatura del colore.

Una delle chicche: la Terra vista come piatta


Rispetto a film oggettivamente stupidi o solo noiosi come Shark-Il Primo Squalo, questa pellicola di Proyas garantisce sicuramente divertimento e leggerezza, e personalmente lo raccomando.
L'adattamento italiano è molto buono e Letizia Ciampa a cui hanno affidato la Eaton o il solito grande Luca Ward per Seth/Gerard Butler danno quel quid in più che la versione originale non conosce, ovviamente.
Completa il cast più noto Chadwich Boseman che è Thoth, il dio della saggezza e sapienza, attore giunto alla ribalta grazie al Marvel Cinematic Universe in cui interpreta Tchalla/Pantera Nera.

Con pratica tecnica di moltiplicazione. E' un tipo solitario...

Tirando le somme, se ne consiglia la visione, specie se in blue-ray: graficamente è molto piacevole e il comparto audio sicuramente merita un punto dato richiama le tipiche melodie di questo genere di film: oltre ai già citati Star Gate e Indiana Jones, non si può non respirare anche l'aria di La Mummia con Brendan Fraser.
Date le premesse, peraltro, è ampiamente improbabile che si metta in cantiere un qualsiasi seguito, quindi questo film va visto per quello che è, un esponente solitario del genere fantasy secondo le dinamiche di Hollywood.