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martedì 29 ottobre 2019

Parliamo di cose SerieTV - Hanna 1 stg - di David Farr, regia Sarah Adina Smith con Joel Kinnaman, Mireille Enos e Esme Creed-Miles





Bentornati a Parliamo di cose SerieTV, la rubrica col nome più semplice e meno complicato da ricordare del web (#credicidavvero). 
Quest'oggi si parla di Hanna, serie televisiva Amazon Prime Video che è stata messa a disposizione  per intero dallo scorso marzo e che rappresenta un differente sviluppo dell'omonimo film del 2011: sviluppo che si rivela essere peculiare, non solo per il cast differente - nel film figuravano Cate Blanchett (Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, The Aviator, Elizabeth, The Danish Girl, Il curioso caso di Benjamin Button, Cindarella, Thor Ragnarok e dozzine di altri) ed Eric Bana (l'Hulk del 2008, The Castle/Il Castello, Black Hawk Down, Troy - in cui interpretava Ettore - The Dry e molti altri) quanto perchè ovviamente sfrutta il maggior minutaggio a disposizione per sviluppare i personaggi e i loro rapporti interpersonali: da quello padre-figlia tra i personaggi di Hanna ed Erik Heller a quello più peculiare che univa Heller stesso alla Wiegler, che era a capo del "progetto" Utrax.








Cast e ruoli
Il cast è composto da volti familiari ma non necessariamente di primissimo piano, com'è costume nelle serie televisive, oramai: Mireille Enos, nota per "Someone like You/Qualcuno come te", "Gangster Squad", "World War Z", "Devil's Knot" e "The Captive", per citare i principali film, interpreta Marissa Wiegler ruolo che nel film era stato affidato alla decisamente più famosa e indiscutibilmente più brava, Cate Blanchett, mentre Joel Kinnaman, già Alex Murphy nel RoboCop del 2014 (se ne parlava qui se foste cosi gentili da cliccarci sopra) ed interprete in Child 44, Suicide Squad e The Informer, e comprimario con la Blanchett nel film "The Killing", è Erik Heller, precedentemente interpretato da Eric Bana; quanto poi alla protagonista si è optato per la quasi esordiente Esme Creed-Miles che interpreta Hanna, ruolo coperto in precedenza da Saoirse Ronan: scrivo "quasi esordiente" sebbene la sua prima prova risalga al 2007 in Mister Lonely, seguito poi da un ruolo in Dark River e numerosi altri film indipendenti.
Nonostante questi confronti potrebbero sembrare impietosi, l'adattamento della serie televisiva regge abbastanza e gli attori, scelti per i vari ruoli, sono decisamente in parte e ben calibrati.
In particolare, la Esme è risultata veramente magistrale nell'interpretazione di Hanna, ruolo al quale si è preparata sottoponendosi ad un severo programma di allenamento alle arti marziali per sei ore al giorno per un mese e cercando di penetrare il più possibile nella psicologia del personaggio, offrendo una performance di gran pregio in cui non si dubita mai della genuinità delle emozioni che ella lascia trasparire, complice uno sguardo davvero espressivo e un volto particolarmente genuino: dove Saoirse Ronan ha fatto sicuramente un lavoro apprezzabile complice una fisicità ed uno sguardo particolarmente intensi, il maggior minutaggio, nonchè una sceneggiatura che ha permesso approfondimenti sociali e psicologici più frequenti e costanti, specie nelle parti in cui Hanna si relaziona ai suoi coetanei, hanno giovato maggiormente alla Esme ed il risultato è un personaggio sicuramente più complesso, scollegato maggiormente dalla realtà e con molte più sfaccettature di quelle che si potessero inserire o suggerire, semplicemente, nel film.


Joel Kinnaman è un Erik Heller con frequenti espressioni da pirla.

La differenza qualitativa, invece, l'hanno fatta la regia e la sceneggiatura per il film del 2011: Joe Wright e Seth Lochhead, non esattamente gli ultimi arrivati, hanno saputo reggere meglio il ritmo che, ben condensato nel minutaggio forzatamente limitato di un film, funziona decisamente in modo più efficace rispetto alla serie televisiva che giocoforza ha degli alti e bassi dovuti al fatto di dover, in soldoni, allungare il brodo spalmando su più di 360 minuti circa quanto mostrato nei 111 del film.
Ciò che forse è risultato ancora più apprezzabile, interpretazioni a parte, sono le location scelte per girare molti degli episodi: Ungheria, Slovacchia, Spagna e Regno Unito oltre che il porto di Almería e in quello di Estación Intermodal; e questo risulta ancora più piacevole perchè la regia e la fotografia riescono a calare lo spettatore nel meglio e nel peggio che queste città hanno da offrire, dando un taglio realistico e da spy story, un po' alla Nemico Pubblico, a questo prodotto.
Al contempo, tuttavia, si assiste a frequenti cambi che alle volte sfasano la percezione dello spettatore, "sbattendolo" da un lato all'altro del mondo senza alle volte riuscire ben a seguire il come ed il perchè accadano: non che la storia sia difficile da seguire, ma questo, mescolato ai frequenti flash-back, può costituire un senso di straniamento tale per cui alle volte ci si chiede se siano esigenze di reale natura registica e di sceneggiatura o solo esercizi di stile.

Esme Creed-Miles, la castana qui sopra, e Saoirse Ronan dai biondi capelli


Hanna: cosa mi ha convinto e cosa no ... e perchè guardarla comunque.

A voler fare per forza quelli che offrono un voto, la serie si attesta ad un sei e mezzo sette, giusto per dare pane ai troll che vedono un voto e si scagliano su di esso come un toro farebbe verso un drappo rosso.
Il punto è che la serie ha tante cose positive, ma anche diversi lati negativi: per cominciare, è molto lenta: questa è la principale critica che è stata mossa, e personalmente la condivido. Pur amando moltissimo i prodotti di questo genere che si prendono il proprio tempo legittimo per narrare una storia, qui lo sviluppo è molto discontinuo, altalenante - passando da momenti frenetici ad altri decisamente soporiferi- ma nel complesso poco sostenuto.
Le parti da "teen drama", quelle che vedono Hanna a contatto con i propri coetanei, in cui lo spettatore rimane attento pensando "chissà cosa succede, chissà cosa succede" sono, senza giri di parole, una palla pazzesca.
La estraneità di Hanna dalla società odierna e da come si comportano i suoi simili traspare molto poco, e questo dipende dalla scrittura del personaggio e non certo dalla interpretazione di Esme Creed-Miles che come detto merita diverse lodi: quanto si vede sposta di pochissimo la trama in avanti e si, cementa il rapporto di Hanna con una persona in particolare, ma in soldoni annoiano.

I due attori funzionano ottimamente, a dispetto di qualche mia battuta.

Il fascino di Hanna, di questa specie di Nikita in miniatura, risiede nel fatto che è stata allenata per tutta la vita, addestrata come si farebbe per forgiare una giovane spia - un qualcosa che richiama ai fan della Marvel la Vedova Nera e la famigerata Stanza Rossa anche se molto meno traumatica e orribile - risiede nel fatto che il suo potenziale non viene svelato, e ci si aspetta sempre che accada qualcosa di particolare.
Ma il problema è che arrivati a venti minuti dalla conclusione dell'ottavo, e per adesso ultimo, episodio, questo potenziale non si rivela mai.
Sappiamo che i bambini come lei erano stati sottoposti a esperimenti, ma a che pro? In cosa questa manipolazione genetica dovrebbe aver contribuito a creare dei supersoldati o qualcosa di simile?
In sostanza, quali capacità superiori sono state trasmesse ai giovani del progetto Utrax?
Tutto questo resta molto fumoso, poco approfondito e pur non desiderando spiegoni...  ammetto che qualcosa va dato, alla fine, allo spettatore, una qualche rivelazione va fatta per tenere il fiato sospeso e viva la curiosità sulla seconda stagione.
Nulla di questo accade, purtroppo, e la conclusione è davvero poco ricca di intensità: pathos ed azione quanto ne volete, ma sostanza, insomma, poca.
Si concludesse così, la serie, senza sapere che giungerà una seconda stagione, non avrei problemi a definire il tutto una grande delusione o, citando l'opera di Dickens, "Grandi Speranze".

Mireille Enos è una ottima Marissa Wiegler


Nonostante questo, la serie non viene da me bocciata sia perchè è intrattenimento spiccio, sia perchè è ben recitata, coreografata e ambientata in posti molto piacevoli da ammirare, calando il contesto in luoghi realistici.
E' una buona serie, con molti momenti alti e concitati e diversi altri parecchio lenti - ma magari sono gusti, eh - ma nel complesso è abbastanza valida e getta le basi per seguire la seconda che arriverà su Amazon Prime Video nel 2020

martedì 22 ottobre 2019

Fantasy News: Netflix vuole togliere la condivisione degli account ?!?! Maccheddavero?



Il colosso dello streaming legale pare abbia intenzione di rimuovere la condivisione dell'account tra più persone, proprio quello che era il punto di forza e, diciamolo, l'elemento appetitoso che invogliava a sottoscrivere un abbonamento mensile che, nella sua forma più efficiente e ottimizzata, comporta comunque un esborso notevole. Ma che senso ha questa manovra? E perchè?
Andiamolo a scoprire! (Immaginate la voce di Gerry Polemica)



guidaci, o Vate, nella ricerca della Verità

Netflix, arrivata in Italia nel 2015, è da allora il principale punto di riferimento per chi si è affacciato solo di recente alla realtà dello Streaming, scoprendo cosa significhi poter avere a disposizione un "palinsesto", una offerta ampia, in costante evoluzione, che garantisca accesso a contenuti in larga quantità e di alta qualità: non è un caso questa elisione, perchè si è parlato di recente di come il Capostipite stia venendo superato da altri competitors quali Amazon Prime Video su tutti, che offre moltissimi contenuti interessanti ad un prezzo decisamente più abbordabile; non è certamente un caso quello che ha spinto Netflix ad indebitarsi di altri DUE MILIARDI di dollari per produrre contenuti nuovi, considerando la tendenza che ha a tirare fino allo sfinimento serie ottime che però pur latitando vengono rinnovate per sfruttare il fandom consolidato: La Casa di Carta, arrivata alla 4° stagione e già rinnovata per la 5° ne è un esempio, ma anche Tredici/13 Reasons Why sono solo esempi famosi di serie tirate per le lunghe. I due miliardi famosi, per inciso, sono stati deliberati per la seconda volta nel 2019 segno che Netflix desidera crearsi già delle alternative e degli strumenti per evitare l'emorragia possibile di iscritti che è verosimile ci sarà quando le nuove piattaforme, tra cui Disney+ e Apple+ arriveranno concretamente sul mercato: non a caso, l'impensabile accordo tra il colosso e Sky per una partnership congiunta e un pacchetto che permetta con poca differenza di costo di sottoscrivere Netflix per i tesserati Sky e viceversa va letto e considerato un altro mezzo con cui solo unendoti ad un avversario puoi fronteggiare un nemico comune ed è anche per questo che sono stati di recente presentati pacchetti economici per vari paesi, come l'India, a tre euro al mese per i soli dispositivi mobili, e si sta pensando di fare lo stesso con altri paesi aventi economia similare.
Difatti, si legge "[...]because we think there are other markets which has [sic] similar conditions that make it likely that that's going to be successful for us there as well." (perché pensiamo che ci siano altri mercati che hanno [sic] condizioni simili che rendono probabile che avrà successo anche per noi.) (fonte: Androidpolice).





Ma come mai ora Netflix vuole ridurre o monitorare la condivisione degli account?
Sembra incredibile, ma Netflix si è accorto che FORSE, dato il costo non proprio a buon mercato per un pacchetto completo - circa 16 euro al mese, comunque assai meno di ciò che Sky costa oggi giorno ma una enormità se paragonato ad Amazon Prime Video (36 euro ANNUI compresi i servizi di spedizione di Amazon Prime), le persone hanno la tendenza a sottoscriverlo, si, ma a condividere l'account con altre persone di famiglia o fuori dalla famiglia: che stranezza, vero (potete immaginare un tono ironico e sarcastico insieme)?

La cosa bizzarra è che il metodo di penetrazione del mercato da parte di Netflix, prima Oltreoceano e poi qui da noi, era proprio quello di condividere l'account e dividere le spese, avendo così accesso ad una offerta piena e soddisfacente con un costo tutto sommato irrisorio.
Il punto è che però sfugge forse a Netflix che non tutti hanno sempre e comunque nel proprio nucleo familiare ben 4 teste/account da condividere: per gente normale che lavora è difficile che fuori di casa si possa utilizzare il proprio smartphone per seguire le serie preferite - certo, capita alle volte di vedere chi passeggia con la testa china sul telefono perchè segue un episodio rubando i minuti di visione tra una fermata del pullman ed i cento, centocinquanta metri che separano dal posto di lavoro; ma, restando nei grandi numeri, ecco, non capita spesso. 
Quindi, di solito uno o due account massimo, in una famiglia, bastano e avanzano.
Ciò spiega il perchè in tanti si trovino a condividere account e spese con amici o parenti fuori dal nucleo familiare che, invece, apparentemente per Netflix voleva essere il fulcro dell'offerta (forse Netflix ama la famiglia tradizionale?).
Tuttavia, laddove per una singola famiglia il costo di 16 euro può essere un problema, se sommato alle numerose altre spese presenti (o magari altre piattaforme di streaming presenti o future- di nuovo, Disney+), 4 euro a famiglia lo sono magari di meno se diviso con altri tre dispositivi o device di uso domestico in altrettanti nuclei familiari.
E non dimentichiamo che se per caso fosse necessario avere un quinto od un sesto account per altrettanti devices, ci si troverebbe a dover sottoscrivere una nuova offerta e questo farebbe levitare tantissimo i costi.
Va anche precisato che si parla sempre di flussi simultanei nel numero da 1 a 4, giusto per dire le cose come stanno.


In questo senso, Amazon Prime Video gioca su di un altro pianeta: non solo contenuti interessanti o comunque famosi - Fear The Walking Dead, The Widow, The Boys, The Terror, The Man in High Castle e dozzine di altri- ma un account libero di essere usato da chi vuole
Nonostante questo, paradossalmente, APV soffre meno il problema della condivisione "libertina" dell'account di Netflix: perchè? 
Perchè, semplicemente, essendo compreso anche l'abbonamento alle spedizioni Amazon Prime, ed impiegandolo le persone per i propri acquisti, con documenti finanziari di pagamento spesso già caricati e pronti all'utilizzo, la gente è meno propensa a condividere il proprio account con altri familiari, amici, terzi in genere. 

Certo che se poi i soldi si spendono per un adattamento italiano mediocre...


Ora: al di là del fatto che Netflix resta comunque una realtà consolidata e "sana", visto che ha registrato un boom di ricavi (1,47 dollari ad azione contro 1,04 stimati lo scorso mese) e che alcune delle sue serie sono capisaldi visti da decine di milioni di spettatori - una su tutte, Stranger Things, oltre 60 milioni di persone- e che resta da vedere come si svolgerà questa Guerra tra gli Streamers sempre più avvincente, è pur vero che il fenomeno della condivisione dell'account fuori dalla propria famiglia, vietato dalle norme contrattuali, è diventato per Hastings & Randolph, i due founder, un considerevole problema visto che più condivisioni significano, banalmente, molti meno ricavi ed anche un problema di immagine, all'alba della concorrenza da parte degli altri competitors già cità.
A leggere tra le parole nel comunicato, il cui video trovate qui sotto, la soluzione che Netflix vorrebbe adottare dovrebbe essere "friendly", amichevole, per gli utenti: l'idea è quella di controllare, probabilmente tramite IP, l'origine del flusso di dati di streaming e bloccare quelli che giungono da altre fonti, il che però potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi.



E voi che ne pensate? E' una manovra giusta? E' qualcosa di sensato o rischia di diventare un boomerang che tornerà in faccia a Netflix causando una emorragia di abbonamenti?

martedì 15 ottobre 2019

Parliamo di cose SerieTV - The Terror 1 stg - di Ridley Scott, Dan Simmons, David Kajganich







Nel 1845, due navi della Royal Navy lasciarono l'Inghilterra per scoprire un passaggio navigabile attraverso l'Artico. Erano le navi più tecnologicamente avanzate di quei tempi.  L'ultima volta vennero avvistate da alcune baleniere europee alla Baia di Baffin in attesa delle giuste condizioni per entrare nel Labirinto Artico. Entrambe le navi scomparvero
(Introduzione alla prima puntata della serie.)




Nome: The Terror (prima stagione) The Terror - Infamy (seconda stagione)

Dove: Amazon Prime Video
Stagioni: 2, slegate tra loro (in corso)
Episodi: 10 per la prima stagione, 9 per la seconda stagione
Durata: dai 42 ai 56 minuti circa



The Terror è una serie televisiva che ho scoperto quasi per caso: dopo essere stata diffusa sulla AMC, una nota rete televisiva statunitense che ha regalato perle come Mad Men, Braking Bad, The Walking Dead, Better Call Saul, The Preacher e Into the Badlands, è approdata su Amazon Prime Video che l'ha per un certo periodo proposta tra i titoli in primo piano.

Va detto che le serie televisive di stampo storico sono al contempo mia croce e delizia: da una parte adoro veder ricostruiti ambienti, usi, costumi, abitudini e stili di vita (anche poco apprezzabili), dall'altra se si conosce la storia si sa già cosa accadrà, specie ad alcuni personaggi.

Confidando nella clemenza di chi legge, confesso già la mia ignoranza degli eventi che la prima stagione narra, e che mi ha però aiutato a godermi subito il viaggio, specie perchè per fortuna non ero a bordo di quelle navi. Ma di cosa tratta la serie, esattamente?


                         


Sinossi: a metà tra leggenda e realtà.


Prodotta da Ridley Scott, il che già vuol dire qualcosa, The Terror è una serie storico antologica dalle tinte horror, il cui nome gioca su di un elemento specifico, il nome di una delle due navi, La Terror, appunto (che, voglio dire, già il nome non lasciava granchè presagire bene), che assieme all'Erebus (ok allora ve la cercavate, eh, con sti nomi) faceva da ammiraglia nel difficilissimo e allora ancora non realizzato tentativo di trovare un "Passaggio a Nord- Ovest", da cui anche il nome della trasmissione di Alberto Angela, che permettesse di attraversare l'Artico.
Le navi erano guidate dal Comandante sir John Franklin e dal Capitano Francis Crozier che era anche Comandante in seconda: nell'inverno del 1845 finirono per incagliarsi tra i ghiacci dello stretto di Vittoria, nell'artico canadese e da allora, nonostante le numerose spedizioni successive di salvataggio, non se ne seppe più niente.
Fin qui, c'è poco da dire: siamo stati per mare già lungo le rotte impervie di Master & Commander, un bel film che doveva far parte di uno sfortunato progetto di serializzare delle pellicole a tema avventura & navigazione, un progetto naufragato (ehm...) dopo solo il primo capitolo, con Russel Crowe e che personalmente apprezzo e rivedo sempre volentieri. 
Progetto che, la Storia insegna, invece è andato a gonfie vele (battutona) con la serie di Pirati dei Caraibi, nato come film per sponsorizzare il parco divertimenti Disney omonimo e divenuta un forziere (...) quasi inesauribile di denaro per la Casa del Topo: ma non divaghiamo, e restiamo sulla Terror e Erebus (col cavolo!).


Una spedizione attraverso l'Artico, in terre inospitali e con ghiaccio che rende quasi impossibile la navigazione: inoltre, fin dalle prime battute del primo episodio ci viene già chiaramente detto che le due navi sono scomparse, e che i rispettivi equipaggi sono morti, ammazzando la sorpresa.
Tuttavia, le condizioni estreme e proibitive, il fascino sia pur sinistro delle lande del ghiaccio eterno e una componente soprannaturale che resta a margine rispetto ai reali problemi di due navi e 129 uomini bloccati tra i ghiacci danno alla serie un terribile quanto crudo e realistico taglio, spingendoci a seguire questi uomini lungo la rotta della loro distruzione.
Ma dovuta a cosa?

Ciaràn Hinds e Jared Harris in una scena della serie

La storia, ricostruita in parte dal romanzo di Dan Simmons da cui essa è tratta (La scomparsa dell'Erebus), scrittore che è anche uno dei produttori esecutivi della serie, si prende molte libertà, ovviamente, pur essendoci testimonianze, prove e tracce di diversi aspetti successivamente ampliati, sviluppati o solo romanzati dallo scrittore: in particolare, si narra di come le due navi si siano trovate incastrate tra i ghiacci, impossibilitate a muoversi e gli equipaggi costretti a vivere in quei luoghi per più di due anni, tentando poi la salvezza per altre vie. Purtroppo però, le parti più crude di quella storia, nonchè il modo e lo stile di vita adottati per sopravvivere specie nelle ultime fasi di quel viaggio, sono tristemente vere.









The Terror: perchè vederla.

In un mare di poche idee (ok, la smetto con i doppi sensi), questa serie televisiva si prende tremendamente sul serio: avendo il conforto di una storia tragica e di una serie di testimonianze e prove successive, comprese le autopsie sui corpi rinvenuti in seguito conservati a causa delle condizioni terribilmente rigide, oltre che di essersi svolta in luoghi pressochè inesplorati e sinistramente affascinanti, The Terror, almeno per la prima stagione - non ho ancora recuperato la seconda - mantiene alti i toni, sempre viva l'attenzione e cattura per forza di cose l'interesse dello spettatore. Il cast è composto da attori prevalentemente britannici o irlandesi e considerando anche l'origine dei personaggi che interpretano è non solo la scelta migliore, per coerenza con la storia, ma anche quella perfetta considerando che gli attori britannici sono, a mio giudizio, una spanna sopra a tanti altri. Troviamo Jared Harris, che ha una lista sconfinata di film e serie a cui ha partecipato (Allied, Sherlock Holmes Gioco di Ombre, Pompei, Il Curioso Caso di Benjamin Button oltre a The Terror, Carnival Row e Chernobyl), chiamato ad interpretare il capitano Francis Crozier, Tobias Menzies (Giulio Cesare, Roma, Black Sea, 007 Casino Royale, oltre a The Crown, Outlander, Trono di Spade) che interpreta il comandante James Fitzjames, Ciarán Hinds (Harry Potter e I Doni della Morte, Harry Potter e la pietra filosofale, Agents of S.H.I.E.L.D. e tanti altri, oltre ad essere Steppenwolf sotto CGI in Justice League) ed un'altra lista di attori capaci, volti assai noti del piccolo e grande schermo.




Le musiche sono sufficientemente rispettose dei dialoghi, nel senso che si accontentano di fare da sfondo e dar al giusto momento il pathos necessario; il tema principale della serie già mette nel giusto stato d'animo lo spettatore e pur non essendo una serie horror in senso stretto - come detto il soprannaturale è presente, ma non predominante - le note impiegate sanno trasmettere una discreta ansia. 
Ogni tanto vuoi per le inquadrature, vuoi per appunto le musiche, vuoi per i paesaggi, i richiami a La Cosa, Master & Commander, Alive e altre opere simili è molto forte.
Ma ciò che più di tutto ho trovato evocativo quanto azzeccato è, appunto, il cast: gli attori sono perfetti nel ruolo e si sono calati splendidamente nell'atmosfera dell'epoca oltre che nella esigenza di non risparmiare nulla del loro repertorio per mostrare le sfaccettature umane, fallibili, fallaci, finanche malate, di essi. Pochi sono i personaggi positivi, altrettanto pochi sono quelli negativi: tutti combattono per la propria sopravvivenza in un luogo, ed in un contesto, in cui nulla è amichevole e tutto pare solo voler uccidere, nel modo più angosciante possibile, coloro che hanno varcato le terre che appartengono a ben pochi uomini.
Sul serio, non ho mai avuto la sensazione di assistere ad un attore che recitasse, quanto a un autentico dramma reso perfettamente, con espressioni, emozioni, sguardi, silenzi. 




Un po' di storia (e quindi spoiler, da evitare se dovete vedere la serie!)


Il 9 settembre 2014 il governo canadese ha affermato di aver trovato, mediante l'utilizzo di robot sottomarini e sonar, il relitto dell'imbarcazione Erebus sulla quale aveva viaggiato Franklin. Nel settembre 2016 (precisamente 2 anni e 1 giorno dopo) viene ritrovata in ottime condizioni anche la seconda nave, l'ormai leggendaria Terror, ironia della sorte adagiata sul fondo della Terror Bay nell'isola di Re Guglielmo.
La fine dell'equipaggio è da attribuire a varie cause naturali, quali polmonite e tubercolosi oltre ad un progressivo e non del tutto spiegato avvelenamento da piombo: laddove nella serie si getta un'ombra sul cibo in scatola, e le saldature eseguite malamente dalla ditta che si aggiudicò l'appalto delle forniture, è più probabile - ma ancora incerto - che si sia trattato dei rudimentali dissalatori di bordo che, raffreddati ad acqua, pur producevano scorie.
Le notizie circa gli episodi di cannibalismo verificatisi restano tuttavia agli atti, come testimoniato dai reperti, dalle autopsie e da ciò che i vari racconti degli Inuit locali, coinvolti nelle ricerche, hanno confermato.
Qui potrete vedere in video la visita guidata alla Terror, quasi come se un pezzo di storia fosse rimasto saldamente àncoràto al 1845 (e daje con i doppi sensi).



Qui invece è possibile osservare la scoperta della Erebus: buon divertimento!


Per concludere

In attesa di recuperare la seconda stagione, che giocoforza sarà del tutto slegata dagli eventi della prima, The Terror resta una mirabile serie televisiva: la tensione di un thriller, la paura di un horror, confezionati nella triste vicenda di una pagina di storia che molti, io per primo, non conoscevano e che acuisce il senso di mistero, isolamento, perdita e terrore, appunto, che permea questa opera.