lunedì 2 novembre 2026

[Editoriale] Addio a Patrick Stewart: Live Long and Use Cerebro

 



                                    Cosa dire Dopo - Patrick Stewart Requiescat In Pacem

Cosa dire di un uomo, un personaggio di caratura mondiale, un professionista della settima arte, quando i TG nazionali passano la notizia sotto silenzio, nel nostro paese?

Che probabilmente in pochi in Italia (e pochi non muovono l’opinione pubblica né fanno notizia) hanno sofferto un lutto giunto più o meno come un fulmine a ciel sereno. Vero è che il nostro era vicino ai novant'anni ma almeno ai miei occhi ammantato da un campo di stasi temporale che lo proiettava già al futuro di cui, tante volte era stato interprete pienamente riuscito.

Ma chi era Patrick Stewart? Un attore teatrale, un attore di cinema che ha prestato la sua opera in film e serie (noi le chiamavamo telefilm) sia come comprimario che come doppiatore, anche in cartoni animati, per poi assurgere alla gloria del protagonista di storie del genere fantastico/fantascientifico.

Ha comunque recitato in molti film, non distribuiti nel nostro paese, per cui è qui conosciuto soprattutto come il Capitano Jean Luc-Picard e il Professor Charles Xavier per via del franchise di Star Trek e per i film di marca Marvel, rispettivamente. Godibili però anche altre sue interpretazioni, in cui il suo talento camaleontico gli ha permesso di interpretare anche personaggi malvagi. Un godibile esempio è il poco noto e brillante Masterminds – La Guerra dei Geni (1997), più recente è Green Room (2015) in cui Patrick Stewart interpreta un freddo e spietato neonazista. È agghiacciante vedere un volto solitamente impegnato nella recitazione di un personaggio che può essere considerato amichevole e rassicurante, piegato nella smorfia del cattivo di turno.  

✦ Nota di Lordgirsa
Confesso di non essere mai stato un assiduo spettatore di *Star Trek*, universo che ho conosciuto anche indirettamente attraverso gli innumerevoli riferimenti presenti in *The Big Bang Theory*. Non sono, quindi, quello che in gergo viene chiamato Trekkie. 

I miei ricordi di Patrick Stewart sono, invece, legati soprattutto alla saga cinematografica degli *X-Men*, nella quale interpretava il professor Charles Xavier. Un personaggio che, nei fumetti, non è sempre stato quel modello di saggezza e rettitudine che si potrebbe immaginare. Anzi, tra comportamenti moralmente discutibili, contraddizioni e continui stravolgimenti dello status quo — vizio dal quale i comics americani sembrano proprio incapaci di guarire — Xavier ha spesso mostrato lati tutt'altro che edificanti. Eppure Patrick Stewart riusciva a conferirgli qualcosa di straordinario: un'eleganza innata, una pacatezza rassicurante e, soprattutto, quella serena autorevolezza di chi sembra avere sempre la certezza di trovarsi dalla parte del giusto. Non era necessariamente il professor Xavier dei fumetti. Era il professor Xavier di Patrick Stewart. E forse è proprio questo uno dei segni distintivi di un grande interprete: riuscire a imprimere la propria personalità su un personaggio, fino a renderne indimenticabile una particolare incarnazione. Per me, Charles Xavier avrà sempre il suo volto.

 

Da un’intervista rilasciata anni fa, Patrick, prima di cominciare la sua avventura stellare, ammise candidamente che non conosceva Star Trek e non era per questo entusiasta di recitare nel genere fantascientifico per trovarsi poi a diventarne un’icona e a rivaleggiare per fama e meriti col leggendario Capitano James T. Kirk.

Non mi stancherò mai di denigrare pesantemente il modo con cui il cervello umano “etichetta” le cose, per trovarsi poi ad operare mille deroghe al riguardo. Non ci sono generi, solo cose fatte bene e cose fatte male (o di fretta).

Pare che i suoi figli fossero andati su di giri alla notizia e lo spinsero ad accettare: persino il suo amico, Sir Ian Mckellen lo mise in guardia dal vincolarsi ad una lunga produzione seriale, salvo poi ricredersi. Catalizzatore degli eventi fu un suo intervento alla UCLA, durante una lettura shakespeariana che impressionò uno dei produttori della futura serie (Star Trek the Next Generation) che capì di aver trovato il nuovo capitano della USS Enterprise.

Le idee politiche e la mentalità di Patrick Stewart, figlio di un sindacalista, sono state sempre improntate al senso di giustizia e uguaglianza e la sua infanzia, in una famiglia dalle dinamiche interne comunque tormentate, lo hanno reso sensibile alla violenza di genere.

Un mantra ancora più positivo pervade l’universo di Gene Roddenberry, creatore della serie, secondo la cui visione, nel prossimo futuro l’umanità continuerà a migliorare , non darà più così tanta importanza alle cose materiali ma ai principi di lealtà, coesione, amore per la conoscenza, non belligeranza e non interferenza nelle faccende altrui, se non con l’esempio. Questo è qualcosa che sussurra alle nostre orecchie, frastornate da una cronaca-pollaio delle imprese nefande di leader isterici o paranoici o maligni o poco degni di fiducia (o una giusta mescolanza di tutto ciò) e di coloro che essi rappresentano e da cui sono eletti. Sussurra nel frastuono. E quel sussurro arriva ai centri nervosi, al limite dell’inconsapevolezza ma noi sappiamo, eccome se sappiamo. Lo struggimento di avere un mondo migliore a portata di mano, un mondo migliore profetizzato e mostrato, tra gli altri, da un padre culturale come Patrick Stewart, interprete di una filosofia positiva (sic stantibus rebus, utopica) e trattenere lo slancio, fa male al cuore come e più di un lutto imprevisto ma inevitabile.

Fonte

 

Con occhi lucidi guardo questo meme terribilmente emozionante e mi viene da piangere, allorquando un personaggio che fa dell’autorevolezza morale, del coraggio, della lealtà, valori da seguire come stelle polari della propria vita, difese con sudore e sangue, chiedere all'onnipotente entità Q se si è comportato bene come essere umano, riceve la migliore delle risposte.

Addio Patrick, che tu possa andare, ovunque sia, con coraggio e a testa alta come hai sempre fatto.

 

-        Giuseppe Dopo - 



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