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martedì 14 luglio 2026

[Speciale] [Personalità dei Reami] Ricordo di un guerriero: Anas Rekassi / Trevor, guerriero vagabondo di Akadi

Come molti sapranno, tanti anni fa, quando iniziai il mio percorso come praticante notaio, incappai in una cosa che non mi sarei aspettato: giocare di ruolo online.
Parliamo del 2006, che per tanti sarà l'equivalente del Pleistocene, più o meno.

Giunsi su Reami Dimenticati, la land migliore dell'epoca e che era localizzata nei Forgotten Realms: una delle mie ambientazioni preferite assieme a Dragonlance e, ovviamente, Il Signore degli Anelli, ambientata in una mappa straordinariamente varia, da Le Valli all'Anauroch fino al Cormyr ed alla Sembia, oltre che Dorso del Mondo. 
Reami Dimenticati, omaggiata tra l'altro proprio dai ragazzi di InnTale, che saluto.

In quella land ho conosciuto tante persone: Sin Nahas/Sharill, Bronwen, Titus, Lothiriel, Legard, Leora, Sharniss, Buzz, Ainwen, Aldebaran, Darter, Arha, Eleus, Mat, Aryana, Anvar, Keila, Tomar, Urania, Yulin, Samuel Maugham, Scarlett, Coemond, Galgith, Gilrahen, Lolindir, Gran, Imsh, Mae, Isin, tutta la famiglia dei Moonwalker, Aluvaras, Brian, Mhelania, Irenicus, Echo, Irika, Nelai, Sora, Venusian Dorrk, Elvelin, Kalima, Turin, Tyrion, Nimgar...e dozzine di altri.

E dopo una premessa lunga, eccoci al motivo del presente articolo. 
La morte di uno di quei giocatori, decisamente non uno con cui avessi maggiore affinità ruolistica, ma un ragazzo con cui mi sentivo praticamente ogni giorno.
Anas Rekassi, noto in game come Trevor, Madhi o Madhi Shaw.
Un ragazzo di 34 anni che ha incontrato la morte troppo presto: nato a Torino da persone di origini marocchine, è stato trovato ad aprile 2026 in un locale in grave stato di abbandono: e mi fermo qui, ché già così è triste abbastanza.

In casi come questi si cercano sempre spiegazioni, segnali, responsabilità. Ma, diciamolo pure, spesso la verità è più fragile e più dolorosa di qualsiasi spiegazione.

Nessuno pensa mai davvero che una persona possa arrivare fino al punto di essere così fragile, così lontano dagli altri e forse anche da sé stessa. Poi certe cose accadono, e dopo si cercano spiegazioni, segnali, responsabilità, come se il dolore potesse diventare più comprensibile mettendolo in ordine.


Anas: il mio ultimo ricordo di lui era quando nemmeno portava la barba. (fonte: link)


Trevor il vento e il ricordo di Anas

Ci sono persone che attraversano le nostre vite in modi strani, laterali, quasi impalpabili.
A volte non le incontriamo ogni giorno.
A volte non condividiamo con loro una strada, un ufficio, una città.
A volte le conosciamo attraverso una chat, un forum, una land, un personaggio.
Eppure quelle persone per qualche motivo ti restano dentro.

Anas Rekassi era uno di quei compagni di gioco incontrati in un play-by-chat, quando bastavano poche righe scritte bene per dare vita a un duello, a una scena, a un frammento di mondo condiviso.

Il suo personaggio storico, quello a cui lo ricollego, era Trevor, chiamato Il Folle, il Vento.
E se con Asrafil, il mio personaggio primario, interagiva molto meno, invece assieme a Clio, all'epoca il mio personaggio secondario, giocava spesso e volentieri, quando ero in chat. 

Non posso, in tutta onestà, ricordare ogni dettaglio della sua scheda.
Non ricordo con certezza se impugnasse due spade, due spade bastarde, oppure una spada e un pugnale. Forse aveva anche qualche tratto da ladro, qualche capacità di colpire di sorpresa, di sfruttare l’apertura giusta nel momento giusto.
Ricordo però l’essenziale: Trevor era legato ad Akadi, la divinità elementale dell’aria.

E questo gli calzava perfettamente.

Trevor non era un guerriero pesante, statico, scolpito nella pietra: era un combattente di movimento, di finte, di lame rapide, di passi laterali. Uno di quei personaggi che sembravano combattere non contro l’avversario, ma intorno a lui.
Come vento tra le fessure. Come una corrente improvvisa. Come una nuvola che cambia forma prima ancora che si riesca a descriverla.

Anas lo interpretava spesso con quello spirito alla Juza delle Nuvole di Ken Il Guerriero: libero, sfuggente, un eterno sciupafemmine per quanto non gli andasse bene quasi mai, un personaggio apparentemente leggero che già vent'anni fa poteva dirsi "abituale", comune, "già visto", ma che, per come veniva gestito da Anas, non era assolutamente privo  di profondità e risultava, per uno strano contrasto, anche divertente.
C’era, in Trevor, quella sensazione di indipendenza, di distacco, forse persino di malinconia nascosta dietro la leggerezza.
Il tipo di personaggio che non ha bisogno di dichiarare troppo per lasciare un’impressione.

Oggi mi accorgo che non ricordare tutto non significa aver dimenticato.

Non ricordo tutti i numeri.
Non ricordo tutti i talenti.
Non ricordo ogni combattimento.

Ma ricordo il vento che quel personaggio si portava dietro.



E ricordo che dietro Trevor c’era Anas: un ragazzo che ha condiviso con noi un pezzo di immaginazione, di gioco, di racconti tessuti con le parole e tanto tempo. Un ragazzo che se n’è andato troppo presto, a soli trentaquattro anni, lasciando quella sensazione ingiusta che arriva quando qualcuno scompare prima ancora che la vita abbia potuto concedergli tutto ciò che meritava.

Ecco un esempio, una lettera con un dono per Clio, un personaggio da cui Trevor non aveva rimediato che un bacio sulla guancia e nottate di consigli elargiti in chat sul perdonarsi, sull'accettarsi, sullo scendere a patti col passato ma anche con le aspettative del futuro: tante cose che erano rivolte al personaggio, certo, ma forse con il senno di poi parlavano anche di quello che Anas era, in real life. 

 [Un giovane ragazzo dai lineamenti orientali e dai lunghi capelli neri dai lineamenti prettamente Shou si presenta a casa tua, quello che ti lascia è un piccolo cofanetto di colore bianco, non una parola sul contenuto, nessuna risposta, solo un saluto per poi svanire. 

Nel cofanetto presente uno splendido Diadema, e una piccola lettera con poche parole vergate sopra, la scrittura è pare femminile, splendida e curvilinea, un leggero profumo esotico.] 

Questo Dono è Per Te. 
Che Il Vento Possa Sempre Guidarti e L'Aria Proteggerti. 
Spero Ti Piaccia. 

Kaze 

[Nessuna spiegazione, neanche un nome, anche se è evidente chi sia il mittente. 
I segreti più grandi sono sempre celati in bella vista.] 

//OFF 

Diadema Celestiale : 
Splendido Diadema della più splendida fattura, lavorato nei più piccoli particolari presenta un tema floreale una specie di coroncina di fiori degna della più splendida Regina, quale è la donna per la quale è stato lavorato, piccoli diamanti e zaffiri formano i petali dei fiori, dentro il diadema nel bordo sinistro semplice parole " Megami Clio Kimi Wo Aishiteru ", invece al centro del diadema nella parte interna vi è inciso il simbolo di Sharess, due labbra femminili, quasi a baciare per l'eternità la fronte di Lei. 

Rileggendo dozzine di appunti, di quest, di semplici giocate, mi viene sinceramente da chiedermi cosa rimanga, alla fine, di noi giocatori di ruolo, specie se online.

Un gioco, per molti, resta solo questo: una distrazione, un diversivo o, più crudelmente, una perdita di tempo.
Eppure, realizzo anche che quei momenti per me, come per tutti i giocatori, erano preziosi: eravamo chiamati a giocare con coerenza i nostri personaggi, eppure eravamo senz'altro noi che, interpretando, davamo vita, cuore ed anima a quei pixel, quelle immagini, quelle descrizioni di scheda.
Sognavamo.
Immaginavamo storie, creavamo vicende e davamo vita a dei veri e propri romanzi dinamici.
Assieme. 
Credo che poco ci possa essere di più bello che quel termine, "assieme".
Magari eravamo troppo sciocchi per capire l'importanza di ciò che stavamo, concretamente, facendo.

Anas era gentile, ma spesso scostante. Dava l’impressione di essere combattuto: con sé stesso, con una vita che forse non sentiva come propria, con gli altri che lo capivano o non riuscivano a capirlo. E io, devo ammetterlo, non ero certo il migliore a comprenderlo.
ma sempre si sforzava di accettare gli altri e di accettarsi: e quando giungeva a patti con qualsiasi cosa, in quel momento, lo stesse esacerbando, veniva fuori come una bella persona. 
Non sempre ci è riuscito, inciampando spesso e altrettanto spesso sbagliando.
Ma se rileggo le missive che mi girava, noto simpatia in un ragazzetto che cercava di farsi benvolere.


Trevor  

 



12:07

 < Fissa i tre, tutte e tre schierati su un unico fronte contro di lui, la pensavano tutti allo stesso modo >..e poi sono io il Folle..non voglio piu perdere amici ..compagni.. < Abbassa lo sguardo stringe la mano a pugno, digrigna i denti >..amori..le mie azioni sono corrote..voi due non sapete niente..ma lei..lei sa tutto..me ne tirerò fuori..che venga pure distrutto il mondo..non mi interessa.. < Volta le spalle ai tra, fa qualche passo, ma non riesce ad andarsene, stava sbagliando lo spaeva..cosa avrebbe detto di lui keila..cosa avrebbe detto il soave.. >[Ragazzi i miei orari sono ristretti..dalle 10-1 e poi dalle 5-9 ma comunque al massimo per un ora e mezza..quindi ditemi voi. via pm]

 

 

Ainwen ti sussurra:
a dopo grazie!!


Clio  





12:12

[abiti rammendati]  < lo fissa, stupita, piccolo il polso dell'ancella tra le mani dell'uomo...lo guarda...arrossisce un attimo, ma annuisce > ... se vi fidate di me, Mat, si, certo... ogni mio respiro è stato un peccato, e ora voglio donare ogni mio respiro che porti speranza al mondo stesso... < dice poi fissando l'uomo, l'albino >... le vostre azioni sono corrotte?  < domanda fissandolo e avanza adesso verso di lui > ... messere voi di corruzione e male nulla conoscete... se parlate così non è null'altro che mero egoismo il vostro...  < dice > se perfino io lotto per dare speranza, che ho conosciuto l'oscurità più nera in cui voi potreste immergervi, cosa vi frena?  < chiede adesso, tra il curioso e lo stupito > ... amici, compagni ne perderete ora, mi pare.. < dice fissando Mat e Ainwen > io di questa storia non so nulla...ma...non potete parlare sul serio... < dice fissandolo e il campanellino, il sonaglino risuonava > ... credo che nemmeno gli dei oscuri vorrebbero la distruzione del mondo... o su cosa regnerebbero? Quindi, che dio servite, per scivolare in un egoismo simile? < chiede la voce era dolcissima uniforme soave come seta sulla pelle >

 

 

Ainwen ti sussurra:
torno per le 14 a dopo!!

Hai sussurrato a Ainwen:
ok^^ ti salvo la giocata ^^

Ainwen ti sussurra:
grazie!


Mat Damodred  



12:18

[Sala comune]  < Il ragazzo non avrebbe collaborato, nonostante le sue informazioni sarebbero servite ad aiutare tantissima gente. Bé, se gli Dei volevano il mondo distrutto, stavano riuscendo molto bene nella loro opera. Scuote le spalle. > Va bene... ma come dice Clio... perderete tutto e tutti in ogni caso... io riuscirò a scoprire ciò che serve per fermare Ilvaindul e farò ciò che deve essere fatto, persino combattere al fianco di assassini e di chierici corrotti di Bane, se dovesse servire il loro potere!  < lascia andare il polso di Clio e le sorride. Ainwen si eclissa. Presto avrebbe parlato con lei per le informazioni di Trevor. >

 

 

Mat Damodred ti sussurra:
Come al solito, alla prossima azione mi eclisso... ci ribecchiamo dopo pranzo, sempre se ci sei! ;)


Trevor  

 



12:25

 < Guarda Clio..bella domanda..che dio serviva..se lo era spesso chiesto..Akadi o Sharess..chi delle due serviva, ma pochi sapevano della sua venerazione per Sharess >..io servo Akadi..o almeno seguo i suoi dogmi..lasciatemi stare è meglio cosi.. < Un lieve sorriso quello che teneva sempre, per chi lo conosceva sapeva che da quel sorriso di sicuro non si sarebbe capito come si sente >..sinceramente non mi interessa da che oscurità arrivate..senza offesa..non voglio più avere legami..creano solo dolori.. < Troppo tardi li urlava una voce nella mente, ne aveva di legami, molti, abbassa lo sguardo, lacrime gli solcano il viso, parole di vecchi amici che li rimbombano nella mente >..io..io.. < Balbetta, deglutisce e rimane a guardare a terra >[ragazzi pure io devo andare..dai congeliamo e la finiamo tutte e 4 la prossima volta..che ne vale a pena è una bella giocata...datemi i vostri orari cosi ci organizziamo ]

 

 

Trevor ti sussurra:
clio invieresti ad ainwen la tua azione se la trovi grazie


Clio TEST Conoscenze_(religioni): 11 [ Dado: 6 + Bonus Sinergia: 0 ]

Clio  



12:32

[abiti rammendati]  < alle parole dell'ex comandante trema vistosamente...lo fissa adesso con i occhi sgranati, ma il tremolio era evidente, pur se la luce non si offusca > ... co..come...? Giungereste a tanto? Ma...è davvero così grave la situazione?  < chiede...sarebbe mai riuscita a collaborare fidandosi di un seguace di Bane...? Se quella era una prova di Lathander...no, era davvero durissima... > ...Akadi... dio della libertà, del viaggio, della conoscenza, di esperienze appaganti...?  < ripete a memoria il poco che conosceva > ... purtroppo..i legami ci sono...e ci saranno sempre...non potete vivere da solo, perchè nemmeno nel pozzo più nero di un'anima tormentata si vive bene in solitudine... < dice...e lei stessa se ne sentiva, forzatamente prova....anche nell'oscurità della Nera Mano, mai aveva disprezzato compagnia. >

Mat Damodred  



12:36

[Sala comune]  < "Testardo!" pensa, osservando il ragazzo e ascoltando a bocca chiusa le sue parole. Poi le lacrime... "Dei... forse non volete distruggere questo mondo!" invoca Tempus in una silenziosa preghiera. "Mio Signore... Lord Tempus... credo che questa sarà la più grande e terribile battaglia del nostro tempo... abbiamo affrontare un essere che aspira ad un Potere Illimitato... Spero di farmi Onore in Battaglia e di Onorare Voi... Lord Tempus!" > Certo Clio... la situazione è gravissima... dobbiamo trovare il modo di distruggere l'immenso potere del Mago Non Morto Ilvaindul, detto il Verminoso... o sarà la fine per tutti gli esseri viventi! Lui brama un potere oltre ogni limite... si circonda di Non Morti e ha un Drago Scheletrico al suo servizio... se non ci uniremo sotto un'unica bandiera... sarà la fine per tutti! [E con questo io chiudo che tra non molto vado in pausa pranzo... per chi c'è ci si becca più tardi! ^^]

Diciamolo assieme, sognavamo: ed era qualcosa di bello, stupido e puro, come spesso sono i sogni.
Anas era questo: un ragazzo senz'altro imperfetto, un ragazzo che aveva problemi, come tanti, come tutti noi. 

In questi momenti si deve ricordare, per quanto in colpevole ritardo, il buono che c'è stato: per chi gli è stato accanto, è un modo per sorridere; per chi ha avuto magari di che dolersi di sue azioni o parole, è un modo per far pace e chiudere i conti.

Ho perso il conto di quanti avatar mi ha preparato per Clio, quante modifiche apportate, quanti consigli estetici, quante missive private per giocare ed anche lamentarsi di non venire, spesso, coinvolto in quest da parte delle Compagnie, e giù a spiegargli che se non c'erano giocate e rapporti ON che si creavano non era facile inserire qualcuno in quest specie se programmate in filoni o simili.
Eppure, Anas era anche rispettoso come pochi circa i ruoli di staff e non ricordo una singola volta in cui mi abbia mancato di rispetto: su ToSS, la mia ultima (in tutti i sensi) esperienza, ho avuto meno occasioni di sentirlo, parlargli, scrivergli, non essendo esattamente ben accetto lì, eppure si dimostrò sempre gentile e comprensivo, addirittura giungendo a scusarsi di cose che nemmeno aveva mai fatto. 

Questo piccolo ricordo non pretende di raccontare tutto di lui. Non potrebbe.
Vuole solo dire che Anas è passato anche da qui.
Che Trevor è esistito, almeno per noi.
Che per un po’ abbiamo camminato nella stessa storia ed abbiamo intessuto, insieme, un piccolo arazzo.

E allora mi piace immaginarlo così: non fermo, non chiuso in una fine troppo precoce, non definito dall’ultima notizia ricevuta.

Ma libero.

Libero come il vento di Akadi.
Libero come una nuvola.
Libero come Trevor.



Che il vento di Akadi ti accompagni, Anas.
E che Trevor continui a camminare dove nessuno può più trattenerlo.

Trevor, il Guerriero, il Folle, l'Acrobata, Kaze



Tipo: umanoide medio (umano) 

Età: 25 anni in base alla campagna ufficiale di Forgotten Realms
Data di nascita: 11 alturiak 1347 C.V.

Caratteristiche fisiche: peso 77 kg altezza 184
Capelli: biondi, lunghi, color dell'oro, a volte raccolti in una spessa treccia in battaglia, portati invece liberi in occasioni informali
Occhi: color zaffiro screziati d'oro, profondi come le insondabili distese del Mare del Nord, un mare di zaffiro in cui chiunque, dolcemente, vorrebbe annegare.

Allineamento: Caotico Neutrale
Divinità: Akadi e Sharess
Classi: Ladro 2° Guerriero 6°

DV: 2d6+2 +6d10+ 6 + 8 (robustezza migliorata)
Classe Armatura: 31 [10 + 3 (anello deviazione) + 10 (armatura completa mithrall +2) +3 (destrezza) +5 (scudo metallo animato +3)] , Sprovvista 28 Contatto 16

Caratteristiche:
Forza 16 [20 cintura della forza dei giganti  +4]
Destrezza 18 [20 guanti della destrezza +2]
Costituzione 12 
Intelligenza 13
Saggezza 12 [14 amuleto della saggezza +2]
Carisma 14 [16 mantello del carisma +2]

Bab: +7/+2
Attacco normale:  +25, spadone sacro di metallo stellare anatema degli esterni +2 (2d6+9, critico 19-20 x2, +2 a colpire esterni malvagi e +3d6 danni esterni malvagi, +2 colpire creature malvage e +2d6 danni creature malvage), oppure +24, mazza da guerra anatema dei non morti +1 (1d12 +9, critico x2 + colpire e +2d6 danni contro i non morti)
Attacco completo:  +25/+20/+15/+10, spadone sacro di metallo stellare anatema degli esterni +2 (2d6+9, critico 19-20 x2, +2 a colpire esterni malvagi e +3d6 danni esterni malvagi, +2 colpire creature malvage e +2d6 danni creature malvage), oppure +24/+19/+14/+9, mazza da guerra anatema dei non morti +1 (1d12 +9, critico x2 + colpire e +2d6 danni contro i non morti)

Tiri Salvezza
Base: Tempra +5 Riflessi +5 Volontà +2

Tempra:  +8*
Riflessi +12*
Volontà +6*
*conteggia bonus +2 di veste della resistenza

Iniziativa:
 + 9

Classe Armatura: 

Abilità: 74 PA (solo gradi) Acrobazia +6 Conoscenze (Locali Sembia) +5 Conoscenze (Locali Shou) +5, Decifrare Scritture +5 Diplomazia +5 Intimidire +5, Muoversi Silenziosamente +5, Nascondersi +5, Nuotare +5 Percepire Intenzioni +5 Raggirare +5, Saltare +5, Scalare +5, Scassinare Congegni +5 Linguaggi: Comune, Draconico, Shou. 

Talenti: Esperienza Mercantile (Esule Shou), Maestria in Combattimento, Arma focalizzata (Spada bastarda), Fintare migliorato, Combattere con due armi, Combattere con due armi migliorate, Iniziativa migliorata, Arma specializzata

Capacità speciali:
Scoprire Trappole, Eludere, Attacco furtivo +1d6

Equipaggiamento: 
Triplo involucro per arma (Fiamma Veloce, Scintilla veloce e Influenza Fantasma), Acido minerale da alchimista x2, Acquasanta x2, Anti odorante x2, Arrampicatore a corda, attrezzi da scalatore perfetti. Borsa dell'impedimento x2


Oggetti magici: Anello deviazione +1, Corazza di mithrall +1, Cintura della forza dei giganti +4,  Amuleto della Saggezza +2 , Mantello del Carisma +2, Guanti della destrezza +2, Veste resistenza +2, Spada bastarda +1 x2

Note: il personaggio è particolarmente ricco grazie ad Esperienza Mercantile e per questo la soglia di risorse è superiore a quella che un pg di 8° potrebbe possedere

Trevor Stark, figlio di un esule delle terre Shou ignoto e della donna nota come Dalila Stark, ha acquisito e mantenuto il cognome materno  non avendo mai accettato l'abbandono del padre che ha costretto sua madre a compiere lavori sfiancanti e spesso umilianti per poter tirare avanti.
Vissuto in una piccola città della Sembia dove il motto "la ricchezza è potere" non era certo un semplice modo di dire, il giovane ed irrequieto ha compreso ben presto come il denaro potesse comprare praticamente tutto.
Da questa grande penuria di mezzi, facendo fruttare i pochi cimeli orientali che possedeva come pegno,Trevor ha imparato ben presto a giocare - e barare - per vincere piccole somme di denaro, legare e legarsi a persone di svariate classi sociali e a prestare ed esigere favori personali.
Via via che cresceva Trevor creava una rete di contatti da sfruttare per le esigenze di scambio e compravendita di oggetti, molti decisamente non consoni, finchè a nemmeno quindici anni era diventato una persona a cui rivolgersi per fare entrare o uscire merci di contrabbando e procurare ai più facoltosi ogni cosa che i suoi contatti potevano procurare: e quello che non poteva procurare, faceva di tutto per potersi comunque procacciare in seguito, dimodoché, di li a poco, ci furono ben pochi affari loschi che si svolgevano nel quartiere dove viveva, in cui non fosse concretamente coinvolto.
Ma, come mutevole vento, la fortuna non era mai davvero dalla parte di Kaze, come si faceva anche chiamare: alcune ispezioni dovute a furti mai del tutto chiariti portarono alla luce la rete di traffici in cui il giovane mezzosangue shou era parte attiva e, per questo, dovette fuggire via dalla Sembia rifugiandosi presso Ilipur, sulla Costa del Drago, dandosi da fare per ricostruire i propri contatti e sfruttando la ricchezza di quelle contrade per accrescere nuovamente le proprie fortune, grazie a Pros e Teziir e guardandosi bene dal non entrare mai in contatto con qualsiasi traffico riguardasse Westgate, una città meravigliosa di giorno ma sulla quale circolavano sinistre dicerie su quanto accadesse al calar del sole.
Purtroppo, durante il viaggio, sua madre Dalila si ammalò e morì e questo lasciò una ferita profonda nell'animo del giovane Trevor, che si rifugiò dietro una corazza fatta di cinismo, assenza di rapporti seri con il prossimo, alto individualismo e mancanza di stabilità: letteralmente dovunque soffiasse il vento egli era incline a spostarsi, ogni suo capriccio doveva venire soddisfatto e nessuno mai poteva dire per conto di chi avrebbe venduto oggetti di contrabbando o le proprie spade, lavorando spesso come mercenario.
Proprio per questo entrò in contatto con Le Lame Mercenarie, una gilda di soldati di ventura e lame vendute al miglior offerente in cui conobbe personalità del calibro di Mat Damodred, Dama Ainwen una valente sacerdotessa mezz'elfa di Tempus, Galgith l'elfo dalla verde chioma e molti altri avventurieri.
Strinse legami fuggevoli come vento ma mai superficiali con diverse personalità dei Reami, tra le quali Isin Demat, l'elfa oscura ladra magica che in seguito migrò a Mirabar per unirsi ad Alba Nascente,  Arayan Summerstar dei Draghi Purpurei ed Anvar, il feroce berseker che viaggiava tra Le Valli e le Montagne , fino a raggiungere Highmoon ne Le Valli incontrando Asrafindil Ioelthrech, Leora e Tinuviel Palantir, membri dell'allora Ordine Armonioso, successivamente Accademia di Arti e Scienze di Highmoon.

Spirito libero e mai pago di ciò che aveva, viaggiò in lungo ed in largo, legandosi a santi e peccatori, a persone di indole buona come Clio Ancella di Lathander o terribili come Vajolet Dewinter sacerdotessa di Umberlee la Meretrice del Mare, senza trascurare la Fenice Arcana, organizzazione ben nota dei maghi Aldebaran Julia e sua moglie Meghara, sempre cercando di aumentare le proprie risorse economiche e la schiera di persone a cui doveva o da cui doveva esigere favori, persino con i Custodi dei Boschi, Lothiriel la Chiara e Daniel Marsew di Shaundakul.
Ed è ancora nei Reami Dimenticati, in giro per Faerun, che Trevor Stark si muove: con un cuore comunque tenero viaggia e cerca, forse per sè stesso, un vero luogo in cui sentirsi a casa. 

- Leo "Lordgirsa" d'Amato-
Si ringrazia Anas Rekassi per le ore trascorse assieme: il vento ti sia lieve.

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lunedì 6 aprile 2026

[GDR D&D 3.5] Le Personalità dei Reami: Clio e Kaalia, adepte di Lathander - Una serata di riposo, lontana dalle battaglie [LGBTQIA+]

"Ho creduto di conoscere il desiderio. Poi ho conosciuto il potere. E per un tempo… ho pensato che fossero la stessa cosa.”
(pausa breve)

“Ho servito una dea che rideva tra i velluti e i sussurri.Ho servito un dio che parlava solo con catene e paura. E in entrambi… cercavo qualcosa che non sapevo nominare.”
(respiro più lento)

“Non era piacere. Non era dominio. Era… pace.” 
(leggero sorriso nella voce)

“La luce non mi ha trovata innocente. Mi ha trovata stanca.”
(una pausa, misurata quanto spontanea)

“E io ho scelto.”
(tono più morbido)

“Ho scelto di amare senza possedere. Ho scelto di proteggere senza controllare. Ho scelto di restare… anche quando sarebbe stato più semplice bruciare tutto.”
(qui la voce si fa più intima)

“Sai qual è la verità, Kaalia? Non temo più ciò che sono stata. Temo solo di smettere di essere degna dell’alba.”
(quasi un sussurro)

"Ma finchè il sole sorgerà..."

... Io sarò qui.


Uno dei personaggi più amati, anche dal pubblico, a cui ho dato vita, è senz'altro Clio, l'Ancella di Lathander: nata come ex felidae di Sharess, successivamente diventata una mercenaria nel nome di Xvim e una Guardianera di Bane alla rinascita del Dio, per poi abiurare le proprie azioni, superare ogni confine di bene e male ed arrivare, infine, a venire accettata da Lathander quale sua Campionessa.
Nonostante il male compiuto, nonostante le difficoltà e l'odio che ancora oggi molti le rivolgono, Clio è e resta una creatura della Luce, la principale se non primaria testimonianza della ricerca del Bene, della Rinascita, del Rinnovamento, di ciò che segue inevitabilmente anche alla notte più fonda: l'alba, così cara a Lathander.

Al collo, a parte il sonaglino che la contraddistingue e caratterizza, ella porta un simbolo sacro un po' particolare: in parte ricorda quello di Lathander, ma è composto da quattro lettere "F" incastrate tra di loro: un motto, che indica Forza, Fede, Fermezza e Fiducia.

il simbolo sacro di Clio.

La cosa che più ha costituito una sfida, al di là delle occasionali goliardate al tavolo da gioco o in play-by-chat, è stata la sfida tra il suo essere una "diversa", un personaggio saffico, legata alla compagna di turno- Jarelle, Alexein, Irika ir'Tain ricordando le uniche fidanzate ufficiali che ella abbia avuto-  fino a diventare sposa della sua ultima e definitiva consorte, Kaalia, ed il sistema di briglie e legami che vengono dall'essere una paladina, Legale Buona e, come tale, poter costituire una apparente dicotomia tra osservare e rispettare la Legge da una parte, rispettare la tradizione di costituire una famiglia e vivere in maniera onesta e sincera le proprie emozioni, i propri desideri, il proprio essere una diversa che deve tuttavia onorare e rispettare il Credo.

Ora: nell'ambientazione fantasy tradizionale spesso appaino occasionali personaggi che abbiano amore od interessi verso creature dello stesso sesso: la prima che mi viene in mente è una drow che faceva parte dell'entourage degli elfi scuri ne La Guerra della Regina Ragno ai tempi del Silenzio di Lloth. 
A parte questo, dato non è rilevante se ci siano o meno illustri esempi precedenti, è vero che il fantasy ricalca spesso la civiltà medioevale, e questa sia quindi legata a canoni di "normalità", famiglie ordinarie, uomo e donna, e così via. 
Tuttavia l'esistenza di molteplici divinità tangibili, i cui effetti sono verificati e verificabili attraverso gli incantesimi clericali fa anche si che ci siano margini di tolleranza verso i vari aspetti della sessualità che possono essere onorati e accettati (Sune e Sharess in Forgotten Realms, giusto per i casi più importanti), così come i dogmi che introducano alla sperimentazione, all'avventura, al rinnovamento ed allo scagliarsi contro le tradizioni, specie se vetuste o ingiuste: questi ultimi aspetti, in particolare, sono esattamente parte della dottrina di Lathander, il Signore del Mattino, una delle divinità più importanti ed universalmente accettate e note nel Faerun.

Clio, quando ha toccato il fondo in quella cella a Silverymoon, abbandonata dal Potere Oscuro di Bane ed avendo ella stessa abiurato quella fede, presso i Mattutini di Rhyester, si trovava da sola, all'alba, consapevole solo di chi non fosse. 
Non era più una felidae di Sharess, non era una mercenaria per Xvim, non era più una Guardia Nera di Bane: e, soprattutto, non era più una donna che sentisse d'essere sincera con sè stessa, che tollerasse e si perdonasse per l'aver ucciso così tante persone, specie di sesso maschile. 
Cosa più importante...non aveva più una famiglia: i suoi genitori, il suo gatto, sua sorella Freyia... tutto sembrava appartenere ad una realtà differente ed ad una vita che non era più sua.
E proprio allora, quando era in pezzi e non v'era nulla se non cenere della propria esistenza passata, che Lathander trovò la via per il suo cuore: nessuna creatura poteva essere più splendida e più vicina all'idea di Rinnovamento e Rinascita di Clio. 

Clio, Ancella di Lathander e Kaalia, il Sorriso di Lathander



Ciò che poi ha dato realmente una crescita a Clio è stata la sua consorte, Kaalia, una sacerdotessa di Lathander (Chierica 10/Signore del Mattino di Lathander 5) che, per il carattere allegro, l'incrollabile ottimismo e la fiducia nei propri mezzi non avrebbe comunque sfigurato presso il clero di Llira, Signora della Gioia. 
Kaalia è stata, e resta ancora, una figura fondamentale per la crescita e la maturazione di Clio: più pacata e meno chiassosa, a tratti insicura e bisognosa di conferme per la propria, rinnovata fede in Lathander, l'Ancella del Mattino ha trovato nella compagna e futura sposa un sostegno inesauribile.
Unendo la spada alla magia divina, inoltre, Clio aveva il conforto di una grande sacerdotessa che poteva prendersi cura delle sue ferite in battaglia, mentre Kaalia poteva contare sulla protezione non solo di una grande combattente, ma di una persona che la amava con tutta sè stessa e che avrebbe dato la vita in qualsiasi momento per difendere ella, gli innocenti, la causa del Bene: e quando si è pronti a dare la vita per qualcosa, specie se si tratta di un nobile ideale,  ne scaturisce una forza infinita.

Tutto questo, dopo gli articoli in cui ho scritto di lei, fermandomi ad un momento particolarmente importante e significativo, ossia il duello con Sir Alfric di Torm, dovrò ancora narrarlo compiutamente: nel frattempo, chi avesse voglia di rispolverare ciò che ho scritto fino ad adesso sul tema può trovare nei seguenti link un collegamento diretto a quegli articoli.



Ed infine eccoci, dopo la premessa più lunga della storia, a descrivere, immaginandola, questa serata, una in cui le due innamorate si concedono, finalmente, un po' di quiete e tempo per loro stesse, nel costante dover vigilare, tra Mirabar e Silverymoon, su oscuri piani e trame che dipanano, tra l'oscurità che affligge gli innocenti ed il Male che non dorme mai.

"L’aria è  ... tiepida, in quel di Mirabar: l'estate, li nella regione nota come Il Nord era breve, e con temperature che raramente superavano i venti gradi.
Le pietre dei selciati, delle case e dei balconi, di splendida foggia mista umano-nanica, trattengono ancora il calore del giorno. Il cielo è blu profondo, trapunto di stelle. Il simbolo del sole di Lathander, indossato dalle due donne, riposa discreto al loro petto, riflettendo appena la luce delle candele che donavano un'atmosfera soffusa a quella serata improvvisata ma a lungo desiderata: una piccola pausa tra un'avventura e l'altra, tra una crociata contro il male ed un viaggio per portare cure e soccorsi ai bisognosi.

Clio è li, leggermente di lato rispetto al parapetto. Una mano è intrecciata a quella di Kaalia. L’altra, invece, pur rilassata, indugia nei pressi della propria cintura dove, in tempo di guerra, pendeva la pesante mazza da guerra  — come se anche nel riposo non dimenticasse del tutto chi fosse. Il nastrino di seta le sfiorava la pelle del collo, e il piccolo campanellino emetteva un suono delicato quando ella inspirava.

Kaalia, in tutto questo, è li, ed osserva. Non la città, tuttavia: guarda lei.

Il vento si è alzato un poco.
Le candele tremano.
La città di Mirabar, sottostante la veranda del grande palazzo che ospitava Alba Nascente, l'ordine costruito dalle due lathanderite, appare più lontana adesso — o forse sono loro ad essersi fatte più vicine.

Clio è appoggiata al parapetto, ma lo sguardo lentamente ritrova lucidità, abbandonando le strade mentali che l'avevano condotta molto lontana da li. Ed è quando cessa di guardare l’orizzonte, che riporta la sua attenzione verso Kaalia.

Non con solennità.
Con lentezza e naturalezza.

Il simbolo del sole brilla appena sul suo petto, ma la luce più viva è nei suoi occhi.

Kaalia, per tutta risposta, incrocia e sostiene il suo sguardo.



Kaalia (fingendo innocenza)
“Stai pensando.”

Clio inclina il capo. Un sorriso lieve.

Clio
“A dire il vero...Sto valutando, mela'a.”
dice, usando la parola contratta per appellarla "amore", nella lingua degli elfi, a lei così cara.

Kaalia
“Valutando cosa?” replica ella, con curiosità viva e attenta.

Clio si sposta di un passo, bilanciando il peso da un piede all'altro, accostandosi ancora di più. Non invade. Riduce la distanza.

Il campanellino vibra piano.

Clio
“Se sia prudente lasciarti qui… senza supervisione.”

Kaalia trattiene un sorriso.

Kaalia
“Ah. E quale sarebbe il pericolo? E per chi, per me...o gli altri da me?” chiede, divertita.

Clio abbassa appena la voce. Non più solenne. Più vellutata.

Clio
“Tu.” Una pausa. “Sei sempre in grado di costituire… una distrazione.”

Kaalia alza un sopracciglio, stando al gioco o, forse, solo cercando di capire meglio.

Kaalia
“Una paladina che si lascia distrarre? Che scandalo sarebbe....”

Clio sorride. Non si difende. Non si giustifica.

Si avvicina ancora. Le loro mani non si intrecciano subito. Restano sospese.

Clio (quasi sussurrando)
“Non ho detto che io mi lasci distrarre.
Ho detto che però costituisci fonte di distrazione.”

Le dita di Kaalia sfiorano il nastro di seta al collo di Clio. Il campanellino , retaggio della ex sharessita, vibra a quel tocco, come le delicate corde dell'anima dell'Ancella del Mattino.

Kaalia
“E questo? Continui ad indossarlo, nonostante tutto. È un avvertimento… o una promessa?”

Gli occhi azzurri di Clio, come profonde distese del Mare del Nord, e screziati d'oro come la luce del sole più pura, si scuriscono appena. Non v'è ombra — solo profondità- in quello sguardo.

Clio
“Dipende da quanto desideri provocarmi.”

Kaalia si avvicina ancora. Le loro fronti quasi si sfiorano, delicatamente: i grilli friniscono appena, il vento scuote leggermente i capelli, facendo loro il solletico sul viso.

Kaalia
“Oh, figurati. E se dicessi che lo desidero molto?” Un'eterna fanciulla, donna e ragazza, una tra le più potenti sacerdotesse di Lathander in quell'angolo di mondo, non per caso chiamata anche Il Sorriso del Mattino.

Clio non arretra. Non avanza. Sospende, in quel gioco che è solo loro, mentre il sonaglino trilla ancora.

Mantenere il controllo, ESSERE quel controllo è la sua vera arma.

Clio
“Kaalia…”

Il tono è morbido, ma saldo. Sta pensando. Ricordando.

“Ho conosciuto il desiderio, quando però esso era una catena. Ora è una scelta.”

Una pausa. Un respiro condiviso, dalle labbra delle donne, che per una volta potevano essere solo due creature lontane da pericoli, dalle mostruosità, dalla sofferenza e dal Male.

Poi, più piano: “E io scelgo… sempre, continuamente, con molta attenzione...ma scelgo.”

Kaalia sorride, ma non è una resa. È complicità e comprensione assieme.



Kaalia
“Allora... scegli, dunque.”

Clio le prende la mano, con tutta la delicatezza di cui è in grado. Lenta. Sicura.

Clio
“Stanotte scelgo di farti arrossire. E domani… di proteggerti dal mondo, per quanto sappia bene che tu, forse, hai meno bisogno di protezione di quanto ne abbia, invece, io.”

Il vento si alza. Le lanterne oscillano, delicatamente.

La notte è più silenziosa ora. La città sotto sembra lontanissima.

Kaalia ha ancora la mano sul nastrino di seta. Il campanellino vibra appena tra le dita.

Clio la guarda.
E per un istante… cambia.

Non perde la luce.
Ma sotto la luce, qualcosa antico si muove.
Kaalia si avvicina, le labbra sfiorano quelle dell'amata, un tocco dolce, gentile, che suona di dolce promessa e tentazione.

Clio (voce più bassa, più lenta)
“Non giocare con ciò che conosci solo a metà.”

Kaalia non ritrae la mano.

Kaalia
“Non ti temo.” Un sorriso attraversa il volto di Clio. Non è il sorriso solare della paladina. È più sottile. Più affilato.

Clio
“Non dovresti essere sempre così sicura.”

Un passo avanti.
Ora la distanza è quasi nulla.

Il vento muove i capelli biondi di Clio. I suoi occhi azzurri non sono più solo Mare del Ghiaccio Mobile. Sono profondità. Ricordi.

Clio
“Ho sedotto uomini, o talvolta donne, che volevano dominarmi o agognavano d'essere soggiogati.
Ho sorriso a chi pensava di possedermi.
Ho fatto impazzire coloro ai quali mi sono negata.  
Ho sussurrato promesse che avrebbero fatto crollare regni.”

La voce non è vanto. È memoria, mentre la voce trema al ricordo di oscure brame e desideri che non le appartenevano... non più, almeno.

Kaalia non distoglie lo sguardo.

Kaalia
“E ora?”

Una pausa. Il campanellino vibra ancora.

Clio solleva una mano, lentamente, e sfiora delicatamente, con rispetto, la linea della mascella di Kaalia. Un gesto leggerissimo. Quasi casto. Ma deliberato.



Clio
“Ora non ho bisogno di sedurre.”

Il tono si fa più morbido. Più caldo.

“Perché tu resti.”

Un respiro condiviso.

Poi, un’ombra attraversa lo sguardo di Clio — non per perdersi, ma per ricordare.

Clio
“La differenza, Kaalia…
è che un tempo usavo il desiderio per distruggere.”

Le dita scivolano via. Non insistono.

“Ora lo uso per costruire.”

Kaalia finalmente si muove. È lei a chiudere la distanza. La fronte contro quella di Clio.

Kaalia (quasi un sussurro)
“Mostrami.”

Clio chiude gli occhi un istante.
La vecchia Clio potrebbe prendere il controllo. Potrebbe guidare. Potrebbe travolgere.

Invece…

Quando riapre gli occhi, la luce è tornata piena.

Clio
“No.” Un sorriso, caldo e gentile.“Stanotte ti lascio desiderare.”

La tensione non si spezza. Si trasforma.

Non è dominio.
Non è manipolazione.

È scelta.
È potere trattenuto.

La vecchia Clio non è scomparsa.
È integrata. Addomesticata.
E proprio per questo… infinitamente più intrigante.

La notte scorre, mentre sulla terrazza è diventata più densa. Le lanterne tremano appena, come se percepissero la tensione tra loro.

Kaalia questa volta non si ferma al gioco verbale.

È lei a fare il primo passo vero.

Le sue dita, che prima accarezzavano il nastrino, scendono lentamente lungo il profilo del collo di Clio, seguendo la linea che conosce bene. Non è un gesto incerto. È deliberato.

Clio inspira.

Il campanellino vibra.

Kaalia si avvicina ancora, le labbra a un soffio dall’orecchio di Clio.

Kaalia (sottovoce)
“Non stai trattenendo nulla, vero?”

Clio non risponde subito.
Per un istante, la vecchia sè stessa si affaccia davvero, un'ombra di colei che veniva appellata Angelo Oscuro.

Le sue mani salgono ai fianchi di Kaalia. Non stringono ancora. Si posano. Valutano.

Clio (voce più scura, più profonda, calda e intensa)
“Mi stai mettendo alla prova.”

Kaalia sorride contro la sua pelle.

“Sto solo ricordandoti che non sei fatta solo di luce.”

È lì che qualcosa cambia.

Le mani di Clio si muovono. Non frettolose. Sicure. Tracciano linee lente lungo la schiena di Kaalia, fermandosi dove sanno che il respiro cambia.

Clio conosce ogni reazione.
Conosce il punto esatto in cui la voce di Kaalia si incrina.
Conosce la distanza giusta tra attesa e contatto.

Le loro labbra si incontrano — non con impeto, ma con una precisione quasi studiata.
È un bacio che inizia controllato… e si approfondisce.

Non c’è fretta.
Clio non divora.
Guida.

Kaalia si aggrappa appena al tessuto dell’abito dell'amata come se per un istante fosse lei, adesso, a perdere l’equilibrio.

Quando le dita di Kaalia scendono lungo il fianco di Clio, cercando, esplorando con più audacia, Clio reagisce.

Non arretra.

Ma prende il controllo.

Le sue mani catturano i polsi di Kaalia — dolcemente, ma con fermezza — e li sollevano contro il parapetto di pietra, intrappolandoli senza dolore.

Il simbolo del sole brilla tra loro.

Clio (un filo di voce)
“Non dimenticare… so esattamente cosa sto facendo.”

Un’altra pausa. Più breve.

“E so esattamente cosa stai cercando di fare tu.”

La vecchia Clio, quella che sapeva usare il desiderio come arma, è lì.
Ma ora non è distruzione. È padronanza.

Clio libera i polsi di Kaalia solo per far scorrere le dita lungo le sue braccia, giù, lentamente, fermandosi dove il respiro di Kaalia si spezza in un sussurro.

Non serve andare oltre.

La tensione è tutta lì.

Quando finalmente si staccano, è Kaalia ad avere lo sguardo più acceso.

Kaalia
“Oh, sul serio? Temevo invece che l’avessi dimenticato e che non fossi più che mere promesse e poca sostanza.”

Clio sorride. Non affannata. Non smarrita.

Solo viva.

Clio
“Non dimentico nulla.
Ho solo imparato a scegliere quando usare ciò che so.”

Il campanellino vibra un’ultima volta.

E la notte, intorno a loro, sembra trattenere il fiato.
La notte è ormai piena. La città sotto si è fatta silenziosa.

Clio si è appena ritirata di mezzo passo, dopo aver ripreso il controllo. Il suo respiro è stabile — troppo stabile per non essere deliberato.

Kaalia la osserva con quello sguardo che conosce bene. Non intimidita. Divertita.

E poi fa qualcosa di diverso.

Non va verso le sue labbra.
Non verso il collo.

Scende con lo sguardo.

Lentamente.

Un sorriso si disegna sulle sue labbra.

Kaalia
“È incredibile… come tu riesca a sembrare così composta.”

Clio inclina il capo. Sa dove sta andando.

Clio
“Composta non significa vulnerabile.”

Kaalia si avvicina di nuovo, ma questa volta non per essere guidata.

Le sue mani si posano sul busto di Clio, non con timidezza, ma con una sicurezza quasi studiata. Le dita seguono la linea dell’abito, fermandosi un istante sul seno con intenzione fin troppo chiara.

Clio inspira.

Il campanellino vibra.

Kaalia (mormorando)
“Eppure… alcune cose sono difficili da nascondere.” dice, con fare allusivo, osservando la fisicità generosa dell'amata.

Clio trattiene un sorriso. Gli occhi si socchiudono appena.

La vecchia Clio avrebbe usato quell’osservazione per ribaltare il gioco subito.
La nuova Clio… sceglie di lasciarlo crescere.

Clio
“Se stai cercando di distrarmi…”

Kaalia
“Cercando? Oh, no... non sto cercando. Sto riuscendo.”

Le mani di Kaalia restano dove sono, ma non stringono. Non invadono. È il modo in cui restano — consapevoli — a creare tensione.

Per la prima volta, il controllo di Clio vacilla di un soffio.

Non perché sia debole.

Perché è desiderio scelto.

Clio si avvicina ancora, riducendo lo spazio tra loro finché Kaalia deve sollevare appena il mento.

Le sue mani si posano sui fianchi di Kaalia, ferme, solide.

Clio (voce bassa, più profonda)
“Se continui… dovrò ricordarti che la forza non è solo nelle braccia.”

Kaalia sorride. Non arretra.

“Lo so.”

Le dita di Kaalia si muovono appena, con deliberata lentezza, come a sottolineare ogni parola non detta.

Il respiro di Clio cambia.
Non perde controllo.
Ma lo ridefinisce.

Con un movimento fluido — quasi impercettibile — Clio ruota le posizioni, portando Kaalia contro il parapetto, ma senza bruschezza. È un gesto naturale, quasi inevitabile.

Clio
“Gioca pure…
ma ricorda che conosco ogni trucco. Forse da prima che tu stessa nascessi.”

Le sue mani si muovono lungo le braccia di Kaalia, poi lungo la sua schiena, trovando con precisione quel punto che le fa chiudere gli occhi per un istante.

Non c’è fretta.
Non c’è bisogno di descrivere oltre.

Il potere tra loro non è conquista. È scambio.

Kaalia apre gli occhi di nuovo, lo sguardo acceso.

Kaalia
“Allora dimostralo.”

Clio si avvicina fino a sfiorarle le labbra senza baciarla.

Un sussurro.

“Con piacere.”

La notte non ha bisogno di sapere altro.

La stessa notte che, ora, sta volgendo alla fine ...e la città di Mirabar, lentamente, si inizia a ridestare. 

La terrazza è ormai solo ombra e luce tremolante. Il mondo sotto di loro non esiste più.

Clio è ancora convinta di avere la situazione in mano.
È abituata a guidare. A decidere il ritmo. A dosare il respiro.

Kaalia lo sa.

E smette di giocare con forza.

Comincia con lentezza.

Non le mani — non subito.
Lo sguardo.

Kaalia non sfida. Non provoca apertamente.
Resta immobile… e lascia che sia il silenzio a fare il lavoro.

Clio avverte il cambiamento.

Clio
“Non mi stai più contrastando.”

Kaalia (calma, con il respiro colmo di promesse e desideri)
“No.”

Un passo avanti.
Non per essere guidata. Per restare.

Le dita di Kaalia tornano sul nastro di seta. Non lo tirano. Lo sfiorano appena, seguendo la linea del collo, poi scendendo con deliberata lentezza lungo il tessuto dell’abito.

Clio inspira.

Il campanellino vibra.

Kaalia non accelera.
È quello il punto.

Le sue mani non cercano di dominare.
Esplorano con la certezza di chi conosce ogni reazione.

Quando le sue dita si fermano — intenzionalmente — in un punto che fa cambiare il ritmo del respiro di Clio, non dice nulla.

Non sorride.
Non commenta.

E questo è nuovo.

Clio sente la differenza.
La vecchia Clio avrebbe reagito subito, ribaltando la scena.

Ma Kaalia non le offre appigli.

Si avvicina ancora, le labbra che sfiorano appena la linea della mandibola di Clio — non un bacio pieno. Solo un accenno.

Un sussurro.

Kaalia
“Non guidare.”

Non è una sfida. È un invito.

Le mani di Clio, che fino a un attimo prima controllavano, restano sospese. Per un istante — uno solo — esitano.

Ed è lì che perde il controllo.

Non perché Kaalia sia più forte.

Ma perché Clio… vuole.

Le sue dita si stringono istintivamente contro il tessuto dell’abito di Kaalia. Non per dominarla — per trattenersi.

Il respiro si spezza appena.

Gli occhi azzurri non sono più calmi. Sono vivi. Ardenti.

L'Alba è vicina.

Kaalia continua. Lenta. Precisa.

Conosce ogni punto in cui Clio si irrigidisce… e ogni punto in cui si scioglie.

Quando finalmente le loro labbra si incontrano, non è un bacio guidato.

È fame trattenuta troppo a lungo.

Clio risponde — ma non orchestra. Non misura. Non dosa.

Per la prima volta, è lei a inseguire.

Le mani che prima erano calcolate ora cercano. Trovano. Ritornano.

Il campanellino vibra più forte.

Quando si separano per respirare, è Clio a parlare per prima — e la sua voce non è perfettamente stabile.

Clio
“Questo… non era nei miei piani.”

Kaalia sorride, appena.

Kaalia
“Lo so.” Clio la guarda. E ride piano.

Non è la risata della seduttrice.
È quella di una donna che ha scelto di fidarsi abbastanza da lasciarsi andare.

E la notte — finalmente — non vede più una paladina che controlla.

Vede una donna che ama teneramente, profondamente, in ogni suo verso, mortale, carnale, terreno e spirituale un'altra.

Ancella e Sorriso.
Paladina e Sacerdotessa.
Una notte di quiete, un'alba di promesse che si sarebbero consumate ora nel loro talamo nuziale, una giornata radiosa e tranquilla in un mare di avversità.

- Leo "Lordgirsa"  d'Amato-


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