martedì 4 maggio 2021

VistoIeri: Justice League di Zack Snyder o Snyder's Cut Justice League (2021) con Henry Cavill, Gal Gadot, Ben Affleck, Amy Adams, Ray Fisher, Jason Momoa

 



A #VistoIeri si commenta la versione di Justice League realizzata da Zack Snyder: una edizione lungamente annunciata, travagliata, attesa, osteggiata, rifiutata, bramata, e di cui si è parlato praticamente dal minuto 1 successivo alla visione del film originale, uscito al cinema  nel lontano 2017.

Justice League, all'epoca, non piacque: tra pubblico diviso nelle opinioni, e critica che in generale era concorde nel demolirlo, questo progetto fu un discreto bagno di sangue, al botteghino, con una perdita netta di almeno sessanta milioni di dollari per la Warner.
E questo, nonostante fosse un film supereroistico, anzi, proprio perchè un film supereroistico, faceva pensare tantissimo: non giovava il fatto che la trama e, in generale, la sceneggiatura, fossero schizofrenici, perchè frutto delle mani di due registi parecchio differenti. E se già all'epoca la cosa si poteva notare tantissimo durante la prima visione, con quelle successive si riusciva tranquillamente ad individuare i momenti diretti da Snyder e quelli di Joss Whedon (regista dei primi due Avengers), cosa che è un risultato abbastanza brutto: esiste una lista pressochè lunghissima di film che, pur partoriti da molteplici mani, sono risultati ottimi se non veri e propri capolavori, come Via Col Vento tanto per citarne uno.

Perchè dunque si è giunti, dopo più di tre anni, a presentare una nuova versione del film su cui in questo periodo stanno parlando praticamente tutti, blogger e cinefili, amanti di comics e youtuber? 

La versione originale di Justice League del 2017
è frutto di una tribolata produzione dovuta al fatto che Zack Snyder ha dovuto abbandonare il progetto quando, il 22 maggio di quell'anno, una delle sue figlie si è suicidata: vista la situazione, dunque, la produzione su richiesta dello stesso regista ha convocato Joss Whedon, che nel frattempo aveva già abbandonato il Marvel Cinematic Universe dopo Age of Ultron, il secondo film corale sugli Avengers.

Si sono sprecate, ovviamente, anche le battute sul fatto che la DC, cercando di differenziarsi totalmente dalla Marvel, sia arrivata invece a copiarne stile e impostazione prendendo addirittura lo stesso regista degli Avengers, tentando di bruciare le tappe per pervenire ad un film corale a sua volta in pochi anni e con poche pellicole, laddove al contrario il MCU era iniziato nel lontano 2008 con diversi film stand alone che servivano a presentare i vari personaggi per ogni singola "fase".

Per quanto anche a me Justice League non sia piaciuto particolarmente, pure ho saputo vederne il buono, per quanto annacquato in un mare di tentativi di spiegare certe cose, mostrarne altre, ammiccare ai comics ed agli appassionati e, più in generale, cercare di assemblare il team più figo di sempre con dei personaggi tra loro poco funzionali in un tempo risicato: a parte Wonder Woman e Superman, tutti gli altri sono personaggi da introdurre: AquamanFlash e Cyborg ma anche lo stesso Batman si può dire appaia più qui che nel film di Batman V Superman: Dawn of Justice. 

Stando così le cose non stupisce affatto che il lavoro di taglia e cuci non abbia soddisfatto nessuno e che il film si sia candidato alla sempre più ampia categoria delle occasioni sprecate perchè ancora oggi, quando riguardo JL possa minuziosamente indicare quali parti siano frutto di un regista e quali di un altro.

Snyder, dal canto suo, ha tuttavia iniziato a rispondere alle critiche, a ribadire che quello non era il "suo" film ma un'opera rappezzata, che se solo il pubblico avesse potuto vedere ciò che lui aveva ideato si sarebbe ricreduto e che, in generale, la SUA Justice League era un prodotto più completo, maturo, solido e robusto rispetto a quello che era passato per le sale cinematografiche.
Apriti cielo.
Com'è noto, noi nerd per cose simili andiamo in sollucchero ed è iniziata una sorta di campagna perchè si potesse vedere questa fantomatica versione estesa che, ora, col senno di poi, non è solo "estesa". 

E' tutto un altro film.


E' un uccello. E' un aereo. No, è Superman con il costume nero


JUSTICE LEAGUE: prima e dopo 

Per evitare di fare un puro e semplice elenco di scene differenti, che peraltro è possibile trovare in rete abbastanza facilmente, cercherò di spiegare cosa sia cambiato.

In una semplice parola, TUTTO.

Justice League 2017 (d'ora in poi solo JL) è un film in cui il motore di tutto è il recupero da parte di Steppenwolf delle "scatole madri", una sorta di Gemme dell'Infinito detta in modo molto superficiale: oggetti per creare, distruggere, fonte di potere infinito e blablabla, le solite cose. Tema portante è la resurrezione di Superman perchè a quanto pare Batman è convinto che nessuno possa tenere testa ad una invasione su larga scala e servano, dunque, degli eroi: per questo motivo inizia un lungo assemblaggio del team più disfunzionale di sempre. 
Abbiamo Barry Allen, ossia Flash, relegato al ruolo di spalla comica o, in breve "il fastidio": irritante, noioso, una sorta di Spider-man rimbecillito a cui affidano i momenti leggeri che però non fanno ridere, solo desiderare di prenderlo a padellate. Praticamente tutti i momenti "comici" nella versione del 2017 sono di Joss Whedon e si vede lontano un miglio. Non stupisce che l'attore, il bravo anche se non eccezionalmente espressivo Ezra Miller, abbia avuto da lamentarsi per ciò che il pubblico conosce del suo Flash a causa della versione JL. E, col senno di poi, ha ragione da vendere.

Cyborg, ossia Viktor Stone, che Leo Ortolani definiva "in una scala di interesse, viene subito dopo la nonna cieca di Heidi", che si può intuire abbia un dramma interno a parte essere ancora sè stesso fisicamente per il 20% circa (si chiama Cyborg mica per nulla) con discreti problemi irrisolti col padre; anche lui, pur non essendo passato dalle Forche Caudine di Whedon come per Flash, ha visto pesantemente ridimensionato il proprio ruolo, al punto che sempre Leo Ortolani diceva che stava nel team giusto perchè offriva la wi-fi gratuita.

fonte: https://leortola.wordpress.com/2017/12/03/cinemah-presenta-non-ce-piu-justice-la-recensione-gentile-di-justice-league/

Lo stesso Aquaman qui resta ancora confinato al ruolo di tamarro, sia pur con una presenza scenica splendida vista con gli occhi delle donne, data da Jason Momoa, il compianto Khal Drogo di GoT e nello specifico non si comprende cosa dia effettivamente al team: i suoi poteri, si, la sua forza ok, ma alla fin fine in JL è palese che senza Superman il team avrebbe perso.
Batman, infine, rimane quello della visione di Batman V Superman, che a tanti non è piaciuta perchè usa le armi da fuoco, anche aliene, e uccide tutto e tutti, lungi dalla regola prima non scritta, poi proprio codificata nei comics, in cui si diceva che "il Cavaliere Oscuro non usa mai pistole e non uccide a causa del dramma che si porta dentro circa la morte dei propri genitori".
A questo proposito, spezzo una lancia su questo Batman: a me la visione di un personaggio incattivito, imbolsito, incazzato col mondo più che mai, addolorato per la perdita di qualcuno - non viene detto, ma chi sa conosce la sorte funesta di Jason Todd, il secondo Robin- non è affatto dispiaciuta: e anche l'uso delle armi, per quanto non sia io un purista, a me non ha fatto nè caldo nè freddo perchè, aprano bene le orecchie i cacchio di fanboy, QUESTI FILM SONO SEMPRE INTERPRETAZIONI E VISIONI DEL REGISTA e i personaggi devono essere funzionali al quadro generale che si intende rappresentare.
Il Batman di Tim Barton del 1989 funzionava benissimo ed è diventato iconica leggenda nonostante con la visione comune, specie televisiva, non azzeccasse nulla: divertente e tutto, il serial degli anni '60 con Adam West era comunque un qualcosa di atroce, vista nella chiave di un Batman dei fumetti...però piaceva. E piace tutt'oggi.
Ho adorato Christian Bale ma ammetto che anche Ben Affleck è riuscito alla grande nel ruolo non semplice di creare un Bruce Wayne/Batman decisamente piacevole e credibile, una volta accettata la visione di Snyder che è si, differente dai comics e dalla tradizione eccetera, però anche basta a rompere le scatole su tutto: ci sono altri media, specie animati, in cui Batman usa il proprio aereo o i propri mezzi per sparare MISSILI o uccidere mostri atlantidei (Justice League: Trono di Atlantide) o uccidere Parademoni ed altri esseri. 
Andiamo oltre.

Il film ibrido di JL combinava stili, momenti serissimi ad altri fin troppo leggeri, usava una fotografia cupa ma non troppo e, soprattutto, aveva la pecca di esibire un villain, Steppenwolf, che aveva il carisma di un fermacarte e la pericolosità di Topo Gigio
Non si capiva effettivamente se fosse forte lui o deboli quelli della League, in più era animato con una computer grafica atroce e soprattutto erigeva la sua "fortezza" da boss finale in un luogo ameno di qualche zona sperduta della Russia o altro paese del Nordest privo di interesse, il che appariva più una scelta motivata dall'aver finito i soldi e non poter girare a New York che altro per dire che non necessaria; e tutta la parte in cui si minacciavano dei contadini locali che cercavano di eliminare i parademoni col DDT gridava "Joss Whedon" da qui all'altra parte del pianeta.
Molti siparietti superflui, tanti momenti stupidi, più che comici e in generale, appunto, la sensazione di una direzione non ben definita ammazzavano ogni tentativo di rendere epica tutta quella baracconata che, per carità, non mi era dispiaciuta nel complesso ma rendeva comunque il film varie spanne sotto qualsiasi film di casa Marvel.

E la "Snyder's Cut", invece?

Il Dopo ed il Prima, data la mia attuale preferenza.

La versione di Snyder, rilasciata su HBO alcune settimane fa, si presenta come un prodotto corposo, più maturo, solido nelle scelte, complesso nella costruzione della sceneggiatura e dei personaggi: in una parola, migliore.
E' chiaro anche dal fatto di essere stato suddiviso in "capitoli" che questo film in realtà fosse destinato a comporsi tramite una miniserie di sei episodi, ciascuno di circa 40, 45 minuti: ogni segmento/capitolo mette in risalto o uno specifico eroe o una specifica fase (la ricerca della spiegazione sul prossimo attacco, comporre una squadra da porre a difesa della Terra, la storia delle Scatole Madri, l'introduzione dei "nuovi", ossia mai presentati prima, eroi quali Barry Allen/Flash e Viktor Stone/Cyborg) e soprattutto cambia completamente tono, impostazione...e finanche villain del film.
Esatto, il villain.
Intendiamoci, per quanto l'avversario sulla carta resti sempre Steppenwolf, che tra l'altro beneficia di una notevole cura sotto il profilo grafico e di un maggiore approfondimento e caratterizzazione, si mostra per ben più che una manciata di minuti un ALTRO viallain: Darkseid, nipote di Steppenwolf.

Potente, terribile, amorale, crudele: Darkseid è qui!


Darkseid è, per gli appassionati di comics, qualcosa di molto diverso dal Thanos della DC, non solo perchè è apparso prima del Titano Pazzo di casa Marvel, ma perchè possiede una verve ed una forza decisamente differenti e maggiori; si introduce inoltre nel film il concetto dell'Equazione dell'Anti-vita, secondo alcuni media una sorta di equazione che, appresa/risolta, permette il controllo su qualsiasi forma di essere senziente, quindi il dominio della Volontà e del Libero Arbitrio, secondo altri media una oscura entità che corrompe e distrugge qualsiasi cosa, il che ad un certo punto preoccupa persino Darkseid stesso; su tutto, resta l'interpretazione che l'Equazione dell'Anti-vita dimostri la futilità dell'esistenza.
Quando Darkseid apprende da Steppenwolf che l'Equazione è sulla Terra (nella versione di Snyder, dovrebbe essere Superman stesso) concede allo zio di continuare la conquista con le Scatole Madri anche per riparare ad un non meglio approfondito "tradimento" che lascia Steppenwolf ancora in debito di migliaia di mondi da conquistare per il proprio nipote. 

Della "Cura Snyder" beneficia grandemente il parco personaggi con qualche eccezione rispetto alla versione del 2017: in quella di Whedon, paradossalmente, Batman e Wonder Woman erano leggermente più approfonditi e con un minutaggio o almeno delle motivazioni meglio spiegate nel tempo sullo schermo; nella versione di Snyder invece quei due personaggi vengono leggermente ridimensionati e soprattutto sembra meno palese il conflitto così come le motivazioni che pongono il dubbio sul quid: resuscitare o meno Superman?
Come sanno anche i sassi, ad eccezione di alcuni giornalisti "esperti" e presunti appassionati, il Kryptoniano veniva ucciso da Doomsday alla fine del precedente, tremendo Batman V Superman: tuttavia, mentre in JL il resuscitarlo dipendeva in pari misura dall'esigenza di un forte alleato e da un senso di colpa di Batman per averne indirettamente favorito la dipartita, nella versione Snyder's Cut è manifesto che Superman sia l'unico che possa davvero completare il team, e guidarlo contro la prossima invasione: attenzione, completare, non sostituire in toto.
Steppenwolf è difatti molto più forte ed agguerrito dei membri della neonata Justice League e mentre nella versione 2017 una volta che Kal-el arrivava rubava la scena a tutti quanti massacrando da solo Steppenwolf, qui invece l'arrivo di Superman aiuta tutti quanti ad agire al meglio e fa un eccellente gioco di squadra. 
Intendiamoci, anche qui il kryptoniano è indiscutibilmente il mattatore - in tutti i sensi- della vicenda ma non è più lui a risolvere la situazione, bensì... Flash.
Esatto, QUEL Flash di Ezra Miller irritante come poche cose al mondo nella versione 2017 che invece qui diventa un personaggio figo oltre ogni dire: difatti, mentre guardavo il film, sono giunto al punto in cui la Justice League, semplicemente, PERDE.
Le Scatole Madri vengono attivate e tutto viene distrutto o, forse, no: no perchè con una sensatissima strizzata d'occhi alla saga Flashpoint, e non quella porcheria introdotta nella versione 2017, qui Flash pur ferito, stanco e conscio di essere l'unico e solo a poter decidere, si gioca il tutto per tutto.
Con un accompagnamento musicale ed una scena ripresa dall'omonimo film di animazione, Flashpoint, Barry riavvolge il tempo, in una sequenza così figa, bella, epica, spettacolare e con altri superlativi che mi mancano da aver soppiantato quasi tutte le scene fighe dei film di supereroi, con l'eccezione dell' "Avengers Assemble" di Avengers Endgame.










C'è chi sicuramente ha visto questa scena o le dozzine di nuove su Youtube, ma posso assicurare che il pathos che ho provato seguendo tutto quel lunghissimo film ed arrivando a quella scena non è la stessa cosa.
Non è questione di "è bella, resa bene ed entusiasmante", da critico piacevole ed educato, è proprio questione da, si perdoni il termine "daicazzosi!noncicredochefigatamammamia" da fan esagitato. Una di quelle cose che, se fai una reaction su Youtube, ti si vede saltare sulla sedia e gridare come una istericA.
E' una scena potente e anche se il film non fosse, nel complesso, molto piacevole e ben realizzato, come di fatto è, quella sola mi ripagherebbe di un prodotto altrimenti mediocre.
Da ultimo, la versione Snyder introduce alcune altre chicche: sia Martian Manhunter, personaggio che ho trovato sempre abbastanza ridicolo perchè è uno dei più forti eppure lo menano sempre tutti quanti - un po' come la definizione di Vegeta di Dragonball in Nonciclopedia - sia una corposa scena sulla falsariga di Injustice che sostituisce i cd. "Knightmare", gli incubi di Batman di JL con un Joker interpretato da Jared Leto che è davvero maiuscolo. Jared Leto, che tutti avevano criticato in Suicide Squad, qui torna in grandissimo spolvero con un paio di monologhi davvero belli e una scena almeno in cui trasmette il giusto pathos nel rapporto malato che lo lega a Batman. Con questa apparizione, si può capire perchè l'attore insisteva sul fatto che le sue interpretazioni fossero eccellenti e si lamentasse di tutti i tagli che aveva subìto in SS.

Una sequenza potente, ma inserita un po' a caso.


L'unica pecca, se posso dire, è che proprio questa scena, nemmeno breve in realtà, l'ho trovata "attaccata" con lo sputo al resto del film. Forse andava introdotta in un altro momento, forse bisognava metterla alla fine di tutto o come scena iniziale, o spezzarla in uno o due segmenti ma così com'è, per il "come" ed il "quando" è stata inserita, l'ho trovata forzata. 
Bella, eh, ma forzata e fuori contesto. 
Questa, oltre alla concreta possibilità che questa versione "Snyder Cut" resti a sè stante, dato che non appare affatto probabile che si lanci lo Snyderverse, come i fan l'hanno battezzato, e dunque si proseguano con altri due film così lunghi che completino la storia ideata dal regista che, comunque, è un appassionato notevole di fumetti di Casa DC, dato che la Warner difficilmente investirà denaro per ripartire da qui, "accontentandosi" della versione canonica del 2017 inserita in continuity, per così dire.

Dunque, tutti contenti? No, macchè: però, data la lunghezza del post, approfondirò l'argomento in un altro articolo che sicuramente vedrà un sacco di gente con la consueta bava alla bocca.

#zacksnyder #josswhedon #justiceleague #superman #cyborg #flash #wonderwoman #flashpoint #snyderverse #galgadot #wonderwoman #aquaman #arthur #joker #jaredleto #batman #darkseid #steppenwolf 

venerdì 24 luglio 2020

VistoIeri: La Creatura dei Ghiacci (2009) di Mark Lewis con Val Kilmer, Aaron Ashmore e Kyle Schmid


A #Vistoieri (mi raccomando a diffondere l'hashtag!) si parla di un film strano, abbastanza telefonato, non troppo noioso ma nemmeno così avvincente. Un film che visto la scorsa settimana, è già bello che dimenticato per tre quarti abbondanti.
Parliamo di La Creatura dei Ghiacci, un film il cui titolo spoilera praticamente tutto, anche se lo trovo stranamente più azzeccato dell'originale, The Thaw, ossia Il Disgelo.
Difatti per quanto l'adattamento del titolo in italiano sia, appunto, fin troppo rivelatore, ammetto che se avessi visto un film intitolato Il Disgelo mi sarei aspettato o un film catastrofale con inondazioni e tsunami, o un documentario di Discovery Channel.

La copertina ricorda VAGAMENTE The Thing


Nel cast abbiamo alcuni attori non esattamente di primo piano (e come ti sbagli) quali Aaron Ashmore (fratello del più famoso Shawn, l'Uomo Ghiaccio della saga degli X-men di Brian Singer, e interprete di La Sicurezza degli Oggetti, Veronica Mars, Smallville - li interpretava Jimmy Olsen) e Kyle Schmid (History of Violence è l'unico titolo di spicco che noto), entrambi canadesi, oltre ad un inedito Val Kilmer, unico attore di peso li nel mezzo, nel ruolo di... bho, professore s***zo, scienziato pazzo, futurista e martire pronto ad immolarsi per insegnare alla Popolazione mondiale come raggiungere la salvezza...vallo a capire, visto che le sue motivazioni non è che siano chiarissime.
Il regista, Mark A. Lewis, anche lui canadese, il che spiegherebbe anche la "poetica" delle inquadrature e delle locations scelte, è qui alla sua terza esperienza e non so se sia stato questo film ad azzoppargli la carriera oppure lui ad azzoppare il film: in ogni caso, anche in rete, ho trovato poco su di lui pur venendo menzionato nel catalogo Amazon Prime Video in molti film e serie.
Su IMDB viene accreditato come regista in cinque pellicole, tra cui questo The Thaw/La Creatura dei Ghiacci, ossia Ill Fated, Conversationt with the supplicant, The Age of Adulting (film e serie) di cui non conosco nemmeno mezzo titolo.

Val Kilmer telefona al suo agente per licenziarlo


Torniamo a questo filmone (ironia).
Film mezzo ecologista, mezzo di fantascienza, interamente fiacco e deludente con epilogo con telefonatissimo cliffhanger, la sceneggiatura è stata realizzata da Pipino Lo Svogliato e Andrè Nontengodinero, visto che le reazioni umane, come al solito, vengono bellamente sminchiate, un po' come da consuetudine per film di questo genere in cui ci si aspetta ci siano sempre persone che si caccino nei guai o ignorino le più elementari norme di sicurezza ed igiene oppure reagiscano alle emergenze in modo stupido o fuori di testa.
Il nome, The Thaw, ricorda per assonanza The Thing, ed è difficile non notare i tentativi (molto blandi e, appunto, di Pipino Lo Svogliato) di richiamare quella splendida pellicola di culto: luoghi isolatissimi, atmosfere innevate, una microsocietà che va allo sfascio, un pericolo globale, l'esigenza di evitare la diffusione di un contagio mondiale.
La trama del film è tutta qui, e riassumibile, cercando di non fare spoiler, in queste poche parole: il solito professore cui la comunità scientifica non darebbe mezzo euro di credito scopre una antica minaccia che ha provocato probabilmente anche la morte dei dinosauri, una minaccia che potrebbe ritornare a funestare la Terra a causa del riscaldamento globale che distrugge i ghiacci antichi che rinvengono dalle glaciazioni e che hanno bloccato all'epoca la suddetta minaccia in ibernazione.


Si, ci sono componenti horror, se non splatter


Nonostante un livello di recitazione decente (non mi stancherò mai di considerare Val Kilmer un buon interprete), e pur non essendo un film ad alto budget, stupisce sempre quando ci si imbatte in questi film che sono si, usciti undici anni fa, ma sono pur sempre del 2009, quindi anni ben successivi a quelli che ci hanno regalato un numero altissimo di pregevoli pellicole.
E, per quanto si dica spesso che le ultime trame originali le abbia impiegate Omero, pure si resta perplessi circa questo genere di prodotti. Come suggerivo per un altro film, capolavoro di #iosperiamochemelacavo, ossia 21-12-2012 La profezia dei Maya , è palese esista un pubblico, alle volte pagante, che segue questo genere di, si perdoni la parolaccia, film: pellicole senza speranza, senza appeal ma che intrattengono per il gusto di far passare un'ora, un'ora e mezza guardando qualcosa che non sia l'asfalto che si asciuga o una pianta crescere o semplicemente cadere la polvere; titoli che segui a tavola, a pranzo o a cena, d'estate, quando non c'è niente da guardare e puoi seguire come sottofondo, per compagnia, giusto per non cenare da solo.
Ecco, questa categoria, che potrei ribattezzare #moviealone, comprende anche questo film: alcuni debiti con Cabin Fever sono palesi tanto quanto quelli al già citato The Thing, ma, in generale, si sa esattamente cosa si verificherà scena dopo scena con un paio di eccezioni.
La prima è che comunque l'incertezza sul ruolo del personaggio di Val Kilmer getta una costante incognita sul cosa potrebbe accadere; seconda cosa, la violenza visiva, ai confini con lo splatter, può colpire un certo tipo di pubblico, che prontamente potrebbe cambiare canale, o mantenere viva l'attenzione di chi quel genere di pellicole invece lo ama.

L'espressione degli attori dopo aver letto il copione


Sia come sia, il film è bruttino, dimenticabile e assolutamente privo di mordente. Il che, considerando il tipo di minaccia e come si arriva a subirla, fa in effetti un po' ridere.
Per la cronaca, si può vedere ancora su Amazon Prime Video.








giovedì 7 maggio 2020

VistoIeri: The Recall - L'Invasione (2017) di Mauro Borrelli con Wesley Snipes, R.J Mitte e Jedidiah Goodacre

Dopo aver visto un po' di tutto, mi auguravo di incappare in un film di fantascienza, meglio se a tema abduction, quindi extraterrestri ed alieni, di buona fattura: ero anzi confortato dal fatto che nel cast ci fosse Wesley Snipes, un attore che mi ha sempre dato ottimi feel per quanto legato ad un periodo d'oro di fine 2000 e primo decennio successivo. Il suo Blade, in particolare, mi è sempre piaciuto tantissimo, e il fatto fosse anche la nemesi di Stallone in Demolition Man l'ha consacrato in un altro ruolo senz'altro sopra le righe, ma iconico.
A VistoIeri, dunque, si parla di The Recall, film del 2017 che ha ricevuto una discreta salva di commenti negativi, opinioni feroci e si è attirato un certo odio: andiamo a scoprire se si tratta di un caso meritato oppure se...no, è meritato ogni giudizio negativo, per quanto probabilmente ciascuno sia figlio di aspettative ed idee sbagliate.




Ora, il problema è che il tema degli alieni che ora aiutano ora sperimentano sugli umani, talvolta spingendo la vita ad evolversi, altre volte salvandola o solo cercando di colonizzarci è sicuramente abusatissimo. La Guerra dei Mondi (l'originale del '54 ed il remake più recente del 2005 di Spielberg con Tom Cruise), Segnali dal Futuro (con Nicholas Cage in un film curiosamente non di melma), Signs di M.N. Shamalayn che ha rappresentato sia un originale film per l'epoca quanto, una volta maturato il mio giudizio critico, una cocente delusione) sono solo esempi di un cinema che non ha mai tradito la funzione primigenia dello stesso ossia spettacolarizzare, raccontare, far sognare e, a tratti, traumatizzare. Ed anche qui accade, ma una volta tanto per più motivi e non tutti sbagliati: credo, almeno. In primis ecco il trailer, che parte come una commediola teen e poi diventa...altro.


Ora, di questo film, che tra l'altro è passato dalle reti locali in questi giorni - se non ricordo male, su Cielo, canale 26, preposto a film sci-fi di basso profilo tra cui il recentemente trattato qui "21-12-2012 La profezia dei Maya" (per traumi vari, cliccate qui) non ho molto da raccontare.
Parte da una potenziale premessa interessante, gli alieni che, si, danno un imput allo sviluppo umano, pescando a caso gli umani per farne esperimenti e, quindi, migliorarne il genoma e, as usual, conferire "capacità superiori", un po' come il passaggio dall'Homo Erectus all'Homo Sapiens, che nell'ottica di questo film significa dare poteri esp e sensi potenziati eccetera; tuttavia, in seguito, ma anche nel mezzo, il tutto viene condito dai tratti tipici di un thriller/survival horror che conduce i protagonisti, tutti o quasi giovani studenti anch'essi tipici e stereotipati dei teen movie, a venir braccati, separati ad uno ad uno, e feriti, uccisi o, peggio, catturati.
In tutto questo ha ruolo di antieroe e occasionale voce spiegona della trama che, di suo, si muove ben poco, il nostro amato Wesley Snipes: ex militare e precedente vittima di abduction, si è/è stato congedato dopo aver raccontato i sia pur frammentari ricordi della sua traumatica esperienza e, da allora, è vissuto come un reietto nel bosco in cui i protagonisti si recano per quella che appare all'inizio un semplice week end senza genitori. 
Ovviamente i ragazzi hanno anche la fortuna di rientrare in quel numero chiuso, anche se cospicuo, di persone prescelte dagli alieni per portare avanti i loro esperimenti: vedi che cu fortunata coincidenza.



Ora, il tono del film è molto discontinuo: la tensione presente non prepara alle scene disturbanti cui si assiste successivamente, e questo magari potrebbe confondere quei due o tre spettatori del film tra i quali, magari, c'è qualcuno che non si attendeva di vedere cose simili: corpi ibridati con tubi e cavi, uomini tenuti in vita ma praticamente "smontati", ricordando molto l'estetica cyberpunk che a tratti i manga di Mazinga, tra cui MazinSaga, possono aver fatto scuola.
Pur durando relativamente poco, circa dieci minuti se non meno, ammetto che nel mio caso si è trattato di un calcio nello stomaco: non che io sia facile da impressionare, pur non amando generi come splatter o slasher, ma è solo che quella deriva non me la attendevo dopo una prima parte tutto sommato noiosa, una più sostenuta anche se infarcita di spiegoni che spiegavano poco e, appunto, una parte finale con certe scene. E un epilogo che, in un certo senso, mi ha lasciato con diverse domande, visto che non ho inteso se si volesse lasciare un finale aperto, oppure gli sceneggiatori avessero esaurito la fantasia o, ancora, la produzione, invece, i soldi.

Sia come sia, è un film strano, con diverse cose per cui può essere consigliato sia pure come intrattenimento spiccio sia come qualcosa da evitare. Lo stesso fatto mi riesca a dilungare poco dipende dal fatto che, pur vistolo non molto tempo fa, le uniche cose che ricordo sono le scene forti ed una serie di situazioni/spiegazioni non del tutto chiare, che alimentano la convinzione il focus della pellicola fosse, in un certo senso, non stato determinato per bene, andando oltre La Guerra dei Mondi di Spielberg ma con, ovviamente, una sostanziale differenza di fondi che pur non penalizzando la pellicola - quel che c'è di effetti speciali è fatto molto bene - pure rende impietoso il paragone contando che questo film è uscito solo qualche anno fa a differenza dell'altro, ben più famoso, con Tom Cruise.

Ritornando quindi alle opinioni negative, per quanto, SI, sicuramente il film non offra molto di nuovo e, di nuovo, SI, non sia certamente reso o recitato bene, pure non è sicuramente brutto come lo si è dipinto: le interpretazioni sono valide, e la sensazione è che siano i personaggi ad essere scritti male, semmai, o per essere stereotipati.
Molto, rimarco, lo fa il tono discontinuo del film che abbraccia un po' tutti i generi del tipo ma senza spingere su nessuno di essi in particolare.
Survival? C'è.
Horror? C'è.
Teen movie? C'è.
Fantascienza? C'è.
E potrei continuare.
L'altra sensazione è che probabilmente un attore come Snipes, sicuramente alla ribalta alcuni anni fa ma ora in calo di presenze sul grande schermo, il suo personaggio e , complessivamente, il suo inserimento/ruolo nella storia abbiano giocato in sfavore della pellicola.
Per la serie, pur essendo bravo, potevano piazzarci chiunque altro, e non sarebbe cambiato nulla.


Per concludere, non è esattamente un film che rivedrei per quanto, in un certo qual modo, sono contento di aver visto almeno una volta.
Ora, perdonate, vado a preparare lo shotgun: magari saranno simpatici e coccolosi come ET ma nel mentre mi cautelo.


mercoledì 11 marzo 2020

VistoIeri: Cruel Jaws (1995) di William Snyder aka Bruno Mattei con D. Luther e G. Barnes Jr


Oggi, a VistoIeri, un bel film con uno squalo. Dove "bello" significa iper derivativo ai confini del plagio, dell'italianissimo Bruno Mattei che, per l'occasione, si è presentato quale regista sotto lo pseudonimo di William Snyder. Wikipedia recita "Dapprima montatore, esordì come regista nel 1970, specializzandosi poi in film a basso costo, spesso di genere horror, quasi sempre stroncati dalla critica." Oltre a vari film ammiccanti e softporno.
Quindi partiamo già BENISSIMO.
Ad onor del vero, Mattei, scomparso tra l'altro nel maggio del 2007, non mi era sconosciuto: avevo visto già Virus, diretto assieme a Claudio Fragasso - un nome una garanzia...al ribasso - il terrificante per i motivi sbagliati Zombi 3 - sempre con Fragasso, vedi il caso - e Terminator 2: no, non il film di Cameron, ma un film riciclone e scopiazzato da Aliens 2-Scontro finale più che dal film Terminator del 1984. Io, nella mia ingenuità, ho recuperato all'epoca prima questo Terminator 2, stupendomi del fatto che fosse ambientato a Venezia e ci fossero squadre tipo i marines spaziali di Aliens che cacciavano mostri mutanti e che ci fosse una macchina del tempo. 
Solo dopo un paio di giorni, parlando con gli amici in un'epoca pre-internet, scoprii che razza di porcheria avessi in realtà guardato. 


Ah, per la cronaca anche qui c'è Fragasso, stavolta come sceneggiatore, sotto lo pseudonimo di Clyde Anderson e il film stesso venne rimaneggiato diverse volte modificandone il titolo per evitare una PROBABILISSIMA accusa di plagio: Contaminator, Alienators, Shocking Dark tra gli altri.
Andiamo sempre meglio.

Con queste premesse, ovviamente, non potevo che aspettarmi un genuino plagio anche per questo Cruel Jaws che richiama grida al celebre film di Spielberg.

Ringrazio Amazon Prime Video che pare essersi abbonata alle produzioni terrificanti di questo genere, consigliandomele persino. Grazie, eh, APV. Bastarda.


Piccola divagazione: manca su questo blog, idea che coltivo da questa estate, un bel listone di film sugli squali, sia quelli da vedere perchè di culto, sia perchè pezzentissimi: una sconfinata lista di tesori, perle rare di bellezza dal celeberrimo capostipite di Spielberg, Jaws/Lo Squalo, film che per poco non indusse il famosissimo regista ad appendere il ciak al chiodo fino alle versioni discount come questo Cruel Jaws, che definire plagio è anche poco.
E poi, certo, la serie dei Two-, Three-,  Five- e ora anche il Six-Headed Shark, perchè dove uno squalo grande e grosso ma ordinario non basta, cosa c'è di meglio di ideare squali mutanti con due, tre, cinque o sei teste? 
Per fortuna però di questi si parlerà in un'altra occasione.


Pensa che fortuna dover parlare di sta serie di film. Ma chi se li guar...ah, si, io.



Film italo-statunitense che definire un plagio è anche poco già dai caratteri della locandina, Cruel Jaws parla di un grosso squalo tigre che semina il panico nei pressi di una località balneare, Hampton Bay, attaccando sommozzatori e bagnanti: tuttavia, le autorità locali minimizzano prima e scelgono di non intervenire poi data l'annuale competizione velica su cui gira l'economia della città o almeno una parte di essa. Per ovviare, verranno incaricati tre individui di fermare lo squalo o, meglio ancora, ucciderlo.
Ora, e' vero che fino agli anni 2000 certe cose erano gestite un po' come il Far West, ergo sui diritti, sui plagi specie di produzioni misconosciute e pezzentissime si era abbastanza flessibili, a seconda di come girasse il vento o l'umore o il rischio queste facessero dei veri soldi: è il caso del già citato Aliens 2 Sulla Terra (1980) che venne portato in tribunale proprio per il titolo che plagiava copiava violentava richiamava espressamente  l'originale film di R.Scott del 1979 e di certo non aveva niente a che spartite con il futuro Aliens 2 Scontro Finale di J. Cameron.


Però è pure vero che, in questo specifico caso, ogni cosa, dai font della locandina alla introduzione del film e dello squalo di notte, fino alla trama ed ai personaggi, è copiata all'inverosimile dal film di Spielberg ed è derivativa al 1000 per 1000.
Già la colonna sonora è qualcosa di totalmente fuori posto, al punto che mixa musica tecnologica con suoni elettronici ad altre sonorità plagiate da Star Wars, e non sto scherzando, rendendo il tutto decisamente sgradevole.
Si parlava di citazioni/plagi: anche qui abbiamo un poliziotto integerrimo chiamato amichevolmente "capo", che è palesemente un richiamo a Martin Brody, e si chiama Francis Martin (...), un tizio biondino che fa ricerche naturalistiche (Hooper), il dubbio che sia stata l'elica di un motoscafo a massacrare la prima vittima, un affarista interessato a non chiudere le spiagge, l'attacco ad una ragazza mentre è col fidanzato (così come per la prima vittima del film Lo Squalo, Chrissie/Christine Watkins), il delfinario come nel terzo capitolo della serie di Spielberg, la teoria della "territorialità", uno squalo pescato per errore convinti che sia quello "giusto", la proposta del tizio biondino di aprire la pancia a quello catturato per essere sicuri che sia lo squalo killer, fino ad interi dialoghi o frasi copiati. 

La locandina del film di Spielberg...

...e quella di Cruel Jaws. 



Il film ha un tenore più vicino all'horror, caro a Mattei, pure se nelle scene di azione non si capisce letteralmente un'acca sia perchè la macchina da presa sembra retta da uno che abbia i polsi rotti, sia perchè non si potevano usare veri squali nelle riprese nè costruirne uno; invece gli effetti speciali, ossia i corpi straziati, quando si vedono, sono realizzati abbastanza bene così come l'industria cinematografica italiana era abituata a fare. Sono presenti vari ammiccamenti softporn, anche questi tipici di Mattei e del cinema italiano di quell'epoca ma è così tanto forte la sensazione di essere di fronte ad un plagio/remake che tutto scorre via in modo lento, prevedibile, a tratti fastidioso specie perchè è già visto. Esplosione finale compresa.


Nel film sono inoltre presenti anche altre cose copiate, da intere sequenze prese senza permesso da film come Lo Squalo 1 , 2 e 3 oppure da L'Ultimo squalo dell'italiano Castellari e Deep Blood (questi due non li ho mai visti ma ho recuperato dei filmati in rete in cui si mettono a confronto proprio le scene, e sono proprio le stesse). Questo film è stato stroncato un po' ovunque, quando si sono peraltro accorti della sua esistenza, anche se ad ora è diventato una sorta di cult come tante pellicole pezzenti del passato. Anche nel mercato asiatico questo prodotto si è ritagliato una certa nicchia anche forse in più rispetto a noi, dato è stato presentato come Jaws 5- Cruel Jaws, quindi un seguito diretto dell'ultimo, orribile, Jaws 4 di Spielberg, quando oramai il franchise era andato a carte e quarantotto.







Difficile raccomandarne la visione: se si ama il genere, si accetta di assistere ad un film recitato come le produzioni scrause anni 70 e 80 tipiche del nostro cinema e di quello statunitense, che anche li non è che se la passassero tanto meglio, può anche valere una visione, e solo una. Se si vuole assistere ad un film totalmente plagiato per scoprire quali e quanti furti siano stati perpetrati a danno di altre pellicole di genere e non, merita tantissimo.
Altrimenti, si può lasciar perdere tranquillamente.

giovedì 27 febbraio 2020

Vistoieri: Absolon (2003) con Christopher Lambert, Kelly Brook, Ron Perlman e Roberta Angelica


E' sempre brutto quando si assiste ad un film in cui c'è Kelly Brooks e questa non si spogl... ah, siamo in linea? Siamo collegati?
Ehm.
Buongiorno, buon pomeriggio e buona sera.
Stavo dicendo che è sempre sgradevole quando bravi attori vengono sprecati in ruoli che non si confanno al loro talento. Si.

Vabbè torniamo seri.
Se la locandina vi ricorda qualcosa è solo perchè siete malpensanti.



Absolon, film di fantascienza, fantapolitica, a tempo perso thriller e distopico. 
Per inciso, va detto che la fantascienza è quella di domani, quindi niente auto volanti, armi futuristiche e la distopia, per modo di dire, riguarda solo il fatto che il Pianeta Terra è stato pervaso da un virus di qualche genere che ha spazzato via miliardi di persone e che ha infettato tutti i restanti: coloro che sopravvivono devono per forza assumere un farmaco, l'Absolon appunto, che evita il decorso rapido della malattia e la conseguente morte. C'è, come ovviamente è consuetudine, la solita Compagnia Farmaceutica di turno ammanigliata con il Governo al punto che pare essere un tutt'uno (qualcuno ha detto V for Vendetta?), ci sono i soliti interessi economici in gioco, c'è chi vuole guarire l'Umanità dalla schiavitù di dover dipendere da questa medicina per resistere al virus, al punto che diventa quasi la cura ad essere oggetto di dipendenza, c'è Christopher Lambert nel ruolo del solito poliziotto incorruttibile e c'è Kelly Brooks che risulta la classica scienziata intelligente ma truccata e perfetta, a cui per apparire intellettuale è sufficiente dare un paio di occhiali.


E che le vai a dire ad una così? Niente.


C'è anche Perlman nel ruolo di Perlman nel 99% dei film con Perlman, con l'unica eccezione di Hellboy e c'è una tale Roberta Angelica, tizia misconosciuta anch'essa maggiorata che ha partecipato  ad Urban LegendJill Rips - Indagine a luci rossee ad un episodio di Relic Hunter (alla faccia!), nel ruolo dell'assistente di Lambert mascolina e cazzuta.

Premesse non originali, pur con un paio di spunti interessanti, per un film low budget come tante produzioni che hanno visto nel corso degli anni la partecipazione di Lambert e lo stesso Perlman, Absolon si muove prevedibile come un tram sui binari urbani e a tratti forzato come un videogioco o un'avventura grafica degli anni 2000 in cui si procede per step per scoprire le varie fasi della storia.
Le scene d'azione ed un paio di inseguimenti non sono nemmeno da buttare e si respira un taglio simile a Nirvana, Matrix e Blade Runner per quanto gli effetti speciali nemmeno ci siano e, come si diceva, la fantascienza e la distopia siano solo nella narrazione ma non certo nelle scenografie o nei paesaggi, ad eccezione dei soliti borghi simil abbandonati di tutte le produzioni di questo genere, dove "distopico" o "postapocalittico" di solito significano due centri urbani abbandonati con muri mezzi crollati e gente povera in giro con spazzatura e brutte facce.


Allora ditelo che lo fate apposta a copi...citare. Volevo dire, citare.


Per quanto il film in sè abbia anche i suoi momenti, come si diceva, non ha praticamente nulla della fantascienza, e a tratti la semplicità della trama e l'assenza di sorprese, utili a seguire il film mentre si sta facendo altro, tipo mangiare, giocare, leggere o lavorare, possono però scoraggiare chi non ama il genere e pretende film di una certa caratura.
Costato circa 8 milioni di dollari, che però nel linguaggio di Hollywood vuol dire stuzzichini e un paio di pizzette offerte alla troupe, questa produzione canadese-statunitense ne ha guadagnati...7 mila. Non milioni. Dollari. Settemila dollari di guadagno. 

Non  so quanto attendibili siano questi dati ma in ogni caso dubito che si discostino molto dalla verità. E per chi magari ama il trash possono essere biglietto da visita per prenotare almeno una visione.

Roberta Angelica: il suo personaggio ricorda uno simile in NCIS. E altri 200.

A questo proposito, difficile dire se sia un film da raccomandare di guardare almeno una volta: come intrattenimento o sottofondo per quando si fa altro al computer, può andare bene, idem quando si mette su una maratona di film per capire cosa, nella carriera di Christopher Lambert, sia andato storto: può essere che lo stesso Sean Connery, che ha avuto una serie di traversie imbarazzanti per le produzioni a cui ha aderito (Dragon Heart, Entrapment, The Agengers) e a cui ha preferito non partecipare (La trilogia di P. Jackson de Il Signore degli Anelli come Gandalf, Matrix come Morpheus, i film della Marvel), gli abbia portato sfiga, o Lambert ne abbia portata a Connery o, in generale, 50% di colpa ad entrambi.
Giusto per rivitalizzare, un paio di foto della Brooks e di Angelica da altri set e film: giusto per rifarsi gli occhi, dato che dopo la visione di Absolon, un minimo di contentino ce lo meritiamo.






lunedì 24 febbraio 2020

Vistoieri: 21-12-2012 La profezia dei Maya di Jason Bourque con A.J. Buckley, J. Staite, A. Dale, B. Ramsay, R. Ravanello



A volte mi chiedo che problema io abbia: a parte l'insonnia, il lavoro, gusti orridi e quant'altro. 
Oltre a Sofì e Luì che praticamente vivono a casa mia, si intende.
No, a parte questo, perchè.
Perchè diamine vado a recuperare film che definirli B movie sarebbe pure un complimento, al confronto dei quali quelli dell'Asylum sono oramai film d'autore, con stuolo di proseliti dietro che nemmeno Fellini?

I due protagonisti del, scusate la volgarità, film.



Forse perchè in tutti i film c'è sempre un'idea: brutta, riciclata, vista già ai tempi di Neanderthal, datata più dell'Odissea stessa.
E quindi le idee meritano sempre una chance.
Ovviamente, poi, ti scontri con la realtà di un film che è stato girato in 15 giorni, 15 giorni, 15 giorni, 15 giorni, scusate, nemmeno il pc lo accett15 giorni!!!!
Ed allora che pretendi.
Leggendo in giro ho scoperto che è stato in produzione tra il 4 ed il 19 maggio del 2010.
15 giorni!!
Come diamine si faccia a girare un film in 15 giorni, onestamente, non ho idea: posso provare anche una sorta di malata ammirazione verso gente del genere che riesce poi pure a vendere il proprio prodotto e, magari, a tirare su soldi.



Passo indietro, serio.
Di film catastrofici sul 2012 ne sono usciti a chili: letteralmente.
Da quelli con budget faraonici come l'omonimo "2012" con John Cusack che è attore che sopporto quanto un prurito sotto la pianta del piede, aiutato poi in italiano da un doppiaggio fastidiosissimo da parte di Oreste Baldini che riesce, senza offesa, a fartelo proprio odiare, a quelli girati con l'equivalente di un piatto di lenticchie e due ravanelli, in cui le scene di distruzione le ottieni scuotendo la telecamera per far vedere che c'è un terremoto.



E poi ci sono quelli come questo film di fascia intermediabassa che hanno effetti speciali terribili e sembrano anche volerci provare con una trama incasinata in cui si mescolano un buco nero galattico che sta per distruggere la Terra, una verga mistica, le teste Mohai, la costellazione del Cane Maggiore (!!!) ed un sistema di difesa globale inventato dai Maya attingendo a ...bho.

A questo punto mi ero già perso e ci avevo rinunciato a capirci qualcosa.




Che poi, voglio dire, ok non giudicare un libro dalla copertina, ma persino la locandina ha un che di riciclato assurdo. Per fortuna la trama spazzerà via questi dubbi dato raramente ho visto qualcosa di così fuori di testa ed assolutamente "originale".
Giustamente Amazon Prime Video non poteva non indicarmelo tra i suggeriti, questa perla di film.


TRAMA


Di che parla la, perdonate il termine, trama di questo film?
Attingendo a quelle che sono le reali credenze Maya, circa "l'occhio del Dio Celeste", l'allineamento cosmico di pianeti verso il centro della galassia verificatosi in coincidenza con il 21 dicembre 2012, il film immagina un buco nero mobile che si sta dirigendo verso la terra ingoiando pianeti e provocando sconvolgimenti globali tra cui terremoti che radono al suolo intere porzioni della Terra.

Ora, anche il più fanatico di questi film potrebbe obiettare che una cosa simile non è credibile nemmeno a sforzarcisi perchè se queste sono le catastrofi che si verificano a debita distanza di miliardi di anni luce, quando il buco nero arriva ad essere visibile dalla Terra minimo questa non doveva esserci nemmeno più, altro che intervenire per salvarla.
Ma vabbè, quello è il meno...circa.

L'infinitamente più figa locandina originale. 

Fa sempre piacere quando un film butta dentro settanta sottotrame differenti atte solo a presentare "il carattere" dei personaggi e poi se ne scorda quando crede che il pubblico sia oramai in confidenza con essi.

In ogni caso, guidati da una verga di metallo che nessuno sa riconoscere sulla Terra e che è in grado di donare una Seconda Vista, l'arte delle profezie, un tizio a caso di una casa editrice ed una paleontologa fastidiosa ed irritante arriveranno a scoprire che i Maya hanno creato delle teste mohai in perfetto allineamento con le stelle del Cane Maggiore e che attingendo a energie non meglio chiarite funzioneranno come sistema di difesa globale, distruggendo il malvagio buco nero.
Basta.


Questo è tutto il film: con un Alan Dale che si ricicla nella parte del cattivo - sul serio, serve il cattivo in un film del genere? Non bastano le catastrofi ed il buco nero? - dopo una carriera tra film horror e Lost e attori sui quali non mi dilungo, il film tuttavia non è recitato male.
E' il classico film sopra le righe che è lecito aspettarsi.

Immagino ci sia un pubblico affezionato per questa tipologia di film fantascienza/action vista la quantità assurda di titoli che ci sono con le medesime caratteristiche, specie recitative e di effetti speciali degni di qualche videogioco nonostante ci siano stati e ci siano ancora oggi persone che nella propria stanza, con un budget di nemmeno 10.000 $ riescono a tirare fuori cose pazzesche che nemmeno i cineasti ad Hollywood.

Si, è una scena del film. No, non è figa come sembra.

Eppure, come ho scritto, ammiro anche questo genere di cinema: non hai idee, non hai budget, non hai tempo, non hai... eppure riesci a fare un film. E riesci ad avere anche un seguito, per il tuo o i tuoi film: ed allora, alle volte, mi chiedo che cosa potrebbero fare persone tanto volenterose se, una volta tanto, si potessero cimentare con un budget davvero degno di questo nome.





Poi mi ricordo che certe domande non devo mai farmele.

venerdì 7 febbraio 2020

Perchè "Tolo Tolo" di Zalone è un grande bluff, anche se primo incasso della storia del cinema italiano (per il primo giorno)



Qualche tempo addietro, in questo articolo, avevo trattato la questione dell'allora prossima uscita del film di Checco Zalone, "Tolo Tolo" (qui le impressioni a caldo) lanciato con abilissima mossa di mercato tramite il video-traino musicale "Immigrato". 
In quella sede si accennava già alle prime polemiche che il video aveva suscitato, sinceramente apparse molto fuori contesto e anche un po' sciocche, a dimostrazione che sempre meno persone sanno trarre una cosa nel giusto contesto, guardandola in chiave oggettiva ma anche, appunto, contestuale.
Ora, se le critiche a Zalone circa l'essere un fautore di "porti chiusi" e di "aiutiamoli a casa loro" erano apparse davvero stupide, persino da parte di associazioni umanitarie che, appunto, sono composte da persone e non tutte sono sveglie, dall'altra era apparsa anche eccessiva la levata di scudi di chi invece eleggeva Luca Pasquale Medici - questo il suo nome - a simbolo della difesa dei diritti umani, "porti aperti" e fautore dell'immigrazione.
E, in questa paradossale dicotomia, c'è l'effettivo problema del cinema di Zalone, da ben pochi ravvisato- come ne parlo e ne parlo, moltissimi, specie qui in Puglia, lo adorano- che ora alla sua prima prova come regista, rischia di diventare finalmente palese: essere, bonariamente lo dico, un tipo di cinema paraculo. Efficace, ma paraculo: chiamiamolo però "formula Zalone".



Facendo una doverosa premessa ed un altrettanto necessario coming out, non ho mai apprezzato troppo i film di Zalone. 
Il suo giocare molto, forse troppo, sullo stereotipo di cui è portatore l'ha sicuramente consacrato come espressione di un certo tipo di cinema, confortante, "sicuro", piacevole e senza troppi pensieri (questa è la frase portante).
Un po' l'Aldo Baglio di Aldo Giovanni e Giacomo, un meridionale molto ignorante ma buono di cuore che trova sempre la strada alla fine, nella più confortante tradizione della commedia napoletana; un po' il Troisi di Puglia - si, è paragone per il quale mi vergogno, ma è per rendere l'idea - con un accento marcato, il personaggio tipico di Checco Zalone è oramai riconoscibile nelle sue varie incarnazioni: un personaggio nel quale però l'attore rischia di rimanere invischiato e incapace di uscire.
E già questo è un problema ma, a ben guardare, forse il minore.

Il secondo punto, quello per il quale non amo troppo i suoi film pur gustandomeli occasionalmente e trovandomi anche a ridere parecchio di alcune situazioni, battute e circostanze, è che il suo cinema è troppo legato alla sua, nostra, terra: per quanto certune vicende siano universali, è palese che chi è un pugliese soprattutto, o un meridionale in genere, rida, e si riconosca, maggiormente in esse rispetto una persona del nord Italia: e se questo è poco problematico se ti chiami, appunto, Massimo Troisi e hai con te Decaro e Arena, questa cosa invece diventa un filo più pericolosa a lungo andare perchè è un attimo a diventare esponente di un certo cinema di nicchia.
Tirando giù illustri esempi, Aldo Giovanni e Giacomo funzionavano perchè erano un trio, e per quanto rappresentassero un certo genere di stereotipo, pure erano persone che portavano sullo schermo una comicità genuina e riconoscibile in chiave grossomodo universale: AG&G funzionavano perchè tutte le cose che loro vivevano, erano distinguibili e riconoscibili in quanto capitavamo anche a noi, mostrando, più che rappresentando, i nostri problemi, gli amici, i casini, gli equivoci occasionali.
Con Zalone si ridacchia, ma certe cose se sei di Milano o Bergamo, semplicemente, non le capisci e non te le godi perchè egli tesse la sua comicità a doppio filo con la sua, nostra, terra.

Il terzo e più problematico dei punti è che la sua comicità è molto superficiale: è quella semplice semplice, confortante come ho scritto più in alto, quella che comunque si riesce a seguire in buona parte, che sembra sempre voler dar qualcosa in più senza potere, o possa senza volere. Una comicità spicciola, a buon mercato, che ti lascia le stesse sensazioni di quando magari da piccoli si giocava con qualcosa di poco impegnativo, tipo i soldatini di plastica, ma dove si perdevano le ore: ed un domani ti ricordi che era bello fare quel gioco, pur se non capisci perchè accidenti lo trovassi divertente o piacevole o ci dedicassi interi pomeriggi.
Ecco, la comicità di Zalone funziona così: non richiede impegno, non ha pretese, è un po' il Big Mac di McDonald che ti attira, ti soddisfa al momento e non ti sazia troppo pur lasciandoti un buon sapore; e magari per un po' non ne vuoi altra, perchè "basta così, grazie, però mi ricordo che mi è piaciuto, magari ne comprerò un altro tra un po' di tempo; si, non fa nulla, basta così per adesso."






Sarebbe tuttavia un errore enorme pensare la comicità di Zalone sia casuale o frutto di coincidenze: nulla è anzi lasciato al caso, perchè anche la semplicità richiede impegno, soprattutto quando devi parlare a tutti e devi riuscire, come di fatto riesci, a portare al cinema tutti, anche coloro che ne sono fruitori occasionali e che magari non alzerebbero il sedere nemmeno per vedersi un 50 Sfumature od un Transformers, per quanto massivi, o un film degli Avengersma un confortante Tolo Tolo si.
Checco Zalone è intelligente, null'affatto uno sprovveduto, anzi ha saputo leggere gli orientamenti del pubblico, proprio e non, ed è riuscito a sfruttare il tutto a livello programmatico ed efficace in questa formula.
Lo stesso video "Immigrato" è una genialata a livello di marketing.

E non c'è nulla di male a ridere "semplicemente", e a cercare qualcosa di familiare e confortante nel cinema: diamine, per decenni ci hanno ammorbato i Cinepanettoni con volgarità graduite, tradimenti, sederi al vento, rutti e altre amenità, un simile trapasso è solo positivo.

Questo lo preciso perchè non sono un detrattore di Checco Zalone: come scritto, ho apprezzato i suoi film pur senza ammazzarmi dalle risate. 
Ma, alt, appunto.

Tolo Tolo.


Una scena di Tolo Tolo di Checco Zalone (foto M.Raspante)

E' sulla bocca di tutti che Zalone abbia fatto, con questo film , numeri impressionanti (ha superato anche gli incassi de Il Re Leone, che ok era paracula anche quella porcheria in semi-quasi-live-action ma sempre de Il Re Leone si parla), che nessuno potrebbe spiegarsi se non con la "formula Zalone" di cui sopra.
Addirittura, "Tolo Tolo" è diventato il film con il maggiore incasso nella storia del cinema italiano per quanto riguarda il primo giorno di uscita (oltre otto milioni di euro per più di un milione di spettatori). Certo, ha leggerissimamente aiutato che, fiutando l'affare, molte sale abbiano programmato anche dieci, dodici proiezioni al giorno: un zinzino credo che la cosa abbia influito. Ma giusto un pochetto. 


ecco i due o tre spettacoli previsti per Tolo Tolo



Ora, senza voler fare i naif, i critici a tutti i costi, uno di quelli con la puzza sotto il naso che capisce di inquadrature e "grammatica della scrittura" del Cinema, se un domani un qualcuno di importante nell'ambiente, proveniente dall'estero, mi chiedesse di mostrargli il nostro film attualmente di maggior successo economico, io mi vergognerei un po' a mostrargli quest'ultima pellicola targata Checco Zalone e Paolo Virzì (si, c'è anche lui alla sceneggiatura: non so dove, esattamente, ma c'è): non perchè non sia un film impegnato, o perchè un brutto film, ma solo perchè non è il film che ci si aspetta incassi quello sproposito per resa registica, sceneggiatura, contesto, attori; perchè, e questa è la mia impressione, in futuro i numeri saranno ben differenti.

Chi è andato a vedere Tolo Tolo si aspettava qualcosa di, probabilmente, caustico, irriverente, un politicamente scorretto riguardo l'immigrazione che però, a causa della "formula Zalone", è qualcosa che non potrà mai esserci essendo lontano dal suo DNA: è una comicità rassicurante, la sua,  non può essere cruda, nè sofisticata come quella di Antonio Albanese che meriterebbe a mio giudizio molta più fortuna; oppure ci si aspettava il canonico film alla Zalone, in cui un ignorante meridionale truffaldino di buon cuore riesce poi ad integrarsi ed avere successo, e si è trovato qualcosa di differente, quasi rischiando di dover pensare, di dover usare il cervello un po' più dello standard, perchè quei problemi li, quelle situazioni li, sono quotidiane per noi che ne sentiamo parlare nei telegiornali, ma finchè non le proveremo sulla nostra pelle non esisteranno mai davvero.





Senza menarla troppo, la mia impressione è che stavolta Checco Zalone sia andato un po' fuori dal seminato, il che può essere positivo, ove il suo pubblico affezionato sappia reinventarsi e crescere un poco per seguire qualche tematica un po' più interessante, attuale, realistica e cruda, ma anche negativo , in grado di ritornargli in faccia come un boomerang, se chi è andato al cinema a vedere il classico film di Zalone e si attendeva semplicemente il classico film di Zalone poi non ha trovato il classico film di Zalone dove si ride, ma una pellicola in cui si ridacchia ogni tanto e si è costretti, sia pure poco poco, a pensare un po' a quelle persone li, e quelle vicende li, tra un Grande Fratello Vip ed un C'è Posta Per Te, trasmissioni che sempre ricordano il bisogno di tornare all'agricoltura ed alla pastorizia per tanti che vi partecipano. O le persone che le seguono. 

Non solo "Tolo Tolo" non è esattamente un cambiamento radicale nel modo di fare cinema di Checco Zalone, ma è anche un cambiamento blando, superficiale, perchè le tematiche e le situazioni sembrano solo accennate, come a dare un contentino a chi è altrettanto superficiale, che vuole pensare senza sforzarsi troppo, ma mai davvero approfondite.
Un cinema paraculo, si diceva, perchè è difficile pensare che Luca Pasquale Medici si sbottoni schierandosi verso un orientamento o l'altro, preferendo invece mettere alla berlina un po' tutto, bipartisan, per così dire.
E' un attore comico, ovviamente, non uno drammatico, quindi non ci attendeva questo... questo... cosa?
Questo, in ogni caso. Qualunque cosa esattamente sia.





E' un film caruccio, simpatico a tratti che ha il merito di mostrare situazioni anche spiacevoli ma senza il coraggio vero di osare.
La domanda è, semmai, se la prossima volta la gente si fiderà altrettanto ad occhi chiusi delle promesse e del nome di Zalone e andrà a vedere il successivo film sulla fiducia, senza discutere.
Io penso di no, perchè stavolta il passaparola non è esattamente positivo come in passato: nella mia opinione, il tipo di cinema di Checco Zalone ha una scadenza.
Ad oggi, 07 febbraio 2020, il film è lontano dall'aver conquistato i sessantacinque e oltre milioni di euro del suo maggior successo, Quo Vado, attestandosi sui quarantasei milioni circa.
Sicuramente ha macinato numeri spropositati anche con gli altri suoi film e ha fatto bene all'industria cinematografica perchè le sale ne hanno solo beneficiato: è solo che la gente si accorgerà presto che, probabilmente, a voler grattare bene, un poco più a fondo,  non c'è molto sotto la superficie.
La sua base di affezionati, la sua fan-base, Zalone non la perderà mai: ma è ben possibile che molti fruitori occasionali di cinema, quelli che come si scriveva più in alto magari vanno in sala sulla fiducia se si tratta di lui, in futuro non ripeteranno l'esperienza.
Anche il McDonald ogni tanto tira fuori qualcosa di nuovo per sapore e proposta pur offrendo sempre, alla fin fine, un panino sia pur con gusto e nomi differenti: il solito, rassicurante Big Mac c'è sempre, però.
Grazie me ne dia un altro, e me lo incarti, che me lo porto via.