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mercoledì 6 maggio 2026

[Parliamo di Cose Serie(TV)] Stranger Things - un giudizio Sottosopra (feat. i miei figli, Sebastian e Soraya)

 


Per chi volesse la versione corta della mia opinione su Stranger Things, riporto le mie due monete d'argento che ho pubblicato già su vari social. 

"ho concluso ieri la visione della serie televisiva di Stranger Things. Grazie al fatto che ho sapientemente evitato gli spoiler, salvo nomi che circolavano da tempo tipo Demogorgone, Vecna ed ovviamente i molesti fan boy che da zero a cento vogliono imparare a giocare a d&d... non di ruolo , eh, giocare a d&d, come se fosse l'unico gioco di ruolo e ne fosse sinonimo (forse si, in un certo senso per la sua notorietà ma certo non l'unico), dicevo, grazie all'assenza di spoiler me la sono goduta, e parecchio. si, alcune cose non vengono proprio spiegate (bene) , ed è difficile dire se prestare fede ai fratelli Duffer circa il fatto avessero da sempre pensato a quel certo finale, specie seguendo poi gli speciali ed i "dietro le quinte" in cui appare chiaro che stessero ancora cercando la quadratura del cerchio. Quindi si, non torna proprio tutto-tutto, e c'è sicuramente qualcosa che non è stata affrontata bene (militari, la sorte della fidanzata di Robin) ma è un finale soddisfacente, pienamente agrodolce in stile anni '80 in cui non si infilava a forza con un imbuto giù nella gola dello spettatore spiegazioni per chi ha un Q.I. di 60, e si lasciavano alcune cose affidate al non detto. Certo, sicuramente chi ha seguito dal primo giorno questa serie e non l'ha recuperata nell'arco di un solo mese e mezzo come me avrà avuto più tempo per fare teorie, rewatch e costruirsi il "proprio" Stranger Things: e forse è proprio questo il problema. per quanto sembri strano, alle volte avere tempo per riflettere su di un film, una serie, un qualsiasi prodotto lascia il tempo di farsi fuorviare dalle proprie idee e dalle visioni più disparate . Per chi come me che, assieme alla propria famiglia, ha potuto godersi l'esperienza dall'inizio alla fine senza forzare la visione degli episodi, ST è una bella serie che termina in modo soddisfacente. il che, nella desolazione odierna, è oro."

Visto? Breve, conciso e chiaro.
Anzi, per tutta quella gente cattiva che ancora non mi segue, ricordo qui di seguito dove potete seguirmi: qui c'è YouTube, in più potete iscrivervi gratuitamente al mio blog de Ilbucodellhobbit e che mi trovate anche su Facebook, TikTok Instagram.


Per chi vuole leggere, invece, una versione molto più complessa, con in più i giudizi di due special guest, mia figlia Soraya (che trovate qui su YouTube) e mio figlio Sebastian (eccolo sul Tubo),  andiamo avanti .

Circa due mesi fa, all'inizio di marzo, ho finalmente ceduto alla tentazione ed ho sottoscritto un abbonamento Netflix con un unico scopo: sanare la mia carenza vitale di Stranger Things, dopo la conclusione della serie lo scorso gennaio 2026.
Per chi non lo sapesse, soffro di leggerissima insofferenza verso quei fenomeni di massa, quei tormentoni che ti martellano l'anima fino a farti odiare qualcosa che inizialmente magari ti piace.
Fin dai tempi delle traduzioni a membro di segugio della Mondadori con le prime edizioni di un praticamente sconosciuto Il Trono di Spade in cui King's Landing/Approdo del Re diventava, invece,  l'Atterraggio del Re, in cui TheWall/La Barriera veniva tradotto come Il Muro (cioè, nemmeno La Muraglia, che so, no proprio Il Muro) e c'erano molti altri orrori, ho iniziato a smettere di seguire quelle cose che, diventando mainstream, te le trovavi praticamente infilate a forza anche nelle conversazioni di vita reale da chiunque e qualunque fosse il grado di nerdismo (un esempio, l'accidenti di meme di "VINOH! VINOH! VINOH!" ) tant'è che smisi di seguire la serie intorno al penultimo episodio della prima stagione. Poi lo ripresi e lo mollai, ma questa è un'altra storia.



Ciò detto, ST aveva le carte per trasformarsi in un fastidio, anzichè in una appagante serie da seguire per cui ho lasciato non solo che il fenomeno esplodesse, ma giungesse all'apice prima di iniziare a sgonfiarsi con le immancabili critiche quando c'è "IL FINALE DI STAGIONEH!" che nove volte su dieci non solo non accontenta la massa di gente a cui, per rendere il prodotto fruibile, esso ha finito per  rivolgersi, ma nemmeno più il pubblico iniziale che via via vede tradita l'opera che era nata in un modo e senz'altro sul finire ha iniziato a dare plot armour ai personaggi più amati, a riciclare situazioni e magari a non chiudere in modo soddisfacente le sottotrame lasciate aperte. 

E' successo con How I Met Your Mother, con Buffy, persino con Breaking Bad ma soprattutto con Game of Thrones oltre innumerevoli altre serie TV. 
E, dal poco che era filtrato nel mio sistema che mi nascondeva ai radar, è successo anche a Stranger Things: del resto, una serie che, per quanto ambiziosa, partiva con attori bambini sconosciuti o quasi, e solo Wynona Ryder come volto noto anche se lontana da produzioni faraoniche o blockbuster da anni, che costava circa 6 milioni di dollari ad episodio, mentre finiva nella quinta stagione a costarne 50/60 per episodio, è ovvio che debba fare soldi, rientrare nell'investimento e fruttare oltre ogni dire e, per farlo, deve venire venduta il più possibile a più gente possibile.
Il che, tradotto, significa che come per GoT, se parti con circa 14 milioni di spettatori per la prima stagione (dati imprecisi ma grossomodo attendibili), nell'ultima devi averne almeno tre/quattro volte tanto perchè il progetto sia remunerativo e, difatti, si stima quasi 60 milioni di spettatori abbiano seguito ogni episodio della quinta ed ultima stagione. 

Ora, la cosa più importante: dati e meme a parte, ST mi è piaciuto?

Si, tantissimo. 


Ora, analizziamo questo fenomeno di culto che come sempre lo diventa magari per i motivi sbagliati e, in parte, anche per quelli giusti, che poi sono quelli che decretano se una serie su Netflix duri più di una o due stagioni.




ST è una serie ad altezza bambini, nel senso che è stata venduta molto bene ai ragazzini di oggi, che teoricamente un prodotto di stampo horror che emerge direttamente dalle atmosfere di Stephen King fino a citazioni evidenti a saghe più splatter o di tensione (Alien, L'Invasione degli Ultracorpi, La Cosa e tanto altro) non dovrebbero nemmeno sapere esistesse: ma, ehi!, grazie ai Creator per ragazzini (li mortacci vostri, bastardi) su Youtube ovviamente ognuno di questi eventi diventa di dominio pubblico e, altrettanto naturalmente, viene portato ai bambini (Friday Night's Freddy, Slenderman, Stickman, SirenHead e così via fino a quella melma fumante dei Brain Root) per aumentare visual, vendita merchandising e le proprie finanze, nell'assenza di una normativa che impedisca a chi fa contenuti per bambini di presentare cose palesemente non per bambini.

Attenzione, però: non sono e non sarò mai uno di quei genitori che va nascondendo i propri figli sotto due strati di cuscini e li custodisce in una bella teca dorata dove tutto è prati verdi ed arcobaleni: dico solo che tra permettere ai ragazzini di accedere a certi contenuti e il farli invece diventare mainstream, ce ne passa. 
In soldoni, persino mia figlia conosceva ST fin da quando aveva 7 anni pur non avendo mai visto mezzo episodio.

Come scrivevo, tornando in argomento, Stranger Things è si, una serie ad altezza bambini, ma lo è soprattutto per chi, bambino, lo è stato negli anni '80 e ricorda fin troppo bene quel periodo e quello stile di vita: le BMX con cui andare in giro assaporando la libertà in un mondo in cui non c'era il degrado odierno e la fila per rapirti appena esci di casa, i primi videogiochi NES ed Atari, i film come Lo Squalo, La Cosa e via via i vari Goonies,  Ritorno al Futuro ed Indiana Jones che assieme ai Ghostbuster ed E.T. diventavano fenomeno di culto tra i giovanissimi, internet dei primordi e i walkie tolkie che sembravano assieme ai walkman uno strumento avveniristico. In questo, nel gridare costantemente che tutto è anni '80, sale giochi e videonoleggi compresi, ST vince sempre in ogni stagione a mani bassissime, senza trascurare il motore di tutto: Dungeons & Dragons, a cui Mike, Will, Lucas e Dustin giocano fin dal primissimo episodio e che, pur diventando per i piccoli protagonisti il filtro per capire gli orrori che li circondano (il Sottosopra viene compreso paragonandolo alla Valle delle Ombre o, come si chiama più universalmente, Il Piano delle Ombre, i primi mostri vengono appellati Demogorgone e Democane per quanto con Demogorgon non c'entrino nulla fino all'arcinoto Vecna, che anche lui con la versione gdristica non c'entra una fava, ma ok.
D&D ed il gioco di ruolo svolgono un ruolo importantissimo perchè per bambini diventa fondamentale misurare la realtà e filtrarla con lenti che siano ad altezza bambini, appunto, e torniamo quindi al parlare di come sia una serie intelligente perchè per quanto alle volte questi ragazzini ne sappiano più di scienziati con anni di fisica quantistica, alla fine è il loro modo di capire ciò che li circonda.
Inoltre, e questo molti tendono a dimenticarlo, Stranger Things è una serie che deve un enorme debito, in senso positivo, a tutti quei prodotti che erano effettivamente rivolti ai bambini e con bambini come protagonisti: la camminata nel bosco che richiama quella sulle rotaie dei personaggi di Stand By Me,  E.T. con ragazzini in fuga con le BMX dai militari e che difendono l'alieno che anzichè "telefono casa" chiede i waffles, le scarrozzate avventurose in stile Goonies, Navigator, Explorer e così via. Sono tutti personaggi che potrebbero o dovrebbero morire in mille modi differenti al pari di personaggi secondari o PNG da gioco di ruolo, eppure riescono a sopravvivere sempre, a creare piani arzigogolati, a stringere legami con chi è più piccolo o molto più grande di loro.

Stranger Things è una serie, prima di tutto, sull'amicizia, sull'affrontare assieme le avversità, sull'accettarsi ed includersi perchè si è cresciuti insieme e, anche se la vita fa di tutto per farti pensare il contrario, sull'essere convinti che non ti perderai anche quando avrai 18/20 anni, avrai cambiato città e vita e magari inizierai a pagarti la pensione, accendere un mutuo, trovare un lavoro. 

Fonte: Netflix


- D&D come motore della serie che resta sfumato-

Nonostante orde di rompiballe in rete abbiano gridato "voglio imparare a giocare a D&D perchè l'ho visto in Stranger Things", come se poi Dungeons and Dragons fosse l'unico gdr esistente e soprattutto ne esistesse una sola versione (OCE? AD&D? Home Rules? Generico d20? III edizione? eccetera) ed una sola ambientazione (Dark Sun? Ravenloft? Forgotten Realms? Dragonlance? Spelljammer? eccetera), D&D resta la lente di ingrandimento con cui interpretare il mondo di bambini che, quel mondo, sono ancora troppo piccoli per capirlo.
Eppure, non è che in ogni puntata si vedano Mike e soci giocare effettivamente, quanto, appunto, parlare, interpretare e capire gli eventi attraverso D&D: il concetto stesso di Sottosopra, equivalente al Piano delle Ombre, è tanto forte quanto semplice, il mondo vero dei Demogorgoni e del Mind Flayer è equivalente all'Abisso per quanto simile ad uno dei suoi Piani dimensionali (non a caso quel "mondo" in D&D si chiama Infiniti Strati dell'Abisso) e hanno reso bene il concetto che lo stesso Piano delle Ombre permetta di accedere ad altri Piani Dimensionali tanto quanto il fatto che uno dei piani dell'Abisso conduca praticamente ovunque nel Multiverso.
Al contempo ho apprezzato che la quarta stagione vertesse sul problema che è stato una spina nel fianco non solo in America ma anche in Italia, di accostare il gdr, specie D&D, al satanismo, a fenomeni di associazionismo pericoloso e così via: ne ho accennato alcune volte sul blog (clicca qui), ricordando anche quanto i soliti bene informati da salotto accusassero i fumetti, i film violenti e la musica rock di essere tra le cause scatenanti fenomeni come I Sassi di Tortona, così come della caduta di qualche bambino dal balcone convinti com'erano di poter atterrare come i protagonisti di anime quali Mazinga o Goldrake.
Nello specifico, la figura di Eddie Munson (un richiamo a Marilyn Manson, che egli cita, tra l'altro?) diventa oggetto di odio da parte della tranquillissima comunità di Hawkins (uh, tranquilla proprio, guarda) perchè nella Quarta Stagione le morti dovute a Vecna vengono invece ascritte a qualche scempio o qualche rituale satanista che i membri dell' Hellfire Club, forse non proprio il nome migliore da scegliere, hanno compiuto per il loro leader, Eddie, appunto. 
Peccato che l'Hellfire Club altro non sia che un gruppo di giocatori di ruolo che credono d'essere più alternativi perchè diversi ma siano tutti dei ragazzi a posto, o quasi, visto che Eddie in effetti spaccia droghe per tirare a campare: che poi Eddie non solo si riveli essere un personaggio fragile e sensibile, ma anche con un'etica e un ampio spirito di fratellanza, arrivando a sacrificarsi per una comunità che lo odia e lo reputa uno scellerato omicida, è altro discorso.
Non a caso Eddie è il personaggio che mi è piaciuto maggiormente, anche se il personaggio migliore, a mio giudizio, sia un altro, per costruzione e crescita. 

Tornando a D&D, quindi, esso è si presente e costante, ma non è una mai ingombrante: funge da collante, da spiegazione, da lente di ingrandimento per capire il proprio mondo, insomma funge da elemento comune ai personaggi nel bene e nel male, ma dire che in ogni episodio i ragazzi vengano inquadrati mentre giocano o parlano di D&D sarebbe un po' una forzatura: pure, è innegabile che chiunque, come me, abbia giocato quei venti, trent'anni ad un qualsiasi gdr si sia trovato nelle stesse situazioni in cui paragoni un professore ad un mostro, una serata in campagna all'ultima esplorazione dei propri personaggi e qualsiasi cosa di pauroso ad un nemico che si può affrontare e sconfiggere.

Da qui, dunque, la mia domanda alle orde di coloro che vogliono giocare a tutti i costi a D&D perchè l'hanno visto in ST: ma tutto ok? Perchè non provate a studiare fisica o scienze come Dustin od Erica allora? 
Per carità, sono contento che un altro pezzo di muro di ostracismo verso il mio passatempo preferito sia venuto meno, ma le cose frutto delle "mode" non sono mai un bene, e seppure potrebbe dirsi un successo che, su cento curiosi anche solo due o tre si rivelino davvero interessati o colpiti dal gdr, va anche detto che molti tornerebbero a bollare l'esperienza di giocare al tavolo come "una stupidata" e un "non è come me lo aspettavo". Le mode - Game of Thrones insegna - non fanno mai bene a ciò che è di nicchia perchè, uh, è banalmente qualcosa "di nicchia", non pensato, progettato o nato perchè andasse bene per tutti: e le recenti derive, con mostri pucciosi stile My Mini Pony la dicono assai lunga.

Trova le differenze



Tirando le somme, D&D resta un filtro, una lente di ingrandimento, ciò che unisce come passione gli strangerthinghi Mike, Dustin, Lucas e Will, cui tocca la sorte della Principessa Peach di Supermario in quanto O rapito O costretto a letto O quale parìa del gruppo che però a quel gruppo (specie di gioco)) tiene forse più di tutti e che ha paura, timore, di crescere.

-Will: omosessuale coerente o ennesima forzatura e stereotipo?-

Apriamo, ora, una breve parentesi su Will che fa coming out a fine della quinta stagione: premesso che non ho capito le polemiche per le quali negli anni '80, secondo i soliti bene informati, i suoi amici e le persone a lui care avrebbero dovuto, non so, all'improvviso dargli fuoco, ostracizzarlo, scacciarlo con le pietre eccetera, Will era palesemente "quello diverso" nel gruppo di amici. 
Intanto, oltre a dover precisare che l'omosessualità non è una malattia o una brutta cosa - è brutta solo in funzione alla nostra società ed a chi ti sta attorno che può rendertela una cosa tranquilla oppure un vero Inferno- si capiva fin dalla prima stagione che Will fosse gay: non solo per il foreshadowing di Joyce che, denunciandone la scomparsa, raccontava ad Hopper come l'ex marito appellasse amabilmente il proprio figlio minore ("finocchio", padre dell'anno), ma proprio perchè v'era una tale sensibilità, un modo di porsi così particolare, un modo di risultare sempre presente eppure estraneo che, grossomodo a metà della seconda stagione, ho scommesso con i miei figli che Will fosse, in effetti, omosessuale. 
Nella mia storia di giocatore di ruolo ho interpretato per anni un personaggio omosessuale e, sarà che avevo già provato ad immedesimarmi in quel genere di psicologia che accompagna una persona che debba capire i propri desideri, voglia essere accettata avvicinandosi ma con paura di ferire e ferirsi (la cosiddetta sindrome del porcospino di cui Evangelion ha così ben trattato già a fine anni '90), ma i segnali possibili resi da una ottima interpretazione dell'attore, che non a caso ha fatto coming out anche nella vita privata nel 2023, li ho colti tutti. Si potrà dire che Noah Schnapp ha in qualche maniera "vinto facilmente" portando su schermo senz'altro anche più di una parte di sè stesso, ma rispondo che ad averne altre di interpretazioni così coerenti e delicate, e non le solite forzature a cui siamo invece abituati, sarei senz'altro felice.
Ora, il fatto un personaggio sia così ben scritto da permettere di intuire i dubbi circa l'accettazione e comprensione di sè, al punto da non necessitare di doverlo gridare ai quattro venti (almeno prima del momento in cui effettivamente viene affrontata la cosa nella serie) con situazioni stereotipate, come invece accade nelle recenti produzioni hollywoodiane, e si finisca per renderlo comprensibile stando un minimo attenti, è una cosa a dir poco rara: ancor più, poi, se questo aspetto è funzionale alla trama, permettendo alla storia di acquisire tanto drammaticità quanto momenti di pathos e di epos allorchè Will accetta e comprende sè stesso, e riesce a trovare la sua vera forza.
Aggiungo ancora, il fatto che si sdogani l'omosessualità presentando un personaggio così ben scritto anche ai più giovani è meritevole di ogni lode: perchè a differenza dei caproni di Hollywood, i Duffer Brothers hanno capito che essere gay non è una qualità da personaggio, od un aspetto che definisce la tua vita e quindi smetti di essere una "persona" per essere invece "gay", ma è semplicemente un tratto del tuo modo di essere, e che non è certo quello a definirti.
E difatti i miei figli non hanno fatto mezza battuta o commento su questo tratto del personaggio, liquidandolo con un "ah vabbè" ed un "ma perchè non lo dice a Mike?"
Perchè, cari figlioli che mi leggete o leggerete un giorno, come viene detto da Robin con la propria esperienza circa la sua prima cotta, Mike non è un vero amore, o forse lo è stato brevemente, ma solo l'elemento scatenante che ha permesso a Will di capire chi LUI fosse, e cosa desiderasse, permettendogli, infine, di crescere e di accettarsi
Oggi, invece, dato che la gente è, a voler essere realisti, stupida, si preferisce trasformare l'omosessualità in una qualità distintiva invece nell'essere un tratto semplice di una persona, che non dovrebbe rilevare più dell'essere mancino, biondo, alto, scuro, essere vegetariano o impazzire per i panini con l'hamburger (presente!) e così via. 
Normalizziamo questo, e tutto andrà ben... cioè, meglio di ciò che c'è oggi.
Infine, rovescio della medaglia, smettiamo anche di rappresentare in modo stereotipato i personaggi omosessuali: sembra che ad un certo punto si smetta di esserlo e si debba per forza ostentare di esserlo.
Chiusa parentesi, andiamo avanti.



Prima di passare alle considerazioni finali (e sul finale, cedo la parola ai miei figli ed alle loro opinioni: Sebastian (12) e Soraya (9): 

Stagione preferita? 
Sebastian: 3°
Soraya: 5°

Stagione peggiore?
Sebastian: 4°
Soraya: 3°

Personaggio preferito?
Sebastian: Dustin
Soraya: Undici

Per quale motivo?
Sebastian: è affidabile, simpatico ed intelligente
Soraya: Undi è uguale a me negli occhi e nel modo di fare 

Quale personaggio non ti è piaciuto?
Sebastian: La dottoressa Kay
Soraya: Vecna

Per quale motivo?
Sebastian: non è stato molto approfondito e sembrava generico
Soraya: perchè è un infame che ha rapito dei bambini con delle bugie

Ti è piaciuto il finale?
Sebastian: si, tanto, perchè è stato commovente
Soraya: Non tanto. Undici doveva restare con i suoi amici 

Ringrazio i miei tesori per il contributo, specie per aver condiviso con me questa bella esperienza.

-Vecna ed il finale di stagione.-

Sarò sincero, di ST non sapevo nulla, come scritto in apertura: le uniche cose, a parte un po' di nomi che circolavano persino quando aprivi un pacco di pasta, riguardavano anche qui il problema del FINALE DI STAGIONE,  che sembra oramai un arcinemico che gli eroi Marvel e DC debbono affrontare.
Il FINALE DI STAGIONE, questo mostro colossale più dell'omonimo Gigante, spaventa e terrorizza produttori, attori, registi, sceneggiatori e pubblico. Lo stesso pubblico che, però, alle volte sembra aspettare, e quasi sperare, che ci siano cose che non tornino, che sia divisivo, che non sia all'altezza, così da avere la scusa per lanciarsi in chat ad offendere, a criticare, a ridere ed insultare chiunque invece sia di parere appena differente o, metti caso, abbia persino apprezzato, in modo tiepido o pieno, il FINALEH!
Non sapevo cosa aspettarmi da ST, alla cui visione della prima puntata della prima stagione ero giunto assieme alla mia famiglia assolutamente privo di rivelazioni ed aspettative, quindi figurarsi cosa potevo immaginarmi circa il finale.
Nell'arco di un mese e mezzo, in cui ho cavalcato l'onda rossa di Netflix, mi sono affezionato ai giovani nerd ed alle loro squinternate vite e famiglie, arrivando infine all'epilogo in cui Vecna muore: a differenza di D&D qui non perde occhio e mano, ma viene decapitato alla Ned Stark da Joyce, che se vogliamo è proprio il personaggio comune, quello che non è forte, particolarmente intelligente o avveduto, ma semmai è quello che ha fede, che crede e ispira gli altri: e, citando Bastard!!, "credere è una bella parola. Una parola che merita senz'altro di venire usata, quando un mortale sfida un dio."
Nel panorama dei personaggi di ST, in effetti, non credo avrei visto altri personaggi adatti ad uccidere, effettivamente, Vecna, anche per la crudezza del modo mostrato: magari Mike o Will, col rischio però di rendere il primo ancora più protagonista e di sbilanciare troppo la trama a favore del personaggio apparentemente a margine e che già s'era riconquistato un grosso spazio (sia per coming out che per poteri mostrati). Se l'avesse ucciso Max sarebbe sembrata troppo una vendetta, Dustin e Steve o Robin o Hopper scontati... diciamo che Joyce può andare, ma non come viene scritto in giro "per chiudere un cerchio di dolore che ha interessato la sua famiglia" , quanto perchè nessun altro è semplicemente più adatto della Stramba di Maple Street, per citare il titolo del secondo episodio della prima stagione.

Andando poi a cercare in giro, le polemiche vertevano su:
  • scontro finale troppo veloce: qui, onestamente, sono in disaccordo, trovandolo più che adeguato anche per i minuti effettivamente dedicati alla cosa;
  • elementi trascurati: qui è vero, i militari vengono accantonati troppo facilmente, la fidanzata di Robin scompare dalla storia e gente che ha ammazzato moltissimi dei suddetti militari - Hopper, Nancy in cima a tutti- vengono perdonati/graziati/dimenticati; essendo, tuttavia, ST una serie smaccatamente anni '90 ciò richiama al "tutto va a tarallucci e vino" come nei film ad altezza ragazzi di cui sopra;
  • cambiamenti in corsa: elementi come la "genesi" dei demogorgoni, democani e del Mind Flayer o ciò che essi sono sembrano frutto di una riscrittura a posteriori per adattarsi alla storia;
  • plot armour: i personaggi non muoiono MAI, per esigenze di trama, ed è vero, ma del resto non è che in E.T. i militari fossero tanto più svegli nell'inseguire una manciata di ragazzini in bici
  • il Sottosopra cessa d'essere un luogo tossico e diventa solo un luogo in cui entrare o uscire senza conseguenze: anche qui, si, ma è pur possibile i personaggi "storici" ci si siano abituati a furia di averci a che fare...o che il Sottosopra sia diventato progressivamente meno tossico, a furia di venire "aperto" così spesso.  
Tutte queste cose le ho lette, le ho ascoltate, finanche facendomi forza ed andando a recuperare video di creators a cui mi ero ripromesso di non regalare più nemmeno una visualizzazione, ma di cui ho sempre apprezzato capacità di giudizio, pur spesso non essendo d'accordo con loro.
Ora, in questa costante polarizzazione ed estremizzazione, per cui tutto è un capolavoro /tutto fa schifo, ST resta una serie straordinariamente riuscita: nonostante sia proprio a causa di siffatti creators in Italia che oggi tutti hanno coltivato uno spirito critico (="io ho ragione e voi non capite un cacchio"), e tutti si elevano a competenti nel settore, va pur detto che costoro hanno ragione quando provano a riportare le scimmie urlatrici che li seguono alla ragione, ricordando che , tra i due estremi, c'è sempre la virtù nel mezzo. 
Quindi, per quanto sembri straordinario a molti fuori di testa che bazzicano internet, si può avere una visione pacata di un'opera, e vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma senza scordare che è, comunque, "mezzo", quindi pieno/vuoto per metà e l'altra metà è e resta li.
ST non è mai stata una serie che voleva narrare di mostri e magie, di poteri e cospirazioni: è una serie che parla alla e della giovinezza, di come un gruppo di amici di età ed estrazioni più disparate possa fare gruppo, possa costruire una ancor più solida amicizia e possa superare le avversità... crescendo, sbagliando, imparando ad essere bambini, poi adolescenti, poi ragazzi o giovani uomini sempre migliori, e di come gli adulti possano confrontarsi con quel mondo senza sembrare sfigati o perdenti. E' una serie sulla crescita, su come amici nuovi vanno ad aggiungersi o sostituirsi ad altri, su come crescendo ci si perde quando ci si trasferisce eppure si desidera restare in contatto, è una serie sull'accettazione di sè stessi, sulla comprensione di sè stessi e su come, prima o poi, si diventa adulti e tutto cambi pur potendo restare simile a ciò che era, ma mai come prima.
Il che, a ben guardare, è il principale insegnamento del gioco di ruolo, l'unico ambiente vero e proprio in cui si socializza, ci si confronta, ci si manda affan... eppure si va avanti assieme.
Come Mike, Will, Dustin e Lucas (aggiungiamoci honoris causa Max), che giocano quell'ultima partita prima di appendere i manuali al chiodo: forse giocheranno ancora, un giorno, forse si ritroveranno in qualche casa acquistata col mutuo da uno di loro, intenti a rinnovare ricordi di anni prima tirando un dado da 20 ed esaltandosi tra un mostro ucciso e una storia da vivere mentre uno di loro tiene in braccio un bebè... come noi giocatori di ruolo siamo cresciuti, abbandonando cantine, soffitte, case, circoli e ci siamo magari trasferiti lontano, ancora nel cuore dicendoci "dai, presto o tardi tornerò e rivedrò i miei amici, e ci faremo una partita come i vecchi tempi". Anche se non succede mai. 

Questa è la vera essenza di ST: una serie onesta, piacevole, a tratti davvero bellissima, in cui gli svarioni esistono perchè non esiste un'opera umana in cui svarioni o imperfezioni non ci siano e che, anzi, a ben guardare sono proprio quegli elementi che non si incastrano come un dado da 20 ed un dado da 100, a permetterci di ricordare negli anni quella che è un'esperienza comunque memorabile.
Come l'adolescenza, bella o brutta che sia, come il cinema degli anni '80 e '90 in cui c'era il finale alla volemosebene ed in cui, modello trottola di Inception, Undici può essere viva o non viva a seconda di ciò che si crede.
La Undici di Schrödinger, insomma.

Per me, comunque, ST è una serie memorabile, non certo un capolavoro, ma una serie che riguarderò e, credo, riguarderei volentieri.
Perchè tra i due estremi, c'è anche il giudizio di qualcosa di estremamente buono, divertente, piacevole, scritta come si deve. Come la coperta di Linus. O una storia di D&D.

- Leo "Lordgirsa" d'Amato-

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martedì 4 giugno 2024

[VistoIeri] Pompei: il film dove Jon Snow sa le cose

 

Dato che, durante un viaggio in treno, la principale attrattiva è poter passare del tempo tranquillamente leggendo, ascoltando musica o seguendo un film, il sottoscritto ha scelto di colmare una lacuna circa un prodotto che, in passato, aveva stuzzicato il proprio interesse e che in questo periodo, in pieno delirio di rewatch di Game of Thrones, ha deciso di visionare: Pompei, un film del 2014 di genere peplum (tipologia di film storico che mescolano fantastico, mitologico e azione) diretto da Paul W.S. Anderson, già regista dei film della saga di Resident Evil, di cui ho scritto in un post tempo addietro.

tutti i diritti sono dei rispettivi proprietari

Film disponibile su RaiPlay, che si rivela spesso una sorpresa per i prodotti a catalogo - uno su tutti, il caro vecchio Gods of Egypt - esso mostra un cast ampio, variegato e, nonostante l'opinione generalmente positiva da parte mia sulla pellicola, pure abbastanza sprecato dato che gli unici personaggi che appaiono risaltare sul serio sono Kit Harington (oltre che l'ignorante Jon Snow in GoT è stato anche il Cavaliere Nero in una brevissima apparizione ne Eternals del MCU, Robert Catesby in Gunpowder ed altri, oltre ad essere la voce ufficiale di Eret figlio di Eret nella saga di Dragon Trainer) che in Pompei è Milo- nome più greco che latino, ma stai a guardare il capellum- e lo scontato interesse romantico Emily Browning (Sucker Punch, Lemony Snicket, Sleeping Beauty, Monica) che qui interpreta Cassia. Gli altri attori, che pur con un discreto minutaggio risaltano tanto quanto comparse sono Kiefer Sutherland (celebre per la serie tv 24, oltre che per Stand By Me - Ricordo di una estate, Ragazzi Perduti, Legend) che funge da prevedibile villain finale e Jared Harris (Moriarty in Sherlock Holmes-Gioco di Ombre, il dott. Ashford in Resident Evil Apocalypse nonchè le serie TV The Terror, da me recensita agli albori del blog su QUESTA pagina, The Crown, Chernobyl) che qui è sposato con una Carrie Ann-Moss (Trinity di Matrix su tutti) qui in versione "ho un paio di settimane libere e non so come impiegarle", dato che non credo abbia più di quindici, venti battute in tutto il film, a tenersi larghi. 

Che intendi dire col fatto che sto qui solo per un paio di minuti?

E com'è questo peplum dove Jon Snow sempre in versione bel ragazzo iperfisicato - vedere le foto per credere - mena tutti e conosce le cose, visto che ha un piglio badassico notevole, sa interagire con i cavalli come un provetto Aragorn, vuole vendetta come Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore e guida una feroce critica (#credici) alla Roma Imperiale di allora come un novello Spartacus?



Per vedere Il Gladiatore, andate di la, sala 2


Curiosamente, la risposta è "buonino, dai". Non che il film in sè, intendo, abbia una trama interessante o piacevole, perchè essa rimane abbastanza prevedibilmente sullo sfondo mentre il vero leit-motiv è l'eruzione del Vesuvio che, storicamente, distrusse Pompei oltre che Ercolano, Stabia e Oplontis nel 79 d.C. 
E' di tutta evidenza che, un po' come accaduto per il film Titanic di James Cameron, il quale ha intelligentemente sfruttato l'elemento tragico per narrare una storia d'amore che diventa quasi pari se non preponderante rispetto all'effettivo disastro, anche qui la storia di questo combattente, Milo, che diventa un gladiatore a Pompei qualche giorno prima dell'eruzione, che coinvolge anche una storia d'amore prevedibile basata sulla differenza di classi e ceti sociali tra i due innamorati, voglia far leva sul binomio "tragedia-amore romantico" per suscitare una emozione intensa come per la storia di Jack e Rose nel film di Cameron. Anche qui, tra l'altro, il villain è una persona che tiene in pugno (qui politicamente, nel film di Cameron economicamente) la famiglia della ragazza di turno, Cassia, interpretata dalla Browning a cui però si aggiunge un altro nemico, il responsabile dell'eccidio della famiglia del protagonista, Marco Proculo qui interpretato da Sasha Roiz.
Facendo un po' di facile ironia, si può considerare tutto questo davvero una grandissima novità, così come è proprio lo è senz'altro l'amicizia che nasce tra i due gladiatori un tempo avversari come il personaggio di Kit Harington e quello interpretato da Adewale Akinnuoye-Agbaje, Attico, un combattente pronto quasi per la pensione e che chissà che fine potrà mai fare. 

"Arrivo a fine film?" "Certo!"
"...ma vivo?" "..ehm..."

Davvero dei colpi di scena inattesi, eh.

Rileggendo la recensione, mi accorgo di aver scritto poco o nulla sul film andando nel dettaglio: questo perchè, bè, c'è poco e nulla da scrivere. Pompei vuole cercare di spingere sulla storia d'amore tra due personaggi divisi da classi sociali, obblighi e desideri differenti sullo sfondo di una catastrofe mentre un villain tenta di costringere la donna, sulla cui famiglia ha potere, a sposarlo. Come scritto, siamo pericolosamente in zona Titanic, per quanto qui il contesto della Roma Imperiale tutto sommato riesca a dare le giuste vibrazioni: certamente, ci sono tantissimi strafalcioni storici riguardo la società romana e la visione particolare che si aveva dei gladiatori ma il compitino, per così dire, è stato svolto tutto sommato decentemente e il finale, anche questo non innovativo ma accettabile, funzioni. 


Il fisico di Kit ottenuto ammazzandosi di palestra:
attenzione, non è CGI

Pompei è un film dimenticabile ma che il suo, per quell'oretta e tre quarti che dura, lo fa abbastanza bene: non sarà tamarro come Hercules - Il Guerriero, nè altrettanto spettacolare nonostante l'eruzione del Vesuvio abbia una buona resa scenica, e globalmente la CGI funzioni parecchio, ma intrattiene abbastanza.

Kit Harington non è il più espressivo degli attori nonostante appartenga alla scuola di recitazione forse migliore, quella britannica, e non pare nemmeno avere troppa chimica con il love interest di Emily Browning,  Cassia, mentre Harris e Southerland sono un paio di spanne sopra gli altri, ma diciamo che è bello vedere tutti questi attori assieme. E si, anche Carrie Ann-Moss, per quei sessanta, ottanta secondi che occupa sullo scherno, roba che se si starnutisce alcune volte ci si perde la sua comparsa.
Peccato che le apparizioni di costoro siano andate via via scemando, contando che la pellicola è del 2014 e non si possano proprio annoverare tante produzioni, specie memorabili, che abbiano interessato i suddetti attori. E che Matrix Resurrection semplicemente non esista.
Curiosamente nonostante il film non sia stato pensato per essere un colossal, l'investimento di cento milioni di dollari parla di un obbiettivo ben differente per il regista, Anderson, che pare si fosse innamorato della vicenda storica dell'eruzione del Vesuvio attraverso gli scritti di Plinio il Giovane, usati come spunto anche per il romanzo di Ed Harris, Pompei, appunto: non a caso, le scenografie ed il comparto tecnico hanno tirato fuori delle scene davvero belle, e per questo ruolo in particolare il nostro Jon Snow romano si è ammazzato di palestra per raggiungere il fisico degno di un gladiatore veloce ma possente come Milo, tant'è che il suo istruttore pare gli abbia suggerito ad un certo punto di darci un taglio: tre volte al giorno per per giorni la settimana per alcuni mesi sono decisamente quello che si può considerare un eccesso di allenamento.
Menzione d'onore per un paio di tracce musicali che riescono a restare abbastanza impresse, tra cui questa qui. 


#gameofthrones #pompei #jonsnow #kitharington #carrieannmoss #film #recensione #keithsoutherland #jaredharris #serietv #storico #peplum #storiadamore #titanic

giovedì 7 novembre 2019

Fantasy News: stasera "Adrian La Serie Evento" torna in televisione! Ma sarà un bene?



Questa sera, alle 21.20 su Canale 5, tornerà in scena la serie televisiva più trash dell'ultimo anno e che più di qualsiasi altra ha costituito un esempio lampante di "caso mediatico" ma per le ragioni sbagliate: o, forse, per le giuste ragioni, ma in un altro senso.
Sto parlando di "Adrian, La Serie Evento", lo spettacolo che Adriano Celentano ha composto e presentato già a gennaio del 2019 e che, su nove degli episodi previsti, ne ha visti trasmessi solo quattro, prima di scomparire dai palinsesti dopo un costante e vistoso crollo degli ascolti.
Ha dunque senso riprendere questo progetto, consci già di ciò che ci si può attendere? E su quali elementi ed ospiti punta per il rilancio l'ex ragazzo della Via Gluck, ex Molleggiato e ad oggi ancora persona abbastanza piena di sè? 
Vediamolo.




Stasera, 7 novembre: chi c'è per salvare la barca che affonda?

Stando a quanto comunicato e riportato da alcuni siti, questa sera dovrebbero comparire parecchi personaggi noti, da Paolo Bonolis a Chiambretti, da Carlo Conti (!!) a Giletti pronti a lasciare il passo anche a nomi ancora più chiassosi ed altisonanti come Gerry Scotti, Enrico Mentana e Maria De Filippi.
Immagino che se fossero stati vivi quei grand'uomini quali Corrado e Mike Buongiorno avrebbero provato a contattare anche loro - magari ricevendo una cortese ma secca pernacchia.

Non bastassero questi conduttori ed intrattenitori, è probabile che appaiano in ordine sparso Elisa, Ligabue, Checco Zalone ed Ultimo.
Tutto ciò, ovviamente, sempre che nel frattempo costoro non rinsaviscano ed evitino di essere coinvolti in questo mezzo scempio.

Ma perchè tanto scetticismo misto a curiosità morbosa?

Un po' di storia


Era il 21 gennaio 2019 quando, dopo una campagna pubblicitaria abbastanza martellante e durata alcuni mesi, resa più insopportabile per l'alto volume "particolarmente molesto", potei assistere alla prima puntata di Adrian, La Serie Evento, così come la rèclame la sponsorizzava, bombardandoci di frequenti passaggi per ricordarci che " ... sta arrivando" con tanto di cielo tempestoso, tuoni e fulmini.
Nemmeno la Seconda Venuta di Cristo, per dire.

L'evento in sè, peraltro, non nasceva nemmeno sotto i migliori auspici: tra i 20 e i 30 milioni spesi per produrre la serie animata, che faceva parte del secondo blocco dello spettacolo, mentre il primo era dedicato a monologhi di attori e sketch (poco) comici con gente come Natalino Balasso (avessi detto...) Giovanni di Aldo Giovanni e Giacomo e Nino Frassica, giusto per citare i più noti; attori e conduttori del calibro di Teo Teocoli e Michelle Huntziker che, invece, sceglievano di rinunciare a comparire; il fatto che erano trascorsi molti anni dall'ultima apparizione pubblica di Celentano; e, infine, che il progetto animato avesse richiesto dieci, dico dieci, anni per la sua realizzazione.

Darian, il travestimento di Adrian. Il Gobbo di Milan-Dame de Italie


Trascurando dunque la prima parte dello show, lento, banale, noioso e privo dell'unico elemento di attrattiva che probabilmente aveva condotto a teatro un sacco di speranzosi disperati per assistere ad una esibizione di Adriano dal vivo, ossia la presenza stessa dell'ex Molleggiato che era apparso per il tempo necessario a bere un bicchiere d'acqua e a dire, di numero, tredici-quindici parole, la serie animata si era rivelata già nella prima puntata quello che era facile attendersi: un'ode gigantesca all'ego(centrismo) di Celentano, in veste di pompato protagonista simil anime di Ken il Guerriero, affiancato da una Gilda (in pratica Claudia Mori ringiovanitissima) nella veste di Musa ispiratrice del personaggio di Adrian e ninfomane atta a giustificare la presenza di Milo Manara come concept designer dei personaggi, specie femminili.
Milo Manara che, per inciso, si è affrettato tra la seconda e terza puntata a dissociarsi da quel lavoro, precisando che egli aveva solo compiuto degli studi sui personaggi, bozzetti preparatori e disegni di massima per dare una idea di come essi dovessero apparire esteticamente e che successivamente lo Studio Sek aveva invece preso, integrato, e animato direttamente.

A volerne fare un hentai, forse ne usciva qualcosa di meglio...



Ora, per essere onesti, la trama simil distopica, che strizza tutti e due gli occhi a V for Vendetta - un V for Vendetta scritto da uno sotto metanfetamine, d'accordo, ma ci siamo intesi - assieme ad alcuni spunti presi da Blade Runner non sarebbe male.
L'idea di un mondo dove inquinamento, interessi economici e politici schiacciano gli interessi dei singoli... è vecchia come il mondo, ed è distopica mica tanto, visto che ci viviamo quotidianamente in un contesto del genere, ma in linea di massima è sempre un tema che risulta piacevole.
I disegni non sono nemmeno da buttar via, anche se molti, appunto, sono solo abbozzati e poco rifiniti e le animazioni sono altalenanti in modo fin troppo marcato, passando da alcune effettivamente valide, ad altre inguardabili, nemmeno fossero state realizzati da usufruitori di photoshop alle prime armi e di qualche programma di videomaking di quelli free che si trovano in rete.


In ogni caso, è la storia in senso generale, nonchè la pretesa idea moralizzatrice in senso stretto che le è propria, ad essere i principali punti deboli di questa porcheria.
Una porcheria perchè il tentativo ostentato, quasi urlato, di indicare Adriano Celentano come una sorta di profeta, come l'unico in grado di guidare noi sciocchi idioti alla scoperta delle cose che contano nella vita, manco fosse appunto un novello Eletto come Neo in Matrix, risultano tanto stridenti da rendere tutto quanto il messaggio sociale e politico, sottile quanto un palazzo di duecento piani, totalmente insopportabile. 
A ben poco sono valsi i tentativi dei pochi che volevano provare a difendere questo progetto, facendo levate di scudi; per una volta, infatti, la stragrande maggioranza del pubblico si è sentita davvero presa in giro,  in quanto quasi trattato da deficiente, specie grazie ad un prodotto che, si, è costato dieci anni di lavoro e quant'altro, ma è concettualmente vecchio di trent'anni. 
Simili tematiche le hanno affrontate, in modo molto più intelligente ed efficace, dozzine di produzioni animate,  dai Simpson ai classici Disney, dall'animazione nipponica di Akira e Ghost In The Shell fino a South Park che giudico il format animato più estremo eppure intelligente che si possa trovare in giro.


E' brutto dirlo, ma dopo aver scritto e letto di tutto, dopo aver riso a causa di immagini terribili e dei meme che sono stati diffusi, è rimasta almeno in me una profonda amarezza: un'amarezza figlia del fatto che poteva essere la grande occasione per sdoganare il concetto di "animazione" per l'Italia come genere di nicchia e portare all'attenzione di tutti, in prima serata, con un patron così d'eccezione come Celentano, un progetto in grado di dare anche agli adulti un tipo di intrattenimento di solito riservato ai più giovani, buttando in questa definizione tutti coloro che vanno dai dieci ai quarant'anni.

L'arcinota "casetta", oggetto di dozzine di meme


Purtroppo, come è poi successo, lo spettacolo in sè, inteso come primo e secondo blocco, ha annoiato terribilmente perchè era confuso il target di riferimento prima di tutto. 
Chi come me voleva seguire questo progetto, era sicuramente interessato alla serie animata, disinteressandosi in toto del preshow, mentre chi era già adulto ed era cresciuto con in film e le canzoni di Adriano Celentano non si curava per niente del "cartone" e seguiva solo la prima parte, in attesa di un ex Molleggiato che, però, non c'era.



Gli ascolti hanno, del resto, affossato nell'arco di una manciata di settimane e di sole quattro puntate tutto quanto il progetto, senza nemmeno tener conto delle polemiche, forse a mente fredda un filo esagerate, circa alcune scelte comunque non proprio felici da parte degli sceneggiatori, come aver istituito giusto giusto a Napoli la sede di "Mafia International" oppure aver redarguito, Adrian, due ragazze per aver bevuto "qualche bicchierino di troppo" il che ha portato ad attirare le attenzioni di un paio di delinquenti.
Personalmente non le ho trovate così offensive dato che sono scelte che giocavano l'una con gli stereotipi e l'altra con un fraintendimento che si è voluto forse ostentatamente interpretare in senso negativo -probabilmente l'intenzione era di dire che l'alcool ottunde le capacità logiche ed è chiaro che se non sei persona lucida puoi rischiare di finire tra le grinfie dei malintenzionati, che è ben lungi dal dire che se bevi "te la cerchi".
Ecco, in questo credo si sia voluto vedere il marcio a tutti i costi.


Non resta che aspettare questa sera per scoprire che cosa la quinta puntata di Adrian La Serie Evento, avrà da riservarci.

giovedì 31 ottobre 2019

Fantasy News: la serie TV della Divina Commedia... sarà ambientata in America? WTF ?!?

Una Hollywood sempre più alla canna del gas produrrà, pare, una serie televisiva che curerà l'adattamento della nostra opera letteraria forse più famosa e bella: La Divina Commedia di Dante Alighieri: il tutto ambientato in una Los Angeles odierna, con una ventenne Dante donna, giovane e problematica e una madre con problemi di tossicodipendenza. Sconvolti? Sapeste io....




Che Hollywood avesse finito le idee lo andavo annunciando dal lontano 2010, e a più riprese, negli articoli che ho curato altrove, specie parlando del reboot di RoboCop (2014), di Total Recall (2012 con Colin Farrel), Biancaneve ed il Cacciatore e tanti altri, in cui ho descritto la metafora di Hollywood come intenta a respirare direttamente dalla canna del gas per suicidarsi.

Non fosse così, e non fosse probabilmente che ai piani alti delle produzioni certi progetti li si affidano a coloro che fanno abuso di sostanze stupefacenti, non si spiegherebbe il come sia possibile pensare di serializzare la Divina Commedia, una delle opere letterarie più importanti di tutti i tempi, portandola sul piccolo schermo attraverso una piattaforma di streaming.



Ora, intendiamoci: l'idea di fare una serie TV sulla Divina Commedia, rispecchiandone il tono linguistico aulico, affidando magari il tutto ad un qualche erede spirituale del compianto Enrico Carabelli, tipo Ivo de Palma, in grado di rendere un anime shonen come I Cavalieri dello Zodiaco un'opera culturalmente rilevante, non sarebbe da buttar via.
A patto di rendere le tematiche politiche che Dante affrontava nel corso del suo viaggio, coerenti con il gusto odierno senza tradirne la collocazione storica e a condizione di avere un budget sufficientemente alto da rendere scenografie, ambienti o CGI degni di questo nome, ne poteva venir fuori persino un qualcosa di originale, bello e interessante. 

Magari una prodotto alla History Channel, stile documentario con gli attori, ma ci siamo intesi.


Il punto è che se poi si decide, si perdoni il termine, di sputt di mandare tutto alla malora "modernizzando" la Divina Commedia, ambientando nella odierna Los Angeles le vicende di Dante, non più uomo di mezza età in quanto trentacinquenne ("Nel mezzo del cammin di nostra vita") ma una novella, giovane donna ventenne di nome Grace Dante - sul serio, che problemi mentali hanno in America? - che affronterà "la selva oscura" costituita da una vita difficile all'insegna del peccato e dalle difficoltà di seguire i problemi di sua madre, una tossicodipendente (?!?!) allora i casi sono due: o le droghe le regalano a piene mani ai Creator ed agli Sceneggiatori di queste porcherie, oppure hanno preso per sbaglio la sceneggiatura di O.C. o un altro teen drama da riadattare oggigiorno.
Perchè.
Non è.
Possibile.

Il vero Inferno sarà questa serie, fidatevi.



Sinossi: cosa sappiamo di Dante's Inferno?


Grace Dante, stando ai rumors, sarà appunto una ventenne con molti problemi, tra cui la già citata madre, un fratello disagiato e una vita complicata ed ardua nella Los Angeles meno piacevole che si possa immaginare, cruda, realistica, dura, sporca; questo fino a quando, all'improvviso, le cose non iniziano ad andare inspiegabilmente meglio: la sua carriera decolla, il lavoro inizia ad andare a gonfie vele, l'amore giunge ed è perfetto, il denaro non costituisce più un problema, tutto quanto sembra essere, quasi magicamente, come dovrebbe essere nei sogni della ventenne.
Questo però si rivela essere l'inizio di un nuovo incubo quando Grace scopre che l'artefice di tutto questo è il Diavolo stesso, per sconfiggere il quale ella dovrà attraversare l'Inferno stesso, sito comodamente proprio sotto Los Angeles.
Siete autorizzati a piangere.



Rinunciate all'idea di qualcosa di così culturale...

A leggere già queste poche informazioni, filtrate attraverso l’Hollywood Reporter che svelava il progetto del network Freeform, molti sono insorti sui social e si sono legittimamente arrabbiati: da chi chiede se sia possibile far causa all'America per cultural appropriation fino a chi semplicemente domanda come sia possibile affidare senza interferire il compito ad una emittente americana, anni luce distante dalla nostra cultura e, con un pizzico di presunzione, dalla cultura letteraria in genere.

L'adattamento sarà curato da Ethan Reiff & Cyrus Voris (Knightfall, una serie televisiva sui cavalieri templari), Nina Fiore e John Herrera (il pregevole The Handmaids Tale), Danielle Claman Gelber (nota per One Chicago) e lo Studio 71.

A questo punto, messe così le cose, l'adattamento della Divina Commedia ad un videogioco, Dante's Hell, in cui Dante è un cavaliere templare che lotta per strappare da Lucifero l'anima di Beatrice massacrando demoni e diavoli con una falce, il tutto calato in un beat'em up stile Devil May Cry, sembra a questo punto decisamente più coerente; videogioco dal quale è stato tratto anche un anime molto violento ma interessante che si può vedere in questo periodo su Amazon Prime Video.

... ma anche di qualcosa di così figo in quella serie TV.

Freeform Network, per chi non lo sapesse, è l'emittente che ha curato saghe appunto teen e familiari come Pretty Little Liars, che dopo un inizio interessante è andato parecchio alla deriva, Shadowshunter, State of Grace (daje...), Beautiful People, Guilt, Beyond, Cloak & Dagger e tante altre.


Che in America non sappiano trattare il nostro materiale, nemmeno se più semplice e leggero come può esserlo un fumetto, nel caso di Dylan Dog, è cosa arcinota, visto che il loro adattamento cinematografico del 2011 ancora mi procura voltastomaco; quindi, è legittimo domandarsi se non sia possibile intervenire personalmente, e non sto scherzando, da parte della politica italiana per evitare un simile scempio, una di quelle idee apparentemente folli che nessuno sano di mente sposerebbe.
Perchè pensare che La Divina Commedia, una delle opere più importanti di tutta la storia della letteratura mondiale, venga violentata in questo modo è forse una delle cose più aberranti che si siano viste negli ultimi tempi e dimostrazione che, a volercisi impegnare, non c'è limite al peggio.

Personalmente non sono mai stato portato a pensare che si debba giudicare qualcosa senza averla veduta, letta, udita, studiata, a seconda del media di cui si parla; ma reputo mi sia consentito giudicare a priori un'idea idiota, messa in scena secondo una storia ancora più idiota, semplicemente idiota.
Non resta che aspettare smentite o conferme: in tutto questo, l'unico Paradiso sarebbe scoprire che tutto questo fosse un gigantesco e in anticipo Pesce d'Aprile.
Ma siamo ad ottobre, oggi è 31, e c'è Halloween stasera: come vedete, c'è da aver paura fino alla morte.

mercoledì 30 ottobre 2019

Fantasy News: HBO cancella il prequel Bloodmoon ma annuncia House of the Dragon. Che caos!


La HBO ha comunicato di aver cancellato la serie televisiva prequel di Game of Thrones - che avrebbe visto anche la partecipazione di Naomi Watts tra i protagonisti e sviscerato le vicende che riguardano la prima Lunga Notte - ma ha annunciato che al contrario tutto è confermato per House of the Dragon, altro spin-off/prequel ambientato "solo" 300 anni prima, all'incirca, delle vicende narrate nella serie de Il Trono di Spade. 
Ma che succede ai piani alti? Come mai tanta confusione?




A quanto pare la HBO ha sempre nuove idee: molte, senz'altro, ma confuse. Dopo aver annunciato che avrebbe prodotto una serie spin-off/prequel che avrebbe mostrato le vicende che avevano condotto alla prima Lunga Notte, dopo aver invece bocciato l'idea che invece avrebbe fatto probabilmente assai più contenti i fan e non di narrare in una miniserie la cosiddetta "Ribellione di Re Robert" con il rapimento di Lyanna Stark perchè "poco interessante dato che tutto è già noto e svelato nei libri" (?!?!), in queste ore ha fatto marcia indietro circa il progetto del prequel sulla Long Night di fatto rinunciando anche ad impiegare una attrice famosa e di tutto rispetto come Naomi Watts, ma ha anche svelato che produrrà invece la saga, House of the Dragon, letteralmente La Casa(ta) del Drago, ambientata circa 300 anni prima delle vicende che abbiamo imparato ad amare ed odiare nella serie televisiva.


Avrei forse dovuto scrivere "nei libri", non fosse che la saga letteraria di George R.R. Martin è parcheggiata con le quattro frecce, motore scassato, senza benzina e con le ruote rubate ad un lato della strada chiamata "non so come proseguire la storia" da anni: per tanti, oramai, me compreso, la saga de Il Trono di Spade è quella della serie televisiva prodotta dalla HBO.
Ma di cosa parlerà, dunque, questa saga, sempre sperando che tra qualche mese il progetto non cambi di nuovo?






House of Dragon: cosa sappiamo.


Ambientata trecento anni prima delle vicende che porteranno alla grande guerra contro gli Estranei e la Approdo del Re conquistata e retta da Cercei Lannister, House of the Dragon presenterà la dinastia dei Targaryen e quindi i progenitori di personaggi come Jon/Aegon, Daenerys, Aerys Il Folle e gli altri che hanno legato una parte o tutto il loro fascino ai Draghi che erano parte integrante del loro casato.
Sappiamo anche che il duo di sceneggiatori David Benioff e DB Weiss non sarà coinvolto nel progetto: dopo aver annunciato inizialmente, a cavallo tra la sesta e l'ottava, ed ultima, stagione di Game of Thrones che sarebbero stati coinvolti nel progetto di rilancio di una nuova saga di Star Wars slegata dagli Skywalker con George Lucas, il duo ha invece siglato un accordo con Netflix di fatto abbandonando, al grido di "Il mio nome è Coerenza", il progetto. Difatti, recependo le stesse parole del duo di sceneggiatori:



In soldoni, è il caso di dirlo, Netflix ha pensato di accaparrarsi i due sceneggiatori che più l'hanno danneggiata nella corsa ai premi negli scorsi Emmy Awards e di sfruttare la curiosità, il "marchio" per così dire che accompagna questi due sceneggiatori.
Va detto che Benioff e Weiss finchè hanno avuto una traccia degli eventi di GoT grazie ai libri di Martin se la sono cavata in maniera a dir poco egregia, visto che la serie fino alla sesta stagione ha retto alla grande risultando decisamente avvincente, pur non essendo questa la sede per parlarne.



Tornando però alla serie House of the Dragon, essa verrà diretta dal regista Ryan Condal (noto per Colony, il più datato e tamarro Hercules-Il Guerriero con The Rock/Dwayne Johnson e il recente Rampage sempre con The Rock), il quale firmerà la sceneggiatura assieme allo stesso Martin: la serie, di circa dieci (10) episodi, narrerà le vicende della guerra civile che sconvolse la Casata Targaryen e, probabilmente, segnerà la sua caduta, spianando la strada a quegli eventi che vedranno unirsi quella nobile dinastia a Casa Stark.
Il tutto è basato sul libro Fire And Blood del 2019, il quale fungerà da "spina dorsale" per ulteriori vicende e sviluppi in modo, pare, da ricondurre queste vicende a quelle di The Dance of The Dragons.

Vi terremo aggiornati!