[Approfondimento] 10 +1 motivi per i quali Sherlock Holmes è decisamente un amico di m***a
Disclaimer doveroso quanto necessario: il seguente articolo è goliardico.
Sherlock Holmes è il mio personaggio letterario preferito, sopravanzando Raistlin e Drizzt do'Urden di diverse lunghezze.
"Ma come, Lordgirsa", direte voi, "niente personaggi de Il Signore degli Anelli?"
Ebbene no, dato che quell'opera è la mia preferita, ma se parliamo di singoli personaggi diciamo che ho altri gusti.
Ora, visto che ci vuole amore per criticare ciò che si ama, non si può trascurare i sorrisi, anche involontari, che la lettura o l'ascolto (nel caso degli audiolibri) suscitano quando il buon investigatore di Baker Street esercita le sue doti ai danni del suo miglior amico, il dottor Watson. Ribadisco che l'intento è decisamente umoristico perchè amo tantissimo questo personaggio e, non a caso, ne ho tratto ispirazione per almeno due dei miei personaggi storici, giocati in D&D uno e ne Il Richiamo di Chthulhu l'altro.
Colgo l'occasione anche per ringraziare in modo sicuramente non sufficiente tre canali youtube che mi fanno compagnia e mi assicurano una splendida immersione nel mondo di Sir Conan Doyle (e non solo) ed ai quali debbo, grazie alle splendide inflessioni e recitazione offerte, l'ispirazione per il presente articolo.
Sono canali meravigliosi, professionali e che meriterebbero dieci volte tanto i loro iscritti per l'opera meritevole che svolgono.
Li ringrazio dal profondo del cuore, perchè pur se dubito sappiano io esista, ciò che mi regalano è assolutamente impagabile. Grazie ragazzi, grazie professionisti, grazie attori: siete il meglio che si possa desiderare.
Veniamo dunque a noi, con debita sigla di apertura:
Egregi Signori della Giuria,
chi ha letto i racconti ed i romanzi di Sir Conan Doyle, tralasciando i successivi scritti apocrifi e le varie trasposizioni televisive e cinematografiche, spin-off ed adattamenti (attori come Benedict Cumberbatch e Robert Downey Jr. l'hanno presentato in modo istrionico e decisamente memorabile ma nulla che abbia a che vedere con la classe di Basil Rathbone nè, sopratutto, con Jeremy Brett, il miglior SH di sempre) saprà che Sherlock Holmes è un personaggio decisamente singolare.
Conviviale e socievole per esigenze e necessità quanto schivo e difficilmente aperto alle amicizie, nel corso degli anni ha avuto come fido cronista e schiavocompagno affidabile ed amico il buon John H.Watson, dottore e alter ego di Conan Doyle stesso.
Per tutti quanti, chi più, chi meno, è cosa nota che l'autore giunse ben presto a detestare cordialmente il proprio personaggio di maggior successo, facendolo "morire" al termine de "L'ultima avventura" assieme all'arcinemico Moriarty nelle cascate di Reichenbach, salvo trovarsi costretto a furor di popolo a trovare un modo per "resuscitarlo".
Si può assistere così anche al primo grande retcon della storia, dato che spesso in alcuni racconti si introdusse proprio la figura di Moriarty onde dare una miglior cornice a quel personaggio così apprezzato quale indiscusso avversario di Sherlock Holmes.
Ma qui, Signori Giurati, siamo riuniti per condannare proprio quest'uomo: l'investigatore che ha fatto della scienza della deduzione il suo cavallo di battaglia, l'uomo che ha elevato la fredda logica a strumento tale da rendere tutti i successivi personaggi su quella falsariga delle pallide imitazioni, l'uomo che sa riconoscere cento o più tipi di tabacco ecco, proprio lui, quel Sherlock Holmes oggi è sul banco degli imputati.
Andremo dunque ad evidenziare come, nei fatti, Sherlock Holmes sia un sadico disgraziato, un uomo che normalmente sarebbe stato preso a pugni - in questo la serie televisiva di Sherlock ci ha dato soddisfazione grazie al Watson portato in scena da Martin Freeman - e, nello specifico, un pessimo amico.
Porteremo prove su prove a testimoniare che, per quanto giustificabili i suoi intenti, i mezzi siano stati spesso e volentieri riprovevoli.
Ci mancava solo Watson in versione parafulmine alla Fantozzi
1) Ti dice che, in sostanza, sei utile quando sbagli.
Nel celebre Il Mastino dei Baskerville, Watson prova a ragionare sulle caratteristiche del proprietario di un bastone, il dott. Mortimer, che è stato dimenticato nel loro appartamento.
Holmes lo ascolta, lo lascia procedere, sembra persino lodarlo oltre ogni altro precedente... e poi, inevitabilmente, gli spiega come quasi tutte le deduzioni di quel poveraccio siano errate.
Addirittura, lo consola — si fa per dire — dicendogli che non è “luminoso”, bensì un “[...]conduttore di luce. Alcuni individui, pur non possedendo il genio, hanno in sè il potere di stimolarlo”: in pratica Watson non produce genialità, però trasporta quella degli altri, o meglio stimola quella di Holmes attraverso i propri errori.
A voler essere franchi, già questa è una di quelle occasioni in cui una persona non "vittoriana" e figlia di quel cameratismo che si instaura tra due persone conviventi nello stesso appartamento, a fine Ottocento, potrebbe serenamente mandare a quel paese il proprio interlocutore. E siamo solo al punto n.1: andiamo bene.
Ecco, appunto.
2) Ti sfrutta per raccogliere informazioni sul campo, lamentandosi che hai fatto schifo.
Ne L'Avventura della Ciclista Solitaria (o del ciclista solitario, al maschile), Holmes non desidera allontanarsi da Baker Street e, per questo, spedisce il buon Watson che, essendo un medico, di certo non avrà così tanto da fare, presso Farnham, classico paese della campagna inglese a svolgere talune indagini sul perchè l'insegnante Violet venga seguita da qualcuno in bicicletta. Anche in questo, come molti altri, Holmes si guarda bene dal fornire qualche consiglio o suggerimento PRIMA che Watson parta, in modo che, non so, non sprechi il proprio tempo e, magari, si scoprano le cose prima che un crimine possa compiersi: qui il buon dottore compie indagini comunque dignitose, per quanto per onestà intellettuale egli non brilli di iniziativa o fantasia, va detto, e torna tutto contento da Sherlock che, tuttavia, gli eccepisce che se l'era cavata proprio male (cit): il posto in cui Watson si era nascosto era completamente sbagliato; si era rivolto ad una agenzia di Londra per avere notizie sui proprietari di Charlington Hall; non si era rivolto all'osteria locale ed a persone del posto per cavarne qualche informazione; e così via. Alchè, quando stava per partire probabilmente un potente gesto dell'ombrello da parte di Watson, Holmes taglia corto con un "benebene, non se la prenda". 'tacci tua, Sherlock.
3) Ti ri-manda a raccogliere informazioni, eccependo che non hai scoperto nulla
Ne L'avventura del Portabandiera in pensione, titolo totalmente stravolto in italiano per motivi a me ignoti, dato che l'originale sarebbe "L'avventura del commerciante (o fabbricante) di colori in pensione" (The adventure of the retired colourman), Watson va nuovamente a fare il bardo che tira Raccogliere Informazioni, sul campo di battaglia, sempre al grido di "farò del mio meglio": questa volta, si tratta dell'anziano Josiah Amberleyche ha perso la moglie molto più giovane di lui, il miglior amico ed i soldi in una botta sola. NATURALMENTE anche qui Sherlock evita assolutamente di dare qualche imbeccata a quel povero stronzo di Watson: quest'ultimo, intanto, inizia a descrivere la casa (e forse si, eccede in dettagli forse inutili) ma ecco che Holmes già lo rimbrotta con un "Lasci perdere le descrizioni poetiche!" . Subito dopo, a racconto terminato, egli, con flemma ricercata (grazie Audiolibri), così, en passant, dice che "[...] è vero che, anche se nella sua missione le è sfuggito tutto quello che era importante, pure quelle cose che si sono IMPOSTE alla sua attenzione danno molto da pensare": un modo elegante e non certo velato per dire che certe cose erano talmente ovvie da esserci andati a sbattere contro e, quindi, per forza il buon Watson le ha ha potute/dovute notare. Ma vaffambagno un po', Holmes.
4) Ti manda da solo a rischiare la morte nella brughiera maledetta
Nel già citato Il Mastino dei Baskerville, Sherlock Holmes suggerisce a Sir Henry Baskerville di farsi accompagnare nella sua dimora ancestrale dal fido (nel senso di cane) John H. Watson, ilota sempre pronto ad accondiscendere ai desideri del proprio amico/padrone, così da essere protetto dal medico militare (ricordiamo il buon Watson è un reduce della guerra in Afganistan). Piccolo problema: la dimora ancestrale sorge presso la Brughiera dove, si vocifera, l'antenato dei Baskerville diede il via alle circostanze da cui ebbe origine la maledizione, ossia un gigantesco cane infernale che perseguita i discendenti che, spesso, sono morti malissimo, non ultimo l'ascendente di Sir Henry, Sir Charles Baskerville.
Ora, pur dando credito che una mente analitica come quella di Holmes rifugga il soprannaturale, già a Londra egli ha le prove che ci sia un complesso complotto in atto che, probabilmente, potrebbe riguardare le fortune dei Baskerville, che tra titoli, denaro e proprietà si attestano ad oltre un milione di sterline: facendo un rapido calcolo si arriva a circa 165 milioni di sterline attuali, nel 2026, cioè almeno 190 milioni di euro.
Giustamente, nonostante gli avvertimenti di rito e l'augurio di rivedere Watson al sicuro in Baker Street, questi viene mandato in un luogo pericoloso dove, ad accrescere i rischi, c'è un penitenziario da cui è evaso un pericoloso assassino, Selden, si rischia di finire in pantani che, come gorghi, risucchiano a guisa di sabbie mobili, e dove un cane di grossa taglia sicuramente c'è, data la presenza di impronte: quindi, il modo più sicuro di crepare malissimo. Grazie, Shé. Grazie tante. Bastardo.
5) Disprezza i racconti che scrivi, pur essendo tra i motivi per i quali il tuo nome è famoso
Ci sono molti esempi di scarsa riconoscenza di Sherlock nei confronti degli scritti del dottor Watson: anche qui, sempre per onestà, Holmes viveva di un ben nutrito sottobosco di passaparola, con clienti che fungevano da miglior procacciatori di nuovi clienti alimentando la sua fama, del resto ben meritata. Ed è ok, siamo tutti concordi sul fatto egli potesse avere già una certa notorietà.
Tuttavia non si può negare che John Watson abbia contribuito a cementare non solo in patria, ma nel contesto europeo, la fama dell'investigatore di Baker Street, cosa che, sicuramente, si era trasformata in una sorta di boomerang al punto che, spesso, chi consultava Holmes lo faceva per piccoli problemi o cause almeno all'apparenza non criminose come nell'incipit de I Faggi Rossi.
Tuttavia, quando Holmes stesso prova, in un paio di circostanze, a narrare egli stesso, in prima persona, i propri casi, ecco che, pur riconoscendo le difficoltà insite nel presentare a dei lettori ignari dei fatti le cose in modo che risultassero anche avvincenti e non ne scoraggiassero la lettura, pure esprime alcune parole non proprio gentili verso Watson: "le idee del mio amico Watson, benché limitate…” e poi rincara dicendo che i racconti watsoniani fossero superficiali e troppo piegati al gusto popolare.
Un capolavoro di mancanza di rispetto, che Audioraccontando ha avuto il buon gusto di mettere in scena.
"[...]Mi sembra di averle reso piena giustizia" bela il povero Watson, veterano di guerra afghana, ma senza sortire effetti verso chi lo accusa di aver ridotto a favole quello che doveva far oggetto di un ciclo di conferenze.
Mostruoso.
6) Ti manda a fare il lavoro sporco pur potendolo svolgere lui stesso col culo sulla poltrona.
Nel già citato Avventura del Portabandiera/Commerciante/fabbricante di colori in pensione, abbiamo già eccepito come Holmes rimproveri a Watson, in sintesi, di aver fatto schifo nel raccogliere informazioni.
Ma il capolavoro arriva dopo: alla domanda del servo della glebadel fidato amico che chiede in cosa sia stato manchevole, Holmes rincara la dose: "non se la prenda. [...] Nessuno avrebbe potuto far meglio (salvo lui ovviamente), molti, anzi, avrebbero fatto di peggio. E' evidente che le sono sfuggiti dei punti essenziali." quali l'opinione dei vicini su Amberley e sua moglie, sulla fondatezza del fatto che il dottor Hernest fosse un rubacuori, sulle voci raccolte presso l'impiegata dell'ufficio postale o della moglie del fruttivendolo. "[...] e lei ha trascurato tutto questo." conclude l'investigatore.
Quando Watson, li li pronto a caricare un gesto dell'ombrello abbastanza forte da produrre energia sufficiente ad alterare la realtà in quella zona o scatenare un uragano, si controlla e dice che "bè, si può sempre fare", in modo da tenere contento quel sadico schiavista del proprio amico, ecco che questi invece gli porge la beffa finale rispondendo "è già stato fatto. Grazie al telefono ed all'aiuto di Scotland Yard, riesco in genere ad ottenere gli elementi essenziali che mi servono senza uscire da questa stanza."
Cioè, fammi capire: hai mandato in un posto deprimente ad incontrare quello che sembrava essere un noioso cliente il tuo miglior (nonchè unico) amico, giusto per dargli un contentino e, dando già per scontato che questi avrebbe fatto schifo a raccogliere le giuste informazioni, ti sei preso la briga di fare telefonate e chiedere alla polizia le informazioni che confermassero o smentissero il racconto dell'anziano Amberely? Ma io ti vado a denunciare, deficiente.
7) Ti porta in posti pericolosi in cui rischi la vita, ma alla fine è pure colpa tua che ci vai.
Oltre al caso celebre de I Tre Garrideb dove Watson rischia di lasciarci le penne a causa di un colpo di pistola andato a segno, ci sono molte situazioni di estremo pericolo in cui Sherlock volente o nolente trascina il povero dottore che, va detto, ha l'istinto di autoconservazione di un cervo che si iscriva al circolo della caccia. Ne La Fascia Maculata, per esempio, il Dinamico Duo entra in contatto col violento dottor Roylott, uno in grado di piegare un attizzatoio di ferro con le mani, attraversano un parco dove sanno si aggirano un babbuino, animale notoriamente incazzoso, ed un ghepardo, che manco a dirlo è il predatore più veloce al mondo quindi tanti saluti al buon Watson, nel caso e, per chiudere in bellezza, va a trascorrere la notte al buio in una stanza dove quell'aquila di Sherlock sa o sospetta possa giungere la morte grazie ad un qualche serpente che, ovviamente, è silenziosissimo e letale. Dei rischi circa Il Mastino dei Baskerville abbiamo già parlato. Come dimenticare, poi, i rischi di casi come La Lega dei Capelli Rossi, L'ultima Avventura con il sindacato del crimine di Moriarty alle loro calcagna anche all'estero e tanti altri casi simili? Anche ne L'Avventura del Cliente Illustre, Watson viene mandato nella fossa dei leoni, dovendosi fingere un esperto di ceramiche cinesi con meno di 48 ore di studio della materia per incontrare un tizio che non solo è una autorità in materia, quindi rischio di sgamo al 100%, ma anche un uxoricida e notorio criminale, il che si traduce per Watson nell'avere le stesse chance di sopravvivere di quelle che ha una aragosta che cammini nei pressi di un ristorante sulla litoranea. A concludere, tipo sindrome della moglie picchiata dal marito, proprio ne I Tre Garrideb, quando Watson viene ferito gravemente e Holmes sembra preoccuparsi con un "E' ferito, Watson? Per l'amor di Dio mi dica che non è ferito" ecco che si completa la sindrome di Stoccolma quando il buon dottore arriva a dire "valeva una ferita. Anzi, molte ferite, scoprire quale miniera di lealtà e affetto si nascondeva dietro la sua maschera gelida".
Ah, PURE!. Oh, John, uno ci prova a salvaguardarti, ma sei pure tu che te le cerc...o cacchio, fate finta non abbia detto nulla.
8) Ti usa come diversivo umano e ti spedisce in capo al mondo pur di avere campo libero.
Oltre ad usare il dottor Watson come strumento ne Il Mastino dei Baskerville, fingendo di essere rimasto a Londra, nel già citato L'avventura del Portabandiera in Pensione, Sherlock giunge infine a sospettare che il vecchio ed avaro Amberley abbia commesso un qualche delitto: dunque, che cosa fa? Spedisce un falso telegramma da parte di un sedicente e inventato vicario di un villaggio lontanissimo e dimenticato da Dio per attirare in quel luogo il sospettato e poter compiere una bella effrazione e perquisizione non autorizzata nella sua casa. Per meglio condire questo esempio di rigida schematicità mentale, affianca a questa persona che, per quanto anziana, sembra pericolosa e animalesca, proprio il caro Watson, ovviamente senza dirgli null'altro che di accompagnarlo e, se mai l'anziano fosse fuggito, di avvisarlo. Quando il Comico Duo, l'avaro ed il dottore, giungono in quel villaggio e presso la canonica del vicario, che ovviamente non ne sa un accidente del telegramma, Watson richiama disperato e confuso l'investigatore che, al telefono, per poco non gli ride in faccia dicendogli che ha paura di averlo condannato a trascorrere la serata (e la notte) in quel posto lontano non essendoci treni per il ritorno prima dell'indomani "[...] ma c'è sempre la natura. La natura, e Josiah Amberley". Così chiosa Sherlock Holmes prima di chiudergli il telefono in faccia. Io. Ti. Uccido.
9) Ti fa credere di stare per morire solo per incastrare un criminale
In un paio di racconti, in particolare, Holmes recita la parte del moribondo: ne L'Avventura del Cliente Illustre, Sherlock e Watson vengono a conoscenza del fatto che un uomo estremamente pericoloso, il barone Adelbert Gruner, ha messo gli occhi (e le mani) su una ricca fanciulla, la figlia del Generale de Merville, che intende sposare. Subito Holmes si attiva, col risultato di venire pestato da alcuni scagnozzi del gentiluomo, e da li parte una trama complessa che prevede il fingersi moribondo così che il Barone abbassi la guardia. E fin qui, ok, Watson sapeva che Sherlock fosse messo male, ma non così tanto male come invece egli ci teneva a far trasparire con bollettini medici sempre più tragici perchè facevano parte del piano. Benissimo. Tuttavia, ne L'Avventura del Detective Morente, invece, tanto la signora Hudson che Watson sono realmente convinti che Holmes abbia contratto qualche pericolosissimo male e stia li li per morire: su indicazione del moribondo, dunque, il servo della glebail suo caro amico si precipita a cercare l'aiuto di un uomo anch'egli assai pericoloso, Culverton Smith, che guarda caso è proprio il responsabile di questa malattia terribile che affligge Holmes. Watson, dopo aver convinto l'individuo a raggiungere Baker Street, torna al capezzale del suo amico solo per scoprire che dovrà acquattarsi e nascondersi ed aspettare l'esito del dialogo tra Holmes e Smith: dialogo che si conclude con la confessione di quest'ultimo di aver ammazzato il nipote ed attentato alla vita del detective, e questi che invece, con un semplice ta-daaaa rivela che stava solo fingendo di essere moribondo e che quella malattia non l'aveva in realtà mai contratta. Quindi, Watson che aveva mostrato la sua fedeltà e lo sprezzo del pericolo dichiarando di non temere il contagio e di voler assistere fino alla fine il proprio amico, scopre che era solo uno scherzone atto a strappare una confessione da Culverton Smith, confessione che, guarda un po', vedrà proprio Watson come testimone. Ah, corollario: dato che Sherlock era costretto a fingere d'essere ammalato e contagioso, si lascia andare ad alcune offese ben mirate sulla incompetenza di Watson circa le malattie tropicali definendolo un modesto medico mediocremente qualificato pur di non farsi visitare da questi: successivamente, come tutte le persone tossiche che si rispettano, si scusa dicendo che non voleva, che aveva bisogno Watson fosse credibile ed emotivamente coinvolto per attirare Culverton Smith in trappola e che ha detto quello che ha detto perchè poteva ingannare il dottore ed amico solo a ragguardevole distanza, e che per quello, in sostanza, l'ha dovuto offendere per non farlo avvicinare. A momenti manco con gli schiavi nei campi di cotone.
10) Ti fa credere di essere morto per tre fot****ssimi anni e poi torna da te come se niente fosse.
Questo è il capolavoro: anche qui, ringraziamo Martin Freeman che, interpretando il buon Watson, ha preso a pugni Sherlock nella serie omonima come pure meritava ampiamente, per quanto sia sempre una magra consolazione. Dopo aver scampato la morte, aver perso i bagagli, essersi spostati all'estero e viaggiato per evitare pericoli sotto forma di sicari di Moriarty, alla fine (sembra) che Sherlock Holmes muoia ed il povero Watson non abbia di meglio che tornare a Londra, finalmente libero, un po' come Dobby, l'elfo domestico della saga di Harry Potter.
Ad un certo punto, quando la situazione lo richiede a causa di un crimine apparentemente inestricabile che gli offre la scusa per tornare a Londra, ecco che il buon Sherlock torna da te e con un magheggio ed un ta-daan te lo trovi nel tuo ambulatorio medico, travestito da anziano libraio.
Ora, io ammiro questo spirito di amicizia e mascolinità vittoriana perchè io O avrei pensato ad un fantasma e sarei morto sul colpo O avrei scaricato il caricatore della pistola verso di lui credendo ad un impostore; svenire, come Watson fa, da brava damigella in pericolo, non lo so.
Ora, nemmeno ci fosse un caso di stress post-traumatico, ecco che Sherlock racconta per filo e per segno come Watson, "nel modo più commovente ed inefficiente possibile", abbia creduto egli fosse morto: anche qui, sicuri che non possa sparargli così, giusto per sicurezza? Vabbè.
Comunque egli spiega che ha fatto tanti bei viaggi, è stato in giro per il mondo, ha incontrato questa e quella eminente personalità e, ovviamente, suo fratello Mycroft era al corrente di tutto questo dato che Sherlock dipendeva da lui per il denaro ed altre esigenze.
Sono sicuro che, anche qui, stesse per partire un pugno di quelli potenti all'indirizzo dell'investigatore che, però, si premura di chiarire che l'ha fatto per lui, per proteggerlo nel caso in cui si fosse tradito ed avesse rivelato ai resti della banda di Moriarty di sapere che Sherlock fosse vivo. Ah, ovviamente Watson viene catapultato quella sera stessa in un'altra situazione di pericolo senza mezza spiegazione e col rischio di beccarsi una pallottola in fronte. Corollario, non capendo alcuni dettagli del piano, che nessuno si prende la briga di spiegargli, il dottore si becca pure un rimprovero da parte di Sherlock.
Magnifico, un capolavoro di tossicità.
+1 Bonus) Rende la tua casa un porcile, chè manco un centro sociale
A parte il vizio di drogarsi, essendo un fruitore di cocaina finchè, in uno dei racconti successivi Watson/Doyle riferisce di aver aiutato Sherlock a disintossicarsi o comunque di averlo convinto a farne a meno (L'Avventura del Giocatore Scomparso), Holmes si rivela essere uno dei peggiori coinquilini possibili: abitudini disordinate di sonno/veglia, suonare il violino a qualsiasi ora del giorno e della notte, conservare il tabacco in una pantofola persiana, tenere le lettere conficcate sulla mensola grazie ad un pugnale, svolgere esperimenti chimici alle ore più impossibili, saturare l'ambiente di odori e sostanze terribili, arrivare finanche a sparare un centinaio di cartucce con la propria pistola per realizzare nel muro le lettere "VR" nel muro e, ovviamente, ricevere cani e porci nella propria abitazione (in fitto, ricordiamolo) accogliendo i visitatori più improbabili e le classi sociali più disparate.
E questo è quanto: si ribadisce che non è un articolo che vuole offendere, ma anzi a dare un tributo ad una delle figure letterarie più importanti di sempre. Ah, spin-off come Enola Holmes e il recente Young Sherlock non esistono, per me, per quanto gradevoli talvolta.
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