mercoledì 12 maggio 2021

VistoIeri: Resident Evil, la saga completa (regia di Paul W. S. Anderson, con Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Iain Glen e altra gente) - SPOILER

Ieri, giusto perchè non avevo modo di farmi male altrimenti, e dato si tratta di film che contemplano una buona dose di urla da sconsigliarne la visione a casa, mi sono sciroppato una maratona di tutti quanti i film di Resident Evil, la saga horror più nota e amata per il mondo videoludico, il vero e proprio spartiacque del genere, che ha generato una saga pseudohorror cinematografica che pochi al contrario ricordano con vero affetto.

Tutto ha inizio da qui.

Quando il primo capitolo del videogioco uscì su pc, con il nipponico nome di Biohazard, nel lontano e preistorico 1996, fu come nascere per la prima volta: qualcosa di così terribile, in senso buono, come Resident Evil, non s'era mai visto nè immaginato. 

Una saga che combinava thriller, action, horror e un po' di strategia per tirare su le risorse e fare scorta di quello che serviva per andare avanti nel gioco il tutto calato in una grafica che all'epoca suscitava stupore e clamore e che, a mio modestissimo giudizio, tiene botta anche oggi che sono passati quasi cinque lustri, era davvero qualcosa di avveniristico, rivoluzionario: e, ad avere uno staff di gente capace, di sceneggiatori competenti e di un regista con i controcosi, il tutto si sarebbe prestato benissimo ad un adattamento cinematografico.
Ok, smettiamo di sognare, e passiamo alla saga videoludica.

Le doti attoriali della Jovovich: tutte e due bene in vista.

Con queste premesse vide la luce il primo capitolo della serie cinematografica nel 2002, richiamando attori di grido anche se non tutti necessariamente iper noti, ad eccezione forse delle sole Milla Jovovich e Michelle Rodriguez: Iain Glen, meglio noto per essere stato Sir Jorah Mormont in Game of Thrones - al quale non va mai bene con le donne, c'è da dire - Eric Mabius, Jason Isaacs, Sienna Guillory, Spencer Locke ed altri.
Dando un po' di numeri, la serie consta dell'episodio iniziale e di ben cinque seguiti - Madonna Santa, CINQUE - di cui ad un certo punto si faticava sia a tenerne il conto, sia a ricordarne l'effettiva utilità: a tal punto ero poco interessato che in un certo momento ho perso conto del numero di capitoli usciti, ripromettendomi che, se proprio necessario, un giorno avrei provato a recuperare eventualmente i vari film ma solo quando la serie si fosse conclusa.

Per chi, come me, alla fine aveva le idee confuse sul numero di uscite, data di proiezione e ordine in cui recuperare i vari capitoli di Resident Evil, per chi, insomma, volesse farsi del male vedendosi tutti questi film, metto a disposizione un veloce specchietto, tenendo conto che da noi sono usciti tutti in momenti differenti:

Resident Evil (2002)
Resident Evil: Apocalypse (2004)
Resident Evil: Extinction (2007)
Resident Evil: Afterlife (2010)
Resident Evil: Retribution (2012)
Resident Evil: The Final Chapter (2016)

Ora, dato che Amazon Prime Video è il mio personale pusher di fiducia per i film, ma a volte la droga la usa direttamente perchè fa scelte quantomeno bizzarre, ha nel mese di ottobre caricato QUASI tutta la saga, salvo Afterlife che a quanto pare è l'unico messo, oibò, a pagamento: non so se sia masochismo, stronzismo o pessima scelta di marketing, ma mi metto nei panni di quanti volevano vedere tutti i film e si sono trovati UN singolo capitolo, quello di mezzo grossomodo, che dovevano pagare. 
Dato che tuttavia possedevo già dal 2011 un cofanetto blueray con i primi quattro film ho potuto ovviare, pur comprendendo quanti si saranno incazzati come iene per questa scelta: più sensato sarebbe stato mettere magari l'ultimo capitolo a pagamento, se proprio, ma non Afterlife che è peraltro il piu dimenticabile assieme a Retribution , due film che assieme non ne fanno uno decente.



Difficile dire a cosa sia dovuto, ma non ho mai visto una saga celebre, che comunque ha incassato uno sproposito, gettarsi via così.
Nemmeno Lo Squalo o lo stesso Alien, con i recenti Prometheus e Covenant, possono dire di essere caduti così in basso, perdendo non solo lo spirito iniziale, dato che un certo potenziale c'era, ma proprio l'idea alla base di questo prodotto: ci avviciniamo difatti pericolosamente al capolavoro del "buttarsi via" in una scala che va da zero a "trilogia de Lo Hobbit", di Peter Jackson.

Dopo un primo film per l'epoca comunque all'avanguardia per effetti speciali, ora senz'altro invecchiato male - basta vedere la Creatura finale che viene affrontata - che mescolava suspence, atmosfere di cospirazione, horror ed action con degli effetti rallenty comunque misurati, ed un secondo capitolo almeno interessante, tutto è andato a scatafascio: la storia ha iniziato a prendere una deriva da fanta thriller, gli zombi che potevano essere sfruttati come, si perdoni il paragone, fece Romero per lanciare una certa invettiva contro il consumismo dilagante, l'effetto gregge e critica sociale, cedono il passo ad esseri che corrono persino, a mostri frutto di ingegneria genetica ma anche di una CGI non sempre convincente e ad una trama che si sfilacciava sempre di più: vengono introdotti le Las Plaguas, sorta di parassiti responsabili di mutazioni, il Virus G che peraltro è antecedente alle plaguas, il Virus C... ho temuto seriamente che dovessimo farci tutto l'alfabeto.

Il nostro Sir Jorah Mormont Dr Isaac: nemmeno qui gli va tanto bene con le donne


Gli effetti di rallenty sono diventati l'equivalente di un meme vivente per Anderson ed il suo modo di confezionare le pellicole successive al punto che si diceva che, eliminandoli, ciascun film sarebbe durato almeno mezz'ora in meno, si sono introdotti concetti come la clonazione selvaggia della protagonista e di uno degli antagonisti e, infine, si è gettata luce nel capitolo finale su chi ella davvero fosse.
La componente suspance si è persa, i jumpscare telefonatissimi giungevano finanche ad annoiare e le scelte di buttare in vacca certune soluzioni come lo pseudoassedio tipo Fosso di Helm nell'ultimo film hanno fatto chiaramente intendere come non ci fosse più una accidenti di idea che fosse una per confezionare un prodotto almeno di intrattenimento che non fosse ignorantissimo.

Per quanto possa sembrare strano, tuttavia, l'ultimo capitolo, The Final Chapter, si è rivelato una sorta di sorpresa: non che le mie aspettative fossero alte, anzi, probabilmente solo perchè erano così basse il film mi è risultato, si perdoni il termine, piacevole per l'ultima mezz'ora. 
Peccato che non ci fossero avvisaglie di certe rivelazioni, e che quindi l'effetto sorpresa sia giustificato anche dal fatto che nessuno poteva immaginare o aspettarsi certe cose perchè, bè, nessuno aveva seminato indizi per iniziare a fare elucubrazioni: e questo in una scala di "madadovediavolosenesonousciti" che va da zero a Aurelius Silente de Animali Fantastici- I Crimini di Grindelwald.
Intendiamoci, non è assolutamente un buon film nemmeno questo capitolo finale: l'azione è sconclusionata, ci sono momenti in cui si capisce qualcosa solo per l'(ab)uso di rallenty e di base i personaggi sono piatti come fogli di carta, non restandone nessuno di veramente memorabile o che almeno ricordi la propria controparte videoludica.
Solo, nel marasma fino a qui visto, già il fatto si gettino le basi per alcune spiegazioni e che si provi a dare un minimo di coerenza al tutto - che pure non torna, ma almeno ci si prova- basta a renderlo migliore degli altri capitoli. O almeno degli ultimi tre.

Evoluzione grafica della protagonista


Milla Jovovich, la indiscussa protagonista della saga, è per quanto sia brutto dirlo, una attrice che ha lavorato solo o prevalentemente in funzione delle sue esperienze matrimoniali: finchè stava con Luc Besson, era la sua Musa, con film come Il Quinto Elemento e Giovanna d'Arco; poi ha avuto qualche esperienza in altre pellicole (Million Dollar Hotel, l'indifendibile Ultraviolet, il pur pregevole Zoolander), ma per il resto è rimasta vincolata alla saga di R.E.
Qualche parte qua e la, finchè nel 2020 recita in Monster Hunter, sempre un film tratto da un videogioco con, sorpresa sorpresa, regista suo marito.
Tutto questo tuttavia non è un andare a dar demerito all'attrice perchè ella è, prevalentemente, una modella: bravina nella recitazione, piacevole nelle sue prime esperienze con Besson ma da li in poi non ha saputo emergere in maniera particolare e dispiace far presente che sia stata scelta solo per questa sua particolare ed indiscutibile bellezza, a volte ingenua, a volte distante, algida (non la marca di gelati) ma per il resto priva di doti attoriali di un certo rilievo.

La stessa deriva della serie, che ha progressivamente abbandonato sempre più il retaggio videoludico a favore di una visione horror con vari mostri la cui origine viene liquidata con un "il virus si è evoluto, e mutando esso provoca effetti differenti" onestamente non basta a soddisfare, specie poi visto che ci sono alcune incongruenze e buchi di trama qua e la che anche da capitolo a capitolo e finanche all'interno dello stesso film di riferimento, rendono la visione pesante per chi cerca la cosiddetta quadratura del cerchio.

Sempre grande rispetto per le attrici, mai sessualizzate. No, no...


Nonostante quindi Resident Evil abbia avuto un guizzo pure apprezzabile verso la fine, tutto questo non basta, a mio giudizio, per salvare la serie da un giudizio comunque negativo.
Poco, molto poco, si può considerare interessante e tutto ciò che si poteva dire, secondo me, si è esaurito con il secondo film, le cui aspettative e possibili sviluppi sono stati ampiamente traditi dal terzo capitolo (compreso) in poi.
Non credo che a livello di cinematografia, almeno, questa saga avrà vita o, meglio, una seconda vita: ho apprezzato già di più il capitolo in CGI di animazione intitolato Resident Evil- Vendetta che, per lo meno, lascia la sensazione d'essere un videogioco sotto mentite spoglie, al netto dell'assenza di interazione: gli zombie restano una tematica che si porta molto, come dimostra la nuova serie di The Walking Dead - World Beyond di recente aggiunta al catalogo di APV; lo stesso Resident Evil resta una splendida realtà videoludica che non accenna a perdere un colpo, venendo proposta e riproposta spesso e volentieri. 

Ma se parliamo di questa esperienza cinematografica, ecco, per restare in tema, credo che sia giusto essa rimanga morta e sepolta, e senza possibilità di venire resuscitata

Si, si parla anche di te


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martedì 4 maggio 2021

VistoIeri: Justice League di Zack Snyder o Snyder's Cut Justice League (2021) con Henry Cavill, Gal Gadot, Ben Affleck, Amy Adams, Ray Fisher, Jason Momoa

 



A #VistoIeri si commenta la versione di Justice League realizzata da Zack Snyder: una edizione lungamente annunciata, travagliata, attesa, osteggiata, rifiutata, bramata, e di cui si è parlato praticamente dal minuto 1 successivo alla visione del film originale, uscito al cinema  nel lontano 2017.

Justice League, all'epoca, non piacque: tra pubblico diviso nelle opinioni, e critica che in generale era concorde nel demolirlo, questo progetto fu un discreto bagno di sangue, al botteghino, con una perdita netta di almeno sessanta milioni di dollari per la Warner.
E questo, nonostante fosse un film supereroistico, anzi, proprio perchè un film supereroistico, faceva pensare tantissimo: non giovava il fatto che la trama e, in generale, la sceneggiatura, fossero schizofrenici, perchè frutto delle mani di due registi parecchio differenti. E se già all'epoca la cosa si poteva notare tantissimo durante la prima visione, con quelle successive si riusciva tranquillamente ad individuare i momenti diretti da Snyder e quelli di Joss Whedon (regista dei primi due Avengers), cosa che è un risultato abbastanza brutto: esiste una lista pressochè lunghissima di film che, pur partoriti da molteplici mani, sono risultati ottimi se non veri e propri capolavori, come Via Col Vento tanto per citarne uno.

Perchè dunque si è giunti, dopo più di tre anni, a presentare una nuova versione del film su cui in questo periodo stanno parlando praticamente tutti, blogger e cinefili, amanti di comics e youtuber? 

La versione originale di Justice League del 2017
è frutto di una tribolata produzione dovuta al fatto che Zack Snyder ha dovuto abbandonare il progetto quando, il 22 maggio di quell'anno, una delle sue figlie si è suicidata: vista la situazione, dunque, la produzione su richiesta dello stesso regista ha convocato Joss Whedon, che nel frattempo aveva già abbandonato il Marvel Cinematic Universe dopo Age of Ultron, il secondo film corale sugli Avengers.

Si sono sprecate, ovviamente, anche le battute sul fatto che la DC, cercando di differenziarsi totalmente dalla Marvel, sia arrivata invece a copiarne stile e impostazione prendendo addirittura lo stesso regista degli Avengers, tentando di bruciare le tappe per pervenire ad un film corale a sua volta in pochi anni e con poche pellicole, laddove al contrario il MCU era iniziato nel lontano 2008 con diversi film stand alone che servivano a presentare i vari personaggi per ogni singola "fase".

Per quanto anche a me Justice League non sia piaciuto particolarmente, pure ho saputo vederne il buono, per quanto annacquato in un mare di tentativi di spiegare certe cose, mostrarne altre, ammiccare ai comics ed agli appassionati e, più in generale, cercare di assemblare il team più figo di sempre con dei personaggi tra loro poco funzionali in un tempo risicato: a parte Wonder Woman e Superman, tutti gli altri sono personaggi da introdurre: AquamanFlash e Cyborg ma anche lo stesso Batman si può dire appaia più qui che nel film di Batman V Superman: Dawn of Justice. 

Stando così le cose non stupisce affatto che il lavoro di taglia e cuci non abbia soddisfatto nessuno e che il film si sia candidato alla sempre più ampia categoria delle occasioni sprecate perchè ancora oggi, quando riguardo JL possa minuziosamente indicare quali parti siano frutto di un regista e quali di un altro.

Snyder, dal canto suo, ha tuttavia iniziato a rispondere alle critiche, a ribadire che quello non era il "suo" film ma un'opera rappezzata, che se solo il pubblico avesse potuto vedere ciò che lui aveva ideato si sarebbe ricreduto e che, in generale, la SUA Justice League era un prodotto più completo, maturo, solido e robusto rispetto a quello che era passato per le sale cinematografiche.
Apriti cielo.
Com'è noto, noi nerd per cose simili andiamo in sollucchero ed è iniziata una sorta di campagna perchè si potesse vedere questa fantomatica versione estesa che, ora, col senno di poi, non è solo "estesa". 

E' tutto un altro film.


E' un uccello. E' un aereo. No, è Superman con il costume nero


JUSTICE LEAGUE: prima e dopo 

Per evitare di fare un puro e semplice elenco di scene differenti, che peraltro è possibile trovare in rete abbastanza facilmente, cercherò di spiegare cosa sia cambiato.

In una semplice parola, TUTTO.

Justice League 2017 (d'ora in poi solo JL) è un film in cui il motore di tutto è il recupero da parte di Steppenwolf delle "scatole madri", una sorta di Gemme dell'Infinito detta in modo molto superficiale: oggetti per creare, distruggere, fonte di potere infinito e blablabla, le solite cose. Tema portante è la resurrezione di Superman perchè a quanto pare Batman è convinto che nessuno possa tenere testa ad una invasione su larga scala e servano, dunque, degli eroi: per questo motivo inizia un lungo assemblaggio del team più disfunzionale di sempre. 
Abbiamo Barry Allen, ossia Flash, relegato al ruolo di spalla comica o, in breve "il fastidio": irritante, noioso, una sorta di Spider-man rimbecillito a cui affidano i momenti leggeri che però non fanno ridere, solo desiderare di prenderlo a padellate. Praticamente tutti i momenti "comici" nella versione del 2017 sono di Joss Whedon e si vede lontano un miglio. Non stupisce che l'attore, il bravo anche se non eccezionalmente espressivo Ezra Miller, abbia avuto da lamentarsi per ciò che il pubblico conosce del suo Flash a causa della versione JL. E, col senno di poi, ha ragione da vendere.

Cyborg, ossia Viktor Stone, che Leo Ortolani definiva "in una scala di interesse, viene subito dopo la nonna cieca di Heidi", che si può intuire abbia un dramma interno a parte essere ancora sè stesso fisicamente per il 20% circa (si chiama Cyborg mica per nulla) con discreti problemi irrisolti col padre; anche lui, pur non essendo passato dalle Forche Caudine di Whedon come per Flash, ha visto pesantemente ridimensionato il proprio ruolo, al punto che sempre Leo Ortolani diceva che stava nel team giusto perchè offriva la wi-fi gratuita.

fonte: https://leortola.wordpress.com/2017/12/03/cinemah-presenta-non-ce-piu-justice-la-recensione-gentile-di-justice-league/

Lo stesso Aquaman qui resta ancora confinato al ruolo di tamarro, sia pur con una presenza scenica splendida vista con gli occhi delle donne, data da Jason Momoa, il compianto Khal Drogo di GoT e nello specifico non si comprende cosa dia effettivamente al team: i suoi poteri, si, la sua forza ok, ma alla fin fine in JL è palese che senza Superman il team avrebbe perso.
Batman, infine, rimane quello della visione di Batman V Superman, che a tanti non è piaciuta perchè usa le armi da fuoco, anche aliene, e uccide tutto e tutti, lungi dalla regola prima non scritta, poi proprio codificata nei comics, in cui si diceva che "il Cavaliere Oscuro non usa mai pistole e non uccide a causa del dramma che si porta dentro circa la morte dei propri genitori".
A questo proposito, spezzo una lancia su questo Batman: a me la visione di un personaggio incattivito, imbolsito, incazzato col mondo più che mai, addolorato per la perdita di qualcuno - non viene detto, ma chi sa conosce la sorte funesta di Jason Todd, il secondo Robin- non è affatto dispiaciuta: e anche l'uso delle armi, per quanto non sia io un purista, a me non ha fatto nè caldo nè freddo perchè, aprano bene le orecchie i cacchio di fanboy, QUESTI FILM SONO SEMPRE INTERPRETAZIONI E VISIONI DEL REGISTA e i personaggi devono essere funzionali al quadro generale che si intende rappresentare.
Il Batman di Tim Barton del 1989 funzionava benissimo ed è diventato iconica leggenda nonostante con la visione comune, specie televisiva, non azzeccasse nulla: divertente e tutto, il serial degli anni '60 con Adam West era comunque un qualcosa di atroce, vista nella chiave di un Batman dei fumetti...però piaceva. E piace tutt'oggi.
Ho adorato Christian Bale ma ammetto che anche Ben Affleck è riuscito alla grande nel ruolo non semplice di creare un Bruce Wayne/Batman decisamente piacevole e credibile, una volta accettata la visione di Snyder che è si, differente dai comics e dalla tradizione eccetera, però anche basta a rompere le scatole su tutto: ci sono altri media, specie animati, in cui Batman usa il proprio aereo o i propri mezzi per sparare MISSILI o uccidere mostri atlantidei (Justice League: Trono di Atlantide) o uccidere Parademoni ed altri esseri. 
Andiamo oltre.

Il film ibrido di JL combinava stili, momenti serissimi ad altri fin troppo leggeri, usava una fotografia cupa ma non troppo e, soprattutto, aveva la pecca di esibire un villain, Steppenwolf, che aveva il carisma di un fermacarte e la pericolosità di Topo Gigio
Non si capiva effettivamente se fosse forte lui o deboli quelli della League, in più era animato con una computer grafica atroce e soprattutto erigeva la sua "fortezza" da boss finale in un luogo ameno di qualche zona sperduta della Russia o altro paese del Nordest privo di interesse, il che appariva più una scelta motivata dall'aver finito i soldi e non poter girare a New York che altro per dire che non necessaria; e tutta la parte in cui si minacciavano dei contadini locali che cercavano di eliminare i parademoni col DDT gridava "Joss Whedon" da qui all'altra parte del pianeta.
Molti siparietti superflui, tanti momenti stupidi, più che comici e in generale, appunto, la sensazione di una direzione non ben definita ammazzavano ogni tentativo di rendere epica tutta quella baracconata che, per carità, non mi era dispiaciuta nel complesso ma rendeva comunque il film varie spanne sotto qualsiasi film di casa Marvel.

E la "Snyder's Cut", invece?

Il Dopo ed il Prima, data la mia attuale preferenza.

La versione di Snyder, rilasciata su HBO alcune settimane fa, si presenta come un prodotto corposo, più maturo, solido nelle scelte, complesso nella costruzione della sceneggiatura e dei personaggi: in una parola, migliore.
E' chiaro anche dal fatto di essere stato suddiviso in "capitoli" che questo film in realtà fosse destinato a comporsi tramite una miniserie di sei episodi, ciascuno di circa 40, 45 minuti: ogni segmento/capitolo mette in risalto o uno specifico eroe o una specifica fase (la ricerca della spiegazione sul prossimo attacco, comporre una squadra da porre a difesa della Terra, la storia delle Scatole Madri, l'introduzione dei "nuovi", ossia mai presentati prima, eroi quali Barry Allen/Flash e Viktor Stone/Cyborg) e soprattutto cambia completamente tono, impostazione...e finanche villain del film.
Esatto, il villain.
Intendiamoci, per quanto l'avversario sulla carta resti sempre Steppenwolf, che tra l'altro beneficia di una notevole cura sotto il profilo grafico e di un maggiore approfondimento e caratterizzazione, si mostra per ben più che una manciata di minuti un ALTRO viallain: Darkseid, nipote di Steppenwolf.

Potente, terribile, amorale, crudele: Darkseid è qui!


Darkseid è, per gli appassionati di comics, qualcosa di molto diverso dal Thanos della DC, non solo perchè è apparso prima del Titano Pazzo di casa Marvel, ma perchè possiede una verve ed una forza decisamente differenti e maggiori; si introduce inoltre nel film il concetto dell'Equazione dell'Anti-vita, secondo alcuni media una sorta di equazione che, appresa/risolta, permette il controllo su qualsiasi forma di essere senziente, quindi il dominio della Volontà e del Libero Arbitrio, secondo altri media una oscura entità che corrompe e distrugge qualsiasi cosa, il che ad un certo punto preoccupa persino Darkseid stesso; su tutto, resta l'interpretazione che l'Equazione dell'Anti-vita dimostri la futilità dell'esistenza.
Quando Darkseid apprende da Steppenwolf che l'Equazione è sulla Terra (nella versione di Snyder, dovrebbe essere Superman stesso) concede allo zio di continuare la conquista con le Scatole Madri anche per riparare ad un non meglio approfondito "tradimento" che lascia Steppenwolf ancora in debito di migliaia di mondi da conquistare per il proprio nipote. 

Della "Cura Snyder" beneficia grandemente il parco personaggi con qualche eccezione rispetto alla versione del 2017: in quella di Whedon, paradossalmente, Batman e Wonder Woman erano leggermente più approfonditi e con un minutaggio o almeno delle motivazioni meglio spiegate nel tempo sullo schermo; nella versione di Snyder invece quei due personaggi vengono leggermente ridimensionati e soprattutto sembra meno palese il conflitto così come le motivazioni che pongono il dubbio sul quid: resuscitare o meno Superman?
Come sanno anche i sassi, ad eccezione di alcuni giornalisti "esperti" e presunti appassionati, il Kryptoniano veniva ucciso da Doomsday alla fine del precedente, tremendo Batman V Superman: tuttavia, mentre in JL il resuscitarlo dipendeva in pari misura dall'esigenza di un forte alleato e da un senso di colpa di Batman per averne indirettamente favorito la dipartita, nella versione Snyder's Cut è manifesto che Superman sia l'unico che possa davvero completare il team, e guidarlo contro la prossima invasione: attenzione, completare, non sostituire in toto.
Steppenwolf è difatti molto più forte ed agguerrito dei membri della neonata Justice League e mentre nella versione 2017 una volta che Kal-el arrivava rubava la scena a tutti quanti massacrando da solo Steppenwolf, qui invece l'arrivo di Superman aiuta tutti quanti ad agire al meglio e fa un eccellente gioco di squadra. 
Intendiamoci, anche qui il kryptoniano è indiscutibilmente il mattatore - in tutti i sensi- della vicenda ma non è più lui a risolvere la situazione, bensì... Flash.
Esatto, QUEL Flash di Ezra Miller irritante come poche cose al mondo nella versione 2017 che invece qui diventa un personaggio figo oltre ogni dire: difatti, mentre guardavo il film, sono giunto al punto in cui la Justice League, semplicemente, PERDE.
Le Scatole Madri vengono attivate e tutto viene distrutto o, forse, no: no perchè con una sensatissima strizzata d'occhi alla saga Flashpoint, e non quella porcheria introdotta nella versione 2017, qui Flash pur ferito, stanco e conscio di essere l'unico e solo a poter decidere, si gioca il tutto per tutto.
Con un accompagnamento musicale ed una scena ripresa dall'omonimo film di animazione, Flashpoint, Barry riavvolge il tempo, in una sequenza così figa, bella, epica, spettacolare e con altri superlativi che mi mancano da aver soppiantato quasi tutte le scene fighe dei film di supereroi, con l'eccezione dell' "Avengers Assemble" di Avengers Endgame.










C'è chi sicuramente ha visto questa scena o le dozzine di nuove su Youtube, ma posso assicurare che il pathos che ho provato seguendo tutto quel lunghissimo film ed arrivando a quella scena non è la stessa cosa.
Non è questione di "è bella, resa bene ed entusiasmante", da critico piacevole ed educato, è proprio questione da, si perdoni il termine "daicazzosi!noncicredochefigatamammamia" da fan esagitato. Una di quelle cose che, se fai una reaction su Youtube, ti si vede saltare sulla sedia e gridare come una istericA.
E' una scena potente e anche se il film non fosse, nel complesso, molto piacevole e ben realizzato, come di fatto è, quella sola mi ripagherebbe di un prodotto altrimenti mediocre.
Da ultimo, la versione Snyder introduce alcune altre chicche: sia Martian Manhunter, personaggio che ho trovato sempre abbastanza ridicolo perchè è uno dei più forti eppure lo menano sempre tutti quanti - un po' come la definizione di Vegeta di Dragonball in Nonciclopedia - sia una corposa scena sulla falsariga di Injustice che sostituisce i cd. "Knightmare", gli incubi di Batman di JL con un Joker interpretato da Jared Leto che è davvero maiuscolo. Jared Leto, che tutti avevano criticato in Suicide Squad, qui torna in grandissimo spolvero con un paio di monologhi davvero belli e una scena almeno in cui trasmette il giusto pathos nel rapporto malato che lo lega a Batman. Con questa apparizione, si può capire perchè l'attore insisteva sul fatto che le sue interpretazioni fossero eccellenti e si lamentasse di tutti i tagli che aveva subìto in SS.

Una sequenza potente, ma inserita un po' a caso.


L'unica pecca, se posso dire, è che proprio questa scena, nemmeno breve in realtà, l'ho trovata "attaccata" con lo sputo al resto del film. Forse andava introdotta in un altro momento, forse bisognava metterla alla fine di tutto o come scena iniziale, o spezzarla in uno o due segmenti ma così com'è, per il "come" ed il "quando" è stata inserita, l'ho trovata forzata. 
Bella, eh, ma forzata e fuori contesto. 
Questa, oltre alla concreta possibilità che questa versione "Snyder Cut" resti a sè stante, dato che non appare affatto probabile che si lanci lo Snyderverse, come i fan l'hanno battezzato, e dunque si proseguano con altri due film così lunghi che completino la storia ideata dal regista che, comunque, è un appassionato notevole di fumetti di Casa DC, dato che la Warner difficilmente investirà denaro per ripartire da qui, "accontentandosi" della versione canonica del 2017 inserita in continuity, per così dire.

Dunque, tutti contenti? No, macchè: però, data la lunghezza del post, approfondirò l'argomento in un altro articolo che sicuramente vedrà un sacco di gente con la consueta bava alla bocca.

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venerdì 24 luglio 2020

VistoIeri: La Creatura dei Ghiacci (2009) di Mark Lewis con Val Kilmer, Aaron Ashmore e Kyle Schmid


A #Vistoieri (mi raccomando a diffondere l'hashtag!) si parla di un film strano, abbastanza telefonato, non troppo noioso ma nemmeno così avvincente. Un film che visto la scorsa settimana, è già bello che dimenticato per tre quarti abbondanti.
Parliamo di La Creatura dei Ghiacci, un film il cui titolo spoilera praticamente tutto, anche se lo trovo stranamente più azzeccato dell'originale, The Thaw, ossia Il Disgelo.
Difatti per quanto l'adattamento del titolo in italiano sia, appunto, fin troppo rivelatore, ammetto che se avessi visto un film intitolato Il Disgelo mi sarei aspettato o un film catastrofale con inondazioni e tsunami, o un documentario di Discovery Channel.

La copertina ricorda VAGAMENTE The Thing


Nel cast abbiamo alcuni attori non esattamente di primo piano (e come ti sbagli) quali Aaron Ashmore (fratello del più famoso Shawn, l'Uomo Ghiaccio della saga degli X-men di Brian Singer, e interprete di La Sicurezza degli Oggetti, Veronica Mars, Smallville - li interpretava Jimmy Olsen) e Kyle Schmid (History of Violence è l'unico titolo di spicco che noto), entrambi canadesi, oltre ad un inedito Val Kilmer, unico attore di peso li nel mezzo, nel ruolo di... bho, professore s***zo, scienziato pazzo, futurista e martire pronto ad immolarsi per insegnare alla Popolazione mondiale come raggiungere la salvezza...vallo a capire, visto che le sue motivazioni non è che siano chiarissime.
Il regista, Mark A. Lewis, anche lui canadese, il che spiegherebbe anche la "poetica" delle inquadrature e delle locations scelte, è qui alla sua terza esperienza e non so se sia stato questo film ad azzoppargli la carriera oppure lui ad azzoppare il film: in ogni caso, anche in rete, ho trovato poco su di lui pur venendo menzionato nel catalogo Amazon Prime Video in molti film e serie.
Su IMDB viene accreditato come regista in cinque pellicole, tra cui questo The Thaw/La Creatura dei Ghiacci, ossia Ill Fated, Conversationt with the supplicant, The Age of Adulting (film e serie) di cui non conosco nemmeno mezzo titolo.

Val Kilmer telefona al suo agente per licenziarlo


Torniamo a questo filmone (ironia).
Film mezzo ecologista, mezzo di fantascienza, interamente fiacco e deludente con epilogo con telefonatissimo cliffhanger, la sceneggiatura è stata realizzata da Pipino Lo Svogliato e Andrè Nontengodinero, visto che le reazioni umane, come al solito, vengono bellamente sminchiate, un po' come da consuetudine per film di questo genere in cui ci si aspetta ci siano sempre persone che si caccino nei guai o ignorino le più elementari norme di sicurezza ed igiene oppure reagiscano alle emergenze in modo stupido o fuori di testa.
Il nome, The Thaw, ricorda per assonanza The Thing, ed è difficile non notare i tentativi (molto blandi e, appunto, di Pipino Lo Svogliato) di richiamare quella splendida pellicola di culto: luoghi isolatissimi, atmosfere innevate, una microsocietà che va allo sfascio, un pericolo globale, l'esigenza di evitare la diffusione di un contagio mondiale.
La trama del film è tutta qui, e riassumibile, cercando di non fare spoiler, in queste poche parole: il solito professore cui la comunità scientifica non darebbe mezzo euro di credito scopre una antica minaccia che ha provocato probabilmente anche la morte dei dinosauri, una minaccia che potrebbe ritornare a funestare la Terra a causa del riscaldamento globale che distrugge i ghiacci antichi che rinvengono dalle glaciazioni e che hanno bloccato all'epoca la suddetta minaccia in ibernazione.


Si, ci sono componenti horror, se non splatter


Nonostante un livello di recitazione decente (non mi stancherò mai di considerare Val Kilmer un buon interprete), e pur non essendo un film ad alto budget, stupisce sempre quando ci si imbatte in questi film che sono si, usciti undici anni fa, ma sono pur sempre del 2009, quindi anni ben successivi a quelli che ci hanno regalato un numero altissimo di pregevoli pellicole.
E, per quanto si dica spesso che le ultime trame originali le abbia impiegate Omero, pure si resta perplessi circa questo genere di prodotti. Come suggerivo per un altro film, capolavoro di #iosperiamochemelacavo, ossia 21-12-2012 La profezia dei Maya , è palese esista un pubblico, alle volte pagante, che segue questo genere di, si perdoni la parolaccia, film: pellicole senza speranza, senza appeal ma che intrattengono per il gusto di far passare un'ora, un'ora e mezza guardando qualcosa che non sia l'asfalto che si asciuga o una pianta crescere o semplicemente cadere la polvere; titoli che segui a tavola, a pranzo o a cena, d'estate, quando non c'è niente da guardare e puoi seguire come sottofondo, per compagnia, giusto per non cenare da solo.
Ecco, questa categoria, che potrei ribattezzare #moviealone, comprende anche questo film: alcuni debiti con Cabin Fever sono palesi tanto quanto quelli al già citato The Thing, ma, in generale, si sa esattamente cosa si verificherà scena dopo scena con un paio di eccezioni.
La prima è che comunque l'incertezza sul ruolo del personaggio di Val Kilmer getta una costante incognita sul cosa potrebbe accadere; seconda cosa, la violenza visiva, ai confini con lo splatter, può colpire un certo tipo di pubblico, che prontamente potrebbe cambiare canale, o mantenere viva l'attenzione di chi quel genere di pellicole invece lo ama.

L'espressione degli attori dopo aver letto il copione


Sia come sia, il film è bruttino, dimenticabile e assolutamente privo di mordente. Il che, considerando il tipo di minaccia e come si arriva a subirla, fa in effetti un po' ridere.
Per la cronaca, si può vedere ancora su Amazon Prime Video.








giovedì 7 maggio 2020

VistoIeri: The Recall - L'Invasione (2017) di Mauro Borrelli con Wesley Snipes, R.J Mitte e Jedidiah Goodacre

Dopo aver visto un po' di tutto, mi auguravo di incappare in un film di fantascienza, meglio se a tema abduction, quindi extraterrestri ed alieni, di buona fattura: ero anzi confortato dal fatto che nel cast ci fosse Wesley Snipes, un attore che mi ha sempre dato ottimi feel per quanto legato ad un periodo d'oro di fine 2000 e primo decennio successivo. Il suo Blade, in particolare, mi è sempre piaciuto tantissimo, e il fatto fosse anche la nemesi di Stallone in Demolition Man l'ha consacrato in un altro ruolo senz'altro sopra le righe, ma iconico.
A VistoIeri, dunque, si parla di The Recall, film del 2017 che ha ricevuto una discreta salva di commenti negativi, opinioni feroci e si è attirato un certo odio: andiamo a scoprire se si tratta di un caso meritato oppure se...no, è meritato ogni giudizio negativo, per quanto probabilmente ciascuno sia figlio di aspettative ed idee sbagliate.




Ora, il problema è che il tema degli alieni che ora aiutano ora sperimentano sugli umani, talvolta spingendo la vita ad evolversi, altre volte salvandola o solo cercando di colonizzarci è sicuramente abusatissimo. La Guerra dei Mondi (l'originale del '54 ed il remake più recente del 2005 di Spielberg con Tom Cruise), Segnali dal Futuro (con Nicholas Cage in un film curiosamente non di melma), Signs di M.N. Shamalayn che ha rappresentato sia un originale film per l'epoca quanto, una volta maturato il mio giudizio critico, una cocente delusione) sono solo esempi di un cinema che non ha mai tradito la funzione primigenia dello stesso ossia spettacolarizzare, raccontare, far sognare e, a tratti, traumatizzare. Ed anche qui accade, ma una volta tanto per più motivi e non tutti sbagliati: credo, almeno. In primis ecco il trailer, che parte come una commediola teen e poi diventa...altro.


Ora, di questo film, che tra l'altro è passato dalle reti locali in questi giorni - se non ricordo male, su Cielo, canale 26, preposto a film sci-fi di basso profilo tra cui il recentemente trattato qui "21-12-2012 La profezia dei Maya" (per traumi vari, cliccate qui) non ho molto da raccontare.
Parte da una potenziale premessa interessante, gli alieni che, si, danno un imput allo sviluppo umano, pescando a caso gli umani per farne esperimenti e, quindi, migliorarne il genoma e, as usual, conferire "capacità superiori", un po' come il passaggio dall'Homo Erectus all'Homo Sapiens, che nell'ottica di questo film significa dare poteri esp e sensi potenziati eccetera; tuttavia, in seguito, ma anche nel mezzo, il tutto viene condito dai tratti tipici di un thriller/survival horror che conduce i protagonisti, tutti o quasi giovani studenti anch'essi tipici e stereotipati dei teen movie, a venir braccati, separati ad uno ad uno, e feriti, uccisi o, peggio, catturati.
In tutto questo ha ruolo di antieroe e occasionale voce spiegona della trama che, di suo, si muove ben poco, il nostro amato Wesley Snipes: ex militare e precedente vittima di abduction, si è/è stato congedato dopo aver raccontato i sia pur frammentari ricordi della sua traumatica esperienza e, da allora, è vissuto come un reietto nel bosco in cui i protagonisti si recano per quella che appare all'inizio un semplice week end senza genitori. 
Ovviamente i ragazzi hanno anche la fortuna di rientrare in quel numero chiuso, anche se cospicuo, di persone prescelte dagli alieni per portare avanti i loro esperimenti: vedi che cu fortunata coincidenza.



Ora, il tono del film è molto discontinuo: la tensione presente non prepara alle scene disturbanti cui si assiste successivamente, e questo magari potrebbe confondere quei due o tre spettatori del film tra i quali, magari, c'è qualcuno che non si attendeva di vedere cose simili: corpi ibridati con tubi e cavi, uomini tenuti in vita ma praticamente "smontati", ricordando molto l'estetica cyberpunk che a tratti i manga di Mazinga, tra cui MazinSaga, possono aver fatto scuola.
Pur durando relativamente poco, circa dieci minuti se non meno, ammetto che nel mio caso si è trattato di un calcio nello stomaco: non che io sia facile da impressionare, pur non amando generi come splatter o slasher, ma è solo che quella deriva non me la attendevo dopo una prima parte tutto sommato noiosa, una più sostenuta anche se infarcita di spiegoni che spiegavano poco e, appunto, una parte finale con certe scene. E un epilogo che, in un certo senso, mi ha lasciato con diverse domande, visto che non ho inteso se si volesse lasciare un finale aperto, oppure gli sceneggiatori avessero esaurito la fantasia o, ancora, la produzione, invece, i soldi.

Sia come sia, è un film strano, con diverse cose per cui può essere consigliato sia pure come intrattenimento spiccio sia come qualcosa da evitare. Lo stesso fatto mi riesca a dilungare poco dipende dal fatto che, pur vistolo non molto tempo fa, le uniche cose che ricordo sono le scene forti ed una serie di situazioni/spiegazioni non del tutto chiare, che alimentano la convinzione il focus della pellicola fosse, in un certo senso, non stato determinato per bene, andando oltre La Guerra dei Mondi di Spielberg ma con, ovviamente, una sostanziale differenza di fondi che pur non penalizzando la pellicola - quel che c'è di effetti speciali è fatto molto bene - pure rende impietoso il paragone contando che questo film è uscito solo qualche anno fa a differenza dell'altro, ben più famoso, con Tom Cruise.

Ritornando quindi alle opinioni negative, per quanto, SI, sicuramente il film non offra molto di nuovo e, di nuovo, SI, non sia certamente reso o recitato bene, pure non è sicuramente brutto come lo si è dipinto: le interpretazioni sono valide, e la sensazione è che siano i personaggi ad essere scritti male, semmai, o per essere stereotipati.
Molto, rimarco, lo fa il tono discontinuo del film che abbraccia un po' tutti i generi del tipo ma senza spingere su nessuno di essi in particolare.
Survival? C'è.
Horror? C'è.
Teen movie? C'è.
Fantascienza? C'è.
E potrei continuare.
L'altra sensazione è che probabilmente un attore come Snipes, sicuramente alla ribalta alcuni anni fa ma ora in calo di presenze sul grande schermo, il suo personaggio e , complessivamente, il suo inserimento/ruolo nella storia abbiano giocato in sfavore della pellicola.
Per la serie, pur essendo bravo, potevano piazzarci chiunque altro, e non sarebbe cambiato nulla.


Per concludere, non è esattamente un film che rivedrei per quanto, in un certo qual modo, sono contento di aver visto almeno una volta.
Ora, perdonate, vado a preparare lo shotgun: magari saranno simpatici e coccolosi come ET ma nel mentre mi cautelo.


mercoledì 11 marzo 2020

VistoIeri: Cruel Jaws (1995) di William Snyder aka Bruno Mattei con D. Luther e G. Barnes Jr


Oggi, a VistoIeri, un bel film con uno squalo. Dove "bello" significa iper derivativo ai confini del plagio, dell'italianissimo Bruno Mattei che, per l'occasione, si è presentato quale regista sotto lo pseudonimo di William Snyder. Wikipedia recita "Dapprima montatore, esordì come regista nel 1970, specializzandosi poi in film a basso costo, spesso di genere horror, quasi sempre stroncati dalla critica." Oltre a vari film ammiccanti e softporno.
Quindi partiamo già BENISSIMO.
Ad onor del vero, Mattei, scomparso tra l'altro nel maggio del 2007, non mi era sconosciuto: avevo visto già Virus, diretto assieme a Claudio Fragasso - un nome una garanzia...al ribasso - il terrificante per i motivi sbagliati Zombi 3 - sempre con Fragasso, vedi il caso - e Terminator 2: no, non il film di Cameron, ma un film riciclone e scopiazzato da Aliens 2-Scontro finale più che dal film Terminator del 1984. Io, nella mia ingenuità, ho recuperato all'epoca prima questo Terminator 2, stupendomi del fatto che fosse ambientato a Venezia e ci fossero squadre tipo i marines spaziali di Aliens che cacciavano mostri mutanti e che ci fosse una macchina del tempo. 
Solo dopo un paio di giorni, parlando con gli amici in un'epoca pre-internet, scoprii che razza di porcheria avessi in realtà guardato. 


Ah, per la cronaca anche qui c'è Fragasso, stavolta come sceneggiatore, sotto lo pseudonimo di Clyde Anderson e il film stesso venne rimaneggiato diverse volte modificandone il titolo per evitare una PROBABILISSIMA accusa di plagio: Contaminator, Alienators, Shocking Dark tra gli altri.
Andiamo sempre meglio.

Con queste premesse, ovviamente, non potevo che aspettarmi un genuino plagio anche per questo Cruel Jaws che richiama grida al celebre film di Spielberg.

Ringrazio Amazon Prime Video che pare essersi abbonata alle produzioni terrificanti di questo genere, consigliandomele persino. Grazie, eh, APV. Bastarda.


Piccola divagazione: manca su questo blog, idea che coltivo da questa estate, un bel listone di film sugli squali, sia quelli da vedere perchè di culto, sia perchè pezzentissimi: una sconfinata lista di tesori, perle rare di bellezza dal celeberrimo capostipite di Spielberg, Jaws/Lo Squalo, film che per poco non indusse il famosissimo regista ad appendere il ciak al chiodo fino alle versioni discount come questo Cruel Jaws, che definire plagio è anche poco.
E poi, certo, la serie dei Two-, Three-,  Five- e ora anche il Six-Headed Shark, perchè dove uno squalo grande e grosso ma ordinario non basta, cosa c'è di meglio di ideare squali mutanti con due, tre, cinque o sei teste? 
Per fortuna però di questi si parlerà in un'altra occasione.


Pensa che fortuna dover parlare di sta serie di film. Ma chi se li guar...ah, si, io.



Film italo-statunitense che definire un plagio è anche poco già dai caratteri della locandina, Cruel Jaws parla di un grosso squalo tigre che semina il panico nei pressi di una località balneare, Hampton Bay, attaccando sommozzatori e bagnanti: tuttavia, le autorità locali minimizzano prima e scelgono di non intervenire poi data l'annuale competizione velica su cui gira l'economia della città o almeno una parte di essa. Per ovviare, verranno incaricati tre individui di fermare lo squalo o, meglio ancora, ucciderlo.
Ora, e' vero che fino agli anni 2000 certe cose erano gestite un po' come il Far West, ergo sui diritti, sui plagi specie di produzioni misconosciute e pezzentissime si era abbastanza flessibili, a seconda di come girasse il vento o l'umore o il rischio queste facessero dei veri soldi: è il caso del già citato Aliens 2 Sulla Terra (1980) che venne portato in tribunale proprio per il titolo che plagiava copiava violentava richiamava espressamente  l'originale film di R.Scott del 1979 e di certo non aveva niente a che spartite con il futuro Aliens 2 Scontro Finale di J. Cameron.


Però è pure vero che, in questo specifico caso, ogni cosa, dai font della locandina alla introduzione del film e dello squalo di notte, fino alla trama ed ai personaggi, è copiata all'inverosimile dal film di Spielberg ed è derivativa al 1000 per 1000.
Già la colonna sonora è qualcosa di totalmente fuori posto, al punto che mixa musica tecnologica con suoni elettronici ad altre sonorità plagiate da Star Wars, e non sto scherzando, rendendo il tutto decisamente sgradevole.
Si parlava di citazioni/plagi: anche qui abbiamo un poliziotto integerrimo chiamato amichevolmente "capo", che è palesemente un richiamo a Martin Brody, e si chiama Francis Martin (...), un tizio biondino che fa ricerche naturalistiche (Hooper), il dubbio che sia stata l'elica di un motoscafo a massacrare la prima vittima, un affarista interessato a non chiudere le spiagge, l'attacco ad una ragazza mentre è col fidanzato (così come per la prima vittima del film Lo Squalo, Chrissie/Christine Watkins), il delfinario come nel terzo capitolo della serie di Spielberg, la teoria della "territorialità", uno squalo pescato per errore convinti che sia quello "giusto", la proposta del tizio biondino di aprire la pancia a quello catturato per essere sicuri che sia lo squalo killer, fino ad interi dialoghi o frasi copiati. 

La locandina del film di Spielberg...

...e quella di Cruel Jaws. 



Il film ha un tenore più vicino all'horror, caro a Mattei, pure se nelle scene di azione non si capisce letteralmente un'acca sia perchè la macchina da presa sembra retta da uno che abbia i polsi rotti, sia perchè non si potevano usare veri squali nelle riprese nè costruirne uno; invece gli effetti speciali, ossia i corpi straziati, quando si vedono, sono realizzati abbastanza bene così come l'industria cinematografica italiana era abituata a fare. Sono presenti vari ammiccamenti softporn, anche questi tipici di Mattei e del cinema italiano di quell'epoca ma è così tanto forte la sensazione di essere di fronte ad un plagio/remake che tutto scorre via in modo lento, prevedibile, a tratti fastidioso specie perchè è già visto. Esplosione finale compresa.


Nel film sono inoltre presenti anche altre cose copiate, da intere sequenze prese senza permesso da film come Lo Squalo 1 , 2 e 3 oppure da L'Ultimo squalo dell'italiano Castellari e Deep Blood (questi due non li ho mai visti ma ho recuperato dei filmati in rete in cui si mettono a confronto proprio le scene, e sono proprio le stesse). Questo film è stato stroncato un po' ovunque, quando si sono peraltro accorti della sua esistenza, anche se ad ora è diventato una sorta di cult come tante pellicole pezzenti del passato. Anche nel mercato asiatico questo prodotto si è ritagliato una certa nicchia anche forse in più rispetto a noi, dato è stato presentato come Jaws 5- Cruel Jaws, quindi un seguito diretto dell'ultimo, orribile, Jaws 4 di Spielberg, quando oramai il franchise era andato a carte e quarantotto.







Difficile raccomandarne la visione: se si ama il genere, si accetta di assistere ad un film recitato come le produzioni scrause anni 70 e 80 tipiche del nostro cinema e di quello statunitense, che anche li non è che se la passassero tanto meglio, può anche valere una visione, e solo una. Se si vuole assistere ad un film totalmente plagiato per scoprire quali e quanti furti siano stati perpetrati a danno di altre pellicole di genere e non, merita tantissimo.
Altrimenti, si può lasciar perdere tranquillamente.

giovedì 27 febbraio 2020

Vistoieri: Absolon (2003) con Christopher Lambert, Kelly Brook, Ron Perlman e Roberta Angelica


E' sempre brutto quando si assiste ad un film in cui c'è Kelly Brooks e questa non si spogl... ah, siamo in linea? Siamo collegati?
Ehm.
Buongiorno, buon pomeriggio e buona sera.
Stavo dicendo che è sempre sgradevole quando bravi attori vengono sprecati in ruoli che non si confanno al loro talento. Si.

Vabbè torniamo seri.
Se la locandina vi ricorda qualcosa è solo perchè siete malpensanti.



Absolon, film di fantascienza, fantapolitica, a tempo perso thriller e distopico. 
Per inciso, va detto che la fantascienza è quella di domani, quindi niente auto volanti, armi futuristiche e la distopia, per modo di dire, riguarda solo il fatto che il Pianeta Terra è stato pervaso da un virus di qualche genere che ha spazzato via miliardi di persone e che ha infettato tutti i restanti: coloro che sopravvivono devono per forza assumere un farmaco, l'Absolon appunto, che evita il decorso rapido della malattia e la conseguente morte. C'è, come ovviamente è consuetudine, la solita Compagnia Farmaceutica di turno ammanigliata con il Governo al punto che pare essere un tutt'uno (qualcuno ha detto V for Vendetta?), ci sono i soliti interessi economici in gioco, c'è chi vuole guarire l'Umanità dalla schiavitù di dover dipendere da questa medicina per resistere al virus, al punto che diventa quasi la cura ad essere oggetto di dipendenza, c'è Christopher Lambert nel ruolo del solito poliziotto incorruttibile e c'è Kelly Brooks che risulta la classica scienziata intelligente ma truccata e perfetta, a cui per apparire intellettuale è sufficiente dare un paio di occhiali.


E che le vai a dire ad una così? Niente.


C'è anche Perlman nel ruolo di Perlman nel 99% dei film con Perlman, con l'unica eccezione di Hellboy e c'è una tale Roberta Angelica, tizia misconosciuta anch'essa maggiorata che ha partecipato  ad Urban LegendJill Rips - Indagine a luci rossee ad un episodio di Relic Hunter (alla faccia!), nel ruolo dell'assistente di Lambert mascolina e cazzuta.

Premesse non originali, pur con un paio di spunti interessanti, per un film low budget come tante produzioni che hanno visto nel corso degli anni la partecipazione di Lambert e lo stesso Perlman, Absolon si muove prevedibile come un tram sui binari urbani e a tratti forzato come un videogioco o un'avventura grafica degli anni 2000 in cui si procede per step per scoprire le varie fasi della storia.
Le scene d'azione ed un paio di inseguimenti non sono nemmeno da buttare e si respira un taglio simile a Nirvana, Matrix e Blade Runner per quanto gli effetti speciali nemmeno ci siano e, come si diceva, la fantascienza e la distopia siano solo nella narrazione ma non certo nelle scenografie o nei paesaggi, ad eccezione dei soliti borghi simil abbandonati di tutte le produzioni di questo genere, dove "distopico" o "postapocalittico" di solito significano due centri urbani abbandonati con muri mezzi crollati e gente povera in giro con spazzatura e brutte facce.


Allora ditelo che lo fate apposta a copi...citare. Volevo dire, citare.


Per quanto il film in sè abbia anche i suoi momenti, come si diceva, non ha praticamente nulla della fantascienza, e a tratti la semplicità della trama e l'assenza di sorprese, utili a seguire il film mentre si sta facendo altro, tipo mangiare, giocare, leggere o lavorare, possono però scoraggiare chi non ama il genere e pretende film di una certa caratura.
Costato circa 8 milioni di dollari, che però nel linguaggio di Hollywood vuol dire stuzzichini e un paio di pizzette offerte alla troupe, questa produzione canadese-statunitense ne ha guadagnati...7 mila. Non milioni. Dollari. Settemila dollari di guadagno. 

Non  so quanto attendibili siano questi dati ma in ogni caso dubito che si discostino molto dalla verità. E per chi magari ama il trash possono essere biglietto da visita per prenotare almeno una visione.

Roberta Angelica: il suo personaggio ricorda uno simile in NCIS. E altri 200.

A questo proposito, difficile dire se sia un film da raccomandare di guardare almeno una volta: come intrattenimento o sottofondo per quando si fa altro al computer, può andare bene, idem quando si mette su una maratona di film per capire cosa, nella carriera di Christopher Lambert, sia andato storto: può essere che lo stesso Sean Connery, che ha avuto una serie di traversie imbarazzanti per le produzioni a cui ha aderito (Dragon Heart, Entrapment, The Agengers) e a cui ha preferito non partecipare (La trilogia di P. Jackson de Il Signore degli Anelli come Gandalf, Matrix come Morpheus, i film della Marvel), gli abbia portato sfiga, o Lambert ne abbia portata a Connery o, in generale, 50% di colpa ad entrambi.
Giusto per rivitalizzare, un paio di foto della Brooks e di Angelica da altri set e film: giusto per rifarsi gli occhi, dato che dopo la visione di Absolon, un minimo di contentino ce lo meritiamo.