mercoledì 8 settembre 2021

VistoIeri: Evangelion 3.0+1.0: Thrice Upon a time, l'ultimo capitolo della tetralogia Rebuild di Hideaki Anno

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e quanto segue viene estrapolato per diritto di citazione
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Se c'è una cosa che ho imparato, anche da casual watcher di Evangelion è che la cosiddetta prima non è mai quella buona: che si tratti del numero di volte in cui si deve riguardare l'intera serie, episodio per episodio dei 26 trasmessi tra il 1995 ed il1996, o che sia il rigirare per TRE volte la saga (serie "classica", i due film Death & Rebirth e End of Evangelion e, infine, questa tetralogia intitolata Rebuild), di solito serve un numero, il tre appunto, che non può essere casuale.
Anzi, il 3 volte +2 (il 3 sta nel 26 sette volte con avanzo di 2). 
Od adesso il 3+1, dato il numero 4 in Giappone non viene usato dato porta male e il kanji richiama la parola "morte", ragion per cui persino negli ospedali il quarto piano non esiste.
Cosa? Dite che è uno sparare numeri a caso?
Bè, non è che questa serie sia tanto più coerente, eh.




E speriamo non arrivino a rompere per il copyright


Dopo aver visto circa due/tre volte Evangelion 3.0+1.0 Thrice Upon a Time, nonchè averne riviste alcune scene, qua e la, come passatempo/riempitivo, resto ancora oggi perplesso circa questo quarto e, si spera, ultimo capitolo di Evangelion: esattamente come la prima volta che l'ho visto e, se possibile, con qualche domanda in più.

Per me, che pure ne sono stato un usufruitore casuale, non avendo mai avuto la fissa di seguire gli anime su MTV ma recuperandoli sempre in seguito, questa di Hideaki Anno è stata una bella opera: non posso definirmi una persona in fissa con NGE pur avendone apprezzato tantissimo le tematiche, le idee, gli spunti e, in generale, l'opera in sè. E si, ho apprezzato anche i fin troppo ermetici episodi incriminati, 25 e 26, che il mondo ha amato odiare e odiato amare; ma dato sono uno dei pochi sulla Terra che non ha trovato orrendo l'epilogo di Game of Throne immagino di non fare esattamente testo, a questo punto. 

Dopo un primo lungometraggio, 1.0 You are (not) alone con molta azione e poche seg riflessioni escatologiche, filosofiche, antropologiche ed altre parole "-iche", ed un secondo, intitolato 2.0 You can (not) advance, in cui idealmente c'erano ottime battaglie, moltissima introspezione, ed altre battaglie con epilogo strafigo ma anche in quel caso da capire visto che nessuno spiegava nulla in maniera espressa, come tanti sono rimasto investito, sconvolto e turbato dal capitolo 3.0 You can (not) redo in cui le tante premesse venivano disattese: d'accordo, Rebuild non è un remake puro e semplice di Evangelion, ma tutta una sua rilettura in modo da far scoprire ai nuovi potenziali appassionati questo mondo fatto di mecha che non sono mecha, di angeli che non sono angeli, di genitori che ...no, niente, sono disgraziati e basta.
Un rifacimento, dunque, per quanto per molti l'errore comune in cui si è caduti - io stesso, agli inizi di questa tetralogia- è stato che Hideaki Anno volesse provare a spiegare, in modo diverso, come la storia di Evangelion si fosse in effetti conclusa.
Ma così non era, e difatti così non e' stato.
Rebuild è un progetto che, in sostanza, parla una lingua nuova per veicolare messaggi, personaggi, storie e idee vecchie: vecchie nel senso di già note, diffuse, presentate.
E, personalmente, è proprio questo un punto debole, ma non nel senso che si potrebbe immaginare.
Contrassegniamo questa debolezza come "Umbelical Cable Problem", problema del cordone ombelicale, che non a caso oltre a prestarsi bene a esprimere il mio punto di vista, richiama anche la modalità di alimentazione di questi robottoni così iperrealistici da avere bisogno pure di una batteria ausiliaria per agire, e non sono come Getter, Mazinga, Gundam ed altri che funzionano ad energia infinita o, meglio, ad energia .


Un sempre eccellente mecha design ed un notevole comparto visivo


Tornando alla recensione, dunque, questo quarto capitolo mi ha lasciato perplesso ed in pari maniera, forse, deluso: glisserò sulla CGI che spesso era brutta - non solo mal fatta o "si poteva fare meglio", come qualcuno ha detto su Youtube o scritto in rete perchè, no, era semplicemente brutta, armonizzandosi malissimo con l'animazione tradizionale 2D - perchè è il problema minore, oserei dire insignificante. La grafica in sè era anche molto piacevole, a tratti notevole ma le stesse battaglie sono caotiche e confusionarie e per quanto possa capire chi apprezza anche i "dipinti" della vita quotidiana che vengono mostrati a richiamare una sorta di Giappone del Dopoguerra, pure si nota troppo la differenza tra le scene nel villaggio, in cui il trio si ricostruisce una vita - o perde la testa, morendo Rei per la trentesima volta - e quelle a bordo della Wunder, degli Eva e, in generale, quando c'è da combattere.

Questo pensiero, però, riguarda l'estetica dell'opera , e su quella posso essere indulgente, finanche colpito positivamente, a voler essere generosi - tranne per la CGI, li non sento ragioni.

Ma la storia narrata? Si chiudono, o almeno chiariscono, senza simbologie astruse, voli pindarici, conoscenze umanistiche, filosofiche, metafisiche eccetera le porte (del GUF) aperte dal capitolo precedente?
La risposta, purtroppo, è negativa: non perchè non ci siano risposte gettate in faccia, altre sventolate davanti agli occhi e alcune pure solo lasciate all'intuizione dello spettatore alla decima pera di Voltaren, ma perchè serve anche la coerenza e le motivazioni alla base di una spiegazione.
Va "giustificato" il tutto: se al termine di Captain America anzichè trovare Steve Rogers nel ghiaccio dove ho visto schiantarsi il suo aereo, mi venisse detto o mostrato che l'eroe è stato ripescato mentre era in orbita, attorno alla Terra, potrei ANCHE accettarlo, pur non essendo detto io debba farlo, ma andrebbe spiegato come mai sia accaduto.
Qui è lo stesso: accadono cose A, ci sono epiloghi D, E ed F ma manca in toto il passaggio attraverso B e C, e questo già rispetto ai capitoli precedenti: Shinji per esempio, all'inizio del terzo capitolo, veniva ritrovato nello spazio, dopo 14 anni di sonno o ibernazione, preservato il suo sepolcro persino da un Angelo con Asuka chiamata invece ad affrontare altri Evangelion "artificiali" simili a quelli che la uccidono in The End of Evangelion.




Perchè? Come ci è finito li?
Perchè gli Eva smettono di aver bisogno di assecondare la loro stessa logica di base, ossia cavo dell'energia, feedback di dolore dato ai propri piloti che si, soffrono, ma pare ricevano più fastidio vero che dolore reale e molti altri dettagli?
Perchè e come Misato si mette in urto con Gendo/Genzo/Gianni?
Come e perchè si riesce a creare una simile squadra di Evangelion della Nerv che richiamano a Death & Rebirth e a End of, d'accordo, ma qui andrebbero di nuovo contestualizzati? E una nave volante come la Wunder e le altre contro cui si scontra? Da dove escono le risorse per farlo, banalmente, quando nella serie classica si vedeva che pure riparare un Eva costava quanto il PIL di un paio di stati?
Qualcuno spiega qualcosa sulla luna nera, le lance, il ruolo di Kaworu ed il loop che lo porta a tornare e ritornare e tutto il resto gettatoci in faccia in precedenza?
La risposta a tutte queste cose, checchè si dica, è rispettivamente "no", "perchè si", "no", "perchè si" (x2) e "no". Deve esserci una specifica ciclicità anche qui, nelle mie domande: oddio, sono finito anche io in un loop.

Per cui, ricollegandomi a quello che scrisse il Dottor Manhattan nel suo blog, l'Antro Atomico, a proposito del 3.33, debbo tornare a chiedermi il "fin dove" sia lecito spingersi per cercare una intuizione ed una comprensione di una storia ermetica e dove sia masochismo invece spingersi per cercarne a tutti i costi una. Dove sia lecito che lo spettatore debba farsi il proprio film perchè il regista e lo sceneggiatore lasciano alla nostra intuizione e comprensione le chiavi di lettura adatte a comprendere l'opera o almeno coglierne il messaggio e dove sia, invece, mera pigrizia, esercizio di stile, gusto di fare le cose strane per farle strane e, peggio ancora, dire cose strane pensando che così suoni figo e non invece frustrante da matti.

Ah, è l'addictional impact.
Ah, è l'Eva Imaginary.
Ah, Maria Iscariota.
Ah, possiamo usare i materiali della luna nera per creare una terza lancia (?!?).
Ah, ma va*******o!


Oltre ai tre childern classici, ecco Mari 

Al netto della protolingua cannarsiana, che qui per fortuna non c'è, ammetto che pur non definendomi stupido - pur restando ancorato al principio di non aver capito quasi nulla di Donnie Darko, per dire - e amando anzi le storie complicate in cui devi ragionare e fantasticare assieme, spingendoti molto in la per capire o anticipare le scelte di un regista o di uno sceneggiatore, in questo ultimo capitolo della tetralogia tante volte non ho capito davvero un'acca di che cosa stessero dicendo i personaggi o, meglio, DI COSA stessero parlando, tant'è che ho dovuto tenere sempre i sottotitoli attivi pur con l'audio in italiano per essere sicuro di capire, leggendo, almeno le parole che pronunciavano.

Per quanto abbia apprezzato la serie classica del '96 compresi i famigerati episodi 25 e 26, credo che NGE nel format Rebuild sia fruibile solo da chi ha avuto pure per caso o occasionalmente modo di leggere qualche teoria, speculazione, documentarsi insomma e sappia che cavolo possa essere "la camera del Guf" o a cosa miri il Progetto di Perfezionamento dell'Uomo o cosa sia anche spiritualmente e filosoficamente l'AT Field pur senza un master in filosofia e antropologia.

Se io, o noi, riusciamo anche solo ad intuire tuttavia le cose che accadono perchè accadano, è solo perchè, che lo si accetti o meno coscientemente nessuno è davvero un "vergine" di NGE: tutti veniamo da decenni di speculazioni, pure occasionali articoli, approfondimenti, letture, in cui qualcuno ci ha enunciato i fondamentali e qualcun'altro è andato piu a fondo spiegando altri concetti.

Se mostrassi Thrice upon a time a mio figlio anche tra tre anni (ne avrebbe dieci in quel caso), e trascurando i contenuti o le scene forti presenti, sono abbastanza sicuro che non capirebbe un accidente di nulla: e questo perchè se tutti noi ci spogliassimo di quello che sappiamo od intuiamo seguendo quest'opera da quasi un quarto di secolo, se facessimo per davvero tabula rasa di tutto quello che in questi venticinque anni abbiamo appreso e cercato di capire teorizzando o trovando conferme, se restassimo insomma al mero testo italiano che i doppiatori recitano -secondo me anche loro capendo poco, dato la doppiatrice di Mari spesso sembrava davvero stesse leggendo le battute a causa della poca enfasi che ci metteva- ebbene, anche in lingua italiana molte di quelle rivelazioni o frasi significano poco o nulla perchè manca il contesto.

A parte i "miao" irritanti ed inutili di Mari - povera Monica Ward - perchè è un personaggio oggettivamente oggettivizzato e gettato via, anche al netto dei tentativi di chi vorrebbe giustificarne il ruolo,  una cosa che ho sempre odiato di certi anime, specie dei film che in poche ore condensavano una serie anime di svariate, tipo Shin getter Robot the last day - è quando i personaggi capiscono, o sanno, senza contestualizzare e spiegare allo spettatore.
LORO comprendono e hanno epifanie, tu no. 

"Si, ho capito!"
"Oh, non pensavo capitasse quello"
"Ma che cos'è?" "é l'addictional impact o, meglio, l'eva imaginary"
"Finalmente ha inizio"
"Creeremo una terza lancia"
"Dio ci ha donato la Lancia della speranza, Cassius, e la Lancia della Disperazione chiamata Longinus. Sono andate perdute ma la volontà del mondo di tornare a com'era ha creato un'altra Lancia, Gaius. Anzi, la lancia della Wille. L'umanità con la propria volontà e saggezza è arrivata a tanto, e senza l'aiuto di Dio."

Queste non sono, a mio giudizio, rivelazioni o concetti esposti in modo coerente e contestualizzato, bensì sono solo frasi buttate a casaccio per sembrare fighi ed intelligenti quando è solo un fare strano per il gusto di farlo strano.

Non è narrativa, è gusto di stupire, è tentare a tutti i costi di sembrare ricercati quando c'è povertà assoluta di contenuti.


E' la mia espressione cercando di seguire la storia: solo,
con lacrime di sangue. Shinji-baka...

Gli incriminati episodi 25 e 26 della serie "classica" erano sicuramente un casino, nati per compensare anche la povertà del residuo budget per concluderla,  non erano per nulla quello che qualsiasi spettatore si aspettava ma, messi assieme al percorso di Shinji potevano trovare un significato anche per chi, in quel lontano 1996, primi anni 2000, non aveva una rete internet a cui sacrificare un capretto a 56k per avere risposte dalla rete perchè i forum, i fan e le speculazioni erano quello che erano, nascenti, gestiti da appassionati senza nozioni e mancava ancora la Grande Mente Collettiva. Erano un azzardo, quegli episodi, giocavano troppo con le aspettative (tradite) dello spettatore medio ed erano un palese calcio nei testicoli proprio per il pubblico a cui sembrava essere invece diretta quest'opera: volete la risoluzione con esplosioni badabum, il lieto fine, il finale col tramonto e i piloti ai piedi dei loro Eva fighi e i capelli scompigliati dal vento, la classica frase "saremo sempre qui se gli Invasori dovessero tornare", ed invece vi viene dato l'epilogo morale, umano e spirituale, l'atto di crescita del protagonista che incarna anche l'autore stesso.

Di come Shinji e Gendo Ikari siano in sostanza lo stesso Hideaki Anno ci sono tonnellate di forum e video che ne parlano, quindi non indugerò su questo punto.

Tornando però a quelle rivelazioni di cui sopra, oggi noi  le diamo per buone solo perchè siamo assuefatti ad esse, perchè, di nuovo, ci hanno detto che il piano di Gendo fosse uniformare tutte le coscienze in una sola per creare di nuovo un Uno che accostasse l'umano al divino, o che gli Eva siano cloni del primo Angelo o che il piano di Kaworu fosse... bho, immolarsi dopo che ha capito che l'hanno trollato e li non c'era Adam ma Lilith.

Ma tutte queste cose siamo certi sia stata la serie o, adesso, questi film a dircele oppure sono cose che ci portiamo dentro perchè sono tipo 25 anni che parliamo di questa serie e oramai persino i gatti conoscono termini, storie, personaggi di NGE?

Ed ecco quindi il problema di cui scrivevo in apertura, l'Umbelical Cable Problem di Hideaki Anno: nessuno si accosta ad Evangelion non sapendo per nulla di cosa si parli.
Chi lo fa consapevolmente, ossia cercando di vedere Evangelion perchè incuriosito anche solo dal passaparola, ha già un piccolo ma significativo bagaglio di nozioni che ne inficiano la purezza della visione; chi non ha nulla di questo e funge da casual watcher totale, chi è davvero un'anima pura usando terminologia di NGE, difficilmente capirà qualcosa di quest'opera, concludendola per curiosità o mollandola perchè si annoierà a metà del terzo capitolo durante il quale non si spiega un accidente di ciò che è accaduto, in raccordo, tra questo ed il capitolo precedente, il secondo.

E, da ultimo, il Umbelical Cable Problem è anche la consapevolezza che Evangelion è finito, bene o male o benemale nel 1996: narrare, o rinarrare non può cancellare quello che c'è stato e chi ha visto quella serie non potrà non storcere il naso davanti a questa rilettura che è si un esercizio di stile e estetica notevoli ed interessanti, o un discreto fan service tra Rei, Asuka e sua maestà dei feticismi, Mari, anzi, Maria Iscariota - perchè si sentiva la mancanza di altri dettagli con cui incasinare la testa dello spettatore a venti minuti dalla conclusione dell'opera - ma è terribilmente povero di tutto il resto.
E' pur vero che quattro film non sono una serie tv perchè 26 episodi a 24 minuti circa l'uno sono  più di dieci ore di proiezione contro le sette complessive della tetralogia, ma è anche vero che si è spostato il focus su molta più azione tagliabile mentre le paturnie psicologiche sono solo accennate a favore di spiegoni occasionali e cose eccessivamente visionarie.


Fan service a costo zero: già immagino le fan art...


La bellezza di NGE era proprio che ci fosse un realismo assurdo, e che SI, magari l'Eva 01 andava in berserk ("stato di furia", cit) e si autoalimentasse ad un certo punto,  ma tutto questo per motivi unici nel loro genere, o che gli Eva fossero bambolotti senz'anima a corrente e batterie, alla fine, o che i mitra ed i coltellazzi fossero cose vere, tangibili, o i proiettili pesassero abbastanza da sfondare strada e auto quando cadevano o che servissero dozzine di elicotteri per trasportare questi colossi organicimetallici dato che non c'era la fantascienza dei robottoni di Nagai e qui non si volava con un Jet Scrander alimentato a #credici.

C'erano cavi di cui si percepiva la pesantezza, c'erano movimenti misurati e a volte goffi alla Pacific Rim (il primo film, almeno), c'era la sensazione di muovere macchine biologiche guidate in base alla sincronia cerebrale, e tante altre cose che non ti facevano dubitare che quelle cose fossero vere e che non fosse possibile, al contrario, aspettarsi un Mazinga o un raggio laser dagli occhi perchè, appunto, "poco verosimile"e cartoonesco.

Tutto quello che ho visto in questo "3.0+1.0" - chiamato così per il discorso del "quattro" che in Giappone porta male, per quanto suoni  da schifo come titolo; è molto meglio e rivelatore il sottotitolo thrice upon a time, "c'era tre volte" visto che sono tre volte esatte che si rinarra tutto - è una specie di anime con robottoni con l'inserimento a viva forza di spiritualità e messaggi religiosi e umanistici confusi lasciati in giro qui e li, che ha perduto la sua raison d'être a favore di una spettacolarizzazione ostentata in cui ti mostrano che hanno fatto questo ultimo "rebuilding", una ricostruzione, perchè si, potevano farlo e volevano stupirti con effetti speciali, un po' come Frozen 2 con l'unica differenza che anche li la storia aveva poco senso ma almeno la grafica era incredibile sul serio.

Non so, sinceramente, cosa pensare a questo punto di questo ultimo capitolo e, più in generale, di questa tetralogia.


Non si può negare lo stile visionario e la bellezza artistica 


Chiunque in rete potrebbe dire, accodandosi al trend dell'essere snob, che si tratti di opera pregevole e che la saga meriti perchè condensa il meglio di NGE; così come in rete c'è una percentuale probabilmente altrettanto alta di persone che le demoliscono perchè, ironia, sostengono che Rebuild condensa il peggio di Eva.
Personalmente io, come credo altri, mi colloco nel mezzo: questa tetralogia condensa il meglio ed il peggio di NGE, estremizzando però troppo le cose positive, che diventano stucchevoli quasi, e le cose negative, che in parte divengono tollerabili o passabili.

Personalmente non so nemmeno se sia contento o meno di aver seguito i vari capitoli: probabilmente, se dovessi scegliere, direi che solo i primi due valgono appieno la visione e offrono decisamente il meglio di tutta la serie classica pur con qualche sbavatura, mentre gli ultimi due rappresentano, a mio giudizio, il peggio della stessa pur con qualche inserimento piacevole qua e la.

Tuttavia, la domanda rimane:
vale la pena cimentarsi e spolparsi daccapo tutti gli episodi della tetralogia? Ha senso dare tanto credito ad un'opera che adesso come adesso a me sembra un po' fuori tempo massimo e che SE aveva qualcosa da dire, giusta o sbagliata, ciò è accaduto più di vent'anni fa mentre ora sembra solo un pupazzo senz'anima (del commercio)?
Il che è ironico, parlando degli Eva.

Come sempre, Lordgirsa chiude.


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