Tutti i nomi e le situazioni riportate che sembrano riferirsi a persone reali ... richiedono un tiro di Conoscenze Locali (Youtube).
Prologo – Gli archivi di Palànthas
Negli
immensi archivi di Palànthas sono custodite cronache di guerre, imperi, draghi,
magie proibite e destini incrociati.
Vi sono
storie di eroi caduti, di reami distrutti e di dèi dimenticati.Alcune
narrano le imprese di valorosi cavalieri, altre raccontano di oscuri stregoni
che tentarono di piegare il destino stesso alla propria volontà.
Eppure, tra
gli innumerevoli volumi della grande biblioteca, ve n'è uno che racconta una
vicenda assai singolare.
Questa è la
storia di due celebri cantastorie, di tre bardi irriverenti, di misteriosi
sigilli rossi e di una pergamena giunta dalla lontana città di Palermor.
Una storia
che i posteri avrebbero ricordato con un nome destinato a entrare negli annali
di Yutùbia e del menestrello, Lordgirsa, allievo di Astinus di Palànthas, che è qui a narrarla.
ATTACK ON TROTE
ovvero La leggenda
dei Trote e dell’Incantesimo Proibito Strikus Maximus
Capitolo I – Il Regno dei Trote
C'era una
volta, nelle remote terre di Yutùbia, un prospero reame conosciuto con il nome
di Cuorlandia.
Era una
terra meravigliosa, abitata da mercanti, artigiani, menestrelli e migliaia di
piccoli avventurieri che ogni giorno si radunavano nelle piazze per ascoltare
storie di magia, amicizia e amore, liberamente ed in armonia.
Tra tutti i
cantastorie del regno, due erano diventati particolarmente celebri, due elfi
acquatici provenienti dalle azzurre distese del Mare di Scylla.
Le loro
avventure venivano raccontate in ogni angolo del reame, le loro ballate
risuonavano nelle abitazioni dei sudditi e il loro stemma, composto da un cuore
rosa e uno azzurro attraversati da un pesce argenteo, una trota di mare appunto,
era ormai riconoscibile persino nelle terre più lontane.
Ben presto,
intorno ai Trote, sorse un fiorente commercio ed i mercanti che lavoravano per
loro vendevano bambole, amuleti,
tuniche, pergamene illustrate, balocchi e ogni genere di manufatto recante
l'effigie dei due Cantastorie.
I bambini li
desideravano ed i genitori, desiderosi di rendere felici i propri figli,
aprivano le proprie borse e acquistavano quanto potevano permettersi e, spesso,
più di quanto potevano pur di rendere felice la loro prole.
La fama dei Trote
divenne così grande che si raccontava che persino Smaug, venuto a conoscenza
dei loro commerci, avesse esclamato:
«Pirla io
che ho trascorso secoli a saccheggiare regni interi per accumulare il mio
tesoro, quando potevo limitarmi a farmi amico dei bambini!» Ma lui era un
malvagio dal cuor nero, e non capiva la grandezza dei Trote.
![]() |
| Smaug si rende conto di aver sbagliato tutto nella vita. |
Capitolo II – Le nozze di
Luìndar e Sofìriel
Ma non tutti
accolsero l'evento con il medesimo entusiasmo.
Nelle
taverne, infatti, alcuni bardi iniziarono a comporre canzoni satiriche sulle sfarzose
nozze dei Trote, visto che anche ai bambini veniva richiesto di pagare per
partecipare all’evento dei loro eroi e questo, a detta di molti, era di cattivo gusto, dato che erano proprio i bambini ad aver decretato il successo della Corte dei Trote.
C'era chi
trovava eccessivo lo sfarzo della cerimonia, chi scherzava sulle promesse degli
sposi e chi, dopo qualche boccale di birra nanica, si lasciava andare a
commenti decisamente poco raffinati.
Del resto,
nelle taverne di Yutùbia, la lingua dei menestrelli era spesso più affilata
delle spade dei guerrieri, pur se però restando ne limite della decenza
Gli scherni,
l’ironia ed i commenti pur composti cominciarono a circolare e, via via che si
diffusero, giunsero anche alle orecchie dei famosi Intrattenitori, Luindar e
Sofiriel.
Fu allora
che, secondo le Cronache del mio maestro Astinus,
sulle porte di alcune taverne iniziarono ad apparire misteriosi sigilli
scarlatti.
Capitolo III – Il Grimorio dei
Sigilli
Qualcuno,
infatti, nelle profondità del castello di Cuorlandia aveva riesumato un antico
e pericoloso tomo, un grimorio di magia oscura che conteneva una magia potentissima, creata molti secoli prima
dalla Gilda dei Custodi delle Opere.
Lo scopo del
sortilegio era proteggere gli artisti dai ladri di pergamene e impedire che i
predoni si appropriassero delle opere o delle immagini altrui.
Gli studiosi
lo conoscevano con un nome tanto solenne quanto temibile.
STRIKUS
MAXIMUS, un’Abiurazione
di 9° livello con componente Somatica e Materiale, quest’ultima costituita da
una pergamena di contestazione, un sigillo rosso e una discreta quantità di
potere amministrativo e di soldi per farsi ascoltare.
Per quanto fosse
stato concepito per uno scopo nobile, l’uso che se ne poteva fare era improprio,
perché con quell’incantesimo anziché fermare i ladri della propria immagine o
delle proprie opere, si poteva impiegare contro i lavori e le composizioni dei
cantastorie i cui lavori non risultavano graditi.
Ma chi aveva
osato risvegliare tale potere?
E fu così
che ebbe inizio quella che gli annali avrebbero ricordato come la Guerra dei
Sigilli Rossi.
Capitolo IV – I tre
cantastorie
Tra i
numerosi narratori di Yutùbia, terra ricca di opportunità, tre divennero particolarmente conosciuti
durante la Guerra dei Sigilli, e pur non appartenendo alla stessa compagnia e
vantando ciascuno un proprio stile, i loro destini si intrecciarono.
Mastro Sbortius di Sboronia, un bardo nano dalla lingua tagliente
e dal temperamento impetuoso, le cui ballate erano conosciute per la capacità
di trasformare gli eccessi della nobiltà in racconti irriverenti: non aveva
paura di scherzare sui potenti e, come spesso accade ai menestrelli
particolarmente vivaci, non sempre incontrava il favore dei protagonisti delle
proprie canzoni pur restando nell’alveo della educazione.
Un mattino,
entrando nella taverna dove era solito esibirsi, Mastro Sbortius scoprì che una
delle sue opere, esposte fino alla sera prima, erano state macchiate da un Sigillo
Rosso.
«Per la
barba di Moradin! Che cosa accidenti è successo alla mia ballata?»
Il
taverniere indicò il sigillo.
«Pare che
sia stata contestato l’uso dell'immagine appartenente ai Trote.»
«Ma io stavo
soltanto commentando le loro nozze, facendo ironia!»
«E io che ne
so? Vai a chiedere alla Gilda! Ma lo sai che ironia è una parola che spesso
molti non sanno comprendere, antica come il mare»
Mastro Sbortius, imprecando verso i goblin tutti, si diresse verso il cuore di Yotubia per parlare con qualcuno dei Custodi delle Opere o direttamente con i due elfi, per quanto fosse noto che tra elfi e nani non corresse buon sangue.
![]() |
| L'elfo Lollolacus del Lago Salmastro |
Quando Mastro
Sbortius il Nano lo incontrò lungo la strada per la Gilda, Lollolacus era
intento a esaminare un documento con un'espressione perplessa.
Mugugnò
ancora un po', per poi osservare la pergamena del compagno.
«Forse
avresti dovuto raccontare il matrimonio senza menzionare gli sposi.» sogghignò
«Ottima idea!»
replicò Lollolacus, sarcastico «La
prossima volta commenterò un torneo d’arme senza nominare i cavalieri, e parlerò
del mare senza menzionare l’acqua.» fu la risposta tagliente.
E così i due compagni improvvisati ripresero il cammino, mentre la voce di quanto accaduto si stava spargendo, attirando l’attenzione di un famoso Gran Maestro.
![]() |
| L'esperto di MonPoké, i mostri collezionabili, Darius Moccius. |
Si
trattava, nientemeno, che Darius
Moccius, il Cronista Arcano della cultura dell'antico popolo dei Nerds: ed egli non era solo un cantastorie, ma anche un grande
conoscitore di pergamene illustrate, miniature, racconti, antiche cronache e di
mostri itineranti chiamati MonPoké, tanto che si diceva che nella sua
biblioteca fossero conservate più storie di quante un essere umano avrebbe
potuto leggere nel corso di cento vite.
Anch'egli, un tempo amico dei Trote, aveva dedicato una cronaca alle nozze dei due elfi. Tuttavia, avendo percepito l'immenso potere dell'incantesimo Strikus Maximus e ben sapendo quanto quella Abiurazione potesse corrompere i cuori, aveva prudentemente deciso di celare la propria pergamena, nella quale commentava le nozze dei due sposi.
E così, col cuore greve, si era messo in viaggio per chiedere spiegazioni alla Gilda delle Opere e ai suoi amici di un tempo.
Quando il
trio si incontrò, presso la taverna dell’Ultima Parola,l’elfo Lollolacus non
riuscì a trattenersi:
«Maestro,
perché avete nascosto la vostra cronaca?»
Darius si
aggiustò il mantello.
«Perché, mio
giovane creator, quando tutti cominciano a lanciare incantesimi senza guardare
dove li scagliano, talvolta è preferibile restare fuori dalla portata, e nulla
è più pericoloso di chi viene sedotto dal potere di una Abiurazione di 9°
Livello.»
«E
rinuncerete a raccontare questa storia?» chiese agitato Mastro Sbortius il
Nano. «O a narrare l’ingiustizia che io e sicuramente tanti altri stiamo
patendo? »
L’anziano
cronista sorrise.
«Chi ha
detto che per raccontare una storia sia necessario utilizzare proprio quella specifica
pergamena strikata? Possiamo provare a spiegare a tutti l’accaduto, dato che cento
penne hanno più forza di una singola, per quanto sia famosa la mano che la
impugna. Raccontiamo ciò che è successo, e lasciamo che i menestrelli più
disparati si riuniscano sotto il vessillo della libertà…si, le ALI DELLA
LIBERTA’.»
Poi si voltò
verso un giovane dai capelli neri che stava ascoltando, e sembrava stesse per
mordersi la mano: «Tu no, Eren, hai già fatto abbastanza danni. » Sir Sbortius
il Nano rise mentre Lollolacus l’elfo scosse il capo.
![]() |
| Eren viene fermato prima di fare altri danni. |
Capitolo
V – Loro contro Tanti
Nel frattempo,
la notizia dell’abuso dell’incantesimo proibito si diffuse rapidamente in tutto
il Reame.
Nelle
taverne, nelle biblioteche e nelle sale dei mercanti, sussurri senza nome si
diffondevano e gli abitanti di Yutùbia cominciarono a discutere della Guerra
dei Sigilli e del diritto di critica e libertà di pensiero, e di come il potere
corrompesse, sempre.
C'era chi
sosteneva che i Trote avessero il diritto di proteggere le proprie opere, come
qualsiasi altro artista del regno, altri si domandavano se i sigilli non
potessero ostacolare anche quelle ballate che utilizzavano brevi frammenti
delle opere reali per commentarle o farne satira.
I Custodi
avrebbero dovuto esaminare le singole pergamene e stabilire quali contestazioni
fossero fondate e quali no, ma ne sarebbe venuta fuori, in ogni caso, una
confusione immensa.
Nessuno,
tuttavia, poteva negare che la questione avesse ormai superato le mura del
castello.
E mentre le
discussioni si moltiplicavano, nelle taverne cominciò a circolare un nuovo
soprannome per la vicenda.
Non si
parlava più soltanto dei Trote.
La
controversia era ormai conosciuta come:
“LORO CONTRO
TANTI, ovvero la ballata dei cantastorie strikati e dei sigilli rossi”
Alcuni
genitori, venuti a conoscenza delle dispute, iniziarono a interrogarsi sul
rapporto tra i loro figli e il mondo commerciale dei Trote: alcuni continuavano
a difenderli essendo i due cantastorie degli elfi, e quindi molto giovani anche
per quei canoni e, quindi, in grado di poter crescere e maturare, altri
continuarono ad apprezzarne le avventure, considerando le controversie una
questione separata dall'intrattenimento destinato ai più piccoli, mentre una
piccola parte cominciava a vedere le cose in modo assai diverso.
E intanto,
ignari delle discussioni degli adulti, molti bambini continuarono a cantare le
ballate dei loro beniamini.
Ma proprio
quando sembrava che la vicenda fosse destinata a esaurirsi nelle taverne, un
messaggero partì dalla lontana città di Palermo: portava con sé una pergamena
che avrebbe aperto un nuovo capitolo della storia.
Capitolo
VI – La Pergamena di Palermor
Un mattino,
mentre Luìndar e Sofìriel erano intenti a organizzare una nuova esibizione, le
grandi porte del castello di Cuorlandia si spalancarono: un messaggero avvolto
in un mantello scuro attraversò la sala del trono, proveniente dalla città di
Palermor, presso l’isola di Scylla dove aveva sede uno degli antichi tribunali
del regno, recando seco una pergamena recante il sigillo dei Custodi delle Leggi.
«Luìndar!
Sofìriel!» annunciò il messaggero con voce grave. «Vi porto una comunicazione
ufficiale.»
I due
cantastorie si scambiarono uno sguardo.
«Un'altra
proposta commerciale?» domandò Luìndar eccitato.
«Un invito a
esibirci davanti al Gran Consiglio?» aggiunse Sofìriel, più cauta.
«No, miei
signori.», replicò il messaggero dispiegando la pergamena.
«Alcuni
rappresentanti dei consumatori hanno presentato una contestazione riguardante
determinate pratiche commerciali del vostro regno commerciale.»
Un mormorio
attraversò la sala.
«Quali
pratiche?» domandò Luìndar.
«Questioni
riguardanti le modalità con cui vengono promossi e commercializzati alcuni
prodotti destinati ai giovani abitanti di Yutùbia.»
Il
messaggero proseguì:
«Ovviamente,
sarà il tribunale a esaminare le contestazioni e a stabilire se le antiche
leggi del regno siano state rispettate.»
La sala
piombò nel silenzio.
I mercanti
interruppero le proprie conversazioni.
I musici
smisero di suonare.
Persino il
vecchio maggiordomo, che aveva attraversato indenne tre guerre, due rivolte contadine
e una terribile invasione di goblin, rimase immobile.
Il
messaggero attendeva una risposta.
Poi, dal
fondo della sala, un giovane apprendista bardo alzò timidamente la mano.
«Scusate,
miei signori…»
Tutti si
voltarono verso di lui.
«Ma almeno su
questa storia possiamo fare una ballata o vi offendete pure qui?»
Il silenzio che seguì fu talmente profondo che persino i topi smisero di rosicchiare le provviste della cucina.
EPILOGO
Non sappiamo
ancora ciò che accadde dopo: la vicenda deve essere compiutamente trascritta e
raccontata in modo coerente: sappiamo solo che , tuttavia, l’episodio giunse
alle orecchie di un certo mago dalle vesti scarlatte, in visita a Palànthas: un
giovane mago dalla pelle dorata e gli occhi a clessidra, che guardava ad azioni
ben più grandi di quelle dei comuni mortali.
Quando gli
venne raccontata la vicenda dei Trote, e dell’abuso dell’incantesimo di
Abiurazione Strikus Maximus, egli dapprima ascoltò in silenzio e, poi, replicò:.
«Nemmeno
io lo farei. Io che ho incontrato Fistandantilus ed un giorno sfiderò Thakisis,
persino io aborro questo genere di pratiche»
E poiché
costui non era precisamente noto per la moderazione dei propri progetti, le sue
parole vennero annotate con particolare cura.
Le Cronache,
comunque, non riportano ancora l'esito definitivo delle controversie che
interessarono il regno di Cuorlandia.
Non
stabiliscono se ogni sigillo fosse stato apposto correttamente, o quale giudizio
dei Custodi delle Leggi per quelle pratiche commerciali.
Quanto al
destino di Luìndar e Sofìriel, soltanto il tempo potrà rivelarlo.
Perché, come
insegnano gli antichi saggi, ogni storia possiede più di una pagina.
E talvolta,
anche quando sembra che l'ultima parola sia già stata pronunciata, è
sufficiente voltare pagina per scoprire che il racconto è appena cominciato.
FINE
DEL PRIMO LIBRO
Le Cronache
di Lordgirsa continueranno…
- Leo "Lordgirsa" d'Amato-
#mecontrote
#AttackOnTrote #LordgirsaFantasy #MeControTe #LuieSofi #DarioMoccia #Sbortus #Lollolacustre #SatiraFantasy #Dragonlance #CopyrightYouTube #StrikeYouTube #IlBucoDellHobbit













Nessun commento:
Posta un commento