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domenica 4 ottobre 2026

[GDR D&D Lore] Bahamuth e Tiamat, Paladine e Takhisis: storia di nemici mortali... e di fratelli?

 

si nota che ho terminato il rewatch della saga di Dragon Trainer?

Nella Lore di D&D, volutamente lasciando questa definizione "generica", onde parlare di un po' tutte le Ambientazioni, ci sono molte divinità che O si assomigliano OPPURE sono in pratica le stesse, con alcune differenze più o meno marcate.

Se alcune sono palesi, come per Moradin che resta praticamente la stessa entità Legale Buona nella edizione Standard, in Greyhawk ed in Forgotten Realms e che in Dragonlance rimane molto fedele con Reorx alla sua controparti, con giusto quel velo di ludopatia in più ("Vuoi scommettere?") che lo pone sul Neutrale, o di più ancora lo stesso Corellon Larethian che è sempre Caotico Buono (nella 4°Edizione è Unaligned, quindi senza allienamento) e resta nella sostanza il medesimo Dio, altre divinità invece sono più lontane tra loro in base all'ambientazione o all'edizione o di entrambe le cose.

Traendo spunto da un video in cui mi sono imbattuto su TikTok - lo so, lo so, nessuno è perfetto- ho recuperato un paio di spunti molto interessanti che mi sono serviti per il qui presente articolo.


Bahamut rappresenta tutto ciò che è legato alla nobiltà, fierezza e possanza dei draghi, mentre Tiamat... ecco, salvo essere un omaggio alla divinità babilonese, non trova molti spunti nei romanzi di D&D e quindi ne sappiamo parecchio di meno. Almeno, di romanzi che abbiano come protagonista o antagonista questa specifica divinità, io personalmente non ne ho notizia: e va anche detto che buona parte dei racconti di Greenwood, Salvatore ed altri hanno costituito la base per rendere canonici determinate situazioni, modi di interpretare i personaggi od affrontare alcune trame cronologicamente ufficiali - si prenda per esempio la Saga di Drizzt con il Silenzio di Lloth, o le vicende di Elminster e di sua figlia ambientate nel Cormyr e così via.

Tuttavia, non si può nemmeno dimenticare che proprio Tiamat, La Signora dei Draghi Cromatici, sia identificabile con  Takhisis, la Regina delle Tenebre di Krynn, vale a dire la nemesi e il principale ostacolo che permea praticamente tutta la saga dai tempi de La Leggenda di Huma fino all'epilogo della Guerra delle Anime, quando Ella trova la morte e Paladine, il "Bahamut" di questa ambientazione, si esilia spontaneamente  in modo che l'equilibrio del pantheon venga preservato.

Ora, laddove Bahamut e Tiamat sono sempre rimaste delle divinità minori nella lore di D&D, con l'unica eccezione della 4° Edizione che vede il Drago di Platino assurgere al rango di Dio Maggiore, al contrario nell'Ambientazione di Dragonlance Paladine e Takhisis rappresentano Entità tra le più potenti insieme a Gilean, il loro "fratello" nella mente del Dio Supremo. 

In ogni caso, sarebbe concettualmente sbagliato rendere Bahamut e Tiamat il corrispettivo 1:1 di Paladine e Takhisis.

Erek-Hus affronta Asgorath: fonte


La cosa che, tuttavia, mi ha colpito è che nel video in cui mi sono imbattuto si dava per assunto che in passato il Drago di Platino e la Signora dei Draghi Cromatici avessero costituito una unica entità, nella veste di Asgorath/Io.
Secondo la leggenda, un giorno Asgorath sarebbe stato aggredito da un potete avversario, Erek-Hus il Re del Terrore che, armato di ascia di adamantio, l'avrebbe tranciato in due,  dalla testa alla punta della coda: nonostante questo, le due metà diedero vita a due entità ben distinte, vale a dire Bahamut che incarnava ciò che c'era di nobile, orgoglioso e splendido tra i draghi metallici e Tiamat che invece incarnava l'astuzia, l'avidità e la crudeltà dei draghi cromatici.

Di tutta questa leggenda, onestamente, io non ne sapevo nulla e non mi sembrava di averne mai letto qualcosa a proposito nemmeno nei forum di settore: ma, dato che Il Buco dell'Hobbit è una confortevole tana in cui rifugiarsi per discorrere di tutto, mi sono andato a documentare e, sorpresa... si tratta in effetti di qualcosa che è ufficiale.

Andiamo con ordine.

Alla ricerca della lore perduta, 

ovvero la 4° Edizione come il Dragon Ball GT di D&D.

Nella recente Quinta Edizione di D&D, questa leggenda viene presentata, appunto, come una delle tante storie che si accompagnano ai "miti" antichi, un qualcosa a cui si può credere come no. 

Un fondo di verità, magari, ma null'altro di ufficiale ed effettivo da cui trarre fondamento.

Difatti nello Sword Coast Adventurer's Guide (5° edizione), a pagina 112 c'è il racconto dell'ascia di adamantio che divide Io in due: dalle gocce di sangue del Dio Drago hanno avuto origine i dragonidi.
Quindi non è un "dogma" imposto, ma una tradizione riportata.

Ma, facendo un passo indietro, la 4° Edizione racconta le cose in modo leggermente differente.

Facendo una breve parentesi, come qualche volta ho accennato, la 4° Edizione non gode dei miei favori perchè, pur apprezzando il tentativo di rinnovare il pantheon e amando il tono post apocalittico dovuto alla ventordicesima morte di Mystra, allo stesso tempo tante cose mi sembravano raffazzonate e lasciate a sè stesse: le divinità venivano sconvolte fin troppo, il concetto di Esarchi e di Servitori non mi garbava particolarmente e, in generale, tutto sembrava frutto di un lavoro corale di menti pure illuminate ma non sulla stessa lunghezza d'onda, creando qualcosa di disomogeneo e senza una specifica anima od identità. 

Non a caso, ho spesso definito la 4° Edizione come il Dragonball GT di D&D: interessante, con alcune cose belle, altre semplificate o fighe, ma che rimaneva un'opera poco attraente sul lungo periodo.




Andando quindi ad approfondire, due ulteriori fonti affrontano il tema: nel Draconomicon: Chromatic Dragons (2008), sezione Origins a pagina 6, sono riportate due versioni:

- Bahamut e Tiamat sorgono dalle due metà del cadavere di Io come già menzionato;
- Bahamut e Tiamat risultavano invece essere già fra le sue prime creazioni, le più antiche ed hanno  ricevuto la scintilla divina dopo la sua morte (un po' come accaduto nel Periodo dei Disordini con la morte di varie divinità).

Il testo presenta la prima con "According to one account" (“secondo una versione”) e la seconda con "Another legend claims" (“un’altra leggenda sostiene”).

Ancora, nel manuale Draconomicon: Metallic Dragons (2009), curiosamente sempre a pagina 6, nel paragrafo “Children of Io”, si trova invece questa frase: “Then, from Io’s shattered body, two new gods arose: Bahamut, the Platinum Dragon, and Tiamat, the Chromatic Dragon.” ("Poi, dal corpo spezzato di Io, sorsero due nuovi dèi: Bahamut, il Drago di Platino, e Tiamat, il Drago Cromatico".) 

Il paragrafo, quindi, racconta, molto sinteticamente, che:
- Erek-Hus uccide Io durante la Guerra dell’Alba;
- Dal corpo sorgono Bahamut e Tiamat, che insieme sconfiggono Erek-Hus;
- Tiamat si rivolta  quasi subito contro Bahamut per ottenere il dominio su tutti i draghi;
- Tiamat eredita molte delle qualità oscure di Io, mentre Bahamut riceve maggiormente quelle nobili e la maggior parte della sua forza. 

In questo specifico paragrafo il racconto viene esposto direttamente, senza nulla che faccia supporre si tratti di una leggenda, nè del resto vengono menzionati l’ascia e il taglio netto che ha spezzato in due Asgorath.



Cosa sappiamo, quindi, di definitivo?

Dopo le mie ricerche, posso presentarvi le seguenti e informazioni ufficiali: Io/Asgorath, tanto per cominciare, viene presentato tra le divinità che concedono Domini nel Draconomicon (3.5) per l'Ambientazione Greyhawk e, prima ancora, era apparso nel Monster Mythology del 1992.
E' una divinità neutrale ma, a parte questo, non ci sono specifici riferimenti all'essere (stato) l'unicum di Bahamut e Tiamat; inoltre, anche in Dei e Semidei non c'è accenno della cosa.

In Forgotten Realms i Draghi o, meglio, i Grandi Dragoni appartengono ad una delle Cinque Razze Creatrici che spinsero i limiti della vita e dell'evoluzione: grossi sauri, draghi, una razza anfibia e spesso dotata di poteri mutaforma, la stirpe silvana da cui discesero spiritelli e esseri della natura ed, infine, gli umani; nessun riferimento nemmeno in questo caso ad un Dio scisso.
Sempre in FR, Fedi e Pantheon nemmeno menziona Bahamut, mentre Tiamat viene collocata tra le divinità minori, Legale Malvagia, e viene per di più definita una divinità intrusa al Pantheon di Faerun assieme a tutti gli altri dei dell'Unther.
Ancora, la Grand History of Realms non ne accenna pur partendo a ritroso da I Giorni del Tuono, ossia dal -35.000 sul calendario.
Infine,  in Races of Dragons, sempre di ambientazione FR, si dice che da Io sono discesi Bahamuth, Tiamat  e, prima di loro, Vorel.
L'unica versione in cui effettivamente ed ufficialmente sono considerati fratelli è in Dragonlance, in cui Paladine (Bahamut), Takhisis (Tiamat) e Gilean sono emanazioni del Dio Supremo, ma mai come parti distinte di un originale tutt'uno.

Possiamo dunque concludere che i principali riferimenti appartengono proprio alla 4° Edizione, per quanto non stia a me ricordarla come l'equivalente di Dragon Ball GT nel contesto di D&D.

Non fosse stato così, non avrebbero fatto marcia indietro su praticamente tutto, resuscitando ad esempio Mystra per la settordicesima volta, o dando nuova vita ad Eilistraee, tanto per citare casi clamorosi.

Tirando una linea e facendo il totale, per così dire, salvo che giochiate in 4° Edizione il mito che vede Bhamaut e Tiamat nati da Io/Asgorath è e resta una semplice leggenda.

- Leo "Lordgirsa" d'Amato- 



#Erek-Hus #ilRedelTerrore

#bahamut #tiamat #io #asgorath

 #krynn #dragonlance #forgottenrealms #fantasy 

#divinità

mercoledì 3 giugno 2026

[GDR D&D 3.5] [Te lo dico Dopo] Lotta per l'immortalità




Te lo dico Dopo

Lotta per l’immortalità

Ovvero quando api, formiche e bestie che scavano possono intralciare i piani dei potenti che bramano vivere per sempre

Il piano elementale della terra, a causa di un recente smottamento cosmico, è finito in contatto con uno sconosciuto semipiano delle dimensioni di un piccolo mondo. Questo semipiano ospita una segreta civiltà di abeil (api umanoidi, Manuale dei Mostri II di Dungeons and Dragons 3.5). Qui vivono insieme a sciami di api giganti e altri placidi e industriosi insetti di ogni taglia e colore. 

Il semipiano ha una geometria peculiare, occupando l’interno di un’immane sfera la cui superficie interna è piastrellata da celle esagonali di color oro.




In ogni vertice si trova un fiore che guarda verso il centro del mondo, ove brilla un sole cubico, emanante luce viola e rotante ad alta velocità, dandogli un aspetto più composito e raggiato. Vi sono un milione e una celle (o qualsiasi cifra la vostra numerologia ideale possa concepire), per cui ci sono circa 4 milioni di fiori, tutti perfettamente visibili e dall’odore dolce e fruttato. Questa nitidezza, unita alla geometria del semipiano e alla selva di colori e profumi, causa un sovraccarico sensoriale che costringe chi, non è nativo del piano a due tiri salvezza o soffrire degli effetti combinati di una sbronza e un’allergia allo stesso momento. Secondo la volontà del DM, questo test può essere più o meno severo, per cui può essere adattato a personaggi di livello basso, oppure, aumentando le penalità e la CD del tiro salvezza, di livello più alto.

Il cataclisma suddetto, permette ad alcuni esseri elementali di irrompere goffamente nel Mondo-Favo, causando non pochi problemi alle pignole e rabbiose api e affini, quando il loro giardino viene disturbato e la sua perfetta simmetria, distrutta. Gli abeil infatti, detengono segretamente, la ricetta dell’ambrosia divina, potendo permettere la mescita di rare pozioni di longevità che scambiano con un gruppo di saggi elfi delle stelle e pertanto questo semipiano è prezioso, in ogni suo aspetto.



Il Bosco di Yuir, nella parte est del continente del Faerun, patria di questi elfi, attraverso crepe planari, si illumina della luce viola: da alcuni giorni curiosi, maghi che sono venuti a sapere dell’accaduto, indagano con i loro mezzi magici e non. Il più rapido ad assicurarsi un varco verso il mondo favo è il nobile Meleghos Zorastryl, un mago halruaani che intende usare i sicuri pregi dei fiori stellari per il proprio laboratorio o in alternativa, saccheggiare i prodotti finiti stipati da qualche parte all’interno di quel mondo, probabilmente una singola torre costruita dagli abitanti del posto ed avente un’architettura studiata ad hoc per creature volanti e per avere celle adatte ad immagazzinare nettare e sostanze simili.

Il pregio di questa mini campagna è che il DM ha la libertà di poter stabilire, tra le altre, le questioni qui di seguito.

·       Può fissare le caratteristiche planari del Mondo-Favo, in modo da renderlo più o meno alieno e più o meno difficile da esplorare (una gravità artificiale potrebbe permettere ai personaggi di camminare normalmente), dato che il sole centrale ha una sua gravità e quindi dovrebbero essere in grado di volare per non subire una brutta fine.

·    Può creare una tassonomia floreale nuova di zecca, assegnando nomi nuovi a fiori noti ma cresciuti nel cosmo profondo e pertanto, portati sul Primo Materiale, latori di effetti portentosi o indispensabili per creare pozioni che abbiano effetti massimizzati o potenziati o altro.

·   Può utilizzare un bestiario che usualmente non viene valorizzato, rendendolo pienamente consono nell’ambientazione in questione, includendo api giganti, abeil come creature native, elementali della terra, xorn magari formian come intrusi.

·   Avere una plancia di gioco facile da realizzare, dato che in teoria, l’interno della sfera piastrellata di esagoni sarà assimilabile a una pianura senza limiti con fiori piantati ovunque nei vertici delle figure.




·     Infine, nulla vieta di immaginare il gruppo cattivi, che, imbeccati dal nobile halruaani, vengono al bosco di Yuir e non per aiutare: viceversa, se il gruppo è il classico di volenterosi e legati alla causa elfica, dovranno accreditarsi presso gli abeil e far fronte contro la breccia del piano della terra e suoi intrusi, nonché contro il gruppo di mercenari che vuole rubare il segreto dell’immortalità. Il loro operato dovrà essere attento a ogni fiore e pianta, evitando di usare armi e magie dirompenti, nel pieno rispetto del luogo.

L’epilogo della campagna sarà determinato dall’incontro/scontro del party con un party avversario di png, con gli elfi guardiani del bosco di Yuir, con creature del piano elementale della terra e se vanno troppo per le lunghe, con altri gruppi di png o addirittura maghi di alto livello che si presentano sul posto a reclamare ciò che non gli appartiene, in nome della conoscenza.

In tutto ciò, extrema ratio, gli abeil hanno ideato un sistema di difesa basato sui veleni che possano scatenare sugli intrusi, distruggendo il loro stesso giardino ma impedendo che la loro segreta ricetta alchemica finisca in cattive mani.

Non guarderete più l’Ape Maia con gli stessi occhi.

- Giuseppe Dopo -

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lunedì 6 aprile 2026

[GDR D&D 3.5] Le Personalità dei Reami: Clio e Kaalia, adepte di Lathander - Una serata di riposo, lontana dalle battaglie [LGBTQIA+]

"Ho creduto di conoscere il desiderio. Poi ho conosciuto il potere. E per un tempo… ho pensato che fossero la stessa cosa.”
(pausa breve)

“Ho servito una dea che rideva tra i velluti e i sussurri.Ho servito un dio che parlava solo con catene e paura. E in entrambi… cercavo qualcosa che non sapevo nominare.”
(respiro più lento)

“Non era piacere. Non era dominio. Era… pace.” 
(leggero sorriso nella voce)

“La luce non mi ha trovata innocente. Mi ha trovata stanca.”
(una pausa, misurata quanto spontanea)

“E io ho scelto.”
(tono più morbido)

“Ho scelto di amare senza possedere. Ho scelto di proteggere senza controllare. Ho scelto di restare… anche quando sarebbe stato più semplice bruciare tutto.”
(qui la voce si fa più intima)

“Sai qual è la verità, Kaalia? Non temo più ciò che sono stata. Temo solo di smettere di essere degna dell’alba.”
(quasi un sussurro)

"Ma finchè il sole sorgerà..."

... Io sarò qui.


Uno dei personaggi più amati, anche dal pubblico, a cui ho dato vita, è senz'altro Clio, l'Ancella di Lathander: nata come ex felidae di Sharess, successivamente diventata una mercenaria nel nome di Xvim e una Guardianera di Bane alla rinascita del Dio, per poi abiurare le proprie azioni, superare ogni confine di bene e male ed arrivare, infine, a venire accettata da Lathander quale sua Campionessa.
Nonostante il male compiuto, nonostante le difficoltà e l'odio che ancora oggi molti le rivolgono, Clio è e resta una creatura della Luce, la principale se non primaria testimonianza della ricerca del Bene, della Rinascita, del Rinnovamento, di ciò che segue inevitabilmente anche alla notte più fonda: l'alba, così cara a Lathander.

Al collo, a parte il sonaglino che la contraddistingue e caratterizza, ella porta un simbolo sacro un po' particolare: in parte ricorda quello di Lathander, ma è composto da quattro lettere "F" incastrate tra di loro: un motto, che indica Forza, Fede, Fermezza e Fiducia.

il simbolo sacro di Clio.

La cosa che più ha costituito una sfida, al di là delle occasionali goliardate al tavolo da gioco o in play-by-chat, è stata la sfida tra il suo essere una "diversa", un personaggio saffico, legata alla compagna di turno- Jarelle, Alexein, Irika ir'Tain ricordando le uniche fidanzate ufficiali che ella abbia avuto-  fino a diventare sposa della sua ultima e definitiva consorte, Kaalia, ed il sistema di briglie e legami che vengono dall'essere una paladina, Legale Buona e, come tale, poter costituire una apparente dicotomia tra osservare e rispettare la Legge da una parte, rispettare la tradizione di costituire una famiglia e vivere in maniera onesta e sincera le proprie emozioni, i propri desideri, il proprio essere una diversa che deve tuttavia onorare e rispettare il Credo.

Ora: nell'ambientazione fantasy tradizionale spesso appaino occasionali personaggi che abbiano amore od interessi verso creature dello stesso sesso: la prima che mi viene in mente è una drow che faceva parte dell'entourage degli elfi scuri ne La Guerra della Regina Ragno ai tempi del Silenzio di Lloth. 
A parte questo, dato non è rilevante se ci siano o meno illustri esempi precedenti, è vero che il fantasy ricalca spesso la civiltà medioevale, e questa sia quindi legata a canoni di "normalità", famiglie ordinarie, uomo e donna, e così via. 
Tuttavia l'esistenza di molteplici divinità tangibili, i cui effetti sono verificati e verificabili attraverso gli incantesimi clericali fa anche si che ci siano margini di tolleranza verso i vari aspetti della sessualità che possono essere onorati e accettati (Sune e Sharess in Forgotten Realms, giusto per i casi più importanti), così come i dogmi che introducano alla sperimentazione, all'avventura, al rinnovamento ed allo scagliarsi contro le tradizioni, specie se vetuste o ingiuste: questi ultimi aspetti, in particolare, sono esattamente parte della dottrina di Lathander, il Signore del Mattino, una delle divinità più importanti ed universalmente accettate e note nel Faerun.

Clio, quando ha toccato il fondo in quella cella a Silverymoon, abbandonata dal Potere Oscuro di Bane ed avendo ella stessa abiurato quella fede, presso i Mattutini di Rhyester, si trovava da sola, all'alba, consapevole solo di chi non fosse. 
Non era più una felidae di Sharess, non era una mercenaria per Xvim, non era più una Guardia Nera di Bane: e, soprattutto, non era più una donna che sentisse d'essere sincera con sè stessa, che tollerasse e si perdonasse per l'aver ucciso così tante persone, specie di sesso maschile. 
Cosa più importante...non aveva più una famiglia: i suoi genitori, il suo gatto, sua sorella Freyia... tutto sembrava appartenere ad una realtà differente ed ad una vita che non era più sua.
E proprio allora, quando era in pezzi e non v'era nulla se non cenere della propria esistenza passata, che Lathander trovò la via per il suo cuore: nessuna creatura poteva essere più splendida e più vicina all'idea di Rinnovamento e Rinascita di Clio. 

Clio, Ancella di Lathander e Kaalia, il Sorriso di Lathander



Ciò che poi ha dato realmente una crescita a Clio è stata la sua consorte, Kaalia, una sacerdotessa di Lathander (Chierica 10/Signore del Mattino di Lathander 5) che, per il carattere allegro, l'incrollabile ottimismo e la fiducia nei propri mezzi non avrebbe comunque sfigurato presso il clero di Llira, Signora della Gioia. 
Kaalia è stata, e resta ancora, una figura fondamentale per la crescita e la maturazione di Clio: più pacata e meno chiassosa, a tratti insicura e bisognosa di conferme per la propria, rinnovata fede in Lathander, l'Ancella del Mattino ha trovato nella compagna e futura sposa un sostegno inesauribile.
Unendo la spada alla magia divina, inoltre, Clio aveva il conforto di una grande sacerdotessa che poteva prendersi cura delle sue ferite in battaglia, mentre Kaalia poteva contare sulla protezione non solo di una grande combattente, ma di una persona che la amava con tutta sè stessa e che avrebbe dato la vita in qualsiasi momento per difendere ella, gli innocenti, la causa del Bene: e quando si è pronti a dare la vita per qualcosa, specie se si tratta di un nobile ideale,  ne scaturisce una forza infinita.

Tutto questo, dopo gli articoli in cui ho scritto di lei, fermandomi ad un momento particolarmente importante e significativo, ossia il duello con Sir Alfric di Torm, dovrò ancora narrarlo compiutamente: nel frattempo, chi avesse voglia di rispolverare ciò che ho scritto fino ad adesso sul tema può trovare nei seguenti link un collegamento diretto a quegli articoli.



Ed infine eccoci, dopo la premessa più lunga della storia, a descrivere, immaginandola, questa serata, una in cui le due innamorate si concedono, finalmente, un po' di quiete e tempo per loro stesse, nel costante dover vigilare, tra Mirabar e Silverymoon, su oscuri piani e trame che dipanano, tra l'oscurità che affligge gli innocenti ed il Male che non dorme mai.

"L’aria è  ... tiepida, in quel di Mirabar: l'estate, li nella regione nota come Il Nord era breve, e con temperature che raramente superavano i venti gradi.
Le pietre dei selciati, delle case e dei balconi, di splendida foggia mista umano-nanica, trattengono ancora il calore del giorno. Il cielo è blu profondo, trapunto di stelle. Il simbolo del sole di Lathander, indossato dalle due donne, riposa discreto al loro petto, riflettendo appena la luce delle candele che donavano un'atmosfera soffusa a quella serata improvvisata ma a lungo desiderata: una piccola pausa tra un'avventura e l'altra, tra una crociata contro il male ed un viaggio per portare cure e soccorsi ai bisognosi.

Clio è li, leggermente di lato rispetto al parapetto. Una mano è intrecciata a quella di Kaalia. L’altra, invece, pur rilassata, indugia nei pressi della propria cintura dove, in tempo di guerra, pendeva la pesante mazza da guerra  — come se anche nel riposo non dimenticasse del tutto chi fosse. Il nastrino di seta le sfiorava la pelle del collo, e il piccolo campanellino emetteva un suono delicato quando ella inspirava.

Kaalia, in tutto questo, è li, ed osserva. Non la città, tuttavia: guarda lei.

Il vento si è alzato un poco.
Le candele tremano.
La città di Mirabar, sottostante la veranda del grande palazzo che ospitava Alba Nascente, l'ordine costruito dalle due lathanderite, appare più lontana adesso — o forse sono loro ad essersi fatte più vicine.

Clio è appoggiata al parapetto, ma lo sguardo lentamente ritrova lucidità, abbandonando le strade mentali che l'avevano condotta molto lontana da li. Ed è quando cessa di guardare l’orizzonte, che riporta la sua attenzione verso Kaalia.

Non con solennità.
Con lentezza e naturalezza.

Il simbolo del sole brilla appena sul suo petto, ma la luce più viva è nei suoi occhi.

Kaalia, per tutta risposta, incrocia e sostiene il suo sguardo.



Kaalia (fingendo innocenza)
“Stai pensando.”

Clio inclina il capo. Un sorriso lieve.

Clio
“A dire il vero...Sto valutando, mela'a.”
dice, usando la parola contratta per appellarla "amore", nella lingua degli elfi, a lei così cara.

Kaalia
“Valutando cosa?” replica ella, con curiosità viva e attenta.

Clio si sposta di un passo, bilanciando il peso da un piede all'altro, accostandosi ancora di più. Non invade. Riduce la distanza.

Il campanellino vibra piano.

Clio
“Se sia prudente lasciarti qui… senza supervisione.”

Kaalia trattiene un sorriso.

Kaalia
“Ah. E quale sarebbe il pericolo? E per chi, per me...o gli altri da me?” chiede, divertita.

Clio abbassa appena la voce. Non più solenne. Più vellutata.

Clio
“Tu.” Una pausa. “Sei sempre in grado di costituire… una distrazione.”

Kaalia alza un sopracciglio, stando al gioco o, forse, solo cercando di capire meglio.

Kaalia
“Una paladina che si lascia distrarre? Che scandalo sarebbe....”

Clio sorride. Non si difende. Non si giustifica.

Si avvicina ancora. Le loro mani non si intrecciano subito. Restano sospese.

Clio (quasi sussurrando)
“Non ho detto che io mi lasci distrarre.
Ho detto che però costituisci fonte di distrazione.”

Le dita di Kaalia sfiorano il nastro di seta al collo di Clio. Il campanellino , retaggio della ex sharessita, vibra a quel tocco, come le delicate corde dell'anima dell'Ancella del Mattino.

Kaalia
“E questo? Continui ad indossarlo, nonostante tutto. È un avvertimento… o una promessa?”

Gli occhi azzurri di Clio, come profonde distese del Mare del Nord, e screziati d'oro come la luce del sole più pura, si scuriscono appena. Non v'è ombra — solo profondità- in quello sguardo.

Clio
“Dipende da quanto desideri provocarmi.”

Kaalia si avvicina ancora. Le loro fronti quasi si sfiorano, delicatamente: i grilli friniscono appena, il vento scuote leggermente i capelli, facendo loro il solletico sul viso.

Kaalia
“Oh, figurati. E se dicessi che lo desidero molto?” Un'eterna fanciulla, donna e ragazza, una tra le più potenti sacerdotesse di Lathander in quell'angolo di mondo, non per caso chiamata anche Il Sorriso del Mattino.

Clio non arretra. Non avanza. Sospende, in quel gioco che è solo loro, mentre il sonaglino trilla ancora.

Mantenere il controllo, ESSERE quel controllo è la sua vera arma.

Clio
“Kaalia…”

Il tono è morbido, ma saldo. Sta pensando. Ricordando.

“Ho conosciuto il desiderio, quando però esso era una catena. Ora è una scelta.”

Una pausa. Un respiro condiviso, dalle labbra delle donne, che per una volta potevano essere solo due creature lontane da pericoli, dalle mostruosità, dalla sofferenza e dal Male.

Poi, più piano: “E io scelgo… sempre, continuamente, con molta attenzione...ma scelgo.”

Kaalia sorride, ma non è una resa. È complicità e comprensione assieme.



Kaalia
“Allora... scegli, dunque.”

Clio le prende la mano, con tutta la delicatezza di cui è in grado. Lenta. Sicura.

Clio
“Stanotte scelgo di farti arrossire. E domani… di proteggerti dal mondo, per quanto sappia bene che tu, forse, hai meno bisogno di protezione di quanto ne abbia, invece, io.”

Il vento si alza. Le lanterne oscillano, delicatamente.

La notte è più silenziosa ora. La città sotto sembra lontanissima.

Kaalia ha ancora la mano sul nastrino di seta. Il campanellino vibra appena tra le dita.

Clio la guarda.
E per un istante… cambia.

Non perde la luce.
Ma sotto la luce, qualcosa antico si muove.
Kaalia si avvicina, le labbra sfiorano quelle dell'amata, un tocco dolce, gentile, che suona di dolce promessa e tentazione.

Clio (voce più bassa, più lenta)
“Non giocare con ciò che conosci solo a metà.”

Kaalia non ritrae la mano.

Kaalia
“Non ti temo.” Un sorriso attraversa il volto di Clio. Non è il sorriso solare della paladina. È più sottile. Più affilato.

Clio
“Non dovresti essere sempre così sicura.”

Un passo avanti.
Ora la distanza è quasi nulla.

Il vento muove i capelli biondi di Clio. I suoi occhi azzurri non sono più solo Mare del Ghiaccio Mobile. Sono profondità. Ricordi.

Clio
“Ho sedotto uomini, o talvolta donne, che volevano dominarmi o agognavano d'essere soggiogati.
Ho sorriso a chi pensava di possedermi.
Ho fatto impazzire coloro ai quali mi sono negata.  
Ho sussurrato promesse che avrebbero fatto crollare regni.”

La voce non è vanto. È memoria, mentre la voce trema al ricordo di oscure brame e desideri che non le appartenevano... non più, almeno.

Kaalia non distoglie lo sguardo.

Kaalia
“E ora?”

Una pausa. Il campanellino vibra ancora.

Clio solleva una mano, lentamente, e sfiora delicatamente, con rispetto, la linea della mascella di Kaalia. Un gesto leggerissimo. Quasi casto. Ma deliberato.



Clio
“Ora non ho bisogno di sedurre.”

Il tono si fa più morbido. Più caldo.

“Perché tu resti.”

Un respiro condiviso.

Poi, un’ombra attraversa lo sguardo di Clio — non per perdersi, ma per ricordare.

Clio
“La differenza, Kaalia…
è che un tempo usavo il desiderio per distruggere.”

Le dita scivolano via. Non insistono.

“Ora lo uso per costruire.”

Kaalia finalmente si muove. È lei a chiudere la distanza. La fronte contro quella di Clio.

Kaalia (quasi un sussurro)
“Mostrami.”

Clio chiude gli occhi un istante.
La vecchia Clio potrebbe prendere il controllo. Potrebbe guidare. Potrebbe travolgere.

Invece…

Quando riapre gli occhi, la luce è tornata piena.

Clio
“No.” Un sorriso, caldo e gentile.“Stanotte ti lascio desiderare.”

La tensione non si spezza. Si trasforma.

Non è dominio.
Non è manipolazione.

È scelta.
È potere trattenuto.

La vecchia Clio non è scomparsa.
È integrata. Addomesticata.
E proprio per questo… infinitamente più intrigante.

La notte scorre, mentre sulla terrazza è diventata più densa. Le lanterne tremano appena, come se percepissero la tensione tra loro.

Kaalia questa volta non si ferma al gioco verbale.

È lei a fare il primo passo vero.

Le sue dita, che prima accarezzavano il nastrino, scendono lentamente lungo il profilo del collo di Clio, seguendo la linea che conosce bene. Non è un gesto incerto. È deliberato.

Clio inspira.

Il campanellino vibra.

Kaalia si avvicina ancora, le labbra a un soffio dall’orecchio di Clio.

Kaalia (sottovoce)
“Non stai trattenendo nulla, vero?”

Clio non risponde subito.
Per un istante, la vecchia sè stessa si affaccia davvero, un'ombra di colei che veniva appellata Angelo Oscuro.

Le sue mani salgono ai fianchi di Kaalia. Non stringono ancora. Si posano. Valutano.

Clio (voce più scura, più profonda, calda e intensa)
“Mi stai mettendo alla prova.”

Kaalia sorride contro la sua pelle.

“Sto solo ricordandoti che non sei fatta solo di luce.”

È lì che qualcosa cambia.

Le mani di Clio si muovono. Non frettolose. Sicure. Tracciano linee lente lungo la schiena di Kaalia, fermandosi dove sanno che il respiro cambia.

Clio conosce ogni reazione.
Conosce il punto esatto in cui la voce di Kaalia si incrina.
Conosce la distanza giusta tra attesa e contatto.

Le loro labbra si incontrano — non con impeto, ma con una precisione quasi studiata.
È un bacio che inizia controllato… e si approfondisce.

Non c’è fretta.
Clio non divora.
Guida.

Kaalia si aggrappa appena al tessuto dell’abito dell'amata come se per un istante fosse lei, adesso, a perdere l’equilibrio.

Quando le dita di Kaalia scendono lungo il fianco di Clio, cercando, esplorando con più audacia, Clio reagisce.

Non arretra.

Ma prende il controllo.

Le sue mani catturano i polsi di Kaalia — dolcemente, ma con fermezza — e li sollevano contro il parapetto di pietra, intrappolandoli senza dolore.

Il simbolo del sole brilla tra loro.

Clio (un filo di voce)
“Non dimenticare… so esattamente cosa sto facendo.”

Un’altra pausa. Più breve.

“E so esattamente cosa stai cercando di fare tu.”

La vecchia Clio, quella che sapeva usare il desiderio come arma, è lì.
Ma ora non è distruzione. È padronanza.

Clio libera i polsi di Kaalia solo per far scorrere le dita lungo le sue braccia, giù, lentamente, fermandosi dove il respiro di Kaalia si spezza in un sussurro.

Non serve andare oltre.

La tensione è tutta lì.

Quando finalmente si staccano, è Kaalia ad avere lo sguardo più acceso.

Kaalia
“Oh, sul serio? Temevo invece che l’avessi dimenticato e che non fossi più che mere promesse e poca sostanza.”

Clio sorride. Non affannata. Non smarrita.

Solo viva.

Clio
“Non dimentico nulla.
Ho solo imparato a scegliere quando usare ciò che so.”

Il campanellino vibra un’ultima volta.

E la notte, intorno a loro, sembra trattenere il fiato.
La notte è ormai piena. La città sotto si è fatta silenziosa.

Clio si è appena ritirata di mezzo passo, dopo aver ripreso il controllo. Il suo respiro è stabile — troppo stabile per non essere deliberato.

Kaalia la osserva con quello sguardo che conosce bene. Non intimidita. Divertita.

E poi fa qualcosa di diverso.

Non va verso le sue labbra.
Non verso il collo.

Scende con lo sguardo.

Lentamente.

Un sorriso si disegna sulle sue labbra.

Kaalia
“È incredibile… come tu riesca a sembrare così composta.”

Clio inclina il capo. Sa dove sta andando.

Clio
“Composta non significa vulnerabile.”

Kaalia si avvicina di nuovo, ma questa volta non per essere guidata.

Le sue mani si posano sul busto di Clio, non con timidezza, ma con una sicurezza quasi studiata. Le dita seguono la linea dell’abito, fermandosi un istante sul seno con intenzione fin troppo chiara.

Clio inspira.

Il campanellino vibra.

Kaalia (mormorando)
“Eppure… alcune cose sono difficili da nascondere.” dice, con fare allusivo, osservando la fisicità generosa dell'amata.

Clio trattiene un sorriso. Gli occhi si socchiudono appena.

La vecchia Clio avrebbe usato quell’osservazione per ribaltare il gioco subito.
La nuova Clio… sceglie di lasciarlo crescere.

Clio
“Se stai cercando di distrarmi…”

Kaalia
“Cercando? Oh, no... non sto cercando. Sto riuscendo.”

Le mani di Kaalia restano dove sono, ma non stringono. Non invadono. È il modo in cui restano — consapevoli — a creare tensione.

Per la prima volta, il controllo di Clio vacilla di un soffio.

Non perché sia debole.

Perché è desiderio scelto.

Clio si avvicina ancora, riducendo lo spazio tra loro finché Kaalia deve sollevare appena il mento.

Le sue mani si posano sui fianchi di Kaalia, ferme, solide.

Clio (voce bassa, più profonda)
“Se continui… dovrò ricordarti che la forza non è solo nelle braccia.”

Kaalia sorride. Non arretra.

“Lo so.”

Le dita di Kaalia si muovono appena, con deliberata lentezza, come a sottolineare ogni parola non detta.

Il respiro di Clio cambia.
Non perde controllo.
Ma lo ridefinisce.

Con un movimento fluido — quasi impercettibile — Clio ruota le posizioni, portando Kaalia contro il parapetto, ma senza bruschezza. È un gesto naturale, quasi inevitabile.

Clio
“Gioca pure…
ma ricorda che conosco ogni trucco. Forse da prima che tu stessa nascessi.”

Le sue mani si muovono lungo le braccia di Kaalia, poi lungo la sua schiena, trovando con precisione quel punto che le fa chiudere gli occhi per un istante.

Non c’è fretta.
Non c’è bisogno di descrivere oltre.

Il potere tra loro non è conquista. È scambio.

Kaalia apre gli occhi di nuovo, lo sguardo acceso.

Kaalia
“Allora dimostralo.”

Clio si avvicina fino a sfiorarle le labbra senza baciarla.

Un sussurro.

“Con piacere.”

La notte non ha bisogno di sapere altro.

La stessa notte che, ora, sta volgendo alla fine ...e la città di Mirabar, lentamente, si inizia a ridestare. 

La terrazza è ormai solo ombra e luce tremolante. Il mondo sotto di loro non esiste più.

Clio è ancora convinta di avere la situazione in mano.
È abituata a guidare. A decidere il ritmo. A dosare il respiro.

Kaalia lo sa.

E smette di giocare con forza.

Comincia con lentezza.

Non le mani — non subito.
Lo sguardo.

Kaalia non sfida. Non provoca apertamente.
Resta immobile… e lascia che sia il silenzio a fare il lavoro.

Clio avverte il cambiamento.

Clio
“Non mi stai più contrastando.”

Kaalia (calma, con il respiro colmo di promesse e desideri)
“No.”

Un passo avanti.
Non per essere guidata. Per restare.

Le dita di Kaalia tornano sul nastro di seta. Non lo tirano. Lo sfiorano appena, seguendo la linea del collo, poi scendendo con deliberata lentezza lungo il tessuto dell’abito.

Clio inspira.

Il campanellino vibra.

Kaalia non accelera.
È quello il punto.

Le sue mani non cercano di dominare.
Esplorano con la certezza di chi conosce ogni reazione.

Quando le sue dita si fermano — intenzionalmente — in un punto che fa cambiare il ritmo del respiro di Clio, non dice nulla.

Non sorride.
Non commenta.

E questo è nuovo.

Clio sente la differenza.
La vecchia Clio avrebbe reagito subito, ribaltando la scena.

Ma Kaalia non le offre appigli.

Si avvicina ancora, le labbra che sfiorano appena la linea della mandibola di Clio — non un bacio pieno. Solo un accenno.

Un sussurro.

Kaalia
“Non guidare.”

Non è una sfida. È un invito.

Le mani di Clio, che fino a un attimo prima controllavano, restano sospese. Per un istante — uno solo — esitano.

Ed è lì che perde il controllo.

Non perché Kaalia sia più forte.

Ma perché Clio… vuole.

Le sue dita si stringono istintivamente contro il tessuto dell’abito di Kaalia. Non per dominarla — per trattenersi.

Il respiro si spezza appena.

Gli occhi azzurri non sono più calmi. Sono vivi. Ardenti.

L'Alba è vicina.

Kaalia continua. Lenta. Precisa.

Conosce ogni punto in cui Clio si irrigidisce… e ogni punto in cui si scioglie.

Quando finalmente le loro labbra si incontrano, non è un bacio guidato.

È fame trattenuta troppo a lungo.

Clio risponde — ma non orchestra. Non misura. Non dosa.

Per la prima volta, è lei a inseguire.

Le mani che prima erano calcolate ora cercano. Trovano. Ritornano.

Il campanellino vibra più forte.

Quando si separano per respirare, è Clio a parlare per prima — e la sua voce non è perfettamente stabile.

Clio
“Questo… non era nei miei piani.”

Kaalia sorride, appena.

Kaalia
“Lo so.” Clio la guarda. E ride piano.

Non è la risata della seduttrice.
È quella di una donna che ha scelto di fidarsi abbastanza da lasciarsi andare.

E la notte — finalmente — non vede più una paladina che controlla.

Vede una donna che ama teneramente, profondamente, in ogni suo verso, mortale, carnale, terreno e spirituale un'altra.

Ancella e Sorriso.
Paladina e Sacerdotessa.
Una notte di quiete, un'alba di promesse che si sarebbero consumate ora nel loro talamo nuziale, una giornata radiosa e tranquilla in un mare di avversità.

- Leo "Lordgirsa"  d'Amato-


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