giovedì 17 ottobre 2019
Joker di Todd Philips con Joaquin Phoenix
Dato siamo ispirati, oggi, ecco un paio di minuti di immagini con un montaggio musicale della colonna sonora di Hildur Guðnadóttir che posso scrivere così in scioltezza grazie al copia/incolla, sempre sia lodato u.u
mercoledì 16 ottobre 2019
VistoIeri - Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix (con spoiler)
A VistoIeri, quest'oggi (suona abbastanza male, lo ammetto), si parla del Joker del regista Todd Phillips interpretato da un superbo Joaquin Phoenix: se ne parla giusto perché non ne hanno parlato tutti quanti, comprese persone che in un loro blog o canale youtube non si occupano di film pur desiderando una manciata di views in più.
No, no (ironia).
Comunque, ne parlo anche io, oggi, giusto perchè magari manca quel 10% di persone in scala mondiale che ancora non sa nulla di questa pellicola.
Tornando a noi: Todd Phillips, regista che ho nel cuore per la trilogia di Una Notte da Leoni, ha fatto qualcosa di apparentemente impossibile, creando un così grande, meraviglioso film al punto che le etichette sembrano star poco bene addosso: è un noir ed è un thriller dal risvolto psicologico, ha componenti dell'horror eppure della commedia.
E' JOKER, il film che ha fatto ricordare alla platea dei "beneinformati" quanto fosse bravo, pur dicendolo io da anni, Joaquin Phoenix, un attore che da tutto, tutto, per qualsiasi ruolo che interpreta: non a caso, di recente, si è quasi demolito la carriera partecipando ad un progetto particolare in cui sembrava l'attore stesse dando di matto in varie situazioni e contesti, finchè non si è scoperto tutto fosse parte di uno specifico progetto.
Un attore che ho visto in grado di commuovere recitando nel bellissimo Her con (la voce di) Scarlett Johansson ad interpretare l'intelligenza artificiale di cui si innamorava, di farsi odiare interpretando Commodo ne Il Gladiatore con Russel Crowe giusto per citare i più noti e, più in generale, di essere semplicemente bravo.
E' JOKER, il film che ha fatto ricordare alla platea dei "beneinformati" quanto fosse bravo, pur dicendolo io da anni, Joaquin Phoenix, un attore che da tutto, tutto, per qualsiasi ruolo che interpreta: non a caso, di recente, si è quasi demolito la carriera partecipando ad un progetto particolare in cui sembrava l'attore stesse dando di matto in varie situazioni e contesti, finchè non si è scoperto tutto fosse parte di uno specifico progetto.
Un attore che ho visto in grado di commuovere recitando nel bellissimo Her con (la voce di) Scarlett Johansson ad interpretare l'intelligenza artificiale di cui si innamorava, di farsi odiare interpretando Commodo ne Il Gladiatore con Russel Crowe giusto per citare i più noti e, più in generale, di essere semplicemente bravo.
Va detto che, in passato, l'attore era stato avvicinato per ruoli nell'ambito dei cinecomics: era stato difatti contattato per interpretare il dottor Bruce Banner/Hulk, dapprima, e poi il dottor Stephen Strange, ruolo andato a Benedict Cumberbatch. Nonostante le offerte lusinghiere, solo il ruolo di Arthur Fleck/Joker sembrava essere di suo gradimento, perchè, a detta dell'attore esso è "unico" e non sembrava quello di un "tipico film di una grande produzione"; inoltre, il plus vero e proprio stava nel fatto che non lo avrebbe obbligato ad apparire in sequel e altri film correlati lo poteva confortare maggiormente nel dare una performance di quelle che sono, per così dire, quelle di una vita. Non a caso, Joaquin Phoenix per interpretare il ruolo ha perso 24 chili e, ammetto, si vede parecchio visto il fisico esile eppure scattante e muscolare, nervoso e scavato, che mostra nel film.
La cosa senz'altro ironica, degna del Joker, è proprio che a ripensare alle reazioni del pubblico di alcuni mesi fa non si potrebbe essere più agli antipodi, chiaro segno della massificazione delle opinioni da social network: laddove oggi la gran parte elogia a gran voce la performance di Phoenix, i costumi e l'ambiente, la mia memoria ben ricorda le risate, i meme e le prese in giro al look del protagonista, il concept design, finanche l'idea stessa alla base di questo film.
Come sempre, in internet e più nello specifico nei social, la coerenza la fa da padrone.
La cosa senz'altro ironica, degna del Joker, è proprio che a ripensare alle reazioni del pubblico di alcuni mesi fa non si potrebbe essere più agli antipodi, chiaro segno della massificazione delle opinioni da social network: laddove oggi la gran parte elogia a gran voce la performance di Phoenix, i costumi e l'ambiente, la mia memoria ben ricorda le risate, i meme e le prese in giro al look del protagonista, il concept design, finanche l'idea stessa alla base di questo film.
Come sempre, in internet e più nello specifico nei social, la coerenza la fa da padrone.
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| Il primo concept del personaggio incontrò l'ilarità della rete: oggi, invece... |
In questo film, collocato nella Gotham City del 1981, per quanto sia palesemente la New York degli anni 60/70, con edifici fatiscienti, immondizia e un "cuore di tenebra" nella popolazione, l'attore interpreta Arthur Fleck, un uomo con gravi problemi: affetto da una risata nervosa figlia di un disturbo mentale, incapace a relazionarsi positivamente se non soltanto la propria madre alla quale però è costretto a badare e costretto a vivere in una situazione economica e lavorativa pessime. L'assenza di fiducia in sè stesso, complice le sue bizzarrìe, lo porta anche ad avere difficilissimi rapporti interpersonali e a non sapersi difendere anche, e soprattutto, quando la ragione sarebbe dalla sua parte: gli scoppi di rabbia che alle volte appaino, come quando egli prende a calci ripetutamente i bidoni dell'immondizia, ne sono un esempio lampante. Dalle ceneri di questo personaggio, tuttavia, emergerà il Joker, il Clown Principe del Crimine.
Citando un episodio di The Big Bang Theory, questo film incarna il celebre "gatto di Schrödinger", ma lo dico con una valenza positiva.
E', ed al contempo non è, un cinecomics perchè si potrebbero anche sostituire i nomi di personaggi e di luoghi, eppure la storia funzionerebbe ugualmente; è un film di origini eppure è anche una summa di ricordi che potrebbero essere frutto delle fantasie di Arthur; è un noir eppure è anche altro.
E' un film joaquinphoenixcentrico, nel senso che tutto, proprio tutto, è sulle sue spalle: in un certo senso, è come se avessero consegnato all'attore le chiavi della produzione, dandogli carta bianca e basandosi sul seguire passo passo ogni sua movenza, espressione, sospiro. Primi piani, sequenze, momenti di solitudine, vita privata, ogni cosa porta lo spettatore a seguire costantemente ciò che questo Arthur Fleck compie, in attesa costante che la follia si liberi, e che nasca forse il personaggio più iconico, malato, malvagio e eterno, che i comics ci abbiano regalato.
E' un film joaquinphoenixcentrico, nel senso che tutto, proprio tutto, è sulle sue spalle: in un certo senso, è come se avessero consegnato all'attore le chiavi della produzione, dandogli carta bianca e basandosi sul seguire passo passo ogni sua movenza, espressione, sospiro. Primi piani, sequenze, momenti di solitudine, vita privata, ogni cosa porta lo spettatore a seguire costantemente ciò che questo Arthur Fleck compie, in attesa costante che la follia si liberi, e che nasca forse il personaggio più iconico, malato, malvagio e eterno, che i comics ci abbiano regalato.
Pure, è palese che il film possa assomigliare ad una graphic novel, un albo singolo slegato dalla continuity, una sorta di esperimento, di progetto isolato, che proprio per questo osa tutto quello che può e può tutto quello che osa, libero dalle logiche di possibili sequel come del doversi incastrare in qualche time-line o altra opera precedente o in divenire.
Una sorta di The Killing Joke con attori in carne ed ossa, senza Batman, con le origini del villain.
L'interpretazione di Joaquin Phoenix resta superba, magistrale, e priva di qualsiasi calo per tutta la pellicola: per tutto il tempo non si dubita mai di guardare un disagiato, una persona mentalmente disturbata, che è anche repressa e la cui violenza, dentro, attende solo l'occasione per esplodere.
Quanto a Todd Phillips, la sua regia è stata eccezionale: i rimandi a Scorsese, quali Taxi Driver e Re per una Notte sono evidenti anche a chi abbia solo una infarinatura del genere, mentre gli stessi omaggi/citazioni ad altri film in cui il Joker è apparso, dai Batman di Nolan fino a quello della serie degli anni '60 di Caesar Romero (specie la risata ed il vestito adottato da Arthur alla fine) si sprecano.
Una sorta di The Killing Joke con attori in carne ed ossa, senza Batman, con le origini del villain.
L'interpretazione di Joaquin Phoenix resta superba, magistrale, e priva di qualsiasi calo per tutta la pellicola: per tutto il tempo non si dubita mai di guardare un disagiato, una persona mentalmente disturbata, che è anche repressa e la cui violenza, dentro, attende solo l'occasione per esplodere.
Quanto a Todd Phillips, la sua regia è stata eccezionale: i rimandi a Scorsese, quali Taxi Driver e Re per una Notte sono evidenti anche a chi abbia solo una infarinatura del genere, mentre gli stessi omaggi/citazioni ad altri film in cui il Joker è apparso, dai Batman di Nolan fino a quello della serie degli anni '60 di Caesar Romero (specie la risata ed il vestito adottato da Arthur alla fine) si sprecano.
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| Ridere pur volendo piangere disperatamente: difficile non emozionarsi. |
Costato circa 55 milioni di dollari, il film ne sta incassando uno sproposito: 543 milioni di dollari in tutto il mondo il 14 ottobre, mentre ad oggi, 16 ottobre, siamo già a 556 milioni (fonte Box Office Mojo); in Italia ha già superato invece i 15 milioni di euro (fonte: Ansa).
Nonostante queste cifre, le polemiche non si sono fatte attendere: difficile dire se queste siano anche la causa di valutazioni così discordanti su Rotten Tomatoes, sito che vale quel che vale, beninteso, ma mostra comunque il curioso dato del 63% di preferenze da parte di recensori effettivi e un 89% di gradimento del pubblico: Black Panther, un film decisamente sopravvalutato da qualsiasi parte la si veda, per esempio mostra un 97% e un 79%, rispettivamente; lo stesso Her, un altro film di Joaquin Phoenix ed uno dei miei preferiti, mostra un 94% e 82% , Taxi Driver 98% e 93%, Avengers Endgame 94% e 91%.
Questi dati possono significare qualcosa?
In effetti, no, almeno in senso assoluto, ed è questo il problema: i voti sono numeri, sono una determinazione in scala di 3, 5, 10, 100 punti che racchiudono il tutto ed il niente. Questo riporta alla soggettività ed alla percezione differente da parte dello spettatore di Catanzaro o di New York o di Parigi o di Copenaghen di una pellicola o, nello specifico, essendo tutto incentrato sulla sua performance almeno all'90%, sull'attore: non ho difatti memoria di una singola scena in cui l'attenzione si spostasse su altri personaggi o comprimari. Si potrebbe dire che più che il film di Todd Phillips, questo sia il film di Joaquin Phoenix e che il Leone d'Oro, a Venezia, avrebbe dovuto ritirarlo lui.
E' difficile scindere il film, Joker, dal personaggio, il Joker: bella forza e ovvietà, direte.
Ma il punto è che non è frequente che ci sia in scena un protagonista che sia così ingombrante, in senso buono, al punto che tutti gli altri personaggi sembrino, realmente, un contorno, una semplice contestualizzazione per spiegare il come o il perchè.
Ecco, quindi, che giudizi negativi o non eccezionalmente alti in patria come invece accade qui da noi generalmente assai più positivi in senso generale, possono dipendere da una questione di percezione: qui in Italia, o in Europa, rispetto all'America.
Le critiche, le paure, i giudizi negativi
E' noto che in America reperire un'arma da fuoco sia poco più complicato che comprare qui in Italia in una discoteca acidi ed altro materiale per "sballarsi", virgolette d'obbligo, perchè non è certo pratica che approvo; così come è quotidianità per moltissimi americani mandare i figli a scuola, persino alle elementari, con il giubbotto antiproiettile sotto la camicina o la divisa.
Tanti, troppi episodi di violenza che culminano con molti morti, spesso decine, ci giungono alle orecchie: ma, come sempre accade, di sicuro sono solo una parte degli episodi che realmente raggiungono i media internazionali, visti i casi di aggressioni, minacce a mano armata, bianca o da fuoco, episodi di bullismo e tanto altro che ci sembrano normali, lontani e "così è", almeno finchè non bussano alle porte di Casa nostra.
Ora, la memoria ci fa anche rammentare che nel 2012, ad Aurora, in Colorado, un ragazzo disturbato, durante la proiezione de Il Cavaliere Oscuro Il Ritorno - il terzo episodio della trilogia di Nolan - prese ad esempio il puro caos incarnato dal Joker interpretato da Heat Ledger e fece una strage in uno dei cinema.
Ad dirla tutta, il "folle", di nome James Holmes era un ventiquattrenne dottorando di neuroscienze, quindi non esattamente il tipico individuo che si immagina avere bava alla bocca, zero cultura e solo una insana passione per le armi e la violenza, anzi era uno studente "top dei top": eppure, dodici persone sono morte in quella strage; sempre per dare veridicità agli episodi, il killer era appassionato di supereroi, il che non significa sia stata quella la molla che l'ha deviato, altrimenti andrebbe detto che quasi tutti i killer giovani sono stati deviati da Dungeons & Dragons, visto che in America almeno due ragazzi su tre ha giocato a D&D una volta nella vita: semplicemente, non c'è bambino che non cresca col mito dei supereroi o provando il fascino dei supercattivi.
Per quanto sia facile per me dire che è impossibile definire come funziona una mente che non funziona, e che per chi sia deviato o malato basti una qualsiasi occasione per far scattare la molla, innescare la scintilla di follia, pure in questo caso forse, FORSE, posso comprendere il perchè della paura e dei timori.
Il Joker di Joaquin Phoenix è un personaggio che pur disturbato e palesemente bizzarro, resta almeno inizialmente in un limbo, e riesce finanche a suscitare simpatia se non commozione: non sembra del tutto malvagio, anzi, appare come qualcuno che voglia integrarsi con la Società, e sia da questa spesso preso a calci, nemmeno metaforicamente, rendendo di fatto la sua una sorta di "vendetta", visto che poi che le sue vittime sono, almeno inizialmente, persone che gli hanno fatto male o dei torti: tre persone che lo picchiano nella metropolitana, l'ex collega di lavoro, la madre stessa e infine il presentatore televisivo che lo irride e che per lui, nella sua concezione, era quasi un padre, essendo stata una figura positiva che seguiva da che avesse memoria (ricordiamo anche, ad inizio film, quella sorta di sogno ad occhi aperti in cui il personaggio di Robert De Niro, Murray Franklin dice ad Arthur che avrebbe voluto avere un figlio come lui).
Intendo dire che è difficile non dispiacersi per lui e l'empatia che si prova verso il personaggio e la sua vita è molto forte.
E' una persona, Arthur, che non sa quasi più distiguere menzogne da verità, deliri veri e propri rispetto a semplici sogni ad occhi aperti: non sa più chi sia e se sia vero ciò che la madre ha riferito circa la propria relazione con il dottor Thomas Wayne. Si trattava solo della follia di una mente disturbata oppure di una verità, forse l'unica, espressa in un momento di rara lucidità? La stessa relazione "immaginaria" con la vicina rappresentava in fondo l'evasione, la ricerca di normalità in una vita che non aveva niente di niente per lui, per la sua (ricerca della) felicità: vicina che, è probabile, faccia una gran brutta fine assieme alla figlia.
Tornando al concetto di prima, attenzione alle parole, la serie di morti che il personaggio di Phoenix realizza, appaino quasi "giustificate". Quasi, di nuovo, attenzione, "giuste".
Per quanto sia pericoloso usare il termine giustificare, in un contesto simile.
Per quanto sia pericoloso usare il termine giustificare, in un contesto simile.
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| L'Anarchia involontariamente scatenata da Arthur, oramai il Joker. |
E quindi è proprio questa facilità con cui si riesce ad empatizzare con il personaggio di Arthur/Joker, a costituire anche la reale paura che circola in America: laddove il Joker di Heat Ledger fosse palesemente un mostro, il risultato di non si sapeva bene quali circostanze ed episodi della sua vita che venivano ogni volta rinarrate in forma differente in un chiaro omaggio a The Killing Joke, quello di Joaquin Phoenix mostra la trasformazione, la discesa all'Inferno, le cause e le circostanze che, pur se non uniche o definitive nel precipitare nella follia un personaggio comunque non positivo come quello interpretato, pure "spiegano" e "giustificano" il perché ed il percome egli si sia trasformato in Joker.
"Ho avuto una brutta giornata", dice Arthur/Joker, alla sua vicina, una volta che si è introdotto in casa di lei realizzando che anche la loro storia di coppia fosse un sogno ad occhi aperti più che una allucinazione, una sorta di dolce illusione per trovare conforto: un altro riferimento a The Killing Joke, in cui il clown principe del crimine asseriva che fossero sufficienti una serie di circostanze, che componevano "una gran brutta giornata", per trasformare anche la persona più equilibrata, in un folle.
Tuttavia, mentre nel celeberrimo albo di Alan Moore l'esperimento di Joker falliva, dando dunque anche al lettore una risposta "positiva" sul fatto che, NO, non fosse sufficiente questo, ma essere anche propensi a lasciarsi andare al male, per così dire, visto che il Commissario Gordon non impazziva, qui manca in toto una risposta confortante in questo senso..
Nel film di Phillips l'unico punto di vista che appare è che le circostanze, la società, l'insieme di fattori che una crudele roulette russa ha mescolato, portano una persona ad impazzire, laddove in un altro contesto, con altro aiuto e presenza di calore umano, magari no, nonostante sia abbastanza chiaro sin da subito che il personaggio di Phoenix non sia positivo.
"Ho avuto una brutta giornata", dice Arthur/Joker, alla sua vicina, una volta che si è introdotto in casa di lei realizzando che anche la loro storia di coppia fosse un sogno ad occhi aperti più che una allucinazione, una sorta di dolce illusione per trovare conforto: un altro riferimento a The Killing Joke, in cui il clown principe del crimine asseriva che fossero sufficienti una serie di circostanze, che componevano "una gran brutta giornata", per trasformare anche la persona più equilibrata, in un folle.
Tuttavia, mentre nel celeberrimo albo di Alan Moore l'esperimento di Joker falliva, dando dunque anche al lettore una risposta "positiva" sul fatto che, NO, non fosse sufficiente questo, ma essere anche propensi a lasciarsi andare al male, per così dire, visto che il Commissario Gordon non impazziva, qui manca in toto una risposta confortante in questo senso..
Nel film di Phillips l'unico punto di vista che appare è che le circostanze, la società, l'insieme di fattori che una crudele roulette russa ha mescolato, portano una persona ad impazzire, laddove in un altro contesto, con altro aiuto e presenza di calore umano, magari no, nonostante sia abbastanza chiaro sin da subito che il personaggio di Phoenix non sia positivo.
Certo, tutto questo viene visto dal punto di vista di Arthur/Joker, quindi è la sua interpretazione della vita, è la sua visione di come il mondo appare: fatti, senz'altro, da una parte, ma anche circostanze, dall'altra. Ma è anche quella che ha lo spettatore, che si trova a chiedersi cosa fosse reale, e cosa no, quando scopre ad esempio che la vita di coppia con quella vicina fosse solo un dolce sogno, o che non avrebbe potuto sapere mai con certezza se lui fosse o meno il figlio di Thomas Wayne che aveva da uomo potente qual'era falsificato i documenti sulla sua presunta adozione.
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| Robert De Niro: citazioni, omaggi, ed una presenza mai ingombrante. |
La verità, purtroppo, è che si può dire tutto ed il contrario di tutto.
Un film è un film, e condannare una forma di arte del genere non porta comunque a nulla, un po' come quando capitava in passato di demonizzare fumetti, musica rock, film violenti.
Joaquin Phoenix ci ha regalato una interpretazione magistrale, sentita, profonda, introspettiva ed è riuscito con un lavoro maniacale su sè stesso a sentire, e fare proprio, il dolore stesso del personaggio; una interpretazione che gli potrebbe valere l'Oscar, ovviamente al netto dei giudizi del "politicamente corretto" che l'Academy mette sempre davanti alle proprie scelte (ricordiamo, Black Panther, finanche nella media rispetto al genere supereroistico, ha ricevuto 3, dico 3, Oscar).
E' possibile che il film venga bistrattato oppure riceva i riconoscimenti che merita, in quella sede: staremo a vedere, specie dato che alcuni membri hanno espresso pareri non proprio lusinghieri sulla pellicola.
Ma, almeno noi come pubblico, credo abbiamo il dovere di guardare questo film per rispetto a Todd Phillips e a Joaquin Phoenix e per l'incredibile lavoro svolto.
Specie per dimostrare che, anche noi come il Commissario Gordon, non impazziamo solo per una "brutta giornata"... o per la visione di un film.
Ma, almeno noi come pubblico, credo abbiamo il dovere di guardare questo film per rispetto a Todd Phillips e a Joaquin Phoenix e per l'incredibile lavoro svolto.
Specie per dimostrare che, anche noi come il Commissario Gordon, non impazziamo solo per una "brutta giornata"... o per la visione di un film.
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Zazie Beetz
Ubicazione:
70056 Molfetta BA, Italia
martedì 15 ottobre 2019
Parliamo di cose SerieTV - The Terror 1 stg - di Ridley Scott, Dan Simmons, David Kajganich
Nel 1845, due navi della Royal Navy lasciarono l'Inghilterra per scoprire un passaggio navigabile attraverso l'Artico. Erano le navi più tecnologicamente avanzate di quei tempi. L'ultima volta vennero avvistate da alcune baleniere europee alla Baia di Baffin in attesa delle giuste condizioni per entrare nel Labirinto Artico. Entrambe le navi scomparvero.
(Introduzione alla prima puntata della serie.)
Nome: The Terror (prima stagione) The Terror - Infamy (seconda stagione)
Dove: Amazon Prime Video
Stagioni: 2, slegate tra loro (in corso)
Episodi: 10 per la prima stagione, 9 per la seconda stagione
Durata: dai 42 ai 56 minuti circa
The Terror è una serie televisiva che ho scoperto quasi per caso: dopo essere stata diffusa sulla AMC, una nota rete televisiva statunitense che ha regalato perle come Mad Men, Braking Bad, The Walking Dead, Better Call Saul, The Preacher e Into the Badlands, è approdata su Amazon Prime Video che l'ha per un certo periodo proposta tra i titoli in primo piano.
Va detto che le serie televisive di stampo storico sono al contempo mia croce e delizia: da una parte adoro veder ricostruiti ambienti, usi, costumi, abitudini e stili di vita (anche poco apprezzabili), dall'altra se si conosce la storia si sa già cosa accadrà, specie ad alcuni personaggi.
Confidando nella clemenza di chi legge, confesso già la mia ignoranza degli eventi che la prima stagione narra, e che mi ha però aiutato a godermi subito il viaggio, specie perchè per fortuna non ero a bordo di quelle navi. Ma di cosa tratta la serie, esattamente?


Sinossi: a metà tra leggenda e realtà.
Prodotta da Ridley Scott, il che già vuol dire qualcosa, The Terror è una serie storico antologica dalle tinte horror, il cui nome gioca su di un elemento specifico, il nome di una delle due navi, La Terror, appunto (che, voglio dire, già il nome non lasciava granchè presagire bene), che assieme all'Erebus (ok allora ve la cercavate, eh, con sti nomi) faceva da ammiraglia nel difficilissimo e allora ancora non realizzato tentativo di trovare un "Passaggio a Nord- Ovest", da cui anche il nome della trasmissione di Alberto Angela, che permettesse di attraversare l'Artico.
Le navi erano guidate dal Comandante sir John Franklin e dal Capitano Francis Crozier che era anche Comandante in seconda: nell'inverno del 1845 finirono per incagliarsi tra i ghiacci dello stretto di Vittoria, nell'artico canadese e da allora, nonostante le numerose spedizioni successive di salvataggio, non se ne seppe più niente.
Le navi erano guidate dal Comandante sir John Franklin e dal Capitano Francis Crozier che era anche Comandante in seconda: nell'inverno del 1845 finirono per incagliarsi tra i ghiacci dello stretto di Vittoria, nell'artico canadese e da allora, nonostante le numerose spedizioni successive di salvataggio, non se ne seppe più niente.
Fin qui, c'è poco da dire: siamo stati per mare già lungo le rotte impervie di Master & Commander, un bel film che doveva far parte di uno sfortunato progetto di serializzare delle pellicole a tema avventura & navigazione, un progetto naufragato (ehm...) dopo solo il primo capitolo, con Russel Crowe e che personalmente apprezzo e rivedo sempre volentieri.
Progetto che, la Storia insegna, invece è andato a gonfie vele (battutona) con la serie di Pirati dei Caraibi, nato come film per sponsorizzare il parco divertimenti Disney omonimo e divenuta un forziere (...) quasi inesauribile di denaro per la Casa del Topo: ma non divaghiamo, e restiamo sulla Terror e Erebus (col cavolo!).
Una spedizione attraverso l'Artico, in terre inospitali e con ghiaccio che rende quasi impossibile la navigazione: inoltre, fin dalle prime battute del primo episodio ci viene già chiaramente detto che le due navi sono scomparse, e che i rispettivi equipaggi sono morti, ammazzando la sorpresa.
Tuttavia, le condizioni estreme e proibitive, il fascino sia pur sinistro delle lande del ghiaccio eterno e una componente soprannaturale che resta a margine rispetto ai reali problemi di due navi e 129 uomini bloccati tra i ghiacci danno alla serie un terribile quanto crudo e realistico taglio, spingendoci a seguire questi uomini lungo la rotta della loro distruzione.
La storia, ricostruita in parte dal romanzo di Dan Simmons da cui essa è tratta (La scomparsa dell'Erebus), scrittore che è anche uno dei produttori esecutivi della serie, si prende molte libertà, ovviamente, pur essendoci testimonianze, prove e tracce di diversi aspetti successivamente ampliati, sviluppati o solo romanzati dallo scrittore: in particolare, si narra di come le due navi si siano trovate incastrate tra i ghiacci, impossibilitate a muoversi e gli equipaggi costretti a vivere in quei luoghi per più di due anni, tentando poi la salvezza per altre vie. Purtroppo però, le parti più crude di quella storia, nonchè il modo e lo stile di vita adottati per sopravvivere specie nelle ultime fasi di quel viaggio, sono tristemente vere.
The Terror: perchè vederla.
In un mare di poche idee (ok, la smetto con i doppi sensi), questa serie televisiva si prende tremendamente sul serio: avendo il conforto di una storia tragica e di una serie di testimonianze e prove successive, comprese le autopsie sui corpi rinvenuti in seguito conservati a causa delle condizioni terribilmente rigide, oltre che di essersi svolta in luoghi pressochè inesplorati e sinistramente affascinanti, The Terror, almeno per la prima stagione - non ho ancora recuperato la seconda - mantiene alti i toni, sempre viva l'attenzione e cattura per forza di cose l'interesse dello spettatore. Il cast è composto da attori prevalentemente britannici o irlandesi e considerando anche l'origine dei personaggi che interpretano è non solo la scelta migliore, per coerenza con la storia, ma anche quella perfetta considerando che gli attori britannici sono, a mio giudizio, una spanna sopra a tanti altri. Troviamo Jared Harris, che ha una lista sconfinata di film e serie a cui ha partecipato (Allied, Sherlock Holmes Gioco di Ombre, Pompei, Il Curioso Caso di Benjamin Button oltre a The Terror, Carnival Row e Chernobyl), chiamato ad interpretare il capitano Francis Crozier, Tobias Menzies (Giulio Cesare, Roma, Black Sea, 007 Casino Royale, oltre a The Crown, Outlander, Trono di Spade) che interpreta il comandante James Fitzjames, Ciarán Hinds (Harry Potter e I Doni della Morte, Harry Potter e la pietra filosofale, Agents of S.H.I.E.L.D. e tanti altri, oltre ad essere Steppenwolf sotto CGI in Justice League) ed un'altra lista di attori capaci, volti assai noti del piccolo e grande schermo.
Le musiche sono sufficientemente rispettose dei dialoghi, nel senso che si accontentano di fare da sfondo e dar al giusto momento il pathos necessario; il tema principale della serie già mette nel giusto stato d'animo lo spettatore e pur non essendo una serie horror in senso stretto - come detto il soprannaturale è presente, ma non predominante - le note impiegate sanno trasmettere una discreta ansia.
Ogni tanto vuoi per le inquadrature, vuoi per appunto le musiche, vuoi per i paesaggi, i richiami a La Cosa, Master & Commander, Alive e altre opere simili è molto forte.
Ma ciò che più di tutto ho trovato evocativo quanto azzeccato è, appunto, il cast: gli attori sono perfetti nel ruolo e si sono calati splendidamente nell'atmosfera dell'epoca oltre che nella esigenza di non risparmiare nulla del loro repertorio per mostrare le sfaccettature umane, fallibili, fallaci, finanche malate, di essi. Pochi sono i personaggi positivi, altrettanto pochi sono quelli negativi: tutti combattono per la propria sopravvivenza in un luogo, ed in un contesto, in cui nulla è amichevole e tutto pare solo voler uccidere, nel modo più angosciante possibile, coloro che hanno varcato le terre che appartengono a ben pochi uomini.
Sul serio, non ho mai avuto la sensazione di assistere ad un attore che recitasse, quanto a un autentico dramma reso perfettamente, con espressioni, emozioni, sguardi, silenzi.
Un po' di storia (e quindi spoiler, da evitare se dovete vedere la serie!)
Ogni tanto vuoi per le inquadrature, vuoi per appunto le musiche, vuoi per i paesaggi, i richiami a La Cosa, Master & Commander, Alive e altre opere simili è molto forte.
Ma ciò che più di tutto ho trovato evocativo quanto azzeccato è, appunto, il cast: gli attori sono perfetti nel ruolo e si sono calati splendidamente nell'atmosfera dell'epoca oltre che nella esigenza di non risparmiare nulla del loro repertorio per mostrare le sfaccettature umane, fallibili, fallaci, finanche malate, di essi. Pochi sono i personaggi positivi, altrettanto pochi sono quelli negativi: tutti combattono per la propria sopravvivenza in un luogo, ed in un contesto, in cui nulla è amichevole e tutto pare solo voler uccidere, nel modo più angosciante possibile, coloro che hanno varcato le terre che appartengono a ben pochi uomini.
Sul serio, non ho mai avuto la sensazione di assistere ad un attore che recitasse, quanto a un autentico dramma reso perfettamente, con espressioni, emozioni, sguardi, silenzi.
Un po' di storia (e quindi spoiler, da evitare se dovete vedere la serie!)
Il 9 settembre 2014 il governo canadese ha affermato di aver trovato, mediante l'utilizzo di robot sottomarini e sonar, il relitto dell'imbarcazione Erebus sulla quale aveva viaggiato Franklin. Nel settembre 2016 (precisamente 2 anni e 1 giorno dopo) viene ritrovata in ottime condizioni anche la seconda nave, l'ormai leggendaria Terror, ironia della sorte adagiata sul fondo della Terror Bay nell'isola di Re Guglielmo.
La fine dell'equipaggio è da attribuire a varie cause naturali, quali polmonite e tubercolosi oltre ad un progressivo e non del tutto spiegato avvelenamento da piombo: laddove nella serie si getta un'ombra sul cibo in scatola, e le saldature eseguite malamente dalla ditta che si aggiudicò l'appalto delle forniture, è più probabile - ma ancora incerto - che si sia trattato dei rudimentali dissalatori di bordo che, raffreddati ad acqua, pur producevano scorie.
Le notizie circa gli episodi di cannibalismo verificatisi restano tuttavia agli atti, come testimoniato dai reperti, dalle autopsie e da ciò che i vari racconti degli Inuit locali, coinvolti nelle ricerche, hanno confermato.
Le notizie circa gli episodi di cannibalismo verificatisi restano tuttavia agli atti, come testimoniato dai reperti, dalle autopsie e da ciò che i vari racconti degli Inuit locali, coinvolti nelle ricerche, hanno confermato.
Qui potrete vedere in video la visita guidata alla Terror, quasi come se un pezzo di storia fosse rimasto saldamente àncoràto al 1845 (e daje con i doppi sensi).
Qui invece è possibile osservare la scoperta della Erebus: buon divertimento!
Per concludere
In attesa di recuperare la seconda stagione, che giocoforza sarà del tutto slegata dagli eventi della prima, The Terror resta una mirabile serie televisiva: la tensione di un thriller, la paura di un horror, confezionati nella triste vicenda di una pagina di storia che molti, io per primo, non conoscevano e che acuisce il senso di mistero, isolamento, perdita e terrore, appunto, che permea questa opera.
venerdì 20 settembre 2019
VistoIeri - Gods Of Egypt di Alex Proyas con Nikolaj Coster-Waldau, Courtney Eaton e Élodie Yung
La versione inglese è più in basso nella pagina.
The English version is further down the page.
Primo appuntamento con la prima e nuova rubrica del Buco. Si, scritta così non suona bene, ma alla fine siamo cresciuti, noi anni '80, con lo slogan della caramella Polo, " il buco con i gusti intorno ".
Perchè una rubrica intitolata "VistoIeri", ci si potrebbe chiedere?
E perchè parlare di un film che non è nemmeno recente e, a detta di molti, anche poco attraente come Gods of Egypt?
Andiamo ad incominciare!
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| Da sinistra: Élodie Yung, Nikolaj Coster- Waldau, Gerard Butler e Courtney Eaton |
Semplicemente, udite udite, youtuber, blogger, influencer e altri si fanno aiutare da altre persone di fiducia, si dividono la quota di serie o film da vedere e poi lavorano sulle relative recensioni: che, a tempo perso, portano via un sacco di ore.
Persino per un articolo come questo, senza pensieri e amichevole, il minimo saranno due o tre ore, per dire.
Quindi, "VistoIeri" perchè le persone normali, che hanno uno o due lavori e magari un paio di bambini a cui badare, hanno un monte ore di tempo libero pari a una, due al giorno, se pure: ergo, recuperano anche grandi successi - un #Avengers Endgame a caso - con notevole ritardo, magari comprandosi i film se beccano una offerta o se li passano in televisione: questo, ammettendo ovviamente e sempre per assurdo, che non ci siano bambini che monopolizzano la stessa con Peppa Pig, Sam il Pompiere, I Gormiti o la decimillesima serie delle WinX.
| La reale dea di tutta la baracca. |
Il motivo, invece, per cui parlare di un film come Gods of Egypt, uscito alcuni anni fa, è più semplice.
E' un film piacevole, ingiustamente stroncato da quasi tutti, per quanto alcuni personaggi di mia stima come #Victorlaszlo88 l'abbiano anzi promosso, che ha diversi spunti interessanti ed elementi indiscutibilmente gradevoli: uno su tutti, il divertimento.
Il film di Alex Proyas, uscito nel 2016, ha molte delle caratteristiche tipiche del cinema di questo regista egiziano, nato da genitori greci e naturalizzato australiano: fotografia e (computer)grafica di alta qualità, ricerca di effetti visivi che possano stupire o lasciare concentrato lo spettatore su di essi più che sulla storia - lo stesso Il Corvo, con lo sfortunato Brandon Lee, offriva atmosfere, inquadrature, panoramiche o scenografie molto evocative, pur essendo la storia straordinariamente semplice - il tutto mescolato con personaggi di un certo carisma in cui il contesto è, quasi, un personaggio aggiunto.
SINOSSI
La trama, a grandi linee, vede l'Antico Egitto calato in un contesto fantasy nel quale le divinità, esseri quasi eterni ma non immortali vivono a stretto contatto con gli uomini: sono esseri alti quasi due volte una persona media, dotati di straordinarie capacità fisiche o mentali e in grado di assumere una forma combattiva che richiama un ibrido uomo-animale (per esempio, Horus assume una forma umanoide che richiama un falco, Seth quella di un cenobite umanoide e così via) che ovviamente dona ad essi una ancor più radicale potenza. Nel giorno in cui Osiride, figlio del dio sole Ra (un inatteso Geoffrey Rush) e re d'Egitto, sceglie di abdicare a favore del figlio Horus (Nikolaj Coster-Waldau, il Jamie Lannister di Game of Thrones) ecco che Seth, interpretato da Gerard Butler, si presenta per "un colpo di stato", assassina il proprio fratello Osiride e con uno stratagemma acceca Horus.
Da li, inizia un piano per il controllo assoluto del Creato che, all'apparenza senza guizzi o colpi di scena, rivela invece una o due idee sul perchè il cattivo faccia quello che fa che appaiono indovinati.
Dal canto suo, Horus/Nikolaj (che evidentemente se non perde pezzi del corpo non è a proprio agio) dovrà iniziare un "cammino dell'eroe", imparare la lezione di umiltà, fidarsi del prossimo, e così via.
E chi è "il prossimo"? Un ladro, un umano, di nome Bek, classico Caotico Buono di questi film che non si fida degli dei ma per amore della propria compagna, Zaya (interpretata dalla bellissima Courtney Eaton) decide di aiutare Horus, creando un improbabile connubio.
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| Geoffrey Rush è il Dio Ra, del Sole. O Ra Dio, della musica. |
PENSIERI VARI
Il film si sviluppa secondo due vie: da un lato, quello dell'omaggio/citazione: sia a molti film fantasy classici, sia al cinema supereroistico di qualche anno fa sia, per musiche e ambientazioni, allo Stargate di Ronald Emmerich fino, strano a dirsi, Indiana Jones - Bek come il piccolo aiutante di Indy è parallelo meno azzardato di quanto si creda. Dall'altro, pur non temendo di saccheggiare questi illustri precedenti cerca di presentare qualcosa di nuovo.
Il nuovo è la mitologia egizia che pur calata in un contesto hollywoodiano da peplum in cui persone dai tratti occidentali si fanno passare per credibili egiziani quanto io posso sembrare esquimese, pure è uno spettacolo: la pesa dell'anima, che deve essere più leggera di una piuma, la Terra che, vista dall'alto, appare piatta secondo la concezione dell'epoca, il pantheon egiziano, le varie divinità e il loro "campo" di competenza, fino alla motivazione dell'alternanza giorno/notte sono tutte piccole e grandi chicche che dimostrano che il film, pur essendo una mezza tamarrata, è stato fatto con una certa cura e rispetto della materia originale o di ispirazione.
Ci sono creature mitiche, visioni dell'aldilà , demoni e molto altro da scoprire in questo cammino assieme ad Horus e Bek, ciascuno dei quali ha il proprio interesse romantico da difendere, il primo la dea dell'amore Hator (un'altrettanto bellissima Élodie Yung), il secondo Zaya.
Le scene d'azione sono curate, le battaglie in CGI coreografate con la giusta cura e non si abusa troppo del rallenty: una volta accettato che quasi tutto è in computer grafica e che i paesaggi e le ambientazioni reali sono probabilmente una manciata, ci si abitua a colori, fotografia, luci e quant'altro che rendono il film una piacevole esperienza visiva.
I dialoghi non sono esattamente il punto di forza della pellicola e pur non abusando di frasi stereotipate si comprende che Gods of Egypt è un film d'azione semplice, per famiglie quasi, che se fosse uscito anche solo cinque anni prima sarebbe risultato molto più gradito ad una fetta di pubblico che l'ha, invece, demolito forse prima ancora di vederlo.
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| Horus nella sua forma combattiva |
POLEMICHE
Ma perchè questo astio? All'uscita del film moltissimi, specie tra i critici, hanno criticato questa pellicola giudicandola insulsa, datata, poco affascinante; ed il pubblico in un certo senso si è accodato a questa tendenza, demolendo quello che alla fine è un semplice prodotto di intrattenimento, valido per quello che è, confezionato adeguatamente e che non si prende granchè sul serio. Per tanti il film è stato oggetto di critiche, tuttavia, solo in base alle cosiddette prime impressioni, ai trailer, a ciò che si pensa- attenzione - del film e non a ciò che il film invece costituisce quando e se si sceglie di dargli una possibilità andandolo a guardare.
Proyas dal canto suo ha sbottato in post su facebook affermando che i critici non comprendano il suo cinema, che effettivamente in passato è stato sempre dapprima fortemente criticato e svilito, e solo in seguito rivalutato fino ad elargire ad alcune sue pellicole lo status di culto (Il Corvo, Dark City - uno splendido film a cui la trilogia di Matrix deve probabilmente il 60-70% della sua esistenza - ma anche Io Robot che pur centrando poco con la materia originale risultava un divertente action). In soldoni, ha paragonato i critici a degli avvoltoi che banchettano sulle carcasse di animali morti, quasi godendo degli altrui fallimenti e chiamati a compiacere la massa dando ad essa ciò che vuole ascoltare, leggere, sapere, uniformando e massificando i giudizi, in base ai quali nella illogica logica di internet non ci sono vie di mezzo e un prodotto è o un capolavoro oppure una bruttura, spogliando nel caso di una pellicola il cinema dalla sua funzione primigenia, che è e resta l'intrattenimento, sia che si veda un film maiuscolo come la trilogia de Il Signore degli Anelli, sia un riconosciuto disastro come il famigerato Batman e Robin di Joel Schumacher .
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| "La bellezza del Nilo": dagli torto |
Ora, per quanto GoE non sia sicuramente un film di cui molti si ricorderanno dopo la prima visione, personalmente l'ho trovato un ottimo passatempo: difatti, pur spogliando -ehm... termine non casuale - la pellicola della bellezza della Eaton o della Yung, della simpatia e presenza scenica di Nikolaj Coster-Waldau o di Gerard Butler, delle scenografie, paesaggi e la CGI, il film resta semplice e lineare, di intrattenimento e abbastanza scacciapensieri. Il classico film da 6 e mezzo, 7, che non ha pretese salvo quello di far passare un'ora e mezza serenamente.
Ma il voto, appunto, lascia il tempo che trova: si è così assuefatti a dover dare giudizi, numeri, voti, da dimenticare spesso che c'era una innocenza, fino a dieci anni fa, con cui si misurava il mondo cinematografico: oggi tutti si improvvisano recensori, sapienti, esperti, critici, blogger (in un certo senso anche io), "hovistotantifilmdaessereunochenesa" e così via.
Personalmente, credo che ogni cosa, film, libro, serie tv, quadro, melodia, scultura, vivano nel giudizio di ciascuno di impressioni, sensazioni, emozioni. E quelle sono, appunto, proprie, non generali o oggettive.
Certamente, ci sono delle regole di "grammatica" quando si scrive o dirige un film per le quali si può dire che ci siano guizzi di regia, errori come scene action confuse e scavalcamenti di campo...ma alla fine tutto si riduce ad un: "mi è piaciuto/non mi è piaciuto".
Questo obbligo di sezionare un prodotto come se si facesse l'analisi parola per parola di una frase -soggetto, verbo, complemento oggetto, avverbio eccetera - trovo che tolga la poesia e la capacità di empatizzare con esso, riducendo tutto ad una sorta di analisi chimica.
E' la stessa differenza che passa tra il godersi un tramonto o un dipinto e cercare di analizzarne in base alla tabella periodica da cosa sia composta ogni sfumatura del colore.
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| Una delle chicche: la Terra vista come piatta |
Rispetto a film oggettivamente stupidi o solo noiosi come Shark-Il Primo Squalo, questa pellicola di Proyas garantisce sicuramente divertimento e leggerezza, e personalmente lo raccomando.
L'adattamento italiano è molto buono e Letizia Ciampa a cui hanno affidato la Eaton o il solito grande Luca Ward per Seth/Gerard Butler danno quel quid in più che la versione originale non conosce, ovviamente.
Completa il cast più noto Chadwich Boseman che è Thoth, il dio della saggezza e sapienza, attore giunto alla ribalta grazie al Marvel Cinematic Universe in cui interpreta Tchalla/Pantera Nera.
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| Con pratica tecnica di moltiplicazione. E' un tipo solitario... |
Tirando le somme, se ne consiglia la visione, specie se in blue-ray: graficamente è molto piacevole e il comparto audio sicuramente merita un punto dato richiama le tipiche melodie di questo genere di film: oltre ai già citati Star Gate e Indiana Jones, non si può non respirare anche l'aria di La Mummia con Brendan Fraser.
Date le premesse, peraltro, è ampiamente improbabile che si metta in cantiere un qualsiasi seguito, quindi questo film va visto per quello che è, un esponente solitario del genere fantasy secondo le dinamiche di Hollywood.
- Leo "Lordgirsa" d'Amato-
First appointment with the first and new column of the Hole. Yes, it doesn't sound right, but we, the '80s, grew up with the Polo candy slogan, "the hole with flavors around it."
Why a column titled "Seen Yesterday," you might ask?
And why talk about a film that isn't even recent and, according to many, even unattractive like Gods of Egypt?
Let's get started!
The main reason for naming the column this way is simple: unless someone has a 36-hour day, as many influencers and famous YouTubers would have you believe, it's unlikely they'll be able to keep up with the ever-increasing release schedule of films and, especially, television series; In fact, reading blogs or hearing YouTube stories about people claiming to know enough to review them, having watched—or rewatched to be able to "discuss" them accurately—entire seasons of six, eight, ten, or twelve forty-minute/one-hour episodes now makes me smile. Almost as much as realizing people believe it.
Simply put, YouTubers, bloggers, influencers, and others get help from other people they trust, divide up the amount of series or films to watch, and then work on the related reviews: which, in their spare time, takes up countless hours.
Even for an article like this, thoughtless and friendly, the minimum will be two or three hours, say.
So, "Seen Yesterday" because normal people, who have one or two jobs and maybe a couple of kids to look after, have a free time equivalent to one, two hours a day, if that. Therefore, they catch up on even major blockbusters—a random #AvengersEndgame—with considerable delay, perhaps by buying the films if they get a deal or if they're shown on television. This, assuming, of course, and always absurdly, that there aren't children monopolizing the same with Peppa Pig, Fireman Sam, Gormiti, or the ten-thousandth WinX series.
The reason, however, why talking about a film like Gods of Egypt, released a few years ago, is easier.
It's a pleasant film, unfairly panned by almost everyone, although some people I respect, like #Victorlaszlo88, actually promoted it, which has several interesting ideas and undeniably enjoyable elements: one above all, entertainment.
Alex Proyas's 2016 film features many of the hallmarks of this Egyptian director, born to Greek parents and a naturalized Australian: high-quality photography and computer graphics, a focus on visual effects that can amaze or keep the viewer focused on them rather than on the story—even The Crow, starring the unfortunate Brandon Lee, offered highly evocative atmospheres, shots, pans, and sets, despite the story being extraordinarily simple—all mixed with charismatic characters in which the context is almost an added character.
SYNOPSIS
The plot, broadly speaking, sees Ancient Egypt set in a fantasy context in which the deities, nearly eternal but not immortal beings, live in close contact with humans: they are beings almost twice the height of the average person, endowed with extraordinary physical or mental abilities, and capable of assuming a combative form reminiscent of a human-animal hybrid (for example, Horus takes on a humanoid form reminiscent of a falcon, Seth that of a humanoid cenobite, and so on), which obviously gives them even more radical power. On the day Osiris, son of the sun god Ra (an unexpected Geoffrey Rush) and king of Egypt, chooses to abdicate in favor of his son Horus (Nikolaj Coster-Waldau, Jamie Lannister in Game of Thrones), Seth, played by Gerard Butler, shows up for "a coup d'état," assassinates his own brother Osiris, and with a ruse blinds Horus.
From there, a plan for absolute control of Creation begins, seemingly without any surprises or twists, but it does reveal a few ideas about why the villain does what he does that seem spot-on.
For his part, Horus/Nikolaj (who clearly isn't comfortable unless he loses body parts) must begin a "hero's journey," learning the lesson of humility, trusting others, and so on.
And who's "next"? A thief, a human, named Bek, a classic Chaotic Good character from these films who doesn't trust the gods, but for the love of his partner, Zaya (played by the beautiful Courtney Eaton), decides to help Horus, creating an unlikely union.
MISCELLANEOUS THOUGHTS
The film unfolds along two lines: on the one hand, it pays homage/quotation: both to many classic fantasy films, to the superhero cinema of a few years ago, and, in terms of music and settings, to Ronald Emmerich's Stargate, and, strangely enough, Indiana Jones - Bek, like Indy's Little Helper, is a less far-fetched parallel than one might think. On the other hand, while not afraid to plunder these illustrious precedents, it attempts to present something new.
What's new is Egyptian mythology, which, despite being set in a Hollywood peplum context where people with Western features pass themselves off as believable Egyptians as I may seem Eskimo, is still a spectacle: the weighing of the soul, which must be lighter than a feather, the Earth which, seen from above, appears flat according to the concept of the time, the Egyptian pantheon, the various deities and their "field" of competence, even the reason for the day/night alternation—all small and large gems that demonstrate that the film, despite being a bit trashy, was made with a certain care and respect for the original or inspirational material.
There are mythical creatures, visions of the afterlife, demons, and much more to discover on this journey with Horus and Bek, each of whom has their own romantic interest to protect, the former the goddess of love Hathor (an equally beautiful Élodie Yung), the latter Zaya.
The action scenes are well-crafted, the CGI battles are meticulously choreographed, and slow motion isn't overused. Once you accept that almost everything is CGI and that the landscapes and real-world settings are probably a handful, you get used to the colors, photography, lighting, and everything else that makes the film a pleasant viewing experience.
The dialogue isn't exactly the film's strong point, and while it doesn't overuse stereotypical lines, it's clear that Gods of Egypt is a simple, almost family-friendly action film. Had it been released even just five years earlier, it would have been much more popular with a segment of audiences who, instead, tore it apart, perhaps before even seeing it.
CONTROVERSIES
But why the resentment? When the film was released, many, especially critics, criticized the film as dull, dated, and uninspiring; And audiences, in a certain sense, have followed this trend, demolishing what is ultimately a simple entertainment product, valid for what it is, appropriately packaged and not taking itself too seriously. For many, however, the film has been criticized only based on so-called first impressions, the trailers, what one thinks—mind you—of the film, and not on what the film actually represents when and if one chooses to give it a chance by going to see it.
Proyas, for his part, lashed out in a Facebook post, claiming that critics don't understand his cinema, which in the past has indeed always been heavily criticized and debased, and only later reevaluated to the point of granting some of his films cult status (The Crow, Dark City - a splendid film to which the Matrix trilogy probably owes 60-70% of its existence - but also I, Robot, which, despite having little to do with the original source material, was still an entertaining action film). In short, he compared critics to vultures feasting on the carcasses of dead animals, almost reveling in the failures of others and called upon to please the masses by giving them what they want to hear, read, and know, standardizing and standardizing judgments. In the illogical logic of the internet, there is no middle ground, and a product is either a masterpiece or a disgrace. In the case of a film, cinema is stripped of its primary function, which is and remains entertainment, whether you're watching a masterclass like the Lord of the Rings trilogy or a recognized disaster like Joel Schumacher's infamous Batman & Robin.
Now, while GoE is certainly not a film many will remember after the first viewing, I personally found it a great pastime: in fact, even stripping—ahem... not a random term—the film of Eaton or Yung's beauty, the charm and screen presence of Nikolaj Coster-Waldau or Gerard Butler, the sets, landscapes, and CGI, the film remains simple and linear, entertaining, and quite carefree. A classic 6.5-7 film, with no pretensions other than to let an hour and a half pass peacefully.
But the rating, in fact, is meaningless: we're so accustomed to having to give judgments, numbers, and ratings that we often forget that, up until ten years ago, there was an innocence by which the film world was measured. Today, everyone improvises as a reviewer, scholar, expert, critic, blogger (in a certain sense, me too), "I'veseenenoughmoviestobesomeonewhoknowsaboutthem," and so on.
Personally, I believe that everything—film, book, TV series, painting, melody, sculpture—lives in each individual's judgment of impressions, sensations, and emotions. And these are, indeed, personal, not general or objective.
Certainly, there are rules of "grammar" when writing or directing a film, which can lead to directorial flourishes, errors like confusing action scenes and shifts in focus...but in the end, it all boils down to: "I liked it/I didn't like it."
This obligation to dissect a product as if analyzing a sentence word by word—subject, verb, direct object, adverb, etc.—I find takes away the poetry and the ability to empathize with it, reducing everything to a sort of chemical analysis.
It's the same difference between enjoying a sunset or a painting and trying to analyze, based on the periodic table, what each shade of color is composed of.
Compared to objectively stupid or simply boring films like The Meg, this Proyas film certainly guarantees fun and lightheartedness, and I personally recommend it.
The Italian adaptation is very good, and Letizia Ciampa, who was entrusted with Eaton, or the usual great Luca Ward as Seth/Gerard Butler, bring that extra something that the original version obviously lacks.
Completing the most well-known cast is Chadwick Boseman, who plays Thoth, the god of wisdom and knowledge, an actor who rose to prominence thanks to the Marvel Cinematic Universe in which he plays Tchalla/Black Panther.
All in all, it's highly recommended, especially if you get it on Blu-ray: the graphics are very pleasing, and the soundtrack certainly deserves a special mention, as it recalls the typical melodies of this genre of film: in addition to the aforementioned Star Gate and Indiana Jones, you can't help but feel the atmosphere of The Mummy with Brendan Fraser.
Given the premises, however, it is highly unlikely that any sequel will be put in the works, so this film should be seen for what it is, a lone exponent of the fantasy genre according to the dynamics of Hollywood.
#Victorlaszlo88
#fantasy
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lunedì 26 agosto 2019
Playstation 5, prime immagini ed indiscrezioni
Per quanto possa sembrare strano discorrere di una console di ultimissima generazione che uscirà tra più o meno un anno, pur essendo fermo lo scrivente alla mai troppo vecchia PS3, c'è da dire che si è sollevato un notevole vespaio circa la prossima uscita della macchina di divertimento globalmente più nota oggi, laddove gli "anni 80" come me restano magari ancora ancorati alla Grande N ed alle promesse infrante dell' Ultra 64 di casa Nintendo.
Si parla, ovviamente, della Playstation 5 il cui design, in queste immagini legate alla versione per i betatester, già parla di fantascienza.
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| Immagini recuperate in rete, non si intende ledere copyright |
Dalle linee morbide e possenti della PS3, a quella essenziale ma assai futuristica della Playstation 4, la prossima uscita di casa Sony (marchio di cui si parla moltissimo in questi giorni anche per la questione diritti di Spider-Man con Disney) ha tutto quello che potrebbe promettere divertimento, futuro, innovazioni, hi-tech.
L'uscita è prevista grossomodo per il Natale del 2020, con un possibile pre-order già da ottobre, visto che in america il mese di Novembre è particolarmente sensibile alle uscite in anteprima.
Il design piace molto, anche se è possibile che non sia quello definitivo: oltre a offrire un aspetto futuristico, la console avrà a disposizione, pare, un efficiente dissipatore di calore oltre che un hardware teso a permettere alla Sony di conquistare il mercato con un prodotto che la consolidi , laddove serva ancora, al top di serie: una RAM almeno da 16 GB, risoluzione 4K o 8K secondo, 120Hz di refresh rate oltre ad una SDD Ultraveloce, montando un Chip AMD che sarà in grado di supportare audio 3D ed il ray tracing.
Quanto alle "potenzialità", un noto leaker riferisce che la Playstation 5 sarà almeno 4 volte più potente della PS4 (base, non pro):
Secondo quanto riferito, la PlayStation 5 è attualmente più potente della Xbox di prossima generazione di Microsoft, il cui nome in codice è Project Scarlett, stando almeno a quanto riferisce Andrew Reiner di Game Informer. I componenti rivelati delle due console sono molto simili, ma senza i dettagli completi, è ovviamente troppo presto per dire quale sia il migliore.
Le immagini che vedete, riferite al brevetto depositato, potrebbero lasciar credere che non si tratti della console di Casa Sony, ma messa in piedi, essa forma il numero romano "V", cinque, appunto, a fugare ogni dubbio circa l'effettiva identità di questo piccolo, splendido, mostro.
Ora, come detto, qualsiasi speculazione sarebbe prematura: e se questo è l'aspetto della console che hanno tra le mani i betatester, è probabile che la grande distribuzione offrirà un prodotto esteticamente altrettanto accattivante, ma non necessariamente troppo simile.
Ed il prezzo? Ovviamente, anche queste sono mere speculazioni degli analisti che, stimando che la componentistica si aggiri, nei costi, tra i 390 ed i 420 dollari, potrebbero portare ad un costo di lancio nella versione "base" di almeno 500 dollari, più o meno.
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| Immagini recuperate in rete, non si intende ledere copyright |
Non manca però chi aveva parlato, nei giorni scorsi, anche di cifre più elevate, addirittura elevando il costo ai 799 euro, una cifra che però di sicuro taglierebbe le gambe alle vendite, dato si parla pur sempre di dispositivi ludici, per quanto senz'altro ottimizzati con numerosse applicazioni e funzionalità tecnologiche
venerdì 2 agosto 2019
Dragon Ball Super: Broly - La Recensione (Spoiler Alert!)
disclaimer: tutti i nomi e le immagini appartengono ai rispettivi proprietari.
Alla fine, ho recuperato il nuovo film della saga di Dragon Ball: Dragon Ball Super - Broly, che si pone non soltanto in continuity con la saga ufficiale, ossia la Z, proseguita nel corso degli ultimi anni con la serie Super, ma anche con il preciso scopo di inserire in essa uno dei villain, degli avversari, più sopra le righe, potenti e assolutamente dotati di carisma di sempre, probabilmente dopo Freezer.
Broly, appunto.
Ora, intendendo fare cosa adatta a tutti i quattro o cinque capitati qui per sbaglio.
Si, è una recensione, no, non sono un critico.
Ma lo spirito critico (ch'entro mi rugge, cit) non mi fa difetto e conosco DB a menadito, proprio per questo saltando a piè pari la saga Super di cui ho recuperato alcuni episodi trovandola, a grandi linee, inguardabile.
Non è un controsenso o un errore giudicare qualcosa non ben conosciuto?
Si, forse, lo è: ma facciamo una piccola premessa.
Sono persona che ama le cose perchè hanno un inizio, uno svolgimento, una conclusione: giusta, perfetta, deprecabile, sbagliata, quel che sia, la saga che segui, ami, vedi sviluppare e poi si conclude ha i suoi picchi, alti e bassi, e poi un qualcosa che lo rende comunque memorabile.
Una conclusione.
Ora, questo concetto appare alieno oggigiorno, perchè il marketing, specie in chiave generazionale, non conosce le mezze misure. Laddove in passato una saga, un film, una serie, potevano essere riproposte a distanza di tempo impiegando una unità di misura misurabile in decenni, come nel celebre caso de La Mosca di Cronemberg del 1986 rispetto a L'esperimento del Dottor K/The Fly del 1958, oppure ancora La Cosa/The Thing di Carpenter del 1982 rispetto a La Cosa da un altro mondo di Hawks, senza dimenticare i recentissimi Atto di Forza o la tendenza al live action della Disney tipo Il Re Leone/The Lion King o La Sirenetta di prossima uscita con la controversa scelta dell'attrice e cantante di colore Halle Bailey, ora tutto si misura, a dire tanto, in anni.
Riproporre in varie salse, nuove e a volte stantìe, è diventato di moda con i prequel, midquel, sequel, remake, reboot e altro.
Per Dragon Ball, come il recente Saint Seiya di Netflix, è lo stesso: passati tot anni, l'affetto non si esaurisce grazie ai frequenti passaggi televisivi (nel caso di DB e la serie GT che molti detestano ma che io giudico tollerabile specie rispetto alla Super) o perchè il brand attira e si producono nuove saghe (Lost Canvas, Episode G, Next Dimension, Omega, Shaintia Sho e il lungometraggio Legend of Sanctuary) e urge trovare un modo di presentare ai nuovi giovani giovani qualcosa di concettualmente nuovo, di cui ignorano magari l'esistenza come brand, ed ai giovani vecchi trentenni o quarantenni qualcosa che riattizzi l'amore per il brand...magari incazzandosi per come quel brand viene trattato.
Se quindi le premesse sono queste, pur con tutti i suoi limiti, Dragon Ball Super ha fatto il suo: ha rinverdito l'amore dei vecchi fans verso le avventure di Goku e company, ha battuto molto sul fattore nostalgia iniziando ad indovinare le miscele adatte a rassicurare i più esigenti con viaggi nel tempo, distopia, what if e what else (senza Clooney e il Nespresso) e, in linea di massima, ha di nuovo spinto sul motore unico di DragonBall: level up, Super Saiyan, tornei, mazzate.
In questo universo disfunzionale alla Star Wars, in cui convivono razze e creature di vari generi, si introduce il concetto del multiverso, o meglio dei Sette Universi e da li è un attimo ad essere legittimati ad inserire qualsivoglia cosa passi in mente agli sceneggiatori.
Considerando che alcune cose, tratte da altri media come fumetti e videogiochi sono poi entrati in continuity e canon con la serie ufficiale, di cui Super è effettivo seguito di Z, le cose appaiono già di per sè strane.
Chiusa questa lunghissima premessa, per quelle due o tre persone ancora presenti e sopravvissute a tante parole, vediamo il film.
La trama, di per sè, è molto semplice: le sfere del drago vengono rubate di nuovo, nonostante siano la cosa più problematica di tutte da tenere sotto chiave o, meglio ancora, belle miniaturizzate e affidate al solo Vegeta, che resta l'elemento più responsabile di tutta la baracca, specie contando la caratterizzazione di Goku che è scivolato paradossalmente al ruolo fisso di comic relief/spalla comica pur essendo il protagonista. Coloro che hanno rubato le sfere del drago sono gli scagnozzi di Freezer che è tornato in vita al termine del Torneo del Potere, il quale desidera le sfere per poter finalmente vincere Goku diventare immortale divenire ancora più forte crescere di ben cinque centimetri di statura.
Si, uno degli esseri più potenti dell'universo vuole esprimere il desiderio di crescere di statura pur avendo accesso a qualcosa che potrebbe esaudire ogni suo volere e sogno.
Ora, che la cosa faccia parte dell'umorismo di Toriyama,che in un certo senso sembra accompagnare Sam Raimi di pari passo su certe situazioni, la cosa appare parecchio ridicola e togliere buona parte del pathos iniziale; certo, si sa che questi sono espedienti per giustificare una trama ancora più semplice, e che le Sfere entreranno in gioco solo ad un certo punto, una volta esaurita la quota di idiozie che precedono le mazzate.
E come si arriva alle agognate mazzate, dunque?
Nel seguente modo: mentre Freezer viaggia verso la Terra, ma rimanendo a debita distanza per non far percepire la propria aura- questa cosa già sembra costituire un buco di trama ma ci torneremo alla fine - due cacciatori di taglie, chiamiamoli così, due personaggi nuovi che viaggiano per raccogliere guerrieri che abbiano un potenziale combattivo di almeno 2.000 punti in su, si imbattono in un pianeta ostile dove trovano Broly, appunto, e suo padre Paragas, un tempo membro di spicco dell'esercito di saiyan agli ordini di Re Vegeta, il padre del nostro Vegeta che viveva sul pianeta Vegeta. E poi si aveva il coraggio di prendere per il sedere scelte di adattamento come Pegasus cavaliere di Pegasus e simili.
Senza scendere troppo nel dettaglio per chi non conosce bene la storia del personaggio - che significa "Broccoli" in giapponese...si, altro esempio di ironia di Toriyama, dopo Gohan/Pasto, Paragas/Asparago, Freezer, Cold, Cooler, Sorbet e altri nomi a cavolo - e che veniva narrata molto più compiutamente nel lungometraggio animato Il Super Saiyan della Leggenda del 1993 di ben... cazzarola, 26 anni fa, la versione cortissima è che Broly sia un saiyan anomalo, con un potenziale combattivo smisurato, che rischia di costituire una minaccia per chiunque e viene, quindi, esiliato assieme a suo padre, in un pianeta lontano lontano, l'equivalente cosmico del Molise.
I due cacciatori di taglie caotici buoni portano Broly e Paragas a Freezer come membri aggiunti al suo esercito, ricevendo una lauta ricompensa: questo, pur nel frattempo avendo intrecciato un buon rapporto con Broly stesso, vissuto da sempre su quel pianeta inospitale, al punto che ignora persino cosa sia l'acqua, presentandoci adesso uno dei più carismatici villain di sempre dell'universo dragonballiano come una sorta di cucciolone cercafamiglia che sbrocca si, ad un certo punto, ma che in fondo in fondo è buono, è tutta colpa di mio padre che mi vuole sfruttare come arma, nessuno mi comprende, non sono io è la società (bleah).
Quando Freezer arriva sulla Terra, comanda a Paragas di scatenare suo figlio per valutarne il potenziale combattivo e da li le mazzate.
Questa, Super stringata, è la trama di Dragon Ball Super: Broly.
Ora, è possibile sicuramente fare vari tipi di giudizio: sul piano tecnico, questo film uno spettacolo, perchè i disegni sono molto buoni quasi sempre e salvo qualche piccolo scivolone ci sono personaggi sia in campo lungo, che campo ristretto, davvero ben curati.
I frame di animazione in digitale sono eccezionali e l'inserimento in modo intelligente di elementi 3D pompa tantissimo il tasso di epicità degli scontri, accompagnato il tutto da una colonna sonora che qualche volta appare un po' troppo alta, sovrastando le urla della battaglia, ma è sicuramente adatta ad una o più scene di battaglia.
Ammetto che però alcune scene sono un po' confuse e ho dovuto concedermi di alcuni spezzoni di battaglia una seconda o terza visione per poter apprezzare davvero e capire che cosa stesse succedendo e chi colpisse chi e cosa.
Le skin dei personaggi, le trasformazioni, e in generale il protagonista eponimo di questo movie, Broly, sono davvero spettacolari, e tutto appare realizzato con una ottima cura, che poi se vogliamo è anche il meno di quello che ci si aspetta da un lungometraggio che esce nei cinema.
Il ritmo delle mazzate di cui sopra è sostenuto, a tratti incessante, e ci sono poche occasioni in cui si trova un momento di prendere fiato a partire dal momento in cui Broly si scontra con Goku e Vegeta.
La cosa che appare un po' strana è che si impiega quasi un'ora per arrivare allo scontro: e se questo sicuramente evita di rendere l'intero lungometraggio un unico, interminabile insieme di botte e trasformazioni, dall'altro rende il film un po' lento nella prima parte.
Intendiamoci, è ovvio che se si desidera presentare ex novo il personaggio, rinarrarne le origini come va di moda tanto oggi come ieri, tra fumetti e cinecomics, serve il tempo per introdurre e spiegarne le motivazioni: e, per quello che ci sono, questo Broly è decisamente una strana creatura.
Tanto per cominciare, caratterialmente, non c'entra nulla con la sua precedente incarnazione.
Il Broly dei lungometraggi precedenti era, sostanzialmente, un folle distruttore: una macchina di morte, un frenzy berseker, un Chaotic Evil che amava solo spaccare, distruggere, combattere a più riprese, ammazzare, sfogare la sua furia, senza uno scopo, senza una ragione, come se semplicemente avesse troppa forza e nessun modo di trovare pace.
Nel film del '93, suo padre Paragas programmava di attirare Vegeta e compagni su di un pianeta, impegnarli fino allo sfinimento con Broly e lasciare che tutti morissero a causa dell'impatto con un gigantesco meteorite che stava arrivando in rotta di collisione: in questo modo sarebbe diventato lui il nuovo re della galassia, togliendosi dai piedi in un colpo solo anche tutti coloro che oggi o un domani avrebbero potuto ostacolarlo. Un piano terribilmente lucido, perchè così Paragas si sarebbe sbarazzato anche del proprio figlio che rischiava di diventare sempre più incontrollabile e, in potenza, un pericolo per lui stesso.
Per contro, Broly aveva intuito il piano del padre e nel corso di quel lungometraggio giungeva ad ammazzarlo con le proprie stesse mani, accartocciando suo padre dentro la navicella di salvataggio e scagliandolo, oramai ridotto a poltiglia, nello spazio.
Ripetiamo, Broly ammazzava suo padre, dopo aver capito che suo padre stava per disfarsi di lui: altro che politically correct.
In questa nuova versione, invece, Broly non solo cerca di giustificare il padre e le sue azioni quando i due "cacciatori di talenti" gli fanno notare che Paragas si comporti da stronzo e lo manipoli egoisticamente per i propri scopi, ma anzi impazzisce e si trasforma in Super Saiyan per la prima volta nella sua vita nel momento in cui Paragas muore: questo perchè alla fine Broly, povero cucciolo, era comunque un'anima pura, semplice, non contaminata e avendo perso il padre, semplicemente, si trasforma in Super Saiyan. Oh, era un padre modello, un gradino sotto Gendo Ikari e il professor Kabuto quanto a stronzismo, ma gli mancherà.
Per quanto possa sembrare un cavillare, mi è partito in questo specifico momento uno dei miei numerosi "mavaff..." che liberi si sono librati durante la visione del film.
Questa tendenza a dover per forza umanizzare un cattivo, a dover spiegare il come e il perchè sia malvagio e compia atti deprecabili per il solo gusto di farlo, inizia a darmi particolarmente allo stomaco: perchè non solo significa cercare sempre di giustificare qualcosa e qualcuno, ma anche snaturare un personaggio che, continuity o meno, è apparso in TRE lungometraggi quindi è oramai noto per essere una macchina di morte, una sorta di Hulk biondo che continua ad aumentare la propria forza e la propria furia man mano che il tempo passa.
E' come rinarrare le origini del Teschio Rosso, del Barone Zemo o di un altro qualsiasi personaggio notoriamente malvagio, sadico e crudele, e inserire elementi che lo rendano umano, fragile, in fondo non responsabile di tutto per essere diventato così.
No, il Broly classico E' NATO COSI'. E così deve restare.
Addirittura, nel finale alla volemosebene, whe are the world, lui e Goku diventano amici.
E Goku arriva a chiedere il permesso di tornare ad allenarsi qualche volta con Broly.
Ora, questa è una palese stronzata.
Poco più su ho scritto che Broly è nato così, ma non è del tutto esatto: si, certo, Broly è nato con un potenziale spaventoso, eccetera. Tuttavia, se è un folle, se è pazzo sclerato, è perchè da neonato il suo sistema nervoso è stato messo a durissima prova dai pianti continui, fastidiosi, costanti, h24, di un altro neonato accanto a lui: Kakaroth/Goku. E' per questo che il Broly "classico" impazziva quando vedeva Goku e ne udiva la voce, ed è per questo che detestava e voleva ammazzare, calpestare, maciullare a pugni dando sfogo ad una furia primordiale e libera come quella figlia di un trauma infantile o da neonato il nostro Super Saiyan preferito. Era una idea semplice, funzionale, quella di un trauma così profondo e radicato, atavico e incurabile, che funzionava tantissimo.
Nel presente film, invece, viene detto che il suo potenziale combattivo è suscettibile di sbalzi in base all'umore o al momento: tho, amico, pigliati due pillole e vedi che starai bene.
Ora, per quanto a me non dispiacciano riletture e approfondimenti psicologici dei personaggi, questa la giudico una enorme sciocchezza e uno sminuire a tutti i costi la caratterizzazione di Broly: questi di certo non avrà avuto lo spazio di Freezer o altri antagonisti nella saga di DragonBall, ma con tutte queste aggiunte, che sono sicuramente tese a voler sfruttare ancora e ancora il personaggio in qualche nuova saga, è praticamente un nuovo personaggio, che condivide l'aspetto, la furia distruttiva e la potenza fuori scala delle sue precedenti incarnazioni ma che, per il resto, non c'entra una mazza.
Già, la potenza.
A questo proposito, un appunto: sempre per non voler cavillare, non si può essere seri quando si parla di "coerenza di e in Dragon Ball". Questo sia chiaro.
Bene, questo Broly è semplicemente troppo fuori scala persino per le "logiche" di Dragon Ball Z e Dragon Ball Super.
Il Broly "classico" era un Super Saiyan anomalo, con le qualità del Super Saiyan Leggendario, la trasformazione ibrida tra la Full e il Super Saiyan II, con il potenziamento muscolare abnorme e senza il limite della mobilità o di una ridotta velocità di cui altri, esempio Trunks, pativano.
Un distruttore, un assoluto e potentissimo avversario, ma battibile, in fondo e in un certo senso "spiegabile" come una anomalia. Era potentissimo, certo, ma nella coerenza di Dragon Ball non era il più potente in assoluto si poteva spiegare in mille modi il come ed il perchè fosse così tanto forte, specie rispetto a chi si era allenato tantissimo ed aveva raggiunto un certo livello di combattimento (Goku e Vegeta su tutti).
Pur se fuori continuity, Il Super Saiyan della Leggenda vedeva i protagonisti ancora al livello di Super Saiyan I e comunque prima della saga dei Cyborg, mentre Sfida alla Leggenda poneva Broly contro un Gohan adulto, ma ancora al livello di Super Saiyan II e comunque indebolito dal non essersi allenato durante il periodo di pace, assieme a Goten e Trunks bambini, quindi prima della saga di Majin Bu.
Questo Broly invece nella forma base si evolve continuamente, enormemente , già durante la battaglia con Goku e Vegeta nella loro versione di Super Saiyan God, raggiungendo ed equivalendo successivamente il Super Saiyan Blue/Super Saiyan God Super Saiyan, chiamato da me in un vecchio video anche "Il guerriero del Codice Fiscale SSJSS" (lo trovate qui) e addirittura superando quel livello quando si trasforma in Super Saiyan semplice. Tant'è che si rende necessaria la fusion in Gogeta Super Saiyan Blue per abbatterlo, e forse nemmeno del tutto.
Si, c'è tanto di quel fan service che mancava solo un paio di tette.
E' troppo.
E' troppo credere che questo Broly solo per essere sopravvissuto X anni su un pianeta inospitale e senza avversari degni di rilievo sia arrivato a superare il potenziale di un DIO.
E' semplicemente troppo forte, troppo inverosimile e troppo fuori scala credere che esista un simile personaggio in questo Universo. Si, Jiren era uno che resisteva all'Ultra Istinto, prerogativa degli Dei, ma è un altro personaggio, un altro universo, un altroquando.
Per essere un personaggio conosciuto, questo Broly soffre della stessa problematica che ha afflitto Golden Freezer in La Resurrezione di F (vedi il video di cui sopra), ossia c'è troppa sospensione dell'incredulità per rendere la minaccia credibile, tangibile, vera, mortale.
Il Broly "classico" non si sapeva come accidenti sconfiggerlo perchè salvo Genkidama, o la trasformazione base in Super Saiyan , non c'era altro per batterlo, non c'erano soluzioni alla deus ex machina che potessero salvare la baracca, e non si poteva che provare a far confluire le energie di tutti quanti nel solo Goku, persino da parte dell'orgogliosissimo Vegeta, che si "abbassava" ad aiutare un suo subalterno, un guerriero di grado inferiore come amava ripetere. Un solo pugno, un solo colpo, con le energie residue di tutti.
Adesso, invece, con la presenza di tanti personaggi potenti come Beerus e lo stesso Whis, e di dozzine di tecniche come la fusion (eccallà) con cui ribaltare la situazione, non si percepisce mai il pericolo.
E' tutto un apprezzabile, godibile, a tratti galvanizzante sfoggio di potere, mazzate, colpi energetici e basta.
Non si combatte per la vita, per non soccombere, per non essere macellati, ma solo perchè oggi va così.
Sarà sicuramente un prodotto apprezzabile dalle nuove generazioni, e molti degli -enta e -anta si saranno divertiti: ed anche io, ammetto, l'ho apprezzato.
Cosa non va, dunque?
Non va che appena si scioglie la meraviglia per l'estetica, il prodotto, in sè, è deludente perchè tradisce la pericolosità, la cattiveria, la follia e furia omicida di un avversario totalmente fuori controllo. Non ti resta nulla, ed il confronto, l'occhio di paragone, con ciò che era il Broly classico, purtroppo è li a ricordarti che quel villain potentissimo e crudele, non ha niente a che vedere con questo cucciolone impazzito.
I personaggi sono caratterizzati come macchiette, specie Goku cui affidano la parte delle battute e dei momenti leggeri idioti, lo stesso Freezer non si capisce se ci sia o ci faccia, Vegeta è l'unico che conserva il suo aspetto caratteriale e menzione d'onore per Piccolo/Junior che si autopiglia per il culo con il celebre "Ha un'aura potentissima".
Epic win.
Nota di demerito invece per l'assenza di caratterizzazione fisica della violenza: salvo una scena in cui il nuovo Broly spatafascia Goku a terra come un tappeto e appare che il nostro Saiyan stesse effettivamente soffrendo, niente sangue, niente denti saltati, niente sensazione che ogni pugno, gigantesco, ti stesse per spezzare ogni osso come invece nel precedente Il Super Saiyan della Leggenda.
Sarà il nuovo del domani, ma l'oggi è poco attraente.
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