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giovedì 7 novembre 2019

Fantasy News: stasera "Adrian La Serie Evento" torna in televisione! Ma sarà un bene?



Questa sera, alle 21.20 su Canale 5, tornerà in scena la serie televisiva più trash dell'ultimo anno e che più di qualsiasi altra ha costituito un esempio lampante di "caso mediatico" ma per le ragioni sbagliate: o, forse, per le giuste ragioni, ma in un altro senso.
Sto parlando di "Adrian, La Serie Evento", lo spettacolo che Adriano Celentano ha composto e presentato già a gennaio del 2019 e che, su nove degli episodi previsti, ne ha visti trasmessi solo quattro, prima di scomparire dai palinsesti dopo un costante e vistoso crollo degli ascolti.
Ha dunque senso riprendere questo progetto, consci già di ciò che ci si può attendere? E su quali elementi ed ospiti punta per il rilancio l'ex ragazzo della Via Gluck, ex Molleggiato e ad oggi ancora persona abbastanza piena di sè? 
Vediamolo.




Stasera, 7 novembre: chi c'è per salvare la barca che affonda?

Stando a quanto comunicato e riportato da alcuni siti, questa sera dovrebbero comparire parecchi personaggi noti, da Paolo Bonolis a Chiambretti, da Carlo Conti (!!) a Giletti pronti a lasciare il passo anche a nomi ancora più chiassosi ed altisonanti come Gerry Scotti, Enrico Mentana e Maria De Filippi.
Immagino che se fossero stati vivi quei grand'uomini quali Corrado e Mike Buongiorno avrebbero provato a contattare anche loro - magari ricevendo una cortese ma secca pernacchia.

Non bastassero questi conduttori ed intrattenitori, è probabile che appaiano in ordine sparso Elisa, Ligabue, Checco Zalone ed Ultimo.
Tutto ciò, ovviamente, sempre che nel frattempo costoro non rinsaviscano ed evitino di essere coinvolti in questo mezzo scempio.

Ma perchè tanto scetticismo misto a curiosità morbosa?

Un po' di storia


Era il 21 gennaio 2019 quando, dopo una campagna pubblicitaria abbastanza martellante e durata alcuni mesi, resa più insopportabile per l'alto volume "particolarmente molesto", potei assistere alla prima puntata di Adrian, La Serie Evento, così come la rèclame la sponsorizzava, bombardandoci di frequenti passaggi per ricordarci che " ... sta arrivando" con tanto di cielo tempestoso, tuoni e fulmini.
Nemmeno la Seconda Venuta di Cristo, per dire.

L'evento in sè, peraltro, non nasceva nemmeno sotto i migliori auspici: tra i 20 e i 30 milioni spesi per produrre la serie animata, che faceva parte del secondo blocco dello spettacolo, mentre il primo era dedicato a monologhi di attori e sketch (poco) comici con gente come Natalino Balasso (avessi detto...) Giovanni di Aldo Giovanni e Giacomo e Nino Frassica, giusto per citare i più noti; attori e conduttori del calibro di Teo Teocoli e Michelle Huntziker che, invece, sceglievano di rinunciare a comparire; il fatto che erano trascorsi molti anni dall'ultima apparizione pubblica di Celentano; e, infine, che il progetto animato avesse richiesto dieci, dico dieci, anni per la sua realizzazione.

Darian, il travestimento di Adrian. Il Gobbo di Milan-Dame de Italie


Trascurando dunque la prima parte dello show, lento, banale, noioso e privo dell'unico elemento di attrattiva che probabilmente aveva condotto a teatro un sacco di speranzosi disperati per assistere ad una esibizione di Adriano dal vivo, ossia la presenza stessa dell'ex Molleggiato che era apparso per il tempo necessario a bere un bicchiere d'acqua e a dire, di numero, tredici-quindici parole, la serie animata si era rivelata già nella prima puntata quello che era facile attendersi: un'ode gigantesca all'ego(centrismo) di Celentano, in veste di pompato protagonista simil anime di Ken il Guerriero, affiancato da una Gilda (in pratica Claudia Mori ringiovanitissima) nella veste di Musa ispiratrice del personaggio di Adrian e ninfomane atta a giustificare la presenza di Milo Manara come concept designer dei personaggi, specie femminili.
Milo Manara che, per inciso, si è affrettato tra la seconda e terza puntata a dissociarsi da quel lavoro, precisando che egli aveva solo compiuto degli studi sui personaggi, bozzetti preparatori e disegni di massima per dare una idea di come essi dovessero apparire esteticamente e che successivamente lo Studio Sek aveva invece preso, integrato, e animato direttamente.

A volerne fare un hentai, forse ne usciva qualcosa di meglio...



Ora, per essere onesti, la trama simil distopica, che strizza tutti e due gli occhi a V for Vendetta - un V for Vendetta scritto da uno sotto metanfetamine, d'accordo, ma ci siamo intesi - assieme ad alcuni spunti presi da Blade Runner non sarebbe male.
L'idea di un mondo dove inquinamento, interessi economici e politici schiacciano gli interessi dei singoli... è vecchia come il mondo, ed è distopica mica tanto, visto che ci viviamo quotidianamente in un contesto del genere, ma in linea di massima è sempre un tema che risulta piacevole.
I disegni non sono nemmeno da buttar via, anche se molti, appunto, sono solo abbozzati e poco rifiniti e le animazioni sono altalenanti in modo fin troppo marcato, passando da alcune effettivamente valide, ad altre inguardabili, nemmeno fossero state realizzati da usufruitori di photoshop alle prime armi e di qualche programma di videomaking di quelli free che si trovano in rete.


In ogni caso, è la storia in senso generale, nonchè la pretesa idea moralizzatrice in senso stretto che le è propria, ad essere i principali punti deboli di questa porcheria.
Una porcheria perchè il tentativo ostentato, quasi urlato, di indicare Adriano Celentano come una sorta di profeta, come l'unico in grado di guidare noi sciocchi idioti alla scoperta delle cose che contano nella vita, manco fosse appunto un novello Eletto come Neo in Matrix, risultano tanto stridenti da rendere tutto quanto il messaggio sociale e politico, sottile quanto un palazzo di duecento piani, totalmente insopportabile. 
A ben poco sono valsi i tentativi dei pochi che volevano provare a difendere questo progetto, facendo levate di scudi; per una volta, infatti, la stragrande maggioranza del pubblico si è sentita davvero presa in giro,  in quanto quasi trattato da deficiente, specie grazie ad un prodotto che, si, è costato dieci anni di lavoro e quant'altro, ma è concettualmente vecchio di trent'anni. 
Simili tematiche le hanno affrontate, in modo molto più intelligente ed efficace, dozzine di produzioni animate,  dai Simpson ai classici Disney, dall'animazione nipponica di Akira e Ghost In The Shell fino a South Park che giudico il format animato più estremo eppure intelligente che si possa trovare in giro.


E' brutto dirlo, ma dopo aver scritto e letto di tutto, dopo aver riso a causa di immagini terribili e dei meme che sono stati diffusi, è rimasta almeno in me una profonda amarezza: un'amarezza figlia del fatto che poteva essere la grande occasione per sdoganare il concetto di "animazione" per l'Italia come genere di nicchia e portare all'attenzione di tutti, in prima serata, con un patron così d'eccezione come Celentano, un progetto in grado di dare anche agli adulti un tipo di intrattenimento di solito riservato ai più giovani, buttando in questa definizione tutti coloro che vanno dai dieci ai quarant'anni.

L'arcinota "casetta", oggetto di dozzine di meme


Purtroppo, come è poi successo, lo spettacolo in sè, inteso come primo e secondo blocco, ha annoiato terribilmente perchè era confuso il target di riferimento prima di tutto. 
Chi come me voleva seguire questo progetto, era sicuramente interessato alla serie animata, disinteressandosi in toto del preshow, mentre chi era già adulto ed era cresciuto con in film e le canzoni di Adriano Celentano non si curava per niente del "cartone" e seguiva solo la prima parte, in attesa di un ex Molleggiato che, però, non c'era.



Gli ascolti hanno, del resto, affossato nell'arco di una manciata di settimane e di sole quattro puntate tutto quanto il progetto, senza nemmeno tener conto delle polemiche, forse a mente fredda un filo esagerate, circa alcune scelte comunque non proprio felici da parte degli sceneggiatori, come aver istituito giusto giusto a Napoli la sede di "Mafia International" oppure aver redarguito, Adrian, due ragazze per aver bevuto "qualche bicchierino di troppo" il che ha portato ad attirare le attenzioni di un paio di delinquenti.
Personalmente non le ho trovate così offensive dato che sono scelte che giocavano l'una con gli stereotipi e l'altra con un fraintendimento che si è voluto forse ostentatamente interpretare in senso negativo -probabilmente l'intenzione era di dire che l'alcool ottunde le capacità logiche ed è chiaro che se non sei persona lucida puoi rischiare di finire tra le grinfie dei malintenzionati, che è ben lungi dal dire che se bevi "te la cerchi".
Ecco, in questo credo si sia voluto vedere il marcio a tutti i costi.


Non resta che aspettare questa sera per scoprire che cosa la quinta puntata di Adrian La Serie Evento, avrà da riservarci.

mercoledì 30 ottobre 2019

Fantasy News: HBO cancella il prequel Bloodmoon ma annuncia House of the Dragon. Che caos!


La HBO ha comunicato di aver cancellato la serie televisiva prequel di Game of Thrones - che avrebbe visto anche la partecipazione di Naomi Watts tra i protagonisti e sviscerato le vicende che riguardano la prima Lunga Notte - ma ha annunciato che al contrario tutto è confermato per House of the Dragon, altro spin-off/prequel ambientato "solo" 300 anni prima, all'incirca, delle vicende narrate nella serie de Il Trono di Spade. 
Ma che succede ai piani alti? Come mai tanta confusione?




A quanto pare la HBO ha sempre nuove idee: molte, senz'altro, ma confuse. Dopo aver annunciato che avrebbe prodotto una serie spin-off/prequel che avrebbe mostrato le vicende che avevano condotto alla prima Lunga Notte, dopo aver invece bocciato l'idea che invece avrebbe fatto probabilmente assai più contenti i fan e non di narrare in una miniserie la cosiddetta "Ribellione di Re Robert" con il rapimento di Lyanna Stark perchè "poco interessante dato che tutto è già noto e svelato nei libri" (?!?!), in queste ore ha fatto marcia indietro circa il progetto del prequel sulla Long Night di fatto rinunciando anche ad impiegare una attrice famosa e di tutto rispetto come Naomi Watts, ma ha anche svelato che produrrà invece la saga, House of the Dragon, letteralmente La Casa(ta) del Drago, ambientata circa 300 anni prima delle vicende che abbiamo imparato ad amare ed odiare nella serie televisiva.


Avrei forse dovuto scrivere "nei libri", non fosse che la saga letteraria di George R.R. Martin è parcheggiata con le quattro frecce, motore scassato, senza benzina e con le ruote rubate ad un lato della strada chiamata "non so come proseguire la storia" da anni: per tanti, oramai, me compreso, la saga de Il Trono di Spade è quella della serie televisiva prodotta dalla HBO.
Ma di cosa parlerà, dunque, questa saga, sempre sperando che tra qualche mese il progetto non cambi di nuovo?






House of Dragon: cosa sappiamo.


Ambientata trecento anni prima delle vicende che porteranno alla grande guerra contro gli Estranei e la Approdo del Re conquistata e retta da Cercei Lannister, House of the Dragon presenterà la dinastia dei Targaryen e quindi i progenitori di personaggi come Jon/Aegon, Daenerys, Aerys Il Folle e gli altri che hanno legato una parte o tutto il loro fascino ai Draghi che erano parte integrante del loro casato.
Sappiamo anche che il duo di sceneggiatori David Benioff e DB Weiss non sarà coinvolto nel progetto: dopo aver annunciato inizialmente, a cavallo tra la sesta e l'ottava, ed ultima, stagione di Game of Thrones che sarebbero stati coinvolti nel progetto di rilancio di una nuova saga di Star Wars slegata dagli Skywalker con George Lucas, il duo ha invece siglato un accordo con Netflix di fatto abbandonando, al grido di "Il mio nome è Coerenza", il progetto. Difatti, recependo le stesse parole del duo di sceneggiatori:



In soldoni, è il caso di dirlo, Netflix ha pensato di accaparrarsi i due sceneggiatori che più l'hanno danneggiata nella corsa ai premi negli scorsi Emmy Awards e di sfruttare la curiosità, il "marchio" per così dire che accompagna questi due sceneggiatori.
Va detto che Benioff e Weiss finchè hanno avuto una traccia degli eventi di GoT grazie ai libri di Martin se la sono cavata in maniera a dir poco egregia, visto che la serie fino alla sesta stagione ha retto alla grande risultando decisamente avvincente, pur non essendo questa la sede per parlarne.



Tornando però alla serie House of the Dragon, essa verrà diretta dal regista Ryan Condal (noto per Colony, il più datato e tamarro Hercules-Il Guerriero con The Rock/Dwayne Johnson e il recente Rampage sempre con The Rock), il quale firmerà la sceneggiatura assieme allo stesso Martin: la serie, di circa dieci (10) episodi, narrerà le vicende della guerra civile che sconvolse la Casata Targaryen e, probabilmente, segnerà la sua caduta, spianando la strada a quegli eventi che vedranno unirsi quella nobile dinastia a Casa Stark.
Il tutto è basato sul libro Fire And Blood del 2019, il quale fungerà da "spina dorsale" per ulteriori vicende e sviluppi in modo, pare, da ricondurre queste vicende a quelle di The Dance of The Dragons.

Vi terremo aggiornati!

martedì 29 ottobre 2019

Parliamo di cose SerieTV - Hanna 1 stg - di David Farr, regia Sarah Adina Smith con Joel Kinnaman, Mireille Enos e Esme Creed-Miles





Bentornati a Parliamo di cose SerieTV, la rubrica col nome più semplice e meno complicato da ricordare del web (#credicidavvero). 
Quest'oggi si parla di Hanna, serie televisiva Amazon Prime Video che è stata messa a disposizione  per intero dallo scorso marzo e che rappresenta un differente sviluppo dell'omonimo film del 2011: sviluppo che si rivela essere peculiare, non solo per il cast differente - nel film figuravano Cate Blanchett (Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, The Aviator, Elizabeth, The Danish Girl, Il curioso caso di Benjamin Button, Cindarella, Thor Ragnarok e dozzine di altri) ed Eric Bana (l'Hulk del 2008, The Castle/Il Castello, Black Hawk Down, Troy - in cui interpretava Ettore - The Dry e molti altri) quanto perchè ovviamente sfrutta il maggior minutaggio a disposizione per sviluppare i personaggi e i loro rapporti interpersonali: da quello padre-figlia tra i personaggi di Hanna ed Erik Heller a quello più peculiare che univa Heller stesso alla Wiegler, che era a capo del "progetto" Utrax.








Cast e ruoli
Il cast è composto da volti familiari ma non necessariamente di primissimo piano, com'è costume nelle serie televisive, oramai: Mireille Enos, nota per "Someone like You/Qualcuno come te", "Gangster Squad", "World War Z", "Devil's Knot" e "The Captive", per citare i principali film, interpreta Marissa Wiegler ruolo che nel film era stato affidato alla decisamente più famosa e indiscutibilmente più brava, Cate Blanchett, mentre Joel Kinnaman, già Alex Murphy nel RoboCop del 2014 (se ne parlava qui se foste cosi gentili da cliccarci sopra) ed interprete in Child 44, Suicide Squad e The Informer, e comprimario con la Blanchett nel film "The Killing", è Erik Heller, precedentemente interpretato da Eric Bana; quanto poi alla protagonista si è optato per la quasi esordiente Esme Creed-Miles che interpreta Hanna, ruolo coperto in precedenza da Saoirse Ronan: scrivo "quasi esordiente" sebbene la sua prima prova risalga al 2007 in Mister Lonely, seguito poi da un ruolo in Dark River e numerosi altri film indipendenti.
Nonostante questi confronti potrebbero sembrare impietosi, l'adattamento della serie televisiva regge abbastanza e gli attori, scelti per i vari ruoli, sono decisamente in parte e ben calibrati.
In particolare, la Esme è risultata veramente magistrale nell'interpretazione di Hanna, ruolo al quale si è preparata sottoponendosi ad un severo programma di allenamento alle arti marziali per sei ore al giorno per un mese e cercando di penetrare il più possibile nella psicologia del personaggio, offrendo una performance di gran pregio in cui non si dubita mai della genuinità delle emozioni che ella lascia trasparire, complice uno sguardo davvero espressivo e un volto particolarmente genuino: dove Saoirse Ronan ha fatto sicuramente un lavoro apprezzabile complice una fisicità ed uno sguardo particolarmente intensi, il maggior minutaggio, nonchè una sceneggiatura che ha permesso approfondimenti sociali e psicologici più frequenti e costanti, specie nelle parti in cui Hanna si relaziona ai suoi coetanei, hanno giovato maggiormente alla Esme ed il risultato è un personaggio sicuramente più complesso, scollegato maggiormente dalla realtà e con molte più sfaccettature di quelle che si potessero inserire o suggerire, semplicemente, nel film.


Joel Kinnaman è un Erik Heller con frequenti espressioni da pirla.

La differenza qualitativa, invece, l'hanno fatta la regia e la sceneggiatura per il film del 2011: Joe Wright e Seth Lochhead, non esattamente gli ultimi arrivati, hanno saputo reggere meglio il ritmo che, ben condensato nel minutaggio forzatamente limitato di un film, funziona decisamente in modo più efficace rispetto alla serie televisiva che giocoforza ha degli alti e bassi dovuti al fatto di dover, in soldoni, allungare il brodo spalmando su più di 360 minuti circa quanto mostrato nei 111 del film.
Ciò che forse è risultato ancora più apprezzabile, interpretazioni a parte, sono le location scelte per girare molti degli episodi: Ungheria, Slovacchia, Spagna e Regno Unito oltre che il porto di Almería e in quello di Estación Intermodal; e questo risulta ancora più piacevole perchè la regia e la fotografia riescono a calare lo spettatore nel meglio e nel peggio che queste città hanno da offrire, dando un taglio realistico e da spy story, un po' alla Nemico Pubblico, a questo prodotto.
Al contempo, tuttavia, si assiste a frequenti cambi che alle volte sfasano la percezione dello spettatore, "sbattendolo" da un lato all'altro del mondo senza alle volte riuscire ben a seguire il come ed il perchè accadano: non che la storia sia difficile da seguire, ma questo, mescolato ai frequenti flash-back, può costituire un senso di straniamento tale per cui alle volte ci si chiede se siano esigenze di reale natura registica e di sceneggiatura o solo esercizi di stile.

Esme Creed-Miles, la castana qui sopra, e Saoirse Ronan dai biondi capelli


Hanna: cosa mi ha convinto e cosa no ... e perchè guardarla comunque.

A voler fare per forza quelli che offrono un voto, la serie si attesta ad un sei e mezzo sette, giusto per dare pane ai troll che vedono un voto e si scagliano su di esso come un toro farebbe verso un drappo rosso.
Il punto è che la serie ha tante cose positive, ma anche diversi lati negativi: per cominciare, è molto lenta: questa è la principale critica che è stata mossa, e personalmente la condivido. Pur amando moltissimo i prodotti di questo genere che si prendono il proprio tempo legittimo per narrare una storia, qui lo sviluppo è molto discontinuo, altalenante - passando da momenti frenetici ad altri decisamente soporiferi- ma nel complesso poco sostenuto.
Le parti da "teen drama", quelle che vedono Hanna a contatto con i propri coetanei, in cui lo spettatore rimane attento pensando "chissà cosa succede, chissà cosa succede" sono, senza giri di parole, una palla pazzesca.
La estraneità di Hanna dalla società odierna e da come si comportano i suoi simili traspare molto poco, e questo dipende dalla scrittura del personaggio e non certo dalla interpretazione di Esme Creed-Miles che come detto merita diverse lodi: quanto si vede sposta di pochissimo la trama in avanti e si, cementa il rapporto di Hanna con una persona in particolare, ma in soldoni annoiano.

I due attori funzionano ottimamente, a dispetto di qualche mia battuta.

Il fascino di Hanna, di questa specie di Nikita in miniatura, risiede nel fatto che è stata allenata per tutta la vita, addestrata come si farebbe per forgiare una giovane spia - un qualcosa che richiama ai fan della Marvel la Vedova Nera e la famigerata Stanza Rossa anche se molto meno traumatica e orribile - risiede nel fatto che il suo potenziale non viene svelato, e ci si aspetta sempre che accada qualcosa di particolare.
Ma il problema è che arrivati a venti minuti dalla conclusione dell'ottavo, e per adesso ultimo, episodio, questo potenziale non si rivela mai.
Sappiamo che i bambini come lei erano stati sottoposti a esperimenti, ma a che pro? In cosa questa manipolazione genetica dovrebbe aver contribuito a creare dei supersoldati o qualcosa di simile?
In sostanza, quali capacità superiori sono state trasmesse ai giovani del progetto Utrax?
Tutto questo resta molto fumoso, poco approfondito e pur non desiderando spiegoni...  ammetto che qualcosa va dato, alla fine, allo spettatore, una qualche rivelazione va fatta per tenere il fiato sospeso e viva la curiosità sulla seconda stagione.
Nulla di questo accade, purtroppo, e la conclusione è davvero poco ricca di intensità: pathos ed azione quanto ne volete, ma sostanza, insomma, poca.
Si concludesse così, la serie, senza sapere che giungerà una seconda stagione, non avrei problemi a definire il tutto una grande delusione o, citando l'opera di Dickens, "Grandi Speranze".

Mireille Enos è una ottima Marissa Wiegler


Nonostante questo, la serie non viene da me bocciata sia perchè è intrattenimento spiccio, sia perchè è ben recitata, coreografata e ambientata in posti molto piacevoli da ammirare, calando il contesto in luoghi realistici.
E' una buona serie, con molti momenti alti e concitati e diversi altri parecchio lenti - ma magari sono gusti, eh - ma nel complesso è abbastanza valida e getta le basi per seguire la seconda che arriverà su Amazon Prime Video nel 2020