martedì 22 settembre 2026

[Speciale] Le Cronache di Lordgirsa: Attack On Trote, ovvero La Leggenda dei Trote e dell'incantesimo Strikus Maximus

 

Tutti i nomi e le situazioni riportate che sembrano riferirsi a persone reali ... richiedono un tiro di Conoscenze Locali (Youtube).



Prologo – Gli archivi di Palànthas

Negli immensi archivi di Palànthas sono custodite cronache di guerre, imperi, draghi, magie proibite e destini incrociati.

Vi sono storie di eroi caduti, di reami distrutti e di dèi dimenticati.Alcune narrano le imprese di valorosi cavalieri, altre raccontano di oscuri stregoni che tentarono di piegare il destino stesso alla propria volontà.
Eppure, tra gli innumerevoli volumi della grande biblioteca, ve n'è uno che racconta una vicenda assai singolare.
Questa è la storia di due celebri cantastorie, di tre bardi irriverenti, di misteriosi sigilli rossi e di una pergamena giunta dalla lontana città di Palermor.

Una storia che i posteri avrebbero ricordato con un nome destinato a entrare negli annali di Yutùbia e del menestrello, Lordgirsa, allievo di Astinus di Palànthas, che è qui a narrarla.



ATTACK ON TROTE

ovvero La leggenda dei Trote e dell’Incantesimo Proibito Strikus Maximus

Capitolo I – Il Regno dei Trote

C'era una volta, nelle remote terre di Yutùbia, un prospero reame conosciuto con il nome di Cuorlandia.

Era una terra meravigliosa, abitata da mercanti, artigiani, menestrelli e migliaia di piccoli avventurieri che ogni giorno si radunavano nelle piazze per ascoltare storie di magia, amicizia e amore, liberamente ed in armonia.



Tra tutti i cantastorie del regno, due erano diventati particolarmente celebri, due elfi acquatici provenienti dalle azzurre distese del Mare di Scylla.

Il primo si chiamava Luìndar, un giovanissimo elfo acquatico dal sorriso smagliante e dalla parlantina capace di incantare persino i draghi più diffidenti, mentre la seconda era Sofìriel, anch’ella una giovane elfa dai modi gentili, che possedeva una voce talmente melodiosa da attirare folle di piccoli ascoltatori.Insieme, i due elfi acquatici sprizzavano carisma over Nine Thousand, il massimo grado di approvazione su scala Meme dell’Internet.

Gli elfi acquatici di Scylla, Sofiriel e Luindar

Insieme avevano fondato una compagnia esclusiva e riservata conosciuta come i Trote, viste le loro origini marine, che poteva venire impiegata per lanciare e consolidare la loro arte, la loro oggettiva bravura e rendere anche un lucroso guadagno per tutto ciò che atteneva la loro immagine.

Le loro avventure venivano raccontate in ogni angolo del reame, le loro ballate risuonavano nelle abitazioni dei sudditi e il loro stemma, composto da un cuore rosa e uno azzurro attraversati da un pesce argenteo, una trota di mare appunto, era ormai riconoscibile persino nelle terre più lontane.

Ben presto, intorno ai Trote, sorse un fiorente commercio ed i mercanti che lavoravano per loro  vendevano bambole, amuleti, tuniche, pergamene illustrate, balocchi e ogni genere di manufatto recante l'effigie dei due Cantastorie.

I bambini li desideravano ed i genitori, desiderosi di rendere felici i propri figli, aprivano le proprie borse e acquistavano quanto potevano permettersi e, spesso, più di quanto potevano pur di rendere felice la loro prole.

La fama dei Trote divenne così grande che si raccontava che persino Smaug, venuto a conoscenza dei loro commerci, avesse esclamato:

«Pirla io che ho trascorso secoli a saccheggiare regni interi per accumulare il mio tesoro, quando potevo limitarmi a farmi amico dei bambini!» Ma lui era un malvagio dal cuor nero, e non capiva la grandezza dei Trote.

Smaug si rende conto di aver sbagliato tutto nella vita.


Capitolo II – Le nozze di Luìndar e Sofìriel

Un giorno, Luìndar e Sofìriel annunciarono che avrebbero finalmente celebrato le loro nozze e, come prevedibile, la notizia si diffuse rapidamente in ogni angolo di Yutùbia, dalle assolate Montagne del Commento Libero fino alle tenebrose Paludi di Tik-Tokia, in cui si avventuravano gli eroi per cercare tesori ma spesso non riemergendo più, rimanendone impantanati.
Non tutti sarebbero stati invitati, e chi avesse voluto partecipare spontaneamente avrebbe dovuto pagare molte monete d'oro, specie per poter incontrare i propri beniamini, il che significava monetizzare enormemente un evento altrimenti intimo.



Ma non tutti accolsero l'evento con il medesimo entusiasmo.

Nelle taverne, infatti, alcuni bardi iniziarono a comporre canzoni satiriche sulle sfarzose nozze dei Trote, visto che anche ai bambini veniva richiesto di pagare per partecipare all’evento dei loro eroi e questo, a detta di molti, era di cattivo gusto, dato che erano proprio i bambini ad aver decretato il successo della Corte dei Trote.

C'era chi trovava eccessivo lo sfarzo della cerimonia, chi scherzava sulle promesse degli sposi e chi, dopo qualche boccale di birra nanica, si lasciava andare a commenti decisamente poco raffinati.

Del resto, nelle taverne di Yutùbia, la lingua dei menestrelli era spesso più affilata delle spade dei guerrieri, pur se però restando ne limite della decenza

Gli scherni, l’ironia ed i commenti pur composti cominciarono a circolare e, via via che si diffusero, giunsero anche alle orecchie dei famosi Intrattenitori, Luindar e Sofiriel.

Fu allora che, secondo le Cronache del mio maestro Astinus, sulle porte di alcune taverne iniziarono ad apparire misteriosi sigilli scarlatti.

Capitolo III – Il Grimorio dei Sigilli

Qualcuno, infatti, nelle profondità del castello di Cuorlandia aveva riesumato un antico e pericoloso tomo, un grimorio di magia oscura che conteneva una  magia potentissima, creata molti secoli prima dalla Gilda dei Custodi delle Opere.



Lo scopo del sortilegio era proteggere gli artisti dai ladri di pergamene e impedire che i predoni si appropriassero delle opere o delle immagini altrui.

Gli studiosi lo conoscevano con un nome tanto solenne quanto temibile.

STRIKUS MAXIMUS, un’Abiurazione di 9° livello con componente Somatica e Materiale, quest’ultima costituita da una pergamena di contestazione, un sigillo rosso e una discreta quantità di potere amministrativo e di soldi per farsi ascoltare.

L’effetto era tremendo quanto immediato: qualsiasi composizione che riguardasse commenti, ironia o satira avente come protagonista l’utilizzatore dell’incantesimo, veniva sigillata e sottratta alla vista del pubblico, in attesa del giudizio della Gilda.
In più chi avesse visto il proprio lavoro sigillato non avrebbe potuto guadagnare, sarebbe stato additato come Impuro e avrebbe rischiato, al terzo uso dell’incantesimo proibito, di cessare di esistere.

Per quanto fosse stato concepito per uno scopo nobile, l’uso che se ne poteva fare era improprio, perché con quell’incantesimo anziché fermare i ladri della propria immagine o delle proprie opere, si poteva impiegare contro i lavori e le composizioni dei cantastorie i cui lavori non risultavano graditi.

Ma chi aveva osato risvegliare tale potere?

Le cronache non riportano l’identità di chi abbia commesso quell'atto imperdonabile, ma si sa che qualche incauto assistente dei due elfi aveva scelto di mostrare ai Trote il grimorio, rivelando il potere di quell'incantesimo proibito.
I due cantastorie, inizialmente desiderosi di proteggersi dalle critiche, dall'uso della propria immagine e delle proprie opere,finirono per lasciarsi sedurre dalle possibilità offerte dal quella magia.
Del resto, è risaputo che gli elfi di Cuorlandia mal tolleravano ingerenze del mondo esterno nei propri affari.

E fu così che ebbe inizio quella che gli annali avrebbero ricordato come la Guerra dei Sigilli Rossi.

Capitolo IV – I tre cantastorie

Tra i numerosi narratori di Yutùbia, terra ricca di opportunità,  tre divennero particolarmente conosciuti durante la Guerra dei Sigilli, e pur non appartenendo alla stessa compagnia e vantando ciascuno un proprio stile, i loro destini si intrecciarono.



Mastro Sbortius di Sboronia, un bardo nano dalla lingua tagliente e dal temperamento impetuoso, le cui ballate erano conosciute per la capacità di trasformare gli eccessi della nobiltà in racconti irriverenti: non aveva paura di scherzare sui potenti e, come spesso accade ai menestrelli particolarmente vivaci, non sempre incontrava il favore dei protagonisti delle proprie canzoni pur restando nell’alveo della educazione.

Un mattino, entrando nella taverna dove era solito esibirsi, Mastro Sbortius scoprì che una delle sue opere, esposte fino alla sera prima, erano state macchiate da un Sigillo Rosso.

«Per la barba di Moradin! Che cosa accidenti è successo alla mia ballata?»

Il taverniere indicò il sigillo.

«Pare che sia stata contestato l’uso dell'immagine appartenente ai Trote.»

«Ma io stavo soltanto commentando le loro nozze, facendo ironia!»

«E io che ne so? Vai a chiedere alla Gilda! Ma lo sai che ironia è una parola che spesso molti non sanno comprendere, antica come il mare»

Mastro Sbortius, imprecando verso i goblin tutti, si diresse verso il cuore di Yotubia per parlare con qualcuno dei Custodi delle Opere o direttamente con i due elfi, per quanto fosse noto che tra elfi e nani non corresse buon sangue.

L'elfo Lollolacus del Lago Salmastro



Proprio allora, dopo un solo giorno di cammino, incontrò il secondo menestrello, il celebre Lollolacus del Lago Salmastro, un elfo acquatico errante proveniente dalle lontane Terre Lacustri che intratteneva giovani e meno giovani con le sue Prove, i suoi Giochi e tanto altro ancora. Il caso volle che anch'egli stesse viaggiando per parlare con i suoi congiunti, Sofiriel e Luindar in quanto la ballata composta per dileggiare bonariamente l’evento del matrimonio dei Trote era stata anch'essa soppressa dall'incantesimo Strikus Maximus, come dimostravano i sigilli rosso sangue che avevano stretto la pergamena su cui l’elfo l’aveva trascritta.

Quando Mastro Sbortius il Nano lo incontrò lungo la strada per la Gilda, Lollolacus era intento a esaminare un documento con un'espressione perplessa.

«Anche tu?» ruggì Sbortius.
«Anche io.» disse pacato l’elfo.
«E che cosa avevi scritto?»
«Una cronaca delle nozze, senza essere offensivo.»
«E che cosa ti contestano?»
«Pare che per parlarne abbia utilizzato immagini che appartengono alla corte dei Trote.»
Sir Sbortius rimase in silenzio per qualche istante.
«A me invece dicono che devo essere più rispettoso. Io? Un Nano che commenta degli elfi? »

Mugugnò ancora un po', per poi osservare la pergamena del compagno.

«Forse avresti dovuto raccontare il matrimonio senza menzionare gli sposi.» sogghignò

«Ottima idea!» replicò Lollolacus, sarcastico  «La prossima volta commenterò un torneo d’arme senza nominare i cavalieri, e parlerò del mare senza menzionare l’acqua.» fu la risposta tagliente.

E così i due compagni improvvisati ripresero il cammino, mentre la voce di quanto accaduto si stava spargendo, attirando l’attenzione di un famoso Gran Maestro. 

L'esperto di MonPoké, i mostri collezionabili, Darius Moccius.


Si trattava, nientemeno, che Darius Moccius, il Cronista Arcano della cultura dell'antico popolo dei Nerds: ed egli non era solo un cantastorie, ma anche un grande conoscitore di pergamene illustrate, miniature, racconti, antiche cronache e di mostri itineranti chiamati MonPoké, tanto che si diceva che nella sua biblioteca fossero conservate più storie di quante un essere umano avrebbe potuto leggere nel corso di cento vite.

Anch'egli, un tempo amico dei Trote, aveva dedicato una cronaca alle nozze dei due elfi. Tuttavia, avendo percepito l'immenso potere dell'incantesimo Strikus Maximus e ben sapendo quanto quella Abiurazione potesse corrompere i cuori, aveva prudentemente deciso di celare la propria pergamena, nella quale commentava le nozze dei due sposi.

E così, col cuore greve, si era messo in viaggio per chiedere spiegazioni alla Gilda delle Opere e ai suoi amici di un tempo.

Quando il trio si incontrò, presso la taverna dell’Ultima Parola,l’elfo Lollolacus non riuscì a trattenersi:

«Maestro, perché avete nascosto la vostra cronaca?»

Darius si aggiustò il mantello.

«Perché, mio giovane creator, quando tutti cominciano a lanciare incantesimi senza guardare dove li scagliano, talvolta è preferibile restare fuori dalla portata, e nulla è più pericoloso di chi viene sedotto dal potere di una Abiurazione di 9° Livello.»

«E rinuncerete a raccontare questa storia?» chiese agitato Mastro Sbortius il Nano. «O a narrare l’ingiustizia che io e sicuramente tanti altri stiamo patendo? »

L’anziano cronista sorrise.

«Chi ha detto che per raccontare una storia sia necessario utilizzare proprio quella specifica pergamena strikata? Possiamo provare a spiegare a tutti l’accaduto, dato che cento penne hanno più forza di una singola, per quanto sia famosa la mano che la impugna. Raccontiamo ciò che è successo, e lasciamo che i menestrelli più disparati si riuniscano sotto il vessillo della libertà…si, le ALI DELLA LIBERTA’

Poi si voltò verso un giovane dai capelli neri che stava ascoltando, e sembrava stesse per mordersi la mano: «Tu no, Eren, hai già fatto abbastanza danni. » Sir Sbortius il Nano rise mentre Lollolacus l’elfo scosse il capo.

Eren viene fermato prima di fare altri danni.


Capitolo V – Loro contro Tanti

Nel frattempo, la notizia dell’abuso dell’incantesimo proibito si diffuse rapidamente in tutto il Reame.

Nelle taverne, nelle biblioteche e nelle sale dei mercanti, sussurri senza nome si diffondevano e gli abitanti di Yutùbia cominciarono a discutere della Guerra dei Sigilli e del diritto di critica e libertà di pensiero, e di come il potere corrompesse, sempre.

C'era chi sosteneva che i Trote avessero il diritto di proteggere le proprie opere, come qualsiasi altro artista del regno, altri si domandavano se i sigilli non potessero ostacolare anche quelle ballate che utilizzavano brevi frammenti delle opere reali per commentarle o farne satira.

I Custodi avrebbero dovuto esaminare le singole pergamene e stabilire quali contestazioni fossero fondate e quali no, ma ne sarebbe venuta fuori, in ogni caso, una confusione immensa.

Nessuno, tuttavia, poteva negare che la questione avesse ormai superato le mura del castello.

E mentre le discussioni si moltiplicavano, nelle taverne cominciò a circolare un nuovo soprannome per la vicenda.

Non si parlava più soltanto dei Trote.

La controversia era ormai conosciuta come:

“LORO CONTRO TANTI, ovvero la ballata dei cantastorie strikati e dei sigilli rossi”

Alcuni genitori, venuti a conoscenza delle dispute, iniziarono a interrogarsi sul rapporto tra i loro figli e il mondo commerciale dei Trote: alcuni continuavano a difenderli essendo i due cantastorie degli elfi, e quindi molto giovani anche per quei canoni e, quindi, in grado di poter crescere e maturare, altri continuarono ad apprezzarne le avventure, considerando le controversie una questione separata dall'intrattenimento destinato ai più piccoli, mentre una piccola parte cominciava a vedere le cose in modo assai diverso.

E intanto, ignari delle discussioni degli adulti, molti bambini continuarono a cantare le ballate dei loro beniamini.

Ma proprio quando sembrava che la vicenda fosse destinata a esaurirsi nelle taverne, un messaggero partì dalla lontana città di Palermo: portava con sé una pergamena che avrebbe aperto un nuovo capitolo della storia.



Capitolo VI – La Pergamena di Palermor

Un mattino, mentre Luìndar e Sofìriel erano intenti a organizzare una nuova esibizione, le grandi porte del castello di Cuorlandia si spalancarono: un messaggero avvolto in un mantello scuro attraversò la sala del trono, proveniente dalla città di Palermor, presso l’isola di Scylla dove aveva sede uno degli antichi tribunali del regno, recando seco una pergamena recante il sigillo dei Custodi delle Leggi.

«Luìndar! Sofìriel!» annunciò il messaggero con voce grave. «Vi porto una comunicazione ufficiale.»

I due cantastorie si scambiarono uno sguardo.

«Un'altra proposta commerciale?» domandò Luìndar eccitato.

«Un invito a esibirci davanti al Gran Consiglio?» aggiunse Sofìriel, più cauta.

«No, miei signori.», replicò il messaggero dispiegando la pergamena.

«Alcuni rappresentanti dei consumatori hanno presentato una contestazione riguardante determinate pratiche commerciali del vostro regno commerciale.»

Un mormorio attraversò la sala.

«Quali pratiche?» domandò Luìndar.

«Questioni riguardanti le modalità con cui vengono promossi e commercializzati alcuni prodotti destinati ai giovani abitanti di Yutùbia.»

Il messaggero proseguì:

«Ovviamente, sarà il tribunale a esaminare le contestazioni e a stabilire se le antiche leggi del regno siano state rispettate.»

La sala piombò nel silenzio.

I mercanti interruppero le proprie conversazioni.

I musici smisero di suonare.

Persino il vecchio maggiordomo, che aveva attraversato indenne tre guerre, due rivolte contadine e una terribile invasione di goblin, rimase immobile.

Il messaggero attendeva una risposta.

Poi, dal fondo della sala, un giovane apprendista bardo alzò timidamente la mano.

«Scusate, miei signori…»

Tutti si voltarono verso di lui.

«Ma almeno su questa storia possiamo fare una ballata o vi offendete pure qui?»

Il silenzio che seguì fu talmente profondo che persino i topi smisero di rosicchiare le provviste della cucina. 



EPILOGO

Non sappiamo ancora ciò che accadde dopo: la vicenda deve essere compiutamente trascritta e raccontata in modo coerente: sappiamo solo che , tuttavia, l’episodio giunse alle orecchie di un certo mago dalle vesti scarlatte, in visita a Palànthas: un giovane mago dalla pelle dorata e gli occhi a clessidra, che guardava ad azioni ben più grandi di quelle dei comuni mortali.

Quando gli venne raccontata la vicenda dei Trote, e dell’abuso dell’incantesimo di Abiurazione Strikus Maximus, egli dapprima ascoltò in silenzio e, poi, replicò:.

«Nemmeno io lo farei. Io che ho incontrato Fistandantilus ed un giorno sfiderò Thakisis, persino io aborro questo genere di pratiche»

E poiché costui non era precisamente noto per la moderazione dei propri progetti, le sue parole vennero annotate con particolare cura.

Le Cronache, comunque, non riportano ancora l'esito definitivo delle controversie che interessarono il regno di Cuorlandia.

Non stabiliscono se ogni sigillo fosse stato apposto correttamente, o quale giudizio dei Custodi delle Leggi per quelle pratiche commerciali.

Quanto al destino di Luìndar e Sofìriel, soltanto il tempo potrà rivelarlo.

Perché, come insegnano gli antichi saggi, ogni storia possiede più di una pagina.

E talvolta, anche quando sembra che l'ultima parola sia già stata pronunciata, è sufficiente voltare pagina per scoprire che il racconto è appena cominciato.

FINE DEL PRIMO LIBRO

Le Cronache di Lordgirsa continueranno…


- Leo "Lordgirsa" d'Amato-

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